12.4.10

Mentre pedalavo senza meta per i campi questa mattina, dopo aver perso l'ideale percorso che avrebbe dovuto portarmi in giro fra i fontanili di Buccinasco e dintorni, ho realizzato perchè la pianura mi mette così tanta ansia.
Non è solo questione di mancanza di punti di riferimento, che non ci siano salite e discese e che non si abbia la rassicurante certezza che scendi, scendi prima o poi arrivi al mare. Non è nemmeno che ogni borgo ed ogni piccola frazioncina si assomigliano tutti, con le stradine strette, le case contadine, due cascine grosse e la chiesa col campanile di mattoni rossi che svetta nella piatta immobilità del territorio. A tratti sembra quasi che un singolo borgo sia stato clonato e la sua forma si ripeta all'infinito come un frattale.
Principalmente è che non c'è spazio per il caso, per il selvaggio, l' improvviso.
Ogni singolo centimetro di terra è stato conquistato, arato, dissodato, incanalato, seminato, piantato, falciato. Ogni corso d'acqua, ogni pozza è opera dell'uomo che la accudisce e la cura, ma la recinta anche per rivendicarne la proprietà.
In Liguria, la terra è avara e difficile da conquistare. Basta salire un po' e subito ci sono boschi in cui passeggiare, radure improvvise di cui stupirsi, ruscelli di cui risalire il corso, spiaggette su cui accomodarsi per restare un po' soli con i propri pensieri. Anche il mare a tratti ti regala territori se non proprio inesplorati, almeno poco frequentati.
La pianura non è un posto per caratteri irrequieti, ci vuole calma per apprezzarne le sfumature, pazienza per osservarne i cambiamenti. E' un posto dove praticare lo zen, magari attraverso l'obiettivo di una macchina fotografica.

1 commento:

Ginevra ha detto...

e qui lo zen con la macchina fotografica:
http://www.flickr.com/photos/gine/sets/72157623759099831/