Effettivamente il titolo stesso e' tutto fuorche' indicativo di questa intenzione.
Comunque tentando di mantenere fede all'idea iniziale ecco un estratto della conversazione via mail avuta con alcuni amici riguardo a quello che succede in Israele e Palestina.
G.
Ieri sera mi e' capitato di conoscere due ragazzi israeliani. Saputo da dove venivano
ovviamente e' scattata la fatidica domanda : "com'e' la situazione in Israele?"
La risposta ha lasciato tutti perplessi : "bene, tutto bene"
Qualcuno ha azzardato un: "ma come tutto bene? non mi sembra"
Al che e' arrivata la spiegazione:
"ci sono molti piu' morti per incidenti stradali che per gli attentati terroristici.
se un giorno muoiono 5 persone per un attentato, nella settimana comunque
ne muoiono 20 in macchina"
Onestamente sono rimasta sgomenta. Mi e' sembrato cosi' assurdo che morire per
un attentato kamikaze mentre sei a fare colazione al bar fosse considerata una mera
fatalita' come morire in un incidente stradale perche' qualcuno ha invaso la tua corsia.
Se fossi nata in Israele forse capirei.
Forse solo viaggiando e conoscendo tanta gente, vedendo le persone, cambiando i punti
di vista si riescono ad avere opinioni sensate sul mondo. Si riesce a superare l'atavica
paura del diverso. Si riesce forse a passare dal piano della questione di principio al piano
della soluzione che si adatta allo stato reale delle cose, alla soluzione che fa meno danno.
Forse...
D.
> Se fossi nata in Israele forse capirei.
Se fossi nata in Israele e avessi un punto di vista fazioso e non un minimo di
sensibilita' forse potresti dire che "va tutto bene"
Non si tratta solamente di un mero calcolo di morti, si tratta di diritti
violati, di gente che vive nel terrore, di gente le cui case vengono abbattute,
di persone che non hanno acqua da bere perche' non hanno accesso ai pozzi oppure
questi ultimi vengono appositamente inquinati, di uomini e donne che per andare
a lavorare devono passare attraverso due o tre check point ogni giorno, venendo
perquisiti, umiliati, minacciati e a volte uccisi a sangue freddo...
Se il parlamento del Belgio ha deciso che Sharon potra' essere processato per
crimini contro l'umanita' quando non sara' piu' capo del governo di Israele
qualche ragione deve pur esserci.
Nessun parlamento si sognerebbe di processare il ministro dei trasporti perche'
ci sono tanti morti in incidenti stradali.
G.
Quando ho riletto il messaggio che ho spedito ho pensato che avrei
potuto essere fraintesa.
Quello che mi ha colpito ieri e' stato il fatto che qualcuno possa
considerare come una fatalita'come un altra, l'evenienza di morire
per una esplosione. Solo questo.
Forse fossi nata in Palestina considererei normale il fatto di dover
lottare per la sopravvivenza, per l'acqua, per la mia casa, per la mia
vita. Forse lo considererei un dato di fatto e basta.
Onestamente credo che la gente vorrebbe la pace, vorrebbe vivere in
condizioni umane. Ma quando sei nato in un campo profughi e non hai
vissuto altre realta' che quella, forse non hai nemmeno il tempo
per pensare a cosa vorresti: sei troppo impegnato a sopravvivere.
Da fuori e' ovvia la sproporzione del conflitto, ma da dentro com'e'?
Cosa vuol dire che le cose vanno bene e che tutto sommato non si
muore tanto? Che si accettano le cose cosi' come sono? Non ho approfondito
era una frase colta al volo. Pero' mi ha dato da pensare.
E se noi non riusciamo a capire come loro vivono la loro situazione che
speranza possiamo avere da fuori di fare qualcosa per aiutarli?
Tutto qui.
C.
secondo me e' assurdo pensare che l'israeliano medio riesca a precepire
l'assurdita' della societa' in cui vive. ti sembra che il cittadino
medio occidentale percepisca l'assurdita' di una societa' basata sul
profitto? e perche' questo? perche' ogni societa' cerca di perpetuarsi
formando i propri cittadini in maniera tale che siano perfettamente
adatti a se stessa, che non la contestino, che non cerchino di
modificare lo status quo...
... naturalmente le cose non sono cosi' semplici, la societa' stessa e'
istituita, in ogni momento, dagli individui che la compongono e la
ridefiniscono...
immaginati, in uno Stato oggettivamente in guerra da 50 anni, le
pressioni a cui devono essere sottoposti gli individui sin dal momento
della nascita affinche' assorbano il mito della terra promessa, della
nazione accerchiata, del popolo perseguitato etc. etc.
G.
[.....]
e noi occidentali cosa possiamo fare? che doveri abbiamo? (magari smetterla
di distribuire bombe e democrazia sarebbe gia' un passo avanti...)
C.
[.....]
Credo si abbia anche il dovere di non dimenticare, e di non far
dimenticare, quello che abbiamo imparato dal passato. E di imparare dal
passato quello che non abbiamo ancora compreso.
Di non dimenticare che le liberta' formali assicurate dalle democrazie
liberali non sono solo un inutile guscio vuoto, ma sono il prerequisito
per potervi dare un contenuto - che non ci puo' essere semplicemente
assicurato dal codice civile o dalla costituzione, ma che deve essere
creato nelle condizioni materiali della nostra estistenza.
Di non dimenticare che se noi non abbiamo passato l'infanzia in miniera,
per quanto oggi ci possa sembrare una realta' remota, e' grazie a quei
lavoratori che hanno lottato, patito la fame, si sono fatti ammazzare
per assicurarci un futuro migliore, e non grazie a qualche padrone
illuminato - anche se esistono, noi lo siamo, dopo tutto....
Di non dimenticare che in ogni momento nella storia dell'umanita' ci
sono stati, ci sono, e ci saranno dei momenti di rottura, durante i
quali la cappa delle strutture gerarchiche del potere viene strappata
via, almeno temporaneamente. E' in quei momenti che i piu' fortunati
riescono ad intravvedere quello che banalmente chiamiamo un futuro
migliore. Spero di viverne uno ;o)
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