9.3.09

Londra, ogni volta che ci si mette piede è una città diversa, nuova.
Dipenderà da dove si alloggia e dai giri che si decide di fare, dipenderà anche dallo stato d'animo, ma anche dal fatto che Londra è mutevole.
La Londra degli Stones non c'è più. Il Marquee ha chiuso a metà gennaio e già è impossibile capire dove si trovasse. Il 100's Club c'è ancora ma a stento si vedono la sua insegna rossa e il suo piccolo ingresso stretti fra due grandi magazzini giganteschi.
La casa di Brian Jones a Courtfield Mews l'abbiamo trovata, ma forse abbiamo fotografato la casa di Mister Brown che se ne stava tranquillo in salotto mentre noi gli zompettavamo sulla soglia.
Non c'è nemmeno più la Londra del 2006 se è per questo, England Rocks a Covent Garden è sparito -al suo posto un ristorante che fa la paella- e pure il Virgin Megastore di Picadilly ha chiuso. O forse è solo il rock ad essere morto.

Venerdì, dopo un giro in Oxford Street e zone limitrofe e un pranzo al wagamama siamo stati a Saint Paul. Mentre il Marito decideva di investire diversamente gli 11 pound dell'ingresso (leggasi libri), io mi avventuravo per la navata e poi su per le scale - interminabili- fino in cima alla cupola per fotografare Londra dall'altro.
Dopo un giro per la Londra degli affari Royal Stock Exchange, Banca d'Inghilterra e Lloyd's e poi finalmente in hotel per il tè delle cinque ed un riposino prima di cena.
A cena lo Sticky Fingers di Bill Wyman, i memorabilia degli Stones tutto attorno al locale ed un hamburger succulento da mangiare con le mani per ritrovarsi appunto con le dita appiccicose alla fine.
Per rientrare una passeggiata per Kensington fino a Notting Hill. Un altra zona da aggiungere alla mappa "se vivessi a Londra vorrei una casa qui" dopo a Portobello Road e alla zona della Tate Modern.
Sabato mattina assieme ad un milione di altri italiani l'immancabile giro a Portobello con i suoi banchi di ciarpame e di anticaglie, ma soprattutto con il suo bellissimo mercato della frutta e verdura.
Un salto al Travel Book Shop (quello del Film Notting Hill) e poi, prima di risalire in metro, al Book Exchange.
Pranzo in un Pret à Manger, sandwich eccezionali. Un'altra catena che sarebbe bellissimo avere anche in Italia.
Al pomeriggio spedizione a Courtfield Mews alla ricerca della casa di Brian Jones e una passeggiata per Charing Cross Road, paradiso delle librerie usate e a Denmark Street, paradiso dei negozi di strumenti musicali. Il tutto passando per Covent Garden (dove c'era un altro milione di italiani rumoreggianti).
La sera cena in zona Soho in un buffet Thai vegano. L'idea ottima, il cibo però lievemente "poso" a causa della permanenza nei vassoi riscaldati.
Domenica sentirsi Londinesi con un giro a Hyde Park e ai Kensington Gardens. Andare a Victoria coi bagagli per scoprire con orrore che non c'è un deposito bagagli. Trascinarsi i trolley fino a Westmister per ri-vedere un po' dei must see e poi pranzare con Fish and Chips and Jacket Potatoes al pub davanti alla stazione.
I voli di andata e ritorno puntualissimi, una menzione di disonore invece al servizio navetta bus da Victoria a Stansted. Con milioni di persone accalcate che tentano di salire sul pulman e due sfigati che tentano di domare la folla senza averne la capacità.
Al rientro trovare la gattina che nei giorni di solitudine se l'è passata bene ed è riuscita in ciò in cui noi abbiamo fallito finendo di togliersi i punti dalla pancina.

p.s. anche in inghilterra hanno la prova del cuoco, lì però si chiama ready steady cook e la presenta un omone nero con una camicia alla magnum PI.
p.s. ci siamo imbattuti in questo meraviglioso negozio di mappe e guide di viaggio, un po' caro, ma da perderci la testa e gli occhi per la meraviglia.

2 commenti:

Valentina ha detto...

Hai trovato un volo "economico"?

Ginevra ha detto...

Insomma economico manco guei.... era sui 120 a cranio, sembrano finiti i bei tempi in cui si andava con 80 euro in due