La fascinazione del tango l'ho sempre percepita con chiarezza, anche se della danza in sè poco conosco e poco avevo visto, almeno fino a sabato sera.
Che ci sono amici che lo ballano e frequentano riunioni di tanghisti (tangueros?) e capita alle volte di passare a salutarli mentre sono impegnati a volteggiare su e giù in un corridoio di 1,5 m per 3 insieme ad altri appassionati. Ma non è che vedere il tango messo in pratica in tali condizioni ti apra orizzonti lontani, piuttosto ti domandi come facciano a non pestarsi i piedi.
Sabato invece davanti ad una compagnia di professionisti in carne ed ossa non ho potuto fare a meno di restare a bocca a aperta e domandarmi che ne facessero costoro delle leggi della fisica e delle leggi della fiosiologia. Ossia come potessero librarsi in aria con tale leggerezza donne che di certo non definiresti in sovrappeso, ma sicuramente dotate di forme sinuose paragonate alle emaciatissime ballerine classiche. Ed anche come facessero alcuni uomini a saltare e muovere così rapidamente le gambe senza che i legamenti crociati rendessero l'anima al creatore.
Di pari passo all'allungarsi verso terra della mia mandibola di fronte a ciò che avevo di fronte, cresceva l'eccitazione del gruppo di tangueros seduti a centro sala che poco ci mancava che facessero la ola dopo ogni pezzo.
Emblematico anche il commento di un altro neofita, che dopo aver visto il pezzo solista dei due primi ballerini, avvolti in intrecci sempre più arditi a rappresentare la passione che li travolge, sul fermo immagine in cui lui, con mano sapiente le slaccia con un sol gesto il vestito che cade al suolo proprio mentre le luci si stanno spegnendo, se ne esce nel silenzio rapito della sala con un
"e la mdaonna", non si sa se riferito alla performance della coppia o alla nudità della protagonista.
26.2.08
25.2.08
Richard Avedon fotografie 1946 - 2004
Per quanto Richard Avedon con le sue foto per Harper's Bazaar abbia segnato una rivoluzione nel campo delle fotografia di moda, abdicando alla staticità, per una immagine dinamica, in movimento, non sono certo le fotografie di moda la ragione per cui vale la pena di andare a vedere la sua mostra allestita allo spazio Forma.
La mostra, con foto vintage, autografate dallo stesso Avedon, ripercorre la carriera del grande fotografo americano, dalle foto del suo viaggio in Italia a Roma e in Sicilia, passando per le foto di moda, fino ad arrivare al fulcro centrale dei ritratti.
Ci sono personaggi famosi, dei giovanissimi Beatles e un altrettanto giovane Bob Dylan, ma c'è soprattutto Marylin, bellissima nel suo abito lamè, ma con quello sguardo perso e stanco che esprime il suo io più profondo e c'è un irriconoscibile Charlie Chaplin, anche lui colto a fine servizio, mentre dopo le foto istituzionali si lancia in una beffa. C'è il petto sfregiato di Andy Wahrol, ma soprattutto ci sono le foto del West. Il ritratto spietato dei suoi abitanti.
Il conciatore di pelli di serpente a sonagli, la fisioterapista, il minatore e il lavoratore nei pozzi di petrolio. Il vagabondo.
La mostra, inaugurata in Danimarca, resterà a Milano fino all'8 giugno, per poi proseguire il giro del mondo.
Per quanto Richard Avedon con le sue foto per Harper's Bazaar abbia segnato una rivoluzione nel campo delle fotografia di moda, abdicando alla staticità, per una immagine dinamica, in movimento, non sono certo le fotografie di moda la ragione per cui vale la pena di andare a vedere la sua mostra allestita allo spazio Forma.
La mostra, con foto vintage, autografate dallo stesso Avedon, ripercorre la carriera del grande fotografo americano, dalle foto del suo viaggio in Italia a Roma e in Sicilia, passando per le foto di moda, fino ad arrivare al fulcro centrale dei ritratti.
Ci sono personaggi famosi, dei giovanissimi Beatles e un altrettanto giovane Bob Dylan, ma c'è soprattutto Marylin, bellissima nel suo abito lamè, ma con quello sguardo perso e stanco che esprime il suo io più profondo e c'è un irriconoscibile Charlie Chaplin, anche lui colto a fine servizio, mentre dopo le foto istituzionali si lancia in una beffa. C'è il petto sfregiato di Andy Wahrol, ma soprattutto ci sono le foto del West. Il ritratto spietato dei suoi abitanti.
Il conciatore di pelli di serpente a sonagli, la fisioterapista, il minatore e il lavoratore nei pozzi di petrolio. Il vagabondo.
La mostra, inaugurata in Danimarca, resterà a Milano fino all'8 giugno, per poi proseguire il giro del mondo.
22.2.08
Qui c'è la rivoluzione e lo smobilito ed un senso di malcontento così grasso e ben pasciuto che se ne gira per i corridoi facendo tremare le sottili pareti divisorie fra gli uffici.
Qui c'è un ramo d'azienda che viene ceduto assieme a tutto il palazzo e ci sono i NonCeduti che si aggirano per i corridoi tronfi come se avessero vinto al superenalotto e non dovessero più lavorare un giorno in vita loro.
I Ceduti dal canto loro tramano vendette e ripicche e istigano all'escalation verso i vertici e per fortuna nessuno porta al braccio la Valigetta Nucleare che altrimenti qui ci sarebbe un cratere e un fungo atomico che si allarga fino all'Auchan di Cesano.
Nel mezzo ci siamo noi le risorse, che rimaniamo nel palazzo come la moquette sporca, gli armadi con le serrature rotte e i boccioni dell'acqua vuoti fino a nuovo avviso.
In questo clima di smobilito, una delle figure principali, il Manutentore, ha già cambiato sede. Non sia mai che l'Azienda spenda soldi per mantenere in stato decoroso il palazzo che ha ceduto.
Ci sono quindi lampadine che si fulminano e non vengono sostituite, impianti di condizionamento che invece di eliminare il fumo dallo sgabuzzino fumatori, lo riversano nell'ufficio soprastante.
Ci sono chiazze sulla moquette ed odore di gabinetto davanti agli ascensori e non si capisce se qualcuno per sfregio ha deciso di fare pipì sul pavimento o se anche la ditta delle pulizie ha tagliato sui detersivi.
Io aspetto e ridacchio immaginando quel che succederà quando come ogni mese si bloccheranno i cessi e sarà ora di chiamare la prontospurghi e nessuno si prenderà l'onere di farlo.
Rido, ma non c'è un cazzo da ridere ora che ci penso, che la porta del mio ufficio è a meno di due metri da quella del cesso maschile e in caso di tsunami non sono convinta che la porta a vetri mi salverebbe.
Qui c'è un ramo d'azienda che viene ceduto assieme a tutto il palazzo e ci sono i NonCeduti che si aggirano per i corridoi tronfi come se avessero vinto al superenalotto e non dovessero più lavorare un giorno in vita loro.
I Ceduti dal canto loro tramano vendette e ripicche e istigano all'escalation verso i vertici e per fortuna nessuno porta al braccio la Valigetta Nucleare che altrimenti qui ci sarebbe un cratere e un fungo atomico che si allarga fino all'Auchan di Cesano.
Nel mezzo ci siamo noi le risorse, che rimaniamo nel palazzo come la moquette sporca, gli armadi con le serrature rotte e i boccioni dell'acqua vuoti fino a nuovo avviso.
In questo clima di smobilito, una delle figure principali, il Manutentore, ha già cambiato sede. Non sia mai che l'Azienda spenda soldi per mantenere in stato decoroso il palazzo che ha ceduto.
Ci sono quindi lampadine che si fulminano e non vengono sostituite, impianti di condizionamento che invece di eliminare il fumo dallo sgabuzzino fumatori, lo riversano nell'ufficio soprastante.
Ci sono chiazze sulla moquette ed odore di gabinetto davanti agli ascensori e non si capisce se qualcuno per sfregio ha deciso di fare pipì sul pavimento o se anche la ditta delle pulizie ha tagliato sui detersivi.
Io aspetto e ridacchio immaginando quel che succederà quando come ogni mese si bloccheranno i cessi e sarà ora di chiamare la prontospurghi e nessuno si prenderà l'onere di farlo.
Rido, ma non c'è un cazzo da ridere ora che ci penso, che la porta del mio ufficio è a meno di due metri da quella del cesso maschile e in caso di tsunami non sono convinta che la porta a vetri mi salverebbe.
21.2.08
A Capodanno, su di uno di quei giornali da donna particolarmente stupidi, quei giornali che mi sento autorizzata a comprare e a leggere solo quando sono in aeroporto, leggevo un articolo sul non mantenimento dei buoni propositi.
Non so se fosse il classico studio di una equipe di psicologi di qualche università americana o solo il frutto del lavoro una giornalista che per mettersi in pace l'anima preventivamente inanellava una dietro l'altra ragioni per cui venir meno ad un impegno preso o a un buon proposito poteva rivelarsi la miglior cosa da fare.
Solo la bronchite ed una sosta forzata dalla miriade di impegni che come ogni anno ho incastrato a viva forza nelle mie serate, mi ha portato a rivalutare quanto letto e a pormi davanti allo specchio a chiedermi cosa stavo facendo, se ne valeva la pena e se mi stavo divertendo davvero.
Così, soprendendo in primis me stessa, ho deciso di smetter di ballare.
Che la danza è bella, liberatoria, ma bisogna esserci portati o impegnarsi a fondo per avere dei risultati. Ma il tempo è poco e la fatica è tanta e così ho deciso di smettere.
Non so se fosse il classico studio di una equipe di psicologi di qualche università americana o solo il frutto del lavoro una giornalista che per mettersi in pace l'anima preventivamente inanellava una dietro l'altra ragioni per cui venir meno ad un impegno preso o a un buon proposito poteva rivelarsi la miglior cosa da fare.
Solo la bronchite ed una sosta forzata dalla miriade di impegni che come ogni anno ho incastrato a viva forza nelle mie serate, mi ha portato a rivalutare quanto letto e a pormi davanti allo specchio a chiedermi cosa stavo facendo, se ne valeva la pena e se mi stavo divertendo davvero.
Così, soprendendo in primis me stessa, ho deciso di smetter di ballare.
Che la danza è bella, liberatoria, ma bisogna esserci portati o impegnarsi a fondo per avere dei risultati. Ma il tempo è poco e la fatica è tanta e così ho deciso di smettere.
20.2.08
Sandokan
Antefatto, ottobre 2002 (ripescato nei meandri della memoria del mio pc ):
A parte i panettieri palermitani un po’ scontrosi l’unico altro esempio di palermitano da noi conosciuto sul territorio è Sandokan.
Dopo un pomeriggio in spiaggia a Mondello, dopo un giro in libreria alla ricerca di un libro di ricette, eccoci passeggiare per via Maqueda chiusa al traffico alla volta dell’albergo.
E’ una domenica senz’auto, quindi occupiamo senza timore il centro della strada. C’è un tipo in bicicletta che ci segue o forse sta solo facendo la nostra strada. Ci supera e poi si ferma … si mette il kway e intanto ci guarda.
Io sono lì che cronometro, dopo neanche un minuto si avvicina domandando English? Probabilmente fuorviato dalla mia borsa su cui campeggia una bella Union Jack. Mentre C. fissa il manto stradale io rispondo: “Italiane, mi dispiace deluderti”.
Massimo non sembra scoraggiato, anzi sfodera in sequenza tutte le domande del caso: QuantiAnniAvete? DiDoveSiete?SieteInVacanza?StudiateOLavorate? e via di seguito….
Giunti ad un bivio le strade si separano… noi chiediamo indicazioni su dove mangiare la sera, lui estorce un numero di telefono.. il mio ovviamente.
Seguendo le indicazioni di Sandokan quella sera riuscimmo nell'impresa quasi impossibile di mangiare male in Sicilia. Mentre un po' piccate ci stavamo dirigendo verso l'albergo lui, che evidentemente era stato appostato da qualche parte in attesa che uscissimo, ci si fece incontro con l'aria di quello che passava di lì casualmente. Finimmo in un qualche parco della città dove si svolgeva la classica festa dell'unità e dopo aver deciso che non valeva la pena di ascoltare il gruppo che si esibiva, restammo seduti su di una panchina a fare quattro chiacchere.
Sandokan tenne banco ed estraendo un biglietto da visita che recitava "imbianchino, muratore, elettricista, musicista, doratore" ci raccontò la storia della sua vita. Non ricordo molto, oltre al biglietto, se non che mentre lavorava come muratore aveva avuto un incidente era caduto da una scala ed aveva battuto la testa contro ad un tubo, riportanto il temibile "effetto campana" di cui riportava ancora gli strascichi. Dopo ci riportò all'albergo dove io e C. finalmente libere potemmo sganasciarci dalle risate pensando all'effetto campana. Il giorno dopo partimmo per Trapani e di S. perdemmo le tracce.
Ieri , chiamata non risposta sul cellulare.
Sempre ottimista, pensando che si tratti di lavoro, richiamo.
- Sono Ginevra ho trovato una chiamata da questo numero sul mio cellulare
- Ginevra sono Massimiliaaaaano di Palermo... Sandokan. Ti ricordi di me?
Come dimenticare l'effetto campana?
Così contro ogni logica resto al telefono e faccio quattro chiacchere per sapere che cosa combina l'assurdo personaggio.
Fra le innumerevoli identità adesso indossa quella di musicista in tour per la Sicilia nonchè di aderente al movimento xyz.
E per non smentire il Marito quando dice che "i tarlocchi nel mondo si conoscono tutti", anche io bazzico il movimento xyz ed ovviamente io e la Tigre di Palermo scopriamo di avere delle conoscenze in comune.
Questo mi è valso un invito a Palermo con ospitalità e tour della città gratuiti.
Tarlocchi di tutto il mondo unitevi.
Antefatto, ottobre 2002 (ripescato nei meandri della memoria del mio pc ):
A parte i panettieri palermitani un po’ scontrosi l’unico altro esempio di palermitano da noi conosciuto sul territorio è Sandokan.
Dopo un pomeriggio in spiaggia a Mondello, dopo un giro in libreria alla ricerca di un libro di ricette, eccoci passeggiare per via Maqueda chiusa al traffico alla volta dell’albergo.
E’ una domenica senz’auto, quindi occupiamo senza timore il centro della strada. C’è un tipo in bicicletta che ci segue o forse sta solo facendo la nostra strada. Ci supera e poi si ferma … si mette il kway e intanto ci guarda.
Io sono lì che cronometro, dopo neanche un minuto si avvicina domandando English? Probabilmente fuorviato dalla mia borsa su cui campeggia una bella Union Jack. Mentre C. fissa il manto stradale io rispondo: “Italiane, mi dispiace deluderti”.
Massimo non sembra scoraggiato, anzi sfodera in sequenza tutte le domande del caso: QuantiAnniAvete? DiDoveSiete?SieteInVacanza?StudiateOLavorate? e via di seguito….
Giunti ad un bivio le strade si separano… noi chiediamo indicazioni su dove mangiare la sera, lui estorce un numero di telefono.. il mio ovviamente.
Seguendo le indicazioni di Sandokan quella sera riuscimmo nell'impresa quasi impossibile di mangiare male in Sicilia. Mentre un po' piccate ci stavamo dirigendo verso l'albergo lui, che evidentemente era stato appostato da qualche parte in attesa che uscissimo, ci si fece incontro con l'aria di quello che passava di lì casualmente. Finimmo in un qualche parco della città dove si svolgeva la classica festa dell'unità e dopo aver deciso che non valeva la pena di ascoltare il gruppo che si esibiva, restammo seduti su di una panchina a fare quattro chiacchere.
Sandokan tenne banco ed estraendo un biglietto da visita che recitava "imbianchino, muratore, elettricista, musicista, doratore" ci raccontò la storia della sua vita. Non ricordo molto, oltre al biglietto, se non che mentre lavorava come muratore aveva avuto un incidente era caduto da una scala ed aveva battuto la testa contro ad un tubo, riportanto il temibile "effetto campana" di cui riportava ancora gli strascichi. Dopo ci riportò all'albergo dove io e C. finalmente libere potemmo sganasciarci dalle risate pensando all'effetto campana. Il giorno dopo partimmo per Trapani e di S. perdemmo le tracce.
Ieri , chiamata non risposta sul cellulare.
Sempre ottimista, pensando che si tratti di lavoro, richiamo.
- Sono Ginevra ho trovato una chiamata da questo numero sul mio cellulare
- Ginevra sono Massimiliaaaaano di Palermo... Sandokan. Ti ricordi di me?
Come dimenticare l'effetto campana?
Così contro ogni logica resto al telefono e faccio quattro chiacchere per sapere che cosa combina l'assurdo personaggio.
Fra le innumerevoli identità adesso indossa quella di musicista in tour per la Sicilia nonchè di aderente al movimento xyz.
E per non smentire il Marito quando dice che "i tarlocchi nel mondo si conoscono tutti", anche io bazzico il movimento xyz ed ovviamente io e la Tigre di Palermo scopriamo di avere delle conoscenze in comune.
Questo mi è valso un invito a Palermo con ospitalità e tour della città gratuiti.
Tarlocchi di tutto il mondo unitevi.
19.2.08
Il fatto di essere portatrice sana di carta di credito e di rughe di espressione mi rende un facile bersaglio per la più temibile categoria di commesse: le commesse di profumeria.
E così oggi, quando ho messo piede nell'antro delle commesse rapaci, decisa a comprarmi una crema per il viso, una crema già provata ed apprezzata, ho pensato bene di dirigermi con decisione verso l'espositore, aprofittando della confusione alla cassa per passare inosservata.
Inutile dire che davanti allo scaffale subito sono stata preda di dubbi: prendere la crema o prendere il gel?
L'indecisione mi è stata fatale, in un attimo una commessa boccolosa con due improbabili occhi viola panda mi è stata addosso.
Così, mentre a poca distanza una commessa bionda redarguiva la signora con passeggino per l'utilizzo inappropriato di non so quale prodotto, la commessa panda per nulla spaventata dal fatto che fossi 20 cm più alta di lei mi faceva il caziatone per la mia scelta.
Non sono a conoscenza del fatto che le creme idratanti sono per le pelli giovanissime? Non mi rendo conto del fatto che alla mia età è il caso di NUTRIRE la pelle? E del contorno occhi che vogliamo farne, non lo vedo che è SEGNATO?
Alla fine travolta dal torrente in piena mi faccio convincere a prendere una crema che contrasti le rughe d'espressione, ma resto inamovibile sul fatto che voglio una sola crema e che il mio contorno occhi coninuerà ad essere nutrito da ciò che giace sul mobiletto del mio bagno fino ad esaurimento scorte.
E con questa sono arrivata almeno alla quarta marca di crema per il viso, senza contare quelle da "supermercato" e i campioncini.
Posto che l'ultimo residuo di senso morale che mi rimane mi impedisce di spendere cifre con cui si potrebbe sfamare un bambino per sei mesi in Senegal per 50 ml di crema, esisterà una crema che veramente faccia la differenza? Nessuna di quelle provate fino ad ora ha fatto sì che la mattina io apparissi più fresca e riposata, nè tantomeno che dopo una giornata di lavoro, la mia faccia da cane bastonato acquistasse maggiore rilassatezza. Che sia crema del supermercato o crema pagabile unicamente in petroldollari, la faccia rimane quella, ogni singolo poro.
Il dubbio è proseguire nella ricerca affossando gli scrupoli morali o permettere alla natura di fare il suo corso?
E così oggi, quando ho messo piede nell'antro delle commesse rapaci, decisa a comprarmi una crema per il viso, una crema già provata ed apprezzata, ho pensato bene di dirigermi con decisione verso l'espositore, aprofittando della confusione alla cassa per passare inosservata.
Inutile dire che davanti allo scaffale subito sono stata preda di dubbi: prendere la crema o prendere il gel?
L'indecisione mi è stata fatale, in un attimo una commessa boccolosa con due improbabili occhi viola panda mi è stata addosso.
Così, mentre a poca distanza una commessa bionda redarguiva la signora con passeggino per l'utilizzo inappropriato di non so quale prodotto, la commessa panda per nulla spaventata dal fatto che fossi 20 cm più alta di lei mi faceva il caziatone per la mia scelta.
Non sono a conoscenza del fatto che le creme idratanti sono per le pelli giovanissime? Non mi rendo conto del fatto che alla mia età è il caso di NUTRIRE la pelle? E del contorno occhi che vogliamo farne, non lo vedo che è SEGNATO?
Alla fine travolta dal torrente in piena mi faccio convincere a prendere una crema che contrasti le rughe d'espressione, ma resto inamovibile sul fatto che voglio una sola crema e che il mio contorno occhi coninuerà ad essere nutrito da ciò che giace sul mobiletto del mio bagno fino ad esaurimento scorte.
E con questa sono arrivata almeno alla quarta marca di crema per il viso, senza contare quelle da "supermercato" e i campioncini.
Posto che l'ultimo residuo di senso morale che mi rimane mi impedisce di spendere cifre con cui si potrebbe sfamare un bambino per sei mesi in Senegal per 50 ml di crema, esisterà una crema che veramente faccia la differenza? Nessuna di quelle provate fino ad ora ha fatto sì che la mattina io apparissi più fresca e riposata, nè tantomeno che dopo una giornata di lavoro, la mia faccia da cane bastonato acquistasse maggiore rilassatezza. Che sia crema del supermercato o crema pagabile unicamente in petroldollari, la faccia rimane quella, ogni singolo poro.
Il dubbio è proseguire nella ricerca affossando gli scrupoli morali o permettere alla natura di fare il suo corso?
18.2.08
14.2.08
Vorrei scrivere qualcosa con una capo ed una coda, solo che sono troppo allibita.
La polizia si muove per telefonate anonime che denunciano feticidio?
E si precipita in ospedale a due ore dall'operazione per sequestrare le cartelle cliniche?
Del resto con tutto il parlare che si fa sulla moratoria della 194, non ci si può stupire più di tanto se qualcuno prende un po' troppo sul serio l'associazione aborto - condanna a morte.
Ma dove siamo, dove stiamo andando?
Per fortuna le donne sono scese in piazza.
La polizia si muove per telefonate anonime che denunciano feticidio?
E si precipita in ospedale a due ore dall'operazione per sequestrare le cartelle cliniche?
Del resto con tutto il parlare che si fa sulla moratoria della 194, non ci si può stupire più di tanto se qualcuno prende un po' troppo sul serio l'associazione aborto - condanna a morte.
Ma dove siamo, dove stiamo andando?
Per fortuna le donne sono scese in piazza.
13.2.08
Il lavoro notturno nel finesettimana mi ha prostrato oltremodo, senza contare che la settimana è iniziata ai ritmi pre bronchite e che con l'esame alle porte il concetto di tempo libero si è misteriosamente dissolto.
Agli impegni che già di loro sarebbero faticosi, si aggiunge la tensione del non sapere in quale punto dell'ottovolante emotivo è una persona che devo vedere.
E il non riuscire a stabilire una linea di confine fra la empatia per le digrazie altrui e un sano egoismo.
Chi vivrà vedrà.
Agli impegni che già di loro sarebbero faticosi, si aggiunge la tensione del non sapere in quale punto dell'ottovolante emotivo è una persona che devo vedere.
E il non riuscire a stabilire una linea di confine fra la empatia per le digrazie altrui e un sano egoismo.
Chi vivrà vedrà.
8.2.08
Ieri avevo la testa gonfia come un pesce palla in posizione d'attacco e la sensazione di essere in un acquario.
Oggi il mio senso dell'equilibrio è rimasto a casa, mentre io insolitamente mattiniera me ne sono venuta al lavoro.
Così, salendo in ascensore ho urtato i piedi (invero di dimensioni rimarchevoli) di uno dei tizi che era già dentro, ho pericolosamente ondeggiato rischiando una caduta all'indietro e grazie a dio non ho cavato gli occhi a nessuno mentre, come Gatto Silvestro, agitavo le braccia nel vuoto per ritrovare la posizione eretta.
Più tardi, ho inciampato nella scrivania di un collega rischiando nuovamente un carpiato, anche qui i riflessi pronti mi hanno fatto ancorare al bordo e non ci sono state conseguenze di rilievo.
Gli antibiotici comunque sono una mazzata e comincio a sospettare che la mia calma zen di questi giorni sia dovuta a loro più che al raggiungimento di un equilibrio interiore. Perchè hai voglia ad essere bonzi, ma il mio capo è talmente un coglione, ma così coglione, ma così coglione che riesce a fare delle battute così idiote che meriterebbe di essere pugnalato ripetutamente con la biro. Invece è ancora vivo.
Oggi il mio senso dell'equilibrio è rimasto a casa, mentre io insolitamente mattiniera me ne sono venuta al lavoro.
Così, salendo in ascensore ho urtato i piedi (invero di dimensioni rimarchevoli) di uno dei tizi che era già dentro, ho pericolosamente ondeggiato rischiando una caduta all'indietro e grazie a dio non ho cavato gli occhi a nessuno mentre, come Gatto Silvestro, agitavo le braccia nel vuoto per ritrovare la posizione eretta.
Più tardi, ho inciampato nella scrivania di un collega rischiando nuovamente un carpiato, anche qui i riflessi pronti mi hanno fatto ancorare al bordo e non ci sono state conseguenze di rilievo.
Gli antibiotici comunque sono una mazzata e comincio a sospettare che la mia calma zen di questi giorni sia dovuta a loro più che al raggiungimento di un equilibrio interiore. Perchè hai voglia ad essere bonzi, ma il mio capo è talmente un coglione, ma così coglione, ma così coglione che riesce a fare delle battute così idiote che meriterebbe di essere pugnalato ripetutamente con la biro. Invece è ancora vivo.
7.2.08
6.2.08
L'unica spiegazione plausibile alla mia giornata odierna è che adesso qualcuno suoni alla mia porta dicendomi che sono su Scherzi a parte, Candid Camera o che a mia insaputa sono stata arruolata per un progetto scientifico sulla resistenza della psiche umana a stimoli negativi.
Nel caso in cui fosse vera la terza ipotesi credo di aver dimostrato di avere un self control paragonabile a quello di un monaco zen.
Nel caso in cui fosse vera la terza ipotesi credo di aver dimostrato di avere un self control paragonabile a quello di un monaco zen.
E così stamattina mi sono stirata i capelli, ho coperto le occhiaie con un etto e mezzo di correttore, ho spalmato il fondotinta, messo la camicetta, fatto i bagagli e mi sono avviata verso l'ufficio.
Prima ho fatto una pausa dal dottore che mi ha dato la sua benedizione per il rientro al lavoro, poi ho lottato con l'auto che dopo 5 giorni di inattività ed il diluvio di lunedì non ne voleva sapere di partire.
Quando finalmente sono arrivata nella landa desolata, mentre schivavo camion in manovra e buchi nell'asfalto e la sagoma dell'ufficio ad ogni passo incombeva, una sensazione di malessere ha cominciato a serpeggiare lungo la mia schiena.
Ho iniziato ad immaginare di dover litigare con qualcuno, che la mia scrivania fosse occupata, che mi avessero disconnesso la rete o che arrivasse qualcuno a dirmi "sorry you're DISMISSED" e che tutti mi additassero dicendomi "what a fucking looser" (questa ultima immagine probabilmente derivante da una prolungata assunzione di antibiotici e cortisonici).
Arrivata nella mia stanzetta, salutati i colleghi, aperta la mail senza che nessuno degli eventi sopracitati si fosse verificato, ho capito quale fosse la ragione del mio malessere.
Due mail, due persone che abbandonano questo cliente per essere trasferiti ad altre attività. Di uno si sapeva, dell'altro no. Quello di cui non si sapeva è un mio collega, che lavora nel mio gruppo, che ha suppergiù le mie stesse competenze e che da lunedì sarà fuori di qui. Quando il mio capo mi aveva promesso giurato e spergiurato che la prima persona dell'azienda ad avere diritto di godere del turnover ed uscire da sto gruppo di merda ero io.
Da convalescente palliduccia mi sono tramutata in erinni ed avessi avuto a portata di mano un corpo contundente più serio di una bottiglietta d'acqua vuota, probabilmente avrei sfasciato qualcosa.
Ho chiamato il mio capo al telefono e mi sono lamentata, sono andata da quello che mi ha fregato e mi sono lamentata, ho scritto una mail ad una terza persona e mi sono lamentata. Adesso mi sto lamentando qui, nella speranza di trovare la calma e di non strangolare nessuno.
PS Lo so lamentarsi non serve a niente, bisogna farsi delle competenze, emergere dalla media, essere sempre presenti e puntuali anche quando non rischiesti, efficienti, portare valore aggiunto sempre ed in ogni momento. Se non ti viene data l'occasione di farti delle competenze te la devi creare tu, tralasciando la tua vita personale e studiando di sera, di notte, alla mattina presto e durante la pausa pranzo etc etc etc
Io sarei anche teoricamente d'accordo con tutto questo non fosse che il valore aggiunto richiesto è fuffa. E' avere la cravatta e la giacca ben stirate ed essere in prima fila alle riunioni aziendali, fare convenevoli con le persone importanti, organizzare tornei di tennis o gite sugli sci. Mai una volta che ti venga richiesto come fai quello che sai fare e se lo fai bene. E sì lo so, uno dovrebbe darsi da fare comunque perchè prima o poi ci sarà una persona illuminata che riconoscerà le tue mirabili capacità e bravura e ti porterà in palmo di mano. Però scusatemi, io per oggi al Principe Azzurro ho smesso di credere.
Prima ho fatto una pausa dal dottore che mi ha dato la sua benedizione per il rientro al lavoro, poi ho lottato con l'auto che dopo 5 giorni di inattività ed il diluvio di lunedì non ne voleva sapere di partire.
Quando finalmente sono arrivata nella landa desolata, mentre schivavo camion in manovra e buchi nell'asfalto e la sagoma dell'ufficio ad ogni passo incombeva, una sensazione di malessere ha cominciato a serpeggiare lungo la mia schiena.
Ho iniziato ad immaginare di dover litigare con qualcuno, che la mia scrivania fosse occupata, che mi avessero disconnesso la rete o che arrivasse qualcuno a dirmi "sorry you're DISMISSED" e che tutti mi additassero dicendomi "what a fucking looser" (questa ultima immagine probabilmente derivante da una prolungata assunzione di antibiotici e cortisonici).
Arrivata nella mia stanzetta, salutati i colleghi, aperta la mail senza che nessuno degli eventi sopracitati si fosse verificato, ho capito quale fosse la ragione del mio malessere.
Due mail, due persone che abbandonano questo cliente per essere trasferiti ad altre attività. Di uno si sapeva, dell'altro no. Quello di cui non si sapeva è un mio collega, che lavora nel mio gruppo, che ha suppergiù le mie stesse competenze e che da lunedì sarà fuori di qui. Quando il mio capo mi aveva promesso giurato e spergiurato che la prima persona dell'azienda ad avere diritto di godere del turnover ed uscire da sto gruppo di merda ero io.
Da convalescente palliduccia mi sono tramutata in erinni ed avessi avuto a portata di mano un corpo contundente più serio di una bottiglietta d'acqua vuota, probabilmente avrei sfasciato qualcosa.
Ho chiamato il mio capo al telefono e mi sono lamentata, sono andata da quello che mi ha fregato e mi sono lamentata, ho scritto una mail ad una terza persona e mi sono lamentata. Adesso mi sto lamentando qui, nella speranza di trovare la calma e di non strangolare nessuno.
PS Lo so lamentarsi non serve a niente, bisogna farsi delle competenze, emergere dalla media, essere sempre presenti e puntuali anche quando non rischiesti, efficienti, portare valore aggiunto sempre ed in ogni momento. Se non ti viene data l'occasione di farti delle competenze te la devi creare tu, tralasciando la tua vita personale e studiando di sera, di notte, alla mattina presto e durante la pausa pranzo etc etc etc
Io sarei anche teoricamente d'accordo con tutto questo non fosse che il valore aggiunto richiesto è fuffa. E' avere la cravatta e la giacca ben stirate ed essere in prima fila alle riunioni aziendali, fare convenevoli con le persone importanti, organizzare tornei di tennis o gite sugli sci. Mai una volta che ti venga richiesto come fai quello che sai fare e se lo fai bene. E sì lo so, uno dovrebbe darsi da fare comunque perchè prima o poi ci sarà una persona illuminata che riconoscerà le tue mirabili capacità e bravura e ti porterà in palmo di mano. Però scusatemi, io per oggi al Principe Azzurro ho smesso di credere.
Etichette:
fastidio e disgusto,
incazzature,
Vita da ufficio
5.2.08
Su consiglio di frammento, dopo aver lungamente lottato per poterne avere una visione confortevole ed altresì capibile oggi finalmente ho visto This is England.
Bel film davvero, qualche problemino a cogliere i modi di dire, ma ne valeva la pena.
Bel film davvero, qualche problemino a cogliere i modi di dire, ma ne valeva la pena.
4.2.08
Senza capo ne coda.
Non so se il mio organismo mi ha sabotato per reclamare un po' di riposo o se la mia speranza, grazie al vaccino anti influenzale, di passare indenne fra i malanni di stagione fosse solo presunzione.
Fatto sta che sono a casa, con la bronchite. Niente febbre, poca tosse, un po' di fatica a respirare. Ed incomprensibilmente il tempo mi si dissolve fra le mani. Non ho svuotato la lavastoviglie, non ho fatto l'areosol, non ho stirato.
Mi si dirà, ma sei in malattia, riposati!
Chi mi dà una dose di sedativo per cavalli, che a stare a casa mi sento in gabbia?
Nel frattempo, in questi giorni di ozio forzato, ho visto un paio di film catastrofici
Io sono leggenda che non sarebbe stato male, non avesse avuto lo stesso titolo di un libro che parla di cose simili, ma con tutt'altro significato.
28 giorni dopo. Simile come tema, ambientato a Londra invece che a New York, girato con un budget molto minore. Nel mio distorto modo di vedere, questi dovrebbero essere pregi. Purtroppo il film è etichettabile alla voce "una cagata pazzesca".
Ho provato a rivedere Ratatuille, ma mi sono addormentata quasi subito, nonostante il topino cuoco mi faccia impazzire.
Ho provato a vedere This is England, ma il mio portatile si rifiuta di farmi vedere i sottotitoli, quindi ho lasciato perdere, perchè la condizione sine qua non per vedere i film di questi giorni è stare spaparanzata sul divano.
Sono anche riuscita a finire il libro di Pamuck "Il mio nome è rosso". Bello, ma un po' lunghetto.
Vado a svuotare la lavastoviglie.
Non so se il mio organismo mi ha sabotato per reclamare un po' di riposo o se la mia speranza, grazie al vaccino anti influenzale, di passare indenne fra i malanni di stagione fosse solo presunzione.
Fatto sta che sono a casa, con la bronchite. Niente febbre, poca tosse, un po' di fatica a respirare. Ed incomprensibilmente il tempo mi si dissolve fra le mani. Non ho svuotato la lavastoviglie, non ho fatto l'areosol, non ho stirato.
Mi si dirà, ma sei in malattia, riposati!
Chi mi dà una dose di sedativo per cavalli, che a stare a casa mi sento in gabbia?
Nel frattempo, in questi giorni di ozio forzato, ho visto un paio di film catastrofici
Io sono leggenda che non sarebbe stato male, non avesse avuto lo stesso titolo di un libro che parla di cose simili, ma con tutt'altro significato.
28 giorni dopo. Simile come tema, ambientato a Londra invece che a New York, girato con un budget molto minore. Nel mio distorto modo di vedere, questi dovrebbero essere pregi. Purtroppo il film è etichettabile alla voce "una cagata pazzesca".
Ho provato a rivedere Ratatuille, ma mi sono addormentata quasi subito, nonostante il topino cuoco mi faccia impazzire.
Ho provato a vedere This is England, ma il mio portatile si rifiuta di farmi vedere i sottotitoli, quindi ho lasciato perdere, perchè la condizione sine qua non per vedere i film di questi giorni è stare spaparanzata sul divano.
Sono anche riuscita a finire il libro di Pamuck "Il mio nome è rosso". Bello, ma un po' lunghetto.
Vado a svuotare la lavastoviglie.
1.2.08
Uno dei sogni "ancora di salvezza" con cui mi trastullo per sopravvivere indenne alle giornate lavorative e al Coglione senza imbracciare un fucile a canne mozze è l'espatrio. E questa non è una novità.
Che io abbia considerato l'espatrio negli USA dopo anni di anti americanismo feroce, però, è una di quelle cose che stento ad ammettere. Sarà che iniziando a vedere le persone che popolano una nazione, più che le azioni del suo governo, si riesce anche a cambiare idea. E Non Si Sa Mai col suo blog mi ha riconciliato con gli americani.
Il mio espatrio virtuale, si basava sulla considerazione, alquanto egoistica, che una persona dotata di una laurea, si sarebbe trovata in una situazione privilegiata. Con un lavoro che le consente una casa in un bel quartiere, una macchina un'assicurazine sanitaria decente.
Dopo aver visto Sicko ho cominciato ad avere qualche dubbio su questo fatto, la scoperta che in Finlandia l'elettricità costa la metà che in Italia ha poi riportato prepotentemente in auge i paesi nordici.
Che io abbia considerato l'espatrio negli USA dopo anni di anti americanismo feroce, però, è una di quelle cose che stento ad ammettere. Sarà che iniziando a vedere le persone che popolano una nazione, più che le azioni del suo governo, si riesce anche a cambiare idea. E Non Si Sa Mai col suo blog mi ha riconciliato con gli americani.
Il mio espatrio virtuale, si basava sulla considerazione, alquanto egoistica, che una persona dotata di una laurea, si sarebbe trovata in una situazione privilegiata. Con un lavoro che le consente una casa in un bel quartiere, una macchina un'assicurazine sanitaria decente.
Dopo aver visto Sicko ho cominciato ad avere qualche dubbio su questo fatto, la scoperta che in Finlandia l'elettricità costa la metà che in Italia ha poi riportato prepotentemente in auge i paesi nordici.
31.1.08
Ieri sera con il tempismo che mi contraddistingue, ho visto Sicko. Naturalmente il fatto che io e il Marito fossimo pieni di bacilli e rantolanti non ha fatto che acuire lo sgomento di fronte a ciò che vedevamo.
Io so che M. Moore fa propaganda, che Fidel Castro probabilmente si è fregato le mani quando è arrivato a Cuba, che per una caserma di pompieri superlucida ed efficiente all'Havana ce ne saranno altre 50 malmesse, che se non ci fossero state le telecamere lo spruzzino magari invece che 3 pesos moneda nacional, glieli avrebbero fatti pagare 3 pesos covertibili . Però insomma, mi verrebbe da dire 'sticazzi'.
Negli USA non sarà tutto così nero come lui dipinge, come del resto probabilmente non è tutto così roseo come viene dipinto in Francia (la baby sitter di stato proprio non riesco a cancellarmela dalla mente) o in Inghilterra (per non parlare del medico della mutua con la casa da 1 milione di dollari). Però pensare che chi dovrebbe fornirti l'assistenza sanitaria, assuma persone appositamente per trovare vizi di forma nella tua polizza e farti restituire i soldi, fa abbastanza rabbrividire.
Per carità noi abbiamo avuto Poggiolini che quanto a lucrare sulla salute della gente non scherzava però insomma, alla fine è stato condannato ed ha scontato la sua pena (quasi tutta).
update: mi era rimasta anche in testa tutta la faccenda del sito anti Micheal Moore se a qualcuno interessa qui c'è l'altra campana
Io so che M. Moore fa propaganda, che Fidel Castro probabilmente si è fregato le mani quando è arrivato a Cuba, che per una caserma di pompieri superlucida ed efficiente all'Havana ce ne saranno altre 50 malmesse, che se non ci fossero state le telecamere lo spruzzino magari invece che 3 pesos moneda nacional, glieli avrebbero fatti pagare 3 pesos covertibili . Però insomma, mi verrebbe da dire 'sticazzi'.
Negli USA non sarà tutto così nero come lui dipinge, come del resto probabilmente non è tutto così roseo come viene dipinto in Francia (la baby sitter di stato proprio non riesco a cancellarmela dalla mente) o in Inghilterra (per non parlare del medico della mutua con la casa da 1 milione di dollari). Però pensare che chi dovrebbe fornirti l'assistenza sanitaria, assuma persone appositamente per trovare vizi di forma nella tua polizza e farti restituire i soldi, fa abbastanza rabbrividire.
Per carità noi abbiamo avuto Poggiolini che quanto a lucrare sulla salute della gente non scherzava però insomma, alla fine è stato condannato ed ha scontato la sua pena (quasi tutta).
update: mi era rimasta anche in testa tutta la faccenda del sito anti Micheal Moore se a qualcuno interessa qui c'è l'altra campana
30.1.08
Dell'inettitudine sociale e dell'istinto da crocerossina selettivo.
Io e la Collega stiamo attraversando a piedi il parcheggio dell'ipermercato, quando lei esclama "oddio è caduto".
Perplessa alzo lo sguardo e in un primo momento credo di vedere uno scooterista o ciclista a terra a cui qualcuno sta sorreggendo le gambe.
Solo dopo realizzo che si tratta di un uomo in sedia rotelle, cappottato sulla schiena, che un automobilista cerca di riportare in posizione normale.
Allunghiamo il passo, il soccorritore è in difficoltà, l'uomo in carrozzella non può fare nulla per aiutarlo. Ci mettiamo a correre, quando arriviamo sul posto fortunatamente l'uomo in carrozzella è in posizione corretta. Il suo soccorritore un po' accaldato ci spiega che ha mal di schiena, quasi a scusarsi di non aver prestato un soccorso più immediato.
Raccolgo un panno di ciniglia verde dall'aiuola, mentre il soccorritore recupera gli occhiali. Una occhiata alla sedia mi dice che non può essere il sacchetto attaccato ai manici posteriori ad aver causato la caduta e che l'uomo in carrozzina non rischia più di perdere l'equilibrio trovandosi nell'ingrata situazione della tartaruga rovesciata sulla schiena.
Domando se il panno verde è suo, lui mi spiega che è il suo copricapo, mi domanda se glielo posso mettere in testa. A quel punto mi rendo conto che si tratta di un maglioncino da bambino. Lui parla in modo strano, un po' biascicando, ma sembra lucido. Mi sorride, ha gli occhi azzurri, i capelli stopposi rossicci. Deve essere alto. Non è un brutto uomo, è giovane. Sistemo il copricapo come meglio posso, chiedo se va bene. Lui mi dice di stringere ancora le maniche, poi annuisce e mi dice che è a posto. A quel punto è il turno del primo soccorritore che cerca di sistemargli gli occhiali sul naso. Io e la Collega ci allontaniamo verso l'ipermercato, forse non salutiamo. Solo dopo ci domandiamo se avremmo potuto fare altro per aiutarlo e come cavolo si era trovato in quella situazione. Rabbrividiamo al pensiero di quanto sarebbe rimasto a terra, se fosse successo in un altro momento, magari col buio o la mattina presto. Poi facciamo la spesa.
Solo che quegli occhi, il sorriso e l'occhiolino, faccio fatica a dimenticarli. Mi rendo conto della mia inettitudine sociale, che mi fa scappare senza salutare per l'imbarazzo e la paura di non capire quel che potrebbe dirmi.
Mi ritrovo in balia del mio istinto da crocerossina fuorviato. Mi domando cosa stesse facendo perchè sia caduto, cosa faccia di solito, quante volte si sia trovato in situazioni come quella. Mi dispiaccio per lui. Penso che avrei dovuto entrare nella sua vita per più di qualche secondo.
Poi penso al mio compagno del corso di fotografia, un ragazzino neodiplomato, con problemi d'udito che articola difficilmente le parole, saliva troppo ed emette terribili risucchi. Con lui l'istinto da crocerossina viene meno. Il non capire cosa articola mi paralizza. E cerco di non sedermi mai di fianco a lui per paura di dover interagire ed anche, lo ammetto, per non dover seguire troppo da vicino la sua agonia salivatoria.
E a pensare a come funziona il mio cervello, mi sento un po' una merda.
Io e la Collega stiamo attraversando a piedi il parcheggio dell'ipermercato, quando lei esclama "oddio è caduto".
Perplessa alzo lo sguardo e in un primo momento credo di vedere uno scooterista o ciclista a terra a cui qualcuno sta sorreggendo le gambe.
Solo dopo realizzo che si tratta di un uomo in sedia rotelle, cappottato sulla schiena, che un automobilista cerca di riportare in posizione normale.
Allunghiamo il passo, il soccorritore è in difficoltà, l'uomo in carrozzella non può fare nulla per aiutarlo. Ci mettiamo a correre, quando arriviamo sul posto fortunatamente l'uomo in carrozzella è in posizione corretta. Il suo soccorritore un po' accaldato ci spiega che ha mal di schiena, quasi a scusarsi di non aver prestato un soccorso più immediato.
Raccolgo un panno di ciniglia verde dall'aiuola, mentre il soccorritore recupera gli occhiali. Una occhiata alla sedia mi dice che non può essere il sacchetto attaccato ai manici posteriori ad aver causato la caduta e che l'uomo in carrozzina non rischia più di perdere l'equilibrio trovandosi nell'ingrata situazione della tartaruga rovesciata sulla schiena.
Domando se il panno verde è suo, lui mi spiega che è il suo copricapo, mi domanda se glielo posso mettere in testa. A quel punto mi rendo conto che si tratta di un maglioncino da bambino. Lui parla in modo strano, un po' biascicando, ma sembra lucido. Mi sorride, ha gli occhi azzurri, i capelli stopposi rossicci. Deve essere alto. Non è un brutto uomo, è giovane. Sistemo il copricapo come meglio posso, chiedo se va bene. Lui mi dice di stringere ancora le maniche, poi annuisce e mi dice che è a posto. A quel punto è il turno del primo soccorritore che cerca di sistemargli gli occhiali sul naso. Io e la Collega ci allontaniamo verso l'ipermercato, forse non salutiamo. Solo dopo ci domandiamo se avremmo potuto fare altro per aiutarlo e come cavolo si era trovato in quella situazione. Rabbrividiamo al pensiero di quanto sarebbe rimasto a terra, se fosse successo in un altro momento, magari col buio o la mattina presto. Poi facciamo la spesa.
Solo che quegli occhi, il sorriso e l'occhiolino, faccio fatica a dimenticarli. Mi rendo conto della mia inettitudine sociale, che mi fa scappare senza salutare per l'imbarazzo e la paura di non capire quel che potrebbe dirmi.
Mi ritrovo in balia del mio istinto da crocerossina fuorviato. Mi domando cosa stesse facendo perchè sia caduto, cosa faccia di solito, quante volte si sia trovato in situazioni come quella. Mi dispiaccio per lui. Penso che avrei dovuto entrare nella sua vita per più di qualche secondo.
Poi penso al mio compagno del corso di fotografia, un ragazzino neodiplomato, con problemi d'udito che articola difficilmente le parole, saliva troppo ed emette terribili risucchi. Con lui l'istinto da crocerossina viene meno. Il non capire cosa articola mi paralizza. E cerco di non sedermi mai di fianco a lui per paura di dover interagire ed anche, lo ammetto, per non dover seguire troppo da vicino la sua agonia salivatoria.
E a pensare a come funziona il mio cervello, mi sento un po' una merda.
29.1.08
Che vita è mai questa, ci domandavamo l'altra sera.
C'è chi lavora per gente che disprezza, chi ha cambiato lavoro 8 volte in 10 anni, chi viene preso per il culo dal datore di lavoro e gli viene detto pure in faccia, chi di mestiere fa il capro espiatorio mascherato da controllore di flusso.
Poche o nessuna le prospettive di miglioramento e chi è nato in questa città e le ha sempre voluto bene o chi, come me, ha raggiunto un compromesso con essa cercando di osservarne solamente gli aspetti positivi, alla fine si trova a dover ammettere che non è vita.
E allora, la gestione di un bar sui colli piacentini, in un paese di cui si può dire unicamente "nomen omen", sembra una alternativa plausibile. Come anche improvvisarsi distributori di vini. E ritorna di grande attualità il bar per ex galeotti nella città natia, che avrà tanti difetti, ma almeno c'è il mare e ci sono le mie radici.
E la fuga all'estero, per scappare da questo meccanismo perverso che ci imprigiona tutti e ci soffoca, assume i contorni dell'ancora di salvezza.
Ci sono treni che passano e opportunità da cogliere, solo che paiono non transitare mai sotto le mie finestre o forse non ho abbastanza coraggio o lungimiranza per vederli.
p.s. il mio desiderio di espatriare verso i paesi nordici potrebbe trmutarsi in una ossessione, se continuo a imbattermi in notizie come questa: in Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia hanno una parola apposita per il concetto "felice di lavorare" (via Internazionale).
C'è chi lavora per gente che disprezza, chi ha cambiato lavoro 8 volte in 10 anni, chi viene preso per il culo dal datore di lavoro e gli viene detto pure in faccia, chi di mestiere fa il capro espiatorio mascherato da controllore di flusso.
Poche o nessuna le prospettive di miglioramento e chi è nato in questa città e le ha sempre voluto bene o chi, come me, ha raggiunto un compromesso con essa cercando di osservarne solamente gli aspetti positivi, alla fine si trova a dover ammettere che non è vita.
E allora, la gestione di un bar sui colli piacentini, in un paese di cui si può dire unicamente "nomen omen", sembra una alternativa plausibile. Come anche improvvisarsi distributori di vini. E ritorna di grande attualità il bar per ex galeotti nella città natia, che avrà tanti difetti, ma almeno c'è il mare e ci sono le mie radici.
E la fuga all'estero, per scappare da questo meccanismo perverso che ci imprigiona tutti e ci soffoca, assume i contorni dell'ancora di salvezza.
Ci sono treni che passano e opportunità da cogliere, solo che paiono non transitare mai sotto le mie finestre o forse non ho abbastanza coraggio o lungimiranza per vederli.
p.s. il mio desiderio di espatriare verso i paesi nordici potrebbe trmutarsi in una ossessione, se continuo a imbattermi in notizie come questa: in Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia hanno una parola apposita per il concetto "felice di lavorare" (via Internazionale).
28.1.08
Un finesettimana di insolita socialità mia e del Marito, notoriamente orsi.
Venerdì cena e chiacchere fino a notte fonda, 5 bottiglie di vino per 5 persone a tavola. Il vino buonissimo cosicchè al mattino, nonostante la piomba da sonno, la testa era insolitamente lucida.
Sabato, dopo aver disertato la palestra, prima lezione del secondo corso di fotografia con la massima di vita dell'insegnante: "la fotografia non è un hobby o si fa fotografia o non si fa". Una dormita e poi via verso il centro, per un giro per negozi di dischi e una cena indiana con due amici tortonesi.
Domenica, il mio primo incontro con i teletubbies, me li fa conoscere un cuginetto duenne bellissimo che li guarda mesmerizzato, mentre i maschi adulti della famiglia giocano con la macchinina a lui destinata.
Ed oggi si ricomincia, senza nemmeno aver avuto il tempo di rendersi conto di essere in vacanza.
Venerdì cena e chiacchere fino a notte fonda, 5 bottiglie di vino per 5 persone a tavola. Il vino buonissimo cosicchè al mattino, nonostante la piomba da sonno, la testa era insolitamente lucida.
Sabato, dopo aver disertato la palestra, prima lezione del secondo corso di fotografia con la massima di vita dell'insegnante: "la fotografia non è un hobby o si fa fotografia o non si fa". Una dormita e poi via verso il centro, per un giro per negozi di dischi e una cena indiana con due amici tortonesi.
Domenica, il mio primo incontro con i teletubbies, me li fa conoscere un cuginetto duenne bellissimo che li guarda mesmerizzato, mentre i maschi adulti della famiglia giocano con la macchinina a lui destinata.
Ed oggi si ricomincia, senza nemmeno aver avuto il tempo di rendersi conto di essere in vacanza.
25.1.08
Oggi è uno di quei giorni in cui sono preda della mia coscienza civica, quindi ho ritenuto opportuno farmi venire un travaso di bile, facendo una piccola rassegna stampa di cosa si dice sui media internazionali della crisi politica italiana.
Tutto è partito dall ascolto di una radio americana, link trovato da nonsisamai.
Di lì mi sono divertita(?) a spulciare giornali USA ed europei.
Negli USA, la notizia non si trova mai in prima pagina, ma è riportata nella sezione esteri. Spesso ci sono le foto delle agghiaccianti sceneggiate napoletane con il senatore svenuto o quelli che brindano con champagne.
In Francia, più comprensibilmente, la notizia è in prima pagina, subito sotto a quella del trader che ha fatto evaportare 5 milioni di euro dalla sera alla mattina.
I giornali tedeschi non possiedono una traduzione in altre lingue, quindi ho potuto guardare solo le foto e anche qui le immagini della sceneggiata napoletana sono ben presenti.
Abbastanza straniante è anche ascoltare la BBC in cui un composto speaker dal perfetto accento british in un minuto e mezzo riassume gli eventi della giornata di ieri, mentre in sottofondo si sente l'audio della seduta in Senato.
Di fare considerazioni di carattere politico non ho le capacità e nemmeno la forza, di proclamare il mio disgusto non vedo l'utilità.
Faccio parte di quella massa di italiani che i sondaggi riportano come sfiduciati dalla politica e con poca fede nelle istituzioni e mi domando che fare.
La voglia di fuggire all'estero è tanta e non solo per le vicende politiche italiane, forse però sarebbe più coraggioso restare e cercare di impegnarsi per cambiare veramente le cose. Il problema è da che lato cominciare.
Tutto è partito dall ascolto di una radio americana, link trovato da nonsisamai.
Di lì mi sono divertita(?) a spulciare giornali USA ed europei.
Negli USA, la notizia non si trova mai in prima pagina, ma è riportata nella sezione esteri. Spesso ci sono le foto delle agghiaccianti sceneggiate napoletane con il senatore svenuto o quelli che brindano con champagne.
In Francia, più comprensibilmente, la notizia è in prima pagina, subito sotto a quella del trader che ha fatto evaportare 5 milioni di euro dalla sera alla mattina.
I giornali tedeschi non possiedono una traduzione in altre lingue, quindi ho potuto guardare solo le foto e anche qui le immagini della sceneggiata napoletana sono ben presenti.
Abbastanza straniante è anche ascoltare la BBC in cui un composto speaker dal perfetto accento british in un minuto e mezzo riassume gli eventi della giornata di ieri, mentre in sottofondo si sente l'audio della seduta in Senato.
Di fare considerazioni di carattere politico non ho le capacità e nemmeno la forza, di proclamare il mio disgusto non vedo l'utilità.
Faccio parte di quella massa di italiani che i sondaggi riportano come sfiduciati dalla politica e con poca fede nelle istituzioni e mi domando che fare.
La voglia di fuggire all'estero è tanta e non solo per le vicende politiche italiane, forse però sarebbe più coraggioso restare e cercare di impegnarsi per cambiare veramente le cose. Il problema è da che lato cominciare.
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fastidio e disgusto,
pessimismo
23.1.08
In queste notti le mie piccole frustrazioni vengono a farmi visita in forma onirica.
E così incontro persone che nel mondo al di là della barriera del buio, fanno milioni di cose in più rispetto alla vita reale e apertamente dico loro di invidiarli. E sotto sotto, già per quel che fanno od hanno fatto, un po' le invidio nella vita di tutti i giorni.
O ne incontro altre ed hanno gli occhi tristi ed io penso che è giusto che sia così, anche se nella vita reale non lo ammetterei nemmeno con me stessa.
E alla mattina mi risveglio un po' inquieta.
Qualla rinnovata energia derivante dal piccolo passetto interiore fatto non si sa dove nè quando, che mi accompagna di questi giorni, mi sembra un po' offuscata dagli scherzi che il mio subconscio mi gioca durante la notte.
Poi l'arrivo dal Giappone di un pacchetto ormai dato per disperso e qualche gadget portato a casa dal Marito, mi lasciano gioiosa ed eccitata come una bambina la vigilia di Natale.
Il che, in un attimo di lucidità, mi porta a pormi inquietanti interrogativi sulla mia salute mentale.
O ne incontro altre ed hanno gli occhi tristi ed io penso che è giusto che sia così, anche se nella vita reale non lo ammetterei nemmeno con me stessa.
E alla mattina mi risveglio un po' inquieta.
Qualla rinnovata energia derivante dal piccolo passetto interiore fatto non si sa dove nè quando, che mi accompagna di questi giorni, mi sembra un po' offuscata dagli scherzi che il mio subconscio mi gioca durante la notte.
Poi l'arrivo dal Giappone di un pacchetto ormai dato per disperso e qualche gadget portato a casa dal Marito, mi lasciano gioiosa ed eccitata come una bambina la vigilia di Natale.
Il che, in un attimo di lucidità, mi porta a pormi inquietanti interrogativi sulla mia salute mentale.
21.1.08
Ieri sera mentre tentavo di dare fuoco alla casa cuocendo la pizza in forno alla massima temperatura, ho avuto la sventurata idea di guardare il telegiornale.
La processione di politici e di gente comune a difesa della tolleranza e della libertà di espressione in relazione al "grave torto" di cui è stata vittima "Sua Santità", non ha fatto altro che aumentare il mio parossismo.
E così mentre mi agitavo per casa sventolando uno strofinaccio per cacciar fuori di finestra il fumo originatosi dalla pizza lanciavo invettive a destra e a manca. Che se una qualche divinità capricciosa mi avesse ascoltato, oggi l'Italia si ritroverebbe orfana di un paio di milioni di abitanti.
Mi rendo conto che un coro da stadio inneggiante alla morte di qualcuno, non è una buona argomentazione delle mie idee, pertanto, se avete voglia di provare un sano sdegno già di lunedì mattina, vi consiglio di leggere l'ottimo post di Lia che ricostruisce la faccenda in modo esemplare.
La processione di politici e di gente comune a difesa della tolleranza e della libertà di espressione in relazione al "grave torto" di cui è stata vittima "Sua Santità", non ha fatto altro che aumentare il mio parossismo.
E così mentre mi agitavo per casa sventolando uno strofinaccio per cacciar fuori di finestra il fumo originatosi dalla pizza lanciavo invettive a destra e a manca. Che se una qualche divinità capricciosa mi avesse ascoltato, oggi l'Italia si ritroverebbe orfana di un paio di milioni di abitanti.
Mi rendo conto che un coro da stadio inneggiante alla morte di qualcuno, non è una buona argomentazione delle mie idee, pertanto, se avete voglia di provare un sano sdegno già di lunedì mattina, vi consiglio di leggere l'ottimo post di Lia che ricostruisce la faccenda in modo esemplare.
18.1.08
Quando la mattina ti svegli credendo che sia sabato, per quante precauzioni tu possa prendere, non c'è nulla da fare: la giornata lavorativa ti sembrerà interminabile.
Lo sterminio della massa grassa in palestra ti sembrerà una prospettiva paradisiaca in confronto allo stazionamento coatto alla scrivania.
Lo sterminio della massa grassa in palestra ti sembrerà una prospettiva paradisiaca in confronto allo stazionamento coatto alla scrivania.
17.1.08
E' noto che nel mio dna ci sia una buona dose di anticlericalismo, ma non credo che questo influisca sul mio giudizio sulla vicenda Pap@ alla Sapienz@.
Questo Pap@ è un esempio vivente di intolleranza e di oscurantismo, che senso aveva invitarlo all'inaugurazione dell'anno accademico?
In veste di capo spirituale? Ma cosa c'entra la spiritualità di ciascuno, quando si parla di conoscenza e di sapere?
Un altro conto sarebbe stato invitarlo alla inaugurazione di un corso di teologia.
Oggi a pranzo ho avuto la sfortuna di seguire un paio di tg che riferivano dell'inaugurazione e riportavano i commenti "rammaricati" di tutti i convenuti per "l'occasione mancata" nonchè le manifestazioni di sdegno degli studenti cattolici che hanno assistito alla cerimonia imbavagliati per sottolineare l'intolleranza di cui è stato vittima R@tzinger.
Ma alla fine qualcuno ha vietato al Pap@ di presenziare all'evento? E' lui che ha rinunciato per "questioni di sicurezza". Ma la sicurezza era garantita come da dichiarazioni dello stesso Amato.
Se in nome della tolleranza il Pap@ avrebbe dovuto parlare, perchè chi ha manifestato il suo disappunto per l'invito al pontefice è stato subito un intollerante? Non era in diritto anche lui di esprimere la sua opinione?
Mi ha detto A. che ieri davanti al suo ufficio i ciel lini volantinavano gridando allo scandalo, in quest'ottica ho trovato consolante che stammatina davanti al mio ufficio ci fossero solo i ragazzi di lott@ comunist@, non so se di primo mattino avrei avuto la forza di ingoiarmi un ciellino vestito e con le scarpe.
Questo Pap@ è un esempio vivente di intolleranza e di oscurantismo, che senso aveva invitarlo all'inaugurazione dell'anno accademico?
In veste di capo spirituale? Ma cosa c'entra la spiritualità di ciascuno, quando si parla di conoscenza e di sapere?
Un altro conto sarebbe stato invitarlo alla inaugurazione di un corso di teologia.
Oggi a pranzo ho avuto la sfortuna di seguire un paio di tg che riferivano dell'inaugurazione e riportavano i commenti "rammaricati" di tutti i convenuti per "l'occasione mancata" nonchè le manifestazioni di sdegno degli studenti cattolici che hanno assistito alla cerimonia imbavagliati per sottolineare l'intolleranza di cui è stato vittima R@tzinger.
Ma alla fine qualcuno ha vietato al Pap@ di presenziare all'evento? E' lui che ha rinunciato per "questioni di sicurezza". Ma la sicurezza era garantita come da dichiarazioni dello stesso Amato.
Se in nome della tolleranza il Pap@ avrebbe dovuto parlare, perchè chi ha manifestato il suo disappunto per l'invito al pontefice è stato subito un intollerante? Non era in diritto anche lui di esprimere la sua opinione?
Mi ha detto A. che ieri davanti al suo ufficio i ciel lini volantinavano gridando allo scandalo, in quest'ottica ho trovato consolante che stammatina davanti al mio ufficio ci fossero solo i ragazzi di lott@ comunist@, non so se di primo mattino avrei avuto la forza di ingoiarmi un ciellino vestito e con le scarpe.
14.1.08
Sabato le vicine gentili sono passate a portarmi un regaluccio natalizio postumo.
Poco ci è mancato che il Marito, scambiandole per venditrici della folletto, non le facesse entrare.
Ho pensato fosse carino invitarle domenica pomeriggio per berci un the.
Mentre le invitavo e pensavo a quale dolcetto preparare in accompagnamento al the alla liquerizia, mi sentivo una novella Bree Van der Kamp.
Apparecchiando la tavola il set di mug scombinati dava i primi segnali della mia inadeguatezza al ruolo di casalinga modello.
Guardando i muffins crescere al caldo del forno però mi sentivo parzialmente riscattata dalla mancanza di fini porcellane. Questo fino a quando il Marito mi domandava:
"Ma quanta candeggina hai usato per pulire la cucina? C'è una puzza!"
Mai muffins lievitarono meglio, sappiate però che eccedere nelle dosi di ammoniaca per dolci, vi porterà sì ad una splendida lievitazione, ma farà sì che i vostri dolci sembrino bagnati con la candeggina.
Ho pensato fosse carino invitarle domenica pomeriggio per berci un the.
Mentre le invitavo e pensavo a quale dolcetto preparare in accompagnamento al the alla liquerizia, mi sentivo una novella Bree Van der Kamp.
Apparecchiando la tavola il set di mug scombinati dava i primi segnali della mia inadeguatezza al ruolo di casalinga modello.
Guardando i muffins crescere al caldo del forno però mi sentivo parzialmente riscattata dalla mancanza di fini porcellane. Questo fino a quando il Marito mi domandava:
"Ma quanta candeggina hai usato per pulire la cucina? C'è una puzza!"
Mai muffins lievitarono meglio, sappiate però che eccedere nelle dosi di ammoniaca per dolci, vi porterà sì ad una splendida lievitazione, ma farà sì che i vostri dolci sembrino bagnati con la candeggina.
11.1.08
Guardando gli annunci di lavoro in questi anni mi sono sentita a lungo una irrimediabile sfigata.
Volevano master in business administration da 50000 euro o neolaureati con 10 anni di esperienza.
Un giorno cercavano solo esperti SAP, quello successivo solo programmatori COBOL.
Il Java è il linguaggio 2.0 per eccellenza: è l'Italia ad essere poco 2.0.
Il mio profilo sembrava corrispondere solo agli annunci di ditte che volevano consulenti da piazzare dal cliente per cui sto lavorando da 7 anni e che, per inciso, non assumono persone che già stanno lavorando lì.
E la risposta invece era di una semplicità imbarazzante: bastava guardare gli annunci di lavoro all'estero. In Svezia Norvegia e Finlandia cercano persone con esattamente il mio curriculum.
L'ultimo che mi è passato per le mani prevede come sede di lavoro Lillehammer.
Sì, potrebbe esserci qualche problemino di adattamento alla situazione climatica e metereologica, però nel finesettimana si possono mettere alla prova i menischi sulle piste da sci.
Che faccio, mando il CV?
Volevano master in business administration da 50000 euro o neolaureati con 10 anni di esperienza.
Un giorno cercavano solo esperti SAP, quello successivo solo programmatori COBOL.
Il Java è il linguaggio 2.0 per eccellenza: è l'Italia ad essere poco 2.0.
Il mio profilo sembrava corrispondere solo agli annunci di ditte che volevano consulenti da piazzare dal cliente per cui sto lavorando da 7 anni e che, per inciso, non assumono persone che già stanno lavorando lì.
E la risposta invece era di una semplicità imbarazzante: bastava guardare gli annunci di lavoro all'estero. In Svezia Norvegia e Finlandia cercano persone con esattamente il mio curriculum.
L'ultimo che mi è passato per le mani prevede come sede di lavoro Lillehammer.
Sì, potrebbe esserci qualche problemino di adattamento alla situazione climatica e metereologica, però nel finesettimana si possono mettere alla prova i menischi sulle piste da sci.
Che faccio, mando il CV?
10.1.08
Tempo che passa.
C'era una volta ETDC. Col passare degli anni ETDC ha dismesso anelli d'argento e guinzaglione portachiavi, pantaloni con tascone e berretti rasta, ha smesso di dire cazzate a raffica e cose imbarazzanti in situazioni inappropriate e siccome tutto sommato ETDC è un ragazzo intelligente ha fatto carriera.
ETDC, sebbene non sia un adone, ha sempre avuto ragazze bellissime e alla fine pare pure ne abbia trovata una disposta a dividere con lui gioie e dolori, salute e malattie finchè morte o divorzio non li separi.
ETDC dopo 10 anni di onorato servizio nell'azienda dove sono impiegata di serie B (leggasi consulente) ha salutato tutti e imboccato una strada lastricata d'oro che lo condurrà verso nuovi orizzonti.
Ieri passando a salutarlo nell'ufficio in cui si stava svolgendo il classico "party di addio", al giro dei saluti mi ha abbracciato e mi ha regalato uno dei suoi sorrisi sornioni di un tempo.
Poi ha scartato scartato il regalo di addio ed ha preso possesso del suo portachiavi e della sua penna Mont Blanc, lì ho capito che stiamo invecchiando.
C'era una volta ETDC. Col passare degli anni ETDC ha dismesso anelli d'argento e guinzaglione portachiavi, pantaloni con tascone e berretti rasta, ha smesso di dire cazzate a raffica e cose imbarazzanti in situazioni inappropriate e siccome tutto sommato ETDC è un ragazzo intelligente ha fatto carriera.
ETDC, sebbene non sia un adone, ha sempre avuto ragazze bellissime e alla fine pare pure ne abbia trovata una disposta a dividere con lui gioie e dolori, salute e malattie finchè morte o divorzio non li separi.
ETDC dopo 10 anni di onorato servizio nell'azienda dove sono impiegata di serie B (leggasi consulente) ha salutato tutti e imboccato una strada lastricata d'oro che lo condurrà verso nuovi orizzonti.
Ieri passando a salutarlo nell'ufficio in cui si stava svolgendo il classico "party di addio", al giro dei saluti mi ha abbracciato e mi ha regalato uno dei suoi sorrisi sornioni di un tempo.
Poi ha scartato scartato il regalo di addio ed ha preso possesso del suo portachiavi e della sua penna Mont Blanc, lì ho capito che stiamo invecchiando.
9.1.08
Me l'ero presa con Negroponte, forse avrei dovuto avercela con la Intel, di certo, da buona Cassandra, non ero andata molto lontana dalla verità.
Il progetto "One laptop per child" il cui scopo era quello di diffondere la cultura informatica fra i bambini dei paesi in via di sviluppo fornendo laptop a basso costo ed alta resistenza, si sta arenando.
Per finanziare il progetto infatti Negroponte si è avvalso di aiuti di aziende private, fra cui la Intel.
Pare che una volta divenute chiare le dimensioni della fetta di mercato "paesi in via di sviluppo", il colosso abbia deciso di intromettersi, andando ad offrire un laptop altrettanto economico di cui però possiede il brevetto e della vendita del quale avrebbero beneficiato solo le sue tasche.
Che sia stata Intel a sfanculare Negroponte per sue presunte intromissioni sulla politica di vendite dell'azienda o se Negroponte abbia rifiutato i soldi di Intel perchè questa gli stava facendo concorrenza sleale, poco importa. Tutto si riduce ad una questione di soldi gabellata per una questione di beneficenza.
Qui la notizia riportata da repubblica e qui riportata dal punto informatico.
Infine qui un commento che mi ha fatto ridere e che riporto in parte: "Assuming you buy into Negroponte's premise of supplying the world's poor with computers, then who really cares if the children use a computer spawned of monetary self-interest or (supposedly) altruistic motivations -- just as long as the kids can play Doom on something?"
Il progetto "One laptop per child" il cui scopo era quello di diffondere la cultura informatica fra i bambini dei paesi in via di sviluppo fornendo laptop a basso costo ed alta resistenza, si sta arenando.
Per finanziare il progetto infatti Negroponte si è avvalso di aiuti di aziende private, fra cui la Intel.
Pare che una volta divenute chiare le dimensioni della fetta di mercato "paesi in via di sviluppo", il colosso abbia deciso di intromettersi, andando ad offrire un laptop altrettanto economico di cui però possiede il brevetto e della vendita del quale avrebbero beneficiato solo le sue tasche.
Che sia stata Intel a sfanculare Negroponte per sue presunte intromissioni sulla politica di vendite dell'azienda o se Negroponte abbia rifiutato i soldi di Intel perchè questa gli stava facendo concorrenza sleale, poco importa. Tutto si riduce ad una questione di soldi gabellata per una questione di beneficenza.
Qui la notizia riportata da repubblica e qui riportata dal punto informatico.
Infine qui un commento che mi ha fatto ridere e che riporto in parte: "Assuming you buy into Negroponte's premise of supplying the world's poor with computers, then who really cares if the children use a computer spawned of monetary self-interest or (supposedly) altruistic motivations -- just as long as the kids can play Doom on something?"
La composizione della borsa della palestra non è materia semplice.
Il primo giorno ad esempio ho dimenticato l'asciugamano da poggiare sugli attrezzi e visto il grado di sudorazione degli altri avventori, non è stata cosa saggia.
Ieri ho ricordato l'asciugamano, la borsina per gli effetti personali e l'ipod, peccato che dopo i primi 3 minuti di cyclette la batteria di quest'ultimo si sia esaurita costringendomi ad ascoltare la radio della palestra.
Conto per venerdì di riuscire a trovare la giusta configurazione.
I frequentatori della palestra sono un popolo variopinto e ciò mi consente di vivere nella mia anonimità e orsaggine senza essere costretta a socializzare, almeno fino a quando non mi metterò a frequentare qualche corso. Per quello però devo aspettare di aver recuperato un po' di fiato, visto l'imbarazzante risultato della spirometria di ieri a causa del quale il medico mi ha consigliato di limitarmi nella pratica dello spinning che va bene che sono brachicardica, ma potrei diventare cianotica per mancanza di ossigeno.
Il primo giorno ad esempio ho dimenticato l'asciugamano da poggiare sugli attrezzi e visto il grado di sudorazione degli altri avventori, non è stata cosa saggia.
Ieri ho ricordato l'asciugamano, la borsina per gli effetti personali e l'ipod, peccato che dopo i primi 3 minuti di cyclette la batteria di quest'ultimo si sia esaurita costringendomi ad ascoltare la radio della palestra.
Conto per venerdì di riuscire a trovare la giusta configurazione.
I frequentatori della palestra sono un popolo variopinto e ciò mi consente di vivere nella mia anonimità e orsaggine senza essere costretta a socializzare, almeno fino a quando non mi metterò a frequentare qualche corso. Per quello però devo aspettare di aver recuperato un po' di fiato, visto l'imbarazzante risultato della spirometria di ieri a causa del quale il medico mi ha consigliato di limitarmi nella pratica dello spinning che va bene che sono brachicardica, ma potrei diventare cianotica per mancanza di ossigeno.
7.1.08
Niente bilanci sull'anno passato nè buoni propositi per l'anno futuro, si prosegue a casaccio nella speranza che alla prossima svolta una sorpresa ci stupisca.
E stasera, si comincia ad andare in palestra, per non buttare via l'abbonamento che sconsideratamente si è sottoscritto fra Natale e Capodanno, in piena crisi di rimorso per i troppi dolciumi ingeriti.
Che il cielo mi assita.
E stasera, si comincia ad andare in palestra, per non buttare via l'abbonamento che sconsideratamente si è sottoscritto fra Natale e Capodanno, in piena crisi di rimorso per i troppi dolciumi ingeriti.
Che il cielo mi assita.
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Roma parte IV: la città
Una città così bella non l'ho mai vista, così grande e così bella in ogni sua parte. Così maestosa, così eterna.
Le zone del culto, città del Vaticano da San Pietro fino a Castel Sant'Angelo, via della conciliazione. San Giovanni in Laterano.
Le zone della storia, il Colosseo i fori imperiali il Circo Massimo
Le vie della moda via del corso, via condotti piazza di Spagna.
La terrazza sul Pincio, piazza del popolo, le propaggini di villa Borghese.
Piazza Barberini e la fontana di Trevi.
Montecitorio, piazza Colonna.
Il quartiere intorno alla fermata Cavour della metro, le vie strette, i ristoranti etnici.
Piazza Navona e le bancarelle della Befana, Campo dei fiori.
Trastevere.
Il Tevere.
E tutto quel verde, tutti quei parchi.
Le parole non bastano a descrivere la meraviglia e l'atmosfera che ogni singola pietra emana.
Nella mia personalissima classifica delle città in cui mi piacerebbe vivere, però Roma non ha conquistato un posto in classifica. Del resto neanche Parigi l'aveva fatto la prima volta che l'avevo visitata, diamole tempo.
Roma parte V: i negozi
Vivendo nella grande pera, capitale della moda, che i negozi di abbigliamento riuscissero a sorpendermi era improbabile ed infatti non ho visto nulla di particolarmente nuovo o originale o conveniente.
Le meraviglie di risparmio che la mia collega G. romana mi decanta, non le ho potute apprezzare, del resto non avevo quadri da incorniciare o occhiali a cui cambiare le lenti. In compenso a Roma c'è Castroni. Il Negozio di alimentari etnici e non. Più piccolo e raccolto di Peck, con una atmosfera meno fighetta, ma più calda, senza i commessi che ti scrutano con aria schifata, con tanta gente che curiosa e che compra.
Scaffalate di diversi tipi di the e caffè , marmellate, farine, salsine e tutto ciò che ti può venire in mente, soprattutto dopo aver letto qualche food blog o rivista di cucina di troppo.
Una città così bella non l'ho mai vista, così grande e così bella in ogni sua parte. Così maestosa, così eterna.
Le zone del culto, città del Vaticano da San Pietro fino a Castel Sant'Angelo, via della conciliazione. San Giovanni in Laterano.
Le zone della storia, il Colosseo i fori imperiali il Circo Massimo
Le vie della moda via del corso, via condotti piazza di Spagna.
La terrazza sul Pincio, piazza del popolo, le propaggini di villa Borghese.
Piazza Barberini e la fontana di Trevi.
Montecitorio, piazza Colonna.
Il quartiere intorno alla fermata Cavour della metro, le vie strette, i ristoranti etnici.
Piazza Navona e le bancarelle della Befana, Campo dei fiori.
Trastevere.
Il Tevere.
E tutto quel verde, tutti quei parchi.
Le parole non bastano a descrivere la meraviglia e l'atmosfera che ogni singola pietra emana.
Nella mia personalissima classifica delle città in cui mi piacerebbe vivere, però Roma non ha conquistato un posto in classifica. Del resto neanche Parigi l'aveva fatto la prima volta che l'avevo visitata, diamole tempo.
Roma parte V: i negozi
Vivendo nella grande pera, capitale della moda, che i negozi di abbigliamento riuscissero a sorpendermi era improbabile ed infatti non ho visto nulla di particolarmente nuovo o originale o conveniente.
Le meraviglie di risparmio che la mia collega G. romana mi decanta, non le ho potute apprezzare, del resto non avevo quadri da incorniciare o occhiali a cui cambiare le lenti. In compenso a Roma c'è Castroni. Il Negozio di alimentari etnici e non. Più piccolo e raccolto di Peck, con una atmosfera meno fighetta, ma più calda, senza i commessi che ti scrutano con aria schifata, con tanta gente che curiosa e che compra.
Scaffalate di diversi tipi di the e caffè , marmellate, farine, salsine e tutto ciò che ti può venire in mente, soprattutto dopo aver letto qualche food blog o rivista di cucina di troppo.
6.1.08
Roma parte II : i romani
Credo che il Marito fosse alquanto preoccupato delle mie possibili reazioni nell'interazione con la popolazione locale. Conoscendo il mio innato isterismo, accresciuto se possibile da otto anni di vita nella città delle gente in affanno, probabilmente temeva che la flemma romana mi mandasse in crisi. Io, per contro, ero preoccupata di trovarmi in un posto in cui tutti avessero la cadenza della macchietta cinematografica romana.
Potrei dire che le cose invece sono andate oltre le più rosee aspettative e che il modo di fare romano mi mette allegria, non fosse che potrei essere smentita dagli innumerevoli testimoni della mia crisi isterica sulle scale della metro. Rei dell'aver suscitato le mie ire l'autista Atac che alla mia richiesta di aiuto sulla linea da prendere alzando le spalle ci aveva risposto "non so, se va alla fermata ci sono le tabelle" e il carabiniere di guardia a San Pietro che alla mia domanda "è questa la fila per entrare in chiesa?" mi aveva risposto "certo", salvo poi scoprire una volta passato il controllo che mi aveva spedito nella fila per l'udienza papale.
Roma parte III: i mezzi pubblici
Non pervenuti. L'unica città al mondo in cui le notte di Capodanno il servizio di trasporto è ridotto invece che essere potenziato.
Credo che il Marito fosse alquanto preoccupato delle mie possibili reazioni nell'interazione con la popolazione locale. Conoscendo il mio innato isterismo, accresciuto se possibile da otto anni di vita nella città delle gente in affanno, probabilmente temeva che la flemma romana mi mandasse in crisi. Io, per contro, ero preoccupata di trovarmi in un posto in cui tutti avessero la cadenza della macchietta cinematografica romana.
Potrei dire che le cose invece sono andate oltre le più rosee aspettative e che il modo di fare romano mi mette allegria, non fosse che potrei essere smentita dagli innumerevoli testimoni della mia crisi isterica sulle scale della metro. Rei dell'aver suscitato le mie ire l'autista Atac che alla mia richiesta di aiuto sulla linea da prendere alzando le spalle ci aveva risposto "non so, se va alla fermata ci sono le tabelle" e il carabiniere di guardia a San Pietro che alla mia domanda "è questa la fila per entrare in chiesa?" mi aveva risposto "certo", salvo poi scoprire una volta passato il controllo che mi aveva spedito nella fila per l'udienza papale.
Roma parte III: i mezzi pubblici
Non pervenuti. L'unica città al mondo in cui le notte di Capodanno il servizio di trasporto è ridotto invece che essere potenziato.
4.1.08
Ed eccomi strategicamente ancora in ferie a godermi dal calduccio di casa mia la neve trovata ieri sera al mio rientro da Roma. Il Marito è a provare e il pc è in mio possesso, speravate mica che non vi facessi il resoconto delle vacanze, vero?
Roma parte I: il B&B
Le premesse sono note, a dieci giorni dalla partenza il B&B in cui avevamo prenotato ci fa sapere che il condominio in cui ha sede la struttura gli ha fatto causa e si vede quindi costretto a sospendere l'attività. Ci propone in alternativa un'altra struttura di cui però su internet non si trovano tracce.
Arriviamo a Roma con i cornetti antisfiga in valigia, io già mi vedo a "Mi manda rai tre " a denunciare l'ennesima truffa ai danni del viaggiatore, "turista fai da te ahi ahi ahi".
Il secondo B&B esiste ed è pulito: di più i conetti non hanno potuto. E' lontano dalla metro, il cesso è privato, ma non è in camera e soprattutto il proprietario è un simpatico cazzone, affittacamera abusivo, che in casa oltre agli ospiti paganti dà alloggio ad una torma di amici alquanto rumorosi. La nostra stanza è confinante con quella del proprietario in cui la comune hippie festeggia il nuovo anno, solo la levataccia e la stanchezza del viaggio ci permettono il giusto riposo.
Ma la vera chicca è la colazione per la quale il proprietario si affida al bar nel palazzo di fronte. Pronunciando le fatidiche parole "stiamo a casa di E." il barista ammica e ci allunga cappuccio e brioche.
Roma parte I: il B&B
Le premesse sono note, a dieci giorni dalla partenza il B&B in cui avevamo prenotato ci fa sapere che il condominio in cui ha sede la struttura gli ha fatto causa e si vede quindi costretto a sospendere l'attività. Ci propone in alternativa un'altra struttura di cui però su internet non si trovano tracce.
Arriviamo a Roma con i cornetti antisfiga in valigia, io già mi vedo a "Mi manda rai tre " a denunciare l'ennesima truffa ai danni del viaggiatore, "turista fai da te ahi ahi ahi".
Il secondo B&B esiste ed è pulito: di più i conetti non hanno potuto. E' lontano dalla metro, il cesso è privato, ma non è in camera e soprattutto il proprietario è un simpatico cazzone, affittacamera abusivo, che in casa oltre agli ospiti paganti dà alloggio ad una torma di amici alquanto rumorosi. La nostra stanza è confinante con quella del proprietario in cui la comune hippie festeggia il nuovo anno, solo la levataccia e la stanchezza del viaggio ci permettono il giusto riposo.
Ma la vera chicca è la colazione per la quale il proprietario si affida al bar nel palazzo di fronte. Pronunciando le fatidiche parole "stiamo a casa di E." il barista ammica e ci allunga cappuccio e brioche.
26.12.07
Ed eccomi reduce dal tour de force di cene e pranzi natalizi, ancora viva, ma probabilmente con qualche chilo in più, cosa che per fortuna data l'assenza di una bilancia per il momento non posso verificare.
Posso invece confermare che la questione del "Natale con i tuoi" si fa col passare degli anni via via più complicata, per non dire dell'elevato rischio divorzio per le coppie sposate. Rischio che cresce esponenzialmente col numero dei parenti a cui rendere omaggio di persona.
Fortunatamente poi una volta trovato un accordo di massima più difficile da ratificare degli accordi di Camp David, una volta seduti a tavola si dimenticano le contese e ci si gode la compagnia.
Dopo 12 ore di sonno filato e una colazione a base di yogurt bianco sono pronta ad affrontare un paio di giorni di rehab a pastine in bianco e insalata.
E a fare gli auguri di persona agli amici davanti ad un bicchiere di succo d'ananas.
Buone feste a tutti.
Posso invece confermare che la questione del "Natale con i tuoi" si fa col passare degli anni via via più complicata, per non dire dell'elevato rischio divorzio per le coppie sposate. Rischio che cresce esponenzialmente col numero dei parenti a cui rendere omaggio di persona.
Fortunatamente poi una volta trovato un accordo di massima più difficile da ratificare degli accordi di Camp David, una volta seduti a tavola si dimenticano le contese e ci si gode la compagnia.
Dopo 12 ore di sonno filato e una colazione a base di yogurt bianco sono pronta ad affrontare un paio di giorni di rehab a pastine in bianco e insalata.
E a fare gli auguri di persona agli amici davanti ad un bicchiere di succo d'ananas.
Buone feste a tutti.
21.12.07
Mentre tento in ogni modo di procrastinare ciò che mi resta da finire per andare in ferie con la coscienza leggera, mi godo i miei 5 minuti di gloria
20.12.07
Ieri sera dopo aver chiamato mio padre ed avere trovato il telefono occupato, ho deciso di combattere l'abbandono andando al piccolo rinfresco autogestito condominiale.
Grazie al cielo per una volta i problemi del palazzo sono stati trascurati, per chiacchere un po' più frivole, sgranocchiamenti di vari dolciumi natalizi e sbevazzamenti annessi.
I miei biscottini natalizi hanno avuto grande successo.
A questo punto decidessi di aprire una pasticceria clandestina potrei contare su una cinquantina di clienti fissi.
19.12.07
Sindrome da abbandono.
L'insegnante di inglese mi ha bidonato per l'ennesima volta. E dire che ci eravamo sentite domenica per concordare l'orario e il giorno.
Ho saltellato davanti al cancelletto della sua villetta a schiera per tenermi calda tra una scampanellata e l'altra.
L'ho chiamata sul cellulare senza ottenere risposta. Sono tornata verso casa.
A metà strada mi sono detta che non avevo scampanellato abbastanza, che la sua macchina era parcheggiata lì in strada e che quindi magari non mi aveva sentito e non aveva neppure sentito il cellulare. Del resto ha tre piani di villetta se lascia il telefono in taverna magari non lo sente.
Ho invertito la macchina sono ritornata sotto casa sua. Ho riscampanellato rischiando l'assideramento.
Nessuna risposta.
Sono tornata a casa un po' stranita, le ho mandato un sms.
Siccome di fondo tendo a pensare bene della gente, più che incazzata per il bidone senza preavviso sono preoccupata per lei. Pur sapendo che casinista com'è spesso dimentica le cose, ho iniziato a farmi scenari assurdi di rapimenti e cose varie.
Speriamo che si faccia viva presto.
Una volta a casa ho pensato di telefonare a mia madre per raccontarle la disavventura e sentire come sta. Mia madre non risponde al telefono.
Il Marito è al lavoro
La sindrome da abbandono è un'ottima scusa per fare fuori quella tavoletta di cioccolato che mi sta guardando.
L'insegnante di inglese mi ha bidonato per l'ennesima volta. E dire che ci eravamo sentite domenica per concordare l'orario e il giorno.
Ho saltellato davanti al cancelletto della sua villetta a schiera per tenermi calda tra una scampanellata e l'altra.
L'ho chiamata sul cellulare senza ottenere risposta. Sono tornata verso casa.
A metà strada mi sono detta che non avevo scampanellato abbastanza, che la sua macchina era parcheggiata lì in strada e che quindi magari non mi aveva sentito e non aveva neppure sentito il cellulare. Del resto ha tre piani di villetta se lascia il telefono in taverna magari non lo sente.
Ho invertito la macchina sono ritornata sotto casa sua. Ho riscampanellato rischiando l'assideramento.
Nessuna risposta.
Sono tornata a casa un po' stranita, le ho mandato un sms.
Siccome di fondo tendo a pensare bene della gente, più che incazzata per il bidone senza preavviso sono preoccupata per lei. Pur sapendo che casinista com'è spesso dimentica le cose, ho iniziato a farmi scenari assurdi di rapimenti e cose varie.
Speriamo che si faccia viva presto.
Una volta a casa ho pensato di telefonare a mia madre per raccontarle la disavventura e sentire come sta. Mia madre non risponde al telefono.
Il Marito è al lavoro
La sindrome da abbandono è un'ottima scusa per fare fuori quella tavoletta di cioccolato che mi sta guardando.
18.12.07
Regola di vita aziendale
Se entrando nel luogo deputato all'aperitivo aziendale natalizio, notate che sul banco del buffet ci sono solo fette di pandoro rinsecchito è inutile fermarsi a sentire ciò che i manager hanno da raccontare: sicuramente i risultati aziendali non sono stati buoni.
Corollario
In caso vi fermiate fino alla fine sappiate che la vostra speranza che vi venga data l'agenda del 2008 sarà frustrata.
Se entrando nel luogo deputato all'aperitivo aziendale natalizio, notate che sul banco del buffet ci sono solo fette di pandoro rinsecchito è inutile fermarsi a sentire ciò che i manager hanno da raccontare: sicuramente i risultati aziendali non sono stati buoni.
Corollario
In caso vi fermiate fino alla fine sappiate che la vostra speranza che vi venga data l'agenda del 2008 sarà frustrata.
17.12.07
Al di là delle questioni di vestiario su cui lungamente mi sono paranoiata per poi vedere pantaloni di velluto a coste larghe color cacchetta, nike natalizie dorate, un piumino trapuntato verde elettrico e alcune persone vestite come se dovessero iniziare il turno di lavoro dietro il bancone della posta,
al di là dell'atmosfera per certi versi da saggio di fine anno, con ragazzine di sei, sette anni che nelle pause scorrazzavano per i corridoi,
al di là del fatto che il palco doveva avere 6 posti, invece c'erano 8 sgabelli e 7 persone e a stare appollaiati l'alternativa è fra il torcicollo e la sciatica,
al di là del costo esagerato del biglietto
è bastato che la musica iniziasse e il sipario si aprisse per dimenticare tutto e rimanere incantata davanti alla meraviglia di ciò che stava avvenendo sul palco.
Che io della danza classica ho smesso di interessarmi a otto anni, quando hanno iniziato a farmi mettere le scarpette con le punte ed ho deciso che il tutù rosa non era un compenso sufficiente al mal di piedi. E gli unici spettacoli di balletto a cui avevo assistito fino a venerdì erano i saggi di fine anno delle scuole di danza.
E invece ballerini sembra che futtuino nell'aria e si muovano senza sforzo alcuno, non ballano, levitano.
E le scenografie, la musica, i costumi. Sono rimasta lì tre ore con gli occhi spalancati come un bambino la prima volta che vede la neve.
al di là dell'atmosfera per certi versi da saggio di fine anno, con ragazzine di sei, sette anni che nelle pause scorrazzavano per i corridoi,
al di là del fatto che il palco doveva avere 6 posti, invece c'erano 8 sgabelli e 7 persone e a stare appollaiati l'alternativa è fra il torcicollo e la sciatica,
al di là del costo esagerato del biglietto
è bastato che la musica iniziasse e il sipario si aprisse per dimenticare tutto e rimanere incantata davanti alla meraviglia di ciò che stava avvenendo sul palco.
Che io della danza classica ho smesso di interessarmi a otto anni, quando hanno iniziato a farmi mettere le scarpette con le punte ed ho deciso che il tutù rosa non era un compenso sufficiente al mal di piedi. E gli unici spettacoli di balletto a cui avevo assistito fino a venerdì erano i saggi di fine anno delle scuole di danza.
E invece ballerini sembra che futtuino nell'aria e si muovano senza sforzo alcuno, non ballano, levitano.
E le scenografie, la musica, i costumi. Sono rimasta lì tre ore con gli occhi spalancati come un bambino la prima volta che vede la neve.
14.12.07
Se nelle prossime tre ore non vengo tirata sotto da un tram, stasera dovrei essere a vedere il balletto, nel Teatro dal rigido dress code.
Stamattina prima di uscire ho preparato sul letto l'abituzzo nero e il relativo coprispalle, per un cambio d'abito stile pit stop.
Ho estratto la borsetta nera, poi ho pensato di controllare quanto male stava un cappotto blu sopra ad un abito nero.
Con mio grande raccapriccio mi sono resa conto che il summenzionato cappotto, per quanto elegante e di ottima fattura, porta il segno degli anni in cui è stato acquistato: le spalline imbottite.
La sensazione di essere un giocatore di rugby con il pastrano e i tacchi, ha momentaneamente messo in secondo piano la questione colore.
Le alternative sono le seguenti:
il summenzionato cappotto anni ottanta
cappotto Loden da uomo verde (no, non lo ruberei al marito è il mio, l'ho messo per anni)
giaccone nero da pescatore dei mari del nord (giacca che abitualmente indosso)
giacca da sci
chiodo di pelle nera stile biker
giacca di pelle nera
tisi e/o stupro conseguenti al mio girare per Milano senza giacca alcuna in una sera di dicembre
Si accettano consigli.
Stamattina prima di uscire ho preparato sul letto l'abituzzo nero e il relativo coprispalle, per un cambio d'abito stile pit stop.
Ho estratto la borsetta nera, poi ho pensato di controllare quanto male stava un cappotto blu sopra ad un abito nero.
Con mio grande raccapriccio mi sono resa conto che il summenzionato cappotto, per quanto elegante e di ottima fattura, porta il segno degli anni in cui è stato acquistato: le spalline imbottite.
La sensazione di essere un giocatore di rugby con il pastrano e i tacchi, ha momentaneamente messo in secondo piano la questione colore.
Le alternative sono le seguenti:
il summenzionato cappotto anni ottanta
cappotto Loden da uomo verde (no, non lo ruberei al marito è il mio, l'ho messo per anni)
giaccone nero da pescatore dei mari del nord (giacca che abitualmente indosso)
giacca da sci
chiodo di pelle nera stile biker
giacca di pelle nera
Si accettano consigli.
12.12.07
Bollettino
Gli autotrasportatori stanno tenendo in ostaggio il regalo per la suocera, la benzina a quanto pare scarseggia, la Bauli ha sospeso la produzione di Pandoro. In compenso l'auchan è così stipata di merci che passeggiando nei corridoi si è presi dalla sindrome di Stendhal.
Leonardo è nato poco prima dello scadere dell'ultimatum ed è rosso come babbo Natale (auguri a tutta la famiglia).
Il B&B in cui ho prenotato per Capodanno ha sospeso l'attività poichè i condomini gli hanno fatto causa, sono stata dirottata presso un'altra struttura di cui non trovo tracce su internet.
Gli autotrasportatori stanno tenendo in ostaggio il regalo per la suocera, la benzina a quanto pare scarseggia, la Bauli ha sospeso la produzione di Pandoro. In compenso l'auchan è così stipata di merci che passeggiando nei corridoi si è presi dalla sindrome di Stendhal.
Leonardo è nato poco prima dello scadere dell'ultimatum ed è rosso come babbo Natale (auguri a tutta la famiglia).
Il B&B in cui ho prenotato per Capodanno ha sospeso l'attività poichè i condomini gli hanno fatto causa, sono stata dirottata presso un'altra struttura di cui non trovo tracce su internet.
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10.12.07
Invece di guardare Weeds, l'ultima delle serie tv di cui mi sono invaghita, ieri sera mi sono lasciata tentare dal film "Cocaina, l'allarme sociale" andato in onda su Rai Tre all'orario in cui fino alla scorsa domenica c'era Report e in precedenza ampiamente pubblicizzato dal TG1.
Dalle gesta della mamma spacciatrice a quelle del poliziotto antispaccio, senza passare dal via.
Il film era stato preannunciato come "film shock", ma di sconvolgente c'era solo che qualcuno per sniffare usasse come base un cd di Elton John duplicato.
Il super poliziotto pareva il più pippato di tutti e dal momento che scendeva dalla macchina solo per ammanettare i cattivi, ancora mi domando il perchè del suo abbigliamento da gang, con canotta gialla a rete sopra tshirt azzurrina e berretto di lana alto sulla cocuzza.
Gli interventi di "esperti" erano poco più che riempitivi fra un inseguimento e l'altro, una predica moralizzatrice e l'altra.
Che l'uso e l'abuso di cocaina siano un fenomeno di proporzioni enormi ormai è cosa nota, forse bisognerebbe scandalizzarsi, inorridire, indignarsi. Ma dopo gli anni ottanta, cristiana effe, l'eroina, il problema di chi decide di sciogliersi il setto nasale con la "bamba" francamente non mi fa nè caldo nè freddo.
Update: rileggendo a distanza di qualche ora, mi sembra doveroso esplicarmi meglio. Il fatto che un manovale che si alza alle cinque del mattino, va in piazza per aspettare di essere reclutato da qualche capetto e fa il doppio turno, tiri di coca per resistere meglio alla stanchezza mi intristisce parecchio. Credo che il problema più che nella coca risieda nel fatto che questa persona non sappia mai se lavorerà o meno e nel caso in cui lavori, lo faccia senza garanzia di sorta.
Il film mi è sembrato così finto, così poco profondo, mi è sembrato che passasse così velocemente sulle ragioni del disagio da appiattire tutto, in un tripudio di sniffate su supporti improbabili.
Ci sono tanti modi di fare denuncia e questo non mi è sembrato particolarmente interessante o azzeccato.
Dalle gesta della mamma spacciatrice a quelle del poliziotto antispaccio, senza passare dal via.
Il film era stato preannunciato come "film shock", ma di sconvolgente c'era solo che qualcuno per sniffare usasse come base un cd di Elton John duplicato.
Il super poliziotto pareva il più pippato di tutti e dal momento che scendeva dalla macchina solo per ammanettare i cattivi, ancora mi domando il perchè del suo abbigliamento da gang, con canotta gialla a rete sopra tshirt azzurrina e berretto di lana alto sulla cocuzza.
Gli interventi di "esperti" erano poco più che riempitivi fra un inseguimento e l'altro, una predica moralizzatrice e l'altra.
Che l'uso e l'abuso di cocaina siano un fenomeno di proporzioni enormi ormai è cosa nota, forse bisognerebbe scandalizzarsi, inorridire, indignarsi. Ma dopo gli anni ottanta, cristiana effe, l'eroina, il problema di chi decide di sciogliersi il setto nasale con la "bamba" francamente non mi fa nè caldo nè freddo.
Update: rileggendo a distanza di qualche ora, mi sembra doveroso esplicarmi meglio. Il fatto che un manovale che si alza alle cinque del mattino, va in piazza per aspettare di essere reclutato da qualche capetto e fa il doppio turno, tiri di coca per resistere meglio alla stanchezza mi intristisce parecchio. Credo che il problema più che nella coca risieda nel fatto che questa persona non sappia mai se lavorerà o meno e nel caso in cui lavori, lo faccia senza garanzia di sorta.
Il film mi è sembrato così finto, così poco profondo, mi è sembrato che passasse così velocemente sulle ragioni del disagio da appiattire tutto, in un tripudio di sniffate su supporti improbabili.
Ci sono tanti modi di fare denuncia e questo non mi è sembrato particolarmente interessante o azzeccato.
6.12.07
Il gommista stamattina ha fatto terrorismo e mi ha voluto sostituire la gomma a tutti i costi. Dopo che in due hanno insistito per dieci minuti che la gomma avrebbe potuto espoldere, ho capitolato.
In otto anni di onorata carriera è stata la prima foratura con la Micra, il che ci potrebbe anche stare, non fosse che a forarsi è stata proprio una delle gomme appena sostituite che in servizio è durata poco più di 24 ore.
Non ci fossero stati tutti questi esborsi non preventivati per l'auto, l'andare a vedere un balletto al teatro della scala, sarebbe stata una ottima scusa per un po' di shopping futile, per provare eleganti abiti da sera e scarpe con tacchi vertiginosi e magari fare una follia (dopo quella dell'acquisto del biglietto).
Allo stato attuale dei fatti invece, dopo aver provato qualche abito alla diffusione tessile, sono in preda al più classico dei deliri
"FanculoLeStupideConvenzioniBorghesiCapitaliste. Alla scala ci vado con i jeans. A teatro ci si va per apprezzare l'arte mica per ostentare gli abiti" che mi sentissero i ragazzi che spacciano i giornali di Lotta Comunista davanti all'ingresso mi darebbero la tessera ad honorem e l'abbonamento gratuito.
L'atto dello shopping dovrebbe rilasciare endorfine ed avere un effetto terapeutico sull'umore. Non riuscire a fare shopping quando si è già di pessimo umore aumenta drammaticamente il vorticamento delle parti nascoste.
In otto anni di onorata carriera è stata la prima foratura con la Micra, il che ci potrebbe anche stare, non fosse che a forarsi è stata proprio una delle gomme appena sostituite che in servizio è durata poco più di 24 ore.
Non ci fossero stati tutti questi esborsi non preventivati per l'auto, l'andare a vedere un balletto al teatro della scala, sarebbe stata una ottima scusa per un po' di shopping futile, per provare eleganti abiti da sera e scarpe con tacchi vertiginosi e magari fare una follia (dopo quella dell'acquisto del biglietto).
Allo stato attuale dei fatti invece, dopo aver provato qualche abito alla diffusione tessile, sono in preda al più classico dei deliri
"FanculoLeStupideConvenzioniBorghesiCapitaliste. Alla scala ci vado con i jeans. A teatro ci si va per apprezzare l'arte mica per ostentare gli abiti" che mi sentissero i ragazzi che spacciano i giornali di Lotta Comunista davanti all'ingresso mi darebbero la tessera ad honorem e l'abbonamento gratuito.
L'atto dello shopping dovrebbe rilasciare endorfine ed avere un effetto terapeutico sull'umore. Non riuscire a fare shopping quando si è già di pessimo umore aumenta drammaticamente il vorticamento delle parti nascoste.
5.12.07
Quando la mattina ti svegli insolitamente pimpante, pensi che hai abbastanza tempo per vestirti carina e sfoggiare gli stivaletti acquistati mesi prima e sotto utilizzati, ti trucchi, prepari il pranzo, riesci anche a portare giù la spazzatura, sali sulla macchina e constati che sì sei proprio in anticipo, sappi che quando avrai fatto il giro dell'isolato e sarai in coda al semaforo pronta a dirigerti in ufficio, qualcuno busserà al finestrino facendoti trasalire.
Quando ti volterai con sguardo fiammante immaginando l'ennesimo questuante aggressivo, troverai invece un signore che ti farà notare come tu abbia una gomma a terra.
Scartata l'ipotesi di dimostrare la tua indipendenza femminile e le tue capacità meccaniche con pantaloni eleganti e tronchetti col tacco, parcheggerai sotto casa e ti dirigerai alla fermata del bus.
Quando ti volterai con sguardo fiammante immaginando l'ennesimo questuante aggressivo, troverai invece un signore che ti farà notare come tu abbia una gomma a terra.
Scartata l'ipotesi di dimostrare la tua indipendenza femminile e le tue capacità meccaniche con pantaloni eleganti e tronchetti col tacco, parcheggerai sotto casa e ti dirigerai alla fermata del bus.
3.12.07
Nel finesettimana ho rimbalzato come d'abitudine in mezzo ad una moltitudine di impegni.
Ho scoperto che ci vedo peggio perchè ci vedo meglio (ossia la mia miopia è diminuita, gli occhiali sono un pelo troppo forti e forse ho imboccato la strada per la presbiopia chissà).
Come gli anziani ho fatto il vaccino antinfluenzale, questa volta mia madre ha premuto lo stantuffo della siringa con una certa calma, peccato che mi abbia conficcato l'ago nel deltoide come se stesse giocando a freccette.
Ho decorato l'albero e mi sono rammaricata di non avere decorazioni da appendere ai vetri di casa, dal momento che avevo deciso di dargli una pulita e mi sembravano troppo puliti per gli standard di casa.
Ho sperimentato un fantastico agriturismo nelle lande tortonesi, che se vi capita di passare da quelle parti vi consiglio vivamente. Cibo buono, vino fantastico.
Ho scoperto che ci vedo peggio perchè ci vedo meglio (ossia la mia miopia è diminuita, gli occhiali sono un pelo troppo forti e forse ho imboccato la strada per la presbiopia chissà).
Come gli anziani ho fatto il vaccino antinfluenzale, questa volta mia madre ha premuto lo stantuffo della siringa con una certa calma, peccato che mi abbia conficcato l'ago nel deltoide come se stesse giocando a freccette.
Ho decorato l'albero e mi sono rammaricata di non avere decorazioni da appendere ai vetri di casa, dal momento che avevo deciso di dargli una pulita e mi sembravano troppo puliti per gli standard di casa.
Ho sperimentato un fantastico agriturismo nelle lande tortonesi, che se vi capita di passare da quelle parti vi consiglio vivamente. Cibo buono, vino fantastico.
30.11.07
Il consiglio di condominio
Siccome, le assemblee di condominio non mi bastavano, nell'ultima mi sono candidata consigliera di scala.
Nell'attimo di oblio della ragione in cui ho alzato la mano per candidarmi, mi sono detta che era un gesto civico dare una mano all'altro povero sfigato che si era assunto questo onere.
Ora mi dico che sì è una gran rottura di balle, ma almeno ho materiale per il blog, che un'umanità varia come quella del mio condominio è difficile metterla assieme.
Il pomo della discordia della riunione consiglieri di ieri sera era il nuovo locale aperto vicino al palazzo.
In uno spazio creato per mostre e attività culturali che il comune non era più in grado di mantenere, è stato aperto un disco cafè, più disco che cafè.
Nel finesettimana ovviamente ci sono le macchine parcheggiate fin sugli alberi, la gente che piscia nei cespugli, le bottiglie di birra frantumate sull'asfalto e qualche schiamazzo.
La situazione non è piacevole, al di là del fatto che wc abusivi e bottiglie in frantumi facevano parte del paesaggio urbano anche prima dell'apertura del locale.
Il CondominoCheParcheggiaFantasiosamente (per comodità CCPF) era il più accanito nella demonizzazione del locale, forse perchè gli avevano ciulato il suo parcheggio abusivo preferito. Lui in realtà sosteneva che la mancanza di sonno gli portava un calo del rendimento sul lavoro.
Stivaletto, l'uomo con l'assortimento di scarpe più improbabile del pianeta, suggeriva un calo di un altro genere di prestazioni.
VascoRossi del sudovest Milanese (VRSOM), si lamentava che solo ora la gente si fosse resa conto del disturbo.
L'azione da intraprendere come privati cittadini era stata individuata nell'invio di una petizione al Sindaco in modo che ristabilisse in maniera definitiva l'ordine pubblico.
Tutti erano concordi nello sfogare la rabbia su chi eventualmente si fosse rifiutato di firmare la petizione prendendolo a botte.
La lettera era stata composta da CCPF in toni che definire accesi è un po' come dire che Calderoli è un moderato.
La correzione delle bozze sembrava una riedizione della famosa scena di Totò e Peppino in chiave leghista.
VRSOM leggeva la petizione : "Non possiamo tollerare la presenza di ubriachi e maleducati sotto la nostre finestre a tarda notte"
Stivaletto "No maleducati è soggettivo non si può esprimere un giudizio soggettivo"
CCPF "Eh va beh cosa ci devo scrivere NEGRI? Ma non sono NEGRI, adesso non sono più loro il problema"
Dopo svariati commenti di questo tenore la petizione veniva ratificata.
Io pietrificata dall'orrore e dall'incredulità non osavo intervenire, tanto più che l'unico problema fino a quel momento per me era il parcheggio.
Ora mi domando come uscire dalla spiacevole scelta fra l'attirarmi l'odio di 99 famiglie del condominio evitando di firmare oppure per quieto vivere sottoscrivere un orribile documento
Siccome, le assemblee di condominio non mi bastavano, nell'ultima mi sono candidata consigliera di scala.
Nell'attimo di oblio della ragione in cui ho alzato la mano per candidarmi, mi sono detta che era un gesto civico dare una mano all'altro povero sfigato che si era assunto questo onere.
Ora mi dico che sì è una gran rottura di balle, ma almeno ho materiale per il blog, che un'umanità varia come quella del mio condominio è difficile metterla assieme.
Il pomo della discordia della riunione consiglieri di ieri sera era il nuovo locale aperto vicino al palazzo.
In uno spazio creato per mostre e attività culturali che il comune non era più in grado di mantenere, è stato aperto un disco cafè, più disco che cafè.
Nel finesettimana ovviamente ci sono le macchine parcheggiate fin sugli alberi, la gente che piscia nei cespugli, le bottiglie di birra frantumate sull'asfalto e qualche schiamazzo.
La situazione non è piacevole, al di là del fatto che wc abusivi e bottiglie in frantumi facevano parte del paesaggio urbano anche prima dell'apertura del locale.
Il CondominoCheParcheggiaFantasiosamente (per comodità CCPF) era il più accanito nella demonizzazione del locale, forse perchè gli avevano ciulato il suo parcheggio abusivo preferito. Lui in realtà sosteneva che la mancanza di sonno gli portava un calo del rendimento sul lavoro.
Stivaletto, l'uomo con l'assortimento di scarpe più improbabile del pianeta, suggeriva un calo di un altro genere di prestazioni.
VascoRossi del sudovest Milanese (VRSOM), si lamentava che solo ora la gente si fosse resa conto del disturbo.
L'azione da intraprendere come privati cittadini era stata individuata nell'invio di una petizione al Sindaco in modo che ristabilisse in maniera definitiva l'ordine pubblico.
Tutti erano concordi nello sfogare la rabbia su chi eventualmente si fosse rifiutato di firmare la petizione prendendolo a botte.
La lettera era stata composta da CCPF in toni che definire accesi è un po' come dire che Calderoli è un moderato.
La correzione delle bozze sembrava una riedizione della famosa scena di Totò e Peppino in chiave leghista.
VRSOM leggeva la petizione : "Non possiamo tollerare la presenza di ubriachi e maleducati sotto la nostre finestre a tarda notte"
Stivaletto "No maleducati è soggettivo non si può esprimere un giudizio soggettivo"
CCPF "Eh va beh cosa ci devo scrivere NEGRI? Ma non sono NEGRI, adesso non sono più loro il problema"
Dopo svariati commenti di questo tenore la petizione veniva ratificata.
Io pietrificata dall'orrore e dall'incredulità non osavo intervenire, tanto più che l'unico problema fino a quel momento per me era il parcheggio.
Ora mi domando come uscire dalla spiacevole scelta fra l'attirarmi l'odio di 99 famiglie del condominio evitando di firmare oppure per quieto vivere sottoscrivere un orribile documento
28.11.07
Dopo avermi sentito ripetere al telefono la cifra necessaria a rimettere in sesto la Micra, un collega ha pensato bene di offrirmi una caramella temendo che mi accasciassi al suolo svenuta.
Ho seriamente pensato di rottamare l'auto e cambiare la moto con una vespa e per le giornate di gelo, pioggia e neve affidarmi ai mezzi pubblici. Tra l'altro sarebbe stato un comportamento più socialmente ed ecologicamente responsabile che continuare a spargere ottani nella città più inquinata d'Europa.
Mia madre conoscendo la mia tendenza ad affastellare impegni uno sull'altro ad orari ravvicinati in punti diversi della città, la mia insofferenza indotta dalla vita nella città della gente che va di fretta, nonchè la mia scarsa pazienza ed odiando in modo viscerale qualsiasi mezzo dotato di due ruote, mi ha riportato a più miti consigli.
La mia tredicesima si è appena dissolta nel nulla.
Ho seriamente pensato di rottamare l'auto e cambiare la moto con una vespa e per le giornate di gelo, pioggia e neve affidarmi ai mezzi pubblici. Tra l'altro sarebbe stato un comportamento più socialmente ed ecologicamente responsabile che continuare a spargere ottani nella città più inquinata d'Europa.
Mia madre conoscendo la mia tendenza ad affastellare impegni uno sull'altro ad orari ravvicinati in punti diversi della città, la mia insofferenza indotta dalla vita nella città della gente che va di fretta, nonchè la mia scarsa pazienza ed odiando in modo viscerale qualsiasi mezzo dotato di due ruote, mi ha riportato a più miti consigli.
La mia tredicesima si è appena dissolta nel nulla.
27.11.07
Con la puntualità che mi contraddistingue ho portato oggi la macchina all'officina per un controllo e per la revisione ministeriale. Termine ultimo per effettuare la revisione senza diventare fuorilegge e rischiare il fermo del veicolo: 30 novembre.
Alle sei e 15 la sveglia suona ed io come uno zombie mi trascino fuori dal letto fino in cucina e metto su il caffè. Un'ora dopo, con la schiscetta pronta e senza aver apparentemente dimenticato nulla, sono in viaggio verso Gratosoglio.
Nonostante il traffico mattutino e la testa ciondolante per il sonno arrivo davanti all'officina pochi minuti prima dell'apertura. Peccato che io sbagli ingresso e che nel tempo necessario a realizzare l'errore e a puntare il muso della micra davanti alla giusta porta scorrevole, davanti a me ci sia già una macchina e che 20 minuti se ne vadano ad osservare i vari movimenti del signor meccanico e dei due proprietari.
Alle 8 e 20 mi faccio prendere da scrupolo e segnalo al meccanico che oltre alla lampadina e alle ruote posteriori da cambiare, la macchina in sterzata fa una specie di rumore di coperchi sbattuti e che forse ho un problema alle cuffie.
Il meccanico rincara dicendo che forse il giunto a furia di girare senza lubrificazione (dal momento che le cuffie erano scoppiate e il grasso si era quindi disperso) ha subito qualche danno.
Provo a buttarla sul lacrimevole, ma pare che ci sia poco da fare.
Lascio giù l'auto e me ne vengo in ufficio con una abile combinazione tram+ metro + metro + bus interurbano.
Arrivo in ufficio solo 20 minuti dopo rispetto all'orario in cui entro di solito. Sono in attesa che il meccanico chiami per specificare di che morte devo morire.
In tutto questo una sola domanda mi percorre le sinapsi. Ma che razza di posto è Gratosoglio? Non c'era bisogno di andare fino a Budapest per vedere i palazzoni periferici del socialismo reale, bastava prendere il 15.
update: alle 17.04 non sono ancora riusciti a compilare il preventivo, ho chiamato ma hanno detto che è "lungo".
Spero che il costo della riparazione non sia proporzionale al tempo necessario alla compilazione del preventivo o sono morta
Alle sei e 15 la sveglia suona ed io come uno zombie mi trascino fuori dal letto fino in cucina e metto su il caffè. Un'ora dopo, con la schiscetta pronta e senza aver apparentemente dimenticato nulla, sono in viaggio verso Gratosoglio.
Nonostante il traffico mattutino e la testa ciondolante per il sonno arrivo davanti all'officina pochi minuti prima dell'apertura. Peccato che io sbagli ingresso e che nel tempo necessario a realizzare l'errore e a puntare il muso della micra davanti alla giusta porta scorrevole, davanti a me ci sia già una macchina e che 20 minuti se ne vadano ad osservare i vari movimenti del signor meccanico e dei due proprietari.
Alle 8 e 20 mi faccio prendere da scrupolo e segnalo al meccanico che oltre alla lampadina e alle ruote posteriori da cambiare, la macchina in sterzata fa una specie di rumore di coperchi sbattuti e che forse ho un problema alle cuffie.
Il meccanico rincara dicendo che forse il giunto a furia di girare senza lubrificazione (dal momento che le cuffie erano scoppiate e il grasso si era quindi disperso) ha subito qualche danno.
Provo a buttarla sul lacrimevole, ma pare che ci sia poco da fare.
Lascio giù l'auto e me ne vengo in ufficio con una abile combinazione tram+ metro + metro + bus interurbano.
Arrivo in ufficio solo 20 minuti dopo rispetto all'orario in cui entro di solito. Sono in attesa che il meccanico chiami per specificare di che morte devo morire.
In tutto questo una sola domanda mi percorre le sinapsi. Ma che razza di posto è Gratosoglio? Non c'era bisogno di andare fino a Budapest per vedere i palazzoni periferici del socialismo reale, bastava prendere il 15.
update: alle 17.04 non sono ancora riusciti a compilare il preventivo, ho chiamato ma hanno detto che è "lungo".
Spero che il costo della riparazione non sia proporzionale al tempo necessario alla compilazione del preventivo o sono morta
26.11.07
Vite parallele
Questo finesettimana sono nuovamente tornata a Genova.
Qui ho ricordato una regola che gli inverni passati a Milano mi avevano fatto dimenticare: mai tentare di girare con un ombrello aperto a Genova quando piove.
Accettando con filosofia zen di pagare il tributo a Giove pluvio con abiti impregnati d'acqua, ci si risparmia la fatica di gestire un ombrello impazzito che assume nuove stravaganti forme ad ogni cambiamento di vento.
Passeggiando per Borgo Incrociati e scattando foto sovraesposte, mi sono anche immaginata vite parallele, in cui abbandonato il fantastico mondo delle telecomunicazioni mobili, la mia laurea in fisica trovasse applicazione nella preparazione di cocktail.
La sera affettando patate, al Marito che si lamentava della vita nella merdopoli, proponevo in alternativa una vita da barista in quartiere popolare.
G. - Magari a Marassi rilevare un bar non costa tanto, non ti piacerebbe un bar?
IlM. - Ma che bar?
G. - Ma no nulla di fighetto, uno di quei bar in cui arrivano i vecchietti a prendersi un bianchino e una striscia di focaccia a metà mattina
IlM. - Ma a Marassi non è che poi ti arrivano idrogati tossici?
G. - Ma no dai chedrogati tossici... cioè al massimo ti arriva uno che è appena uscito di prigione
IlM. - Eh appunto già mi ci vedo "O belin sono appena uscito dopo 3 anni con la condizionale, offrimi un caffè che poi ti pago"
Eppure un baraccio bisunto a me non dispiacerebbe. In alternativa, anche un bar latteria.
Questo finesettimana sono nuovamente tornata a Genova.
Qui ho ricordato una regola che gli inverni passati a Milano mi avevano fatto dimenticare: mai tentare di girare con un ombrello aperto a Genova quando piove.
Accettando con filosofia zen di pagare il tributo a Giove pluvio con abiti impregnati d'acqua, ci si risparmia la fatica di gestire un ombrello impazzito che assume nuove stravaganti forme ad ogni cambiamento di vento.
Passeggiando per Borgo Incrociati e scattando foto sovraesposte, mi sono anche immaginata vite parallele, in cui abbandonato il fantastico mondo delle telecomunicazioni mobili, la mia laurea in fisica trovasse applicazione nella preparazione di cocktail.
La sera affettando patate, al Marito che si lamentava della vita nella merdopoli, proponevo in alternativa una vita da barista in quartiere popolare.
G. - Magari a Marassi rilevare un bar non costa tanto, non ti piacerebbe un bar?
IlM. - Ma che bar?
G. - Ma no nulla di fighetto, uno di quei bar in cui arrivano i vecchietti a prendersi un bianchino e una striscia di focaccia a metà mattina
IlM. - Ma a Marassi non è che poi ti arrivano i
G. - Ma no dai che
IlM. - Eh appunto già mi ci vedo "O belin sono appena uscito dopo 3 anni con la condizionale, offrimi un caffè che poi ti pago"
Eppure un baraccio bisunto a me non dispiacerebbe. In alternativa, anche un bar latteria.
23.11.07
Liscia o gasata?
Sarà stato il tempo infame e Milano che ha assunto finalmente l'aspetto umido e grigio che le si addice, ma l'altra sera ci siamo trovati a parlare della morte.
Di come non vorremmo mai morire e di quale invece potrebbe essere una morte che a nostro giudizio può essere affrontata in serenità. La discussione, diversamente da quanto si potrebbe pensare, era allegra e ridanciana. E forse riderle in faccia, è l'unico modo sensato di affrontare l'argomento morte.
L'asfisfia e l' annegamento erano nella black list degli indesiderabili, mentre la morte in vecchiaia a letto per cause naturali invece riscuoteva un grande successo.
Io in controcorrente rispetto al gruppo, mi auguravo una morte rapida e non troppo in là con gli anni, possibilmente con connotati "eroici" o comunque violenti.
Quindi una morte in un agguato mentre si portano aiuti umanitari in un paese in guerra o altrimenti schiantarsi con la moto (magari durante la Parigi Dakar e non sul Naviglio) o cadere mentre si scala un monte (possibilmente oltre i 4000m).
Mi viene da chiedermi se il mio avere le idee così chiare sull'argomento sia sintomo di grande equilibrio interiore o se invece, il fatto che io desideri cose così bislacche per il mio trapasso, non sia indice di rimozione.
Sarà stato il tempo infame e Milano che ha assunto finalmente l'aspetto umido e grigio che le si addice, ma l'altra sera ci siamo trovati a parlare della morte.
Di come non vorremmo mai morire e di quale invece potrebbe essere una morte che a nostro giudizio può essere affrontata in serenità. La discussione, diversamente da quanto si potrebbe pensare, era allegra e ridanciana. E forse riderle in faccia, è l'unico modo sensato di affrontare l'argomento morte.
L'asfisfia e l' annegamento erano nella black list degli indesiderabili, mentre la morte in vecchiaia a letto per cause naturali invece riscuoteva un grande successo.
Io in controcorrente rispetto al gruppo, mi auguravo una morte rapida e non troppo in là con gli anni, possibilmente con connotati "eroici" o comunque violenti.
Quindi una morte in un agguato mentre si portano aiuti umanitari in un paese in guerra o altrimenti schiantarsi con la moto (magari durante la Parigi Dakar e non sul Naviglio) o cadere mentre si scala un monte (possibilmente oltre i 4000m).
Mi viene da chiedermi se il mio avere le idee così chiare sull'argomento sia sintomo di grande equilibrio interiore o se invece, il fatto che io desideri cose così bislacche per il mio trapasso, non sia indice di rimozione.
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discorsi semiseri ma non troppo
21.11.07
Incazzatura da 0 a 1000 in 0,1 secondi netti.
Ufficio, interno giorno.
C.- puoi spiegarmi cosa è successo?
G.- è successo che mi mancava un pezzo di informazione quindi ho mal interpretato la frase di un documento.
C.- perchè ti mancava l'informazione?
G.- perchè non mi ero mai occupata di questa problematica quindi non ero a conoscenza di questo fatto.
C.- perchè non hai chiesto ai tuoi colleghi che se ne erano già occupati se avevi un dubbio?
G.- perchè per me era chiaro così e non avevo capito che ci potesse essere qualcos'altro.
C.- ma se hai qualche dubbio devi indagare altrimenti poi [bla bla bla]
G.- sì ok ho fatto un errore ho capito male, poi la cosa si è risolta
C.- sì ma se hai un dubbio non puoi trascurarlo [bla bla bla]
G.- ok ma io non avevo dubbi
C.- ma non è per dire che tu hai sbagliato è solo per dire che ti devi chiarire i dubbi
G.- ok ho fatto un errore, ma non avevo dubbi, scusa ma mi sta sfuggendo il senso di questa conversazione
C.- è che non riesco a passarti il messaggio, volevo dire che non bisogna restare con i dubbi
ad libitum
Ora se riuscissi ad avere il sufficiente distacco per non farmi montare il sangue alla testa e sognare di investire con un carrarmato il mio interlocutore e poi per sicurezza fare marcia indietro, ci sarebbe da godersi un sì bell'esempio di teatro dell'assurdo.
Ufficio, interno giorno.
C.- puoi spiegarmi cosa è successo?
G.- è successo che mi mancava un pezzo di informazione quindi ho mal interpretato la frase di un documento.
C.- perchè ti mancava l'informazione?
G.- perchè non mi ero mai occupata di questa problematica quindi non ero a conoscenza di questo fatto.
C.- perchè non hai chiesto ai tuoi colleghi che se ne erano già occupati se avevi un dubbio?
G.- perchè per me era chiaro così e non avevo capito che ci potesse essere qualcos'altro.
C.- ma se hai qualche dubbio devi indagare altrimenti poi [bla bla bla]
G.- sì ok ho fatto un errore ho capito male, poi la cosa si è risolta
C.- sì ma se hai un dubbio non puoi trascurarlo [bla bla bla]
G.- ok ma io non avevo dubbi
C.- ma non è per dire che tu hai sbagliato è solo per dire che ti devi chiarire i dubbi
G.- ok ho fatto un errore, ma non avevo dubbi, scusa ma mi sta sfuggendo il senso di questa conversazione
C.- è che non riesco a passarti il messaggio, volevo dire che non bisogna restare con i dubbi
ad libitum
Ora se riuscissi ad avere il sufficiente distacco per non farmi montare il sangue alla testa e sognare di investire con un carrarmato il mio interlocutore e poi per sicurezza fare marcia indietro, ci sarebbe da godersi un sì bell'esempio di teatro dell'assurdo.
Il tempo grigio e nebbioso di oggi sembra smentire gli allarmismi sul riscaldamento del globo e la conseguente sparizione delle (mezze) stagioni.
La monotonia delle giornate mi sorprende a fantasticare ad occhi aperti di viaggi ed imprese sportive.
La necessità di evasione o l'amore per l'avventura, mi portano a condividere i miei deliri con altri per trovare adepti.
Sapere che dall'altro lato del cavo c'è qualcuno cha fantastica su argomenti simili ai miei e condivide la mia insana passione per imprese faticose e dotate di scarso comfort, mi fa sentire a casa.
La monotonia delle giornate mi sorprende a fantasticare ad occhi aperti di viaggi ed imprese sportive.
La necessità di evasione o l'amore per l'avventura, mi portano a condividere i miei deliri con altri per trovare adepti.
Sapere che dall'altro lato del cavo c'è qualcuno cha fantastica su argomenti simili ai miei e condivide la mia insana passione per imprese faticose e dotate di scarso comfort, mi fa sentire a casa.
19.11.07
Stranamente dopo un finesettimana con 10 ore e mezza di workshop di danza, di cui sei e mezza nella sola domenica, stamattina mi sono alzata di mia spontanea volontà senza dolori lancinanti in nessuna parte del corpo.
Il che mi porta a pensare che sì, l'esercizio fisico ha degli effetti collaterali positivi, ma ancor più lo ha il fare cose che ci piacciono.
Il che mi porta a pensare che sì, l'esercizio fisico ha degli effetti collaterali positivi, ma ancor più lo ha il fare cose che ci piacciono.
16.11.07
C'è una luce bellissima di questi giorni, nonostante le nuvole che ieri mattina hanno provato ad oscurare il cielo e che miracolosamente per l'ora di pranzo erano sparite.
C'è quella luce calda che attraversa gli alberi con le foglie gialle e rosse e parla di castagne e passeggiate nei boschi, fruscii di ricci e rametti calpestati.
Il cielo è sgombro e l'aria è fresca, a sera quando il freddo diventa più pungente, ci vorrebber un caminetto acceso davanti a cui sedersi per osservarne le fiamme. Caldarroste e vin brulè.
In alcuni giorni di autunno lavorare dovrebbe essere dichiarato un crimine contro l'umanità.
C'è quella luce calda che attraversa gli alberi con le foglie gialle e rosse e parla di castagne e passeggiate nei boschi, fruscii di ricci e rametti calpestati.
Il cielo è sgombro e l'aria è fresca, a sera quando il freddo diventa più pungente, ci vorrebber un caminetto acceso davanti a cui sedersi per osservarne le fiamme. Caldarroste e vin brulè.
In alcuni giorni di autunno lavorare dovrebbe essere dichiarato un crimine contro l'umanità.
14.11.07
Capita che io sia preda di improvvise e brucianti passioni che durano lo spazio di qualche giorno per poi dissolversi altrettanto rapidamente a quanto sono comparse.
In questi giorni ad esempio è il Giappone a tormentarmi. Nello specifico ciò che ha catturato la mia attenzione, fra i tanti aspetti possibili, è l'arte della preparazione del Bento, la schiscetta giapponese.
Che uno dice, la mattina è già tanto se riesco a riempire un contenitore di plastica con gli avanzi della cena della sera prima e ricordarmi di infilarlo in borsa prima di uscire. Io poi ho delle difficoltà anche in questo, visto che stamattina mi si è schiantato uno yogurt per terra ed esplodendo ha macchiando pavimento, pantaloni scarpe e, orrore supremo, anche il divano bianco.
E invece dietro alla preparazione della scatolina per il pranzo c'è tutta un'arte e ad essa collegata c'è un mercato di proporzioni inimmaginabili.
Non potevano peraltro mancare anche i bento blogger.
Ma andiamo con ordine.
Il Bento è una scatola, molto spesso componibile a due livelli, in cui disporre con gli opportuni separatori, le varie "portate" del proprio pranzo. O per essere più aderenti alla realtà, i vari assaggini di cui il pranzo si compone.
Rispetto alle italiche schiscette, le dimensioni delle scatole giapponesi sono piuttosto ridotte, forse anche a causa delle diverse dimensioni degli stomaci degli abitanti dei due paesi e alle differenti abitudini alimentari.
In un bento tipico non manca mai il riso, sia esso sotto forma di polpettine (onigiri), sia come accompagnamento. Il riso può essere insaporito utilizzando appositi condimenti (furikake).
Oltre al riso ci saranno frutta e verdura e quant'altro la fantasia del preparatore deciderà di abbinarvi.
Gli alimenti in generale vengono composti e disposti artisticamente.
Questo fa sì che oltre ad un fiorente mercato di scatole bento per contenere il cibo e bacchette per portarselo alla bocca, ci sia tutto un fiorire di accessori per rendere il cibo più artistico.
Ad esempio stampini per modellare le uova sode, stampini per intagliare i wurstel, piccoli stuzzicadenti di plastica con cui servirsi del cibo, fogli di carta per la divisione delle varie pietanze all'interno della scatola a forma di erbetta o animaletto, bottigline di varie fogge per portarsi la giusta quantità di condimento da abbinare al piatto e chi più ne ha più ne metta.
Se volete farvi una idea tramite immagini varie pigiate qui, altrimenti una semplice ricerca su google vi aprirà le porte su questo affascinanete e folle mondo della schiscetta.
Mi resta il dubbio di quante siano le persone che effettivamente hanno il tempo per prepararsi elaborati ed artistici pranzetti nella quotidianità e di quanti invece siano coloro che ricorrono ai piatti già pronti.
In questi giorni ad esempio è il Giappone a tormentarmi. Nello specifico ciò che ha catturato la mia attenzione, fra i tanti aspetti possibili, è l'arte della preparazione del Bento, la schiscetta giapponese.
Che uno dice, la mattina è già tanto se riesco a riempire un contenitore di plastica con gli avanzi della cena della sera prima e ricordarmi di infilarlo in borsa prima di uscire. Io poi ho delle difficoltà anche in questo, visto che stamattina mi si è schiantato uno yogurt per terra ed esplodendo ha macchiando pavimento, pantaloni scarpe e, orrore supremo, anche il divano bianco.
E invece dietro alla preparazione della scatolina per il pranzo c'è tutta un'arte e ad essa collegata c'è un mercato di proporzioni inimmaginabili.
Non potevano peraltro mancare anche i bento blogger.
Ma andiamo con ordine.
Il Bento è una scatola, molto spesso componibile a due livelli, in cui disporre con gli opportuni separatori, le varie "portate" del proprio pranzo. O per essere più aderenti alla realtà, i vari assaggini di cui il pranzo si compone.
Rispetto alle italiche schiscette, le dimensioni delle scatole giapponesi sono piuttosto ridotte, forse anche a causa delle diverse dimensioni degli stomaci degli abitanti dei due paesi e alle differenti abitudini alimentari.
In un bento tipico non manca mai il riso, sia esso sotto forma di polpettine (onigiri), sia come accompagnamento. Il riso può essere insaporito utilizzando appositi condimenti (furikake).
Oltre al riso ci saranno frutta e verdura e quant'altro la fantasia del preparatore deciderà di abbinarvi.
Gli alimenti in generale vengono composti e disposti artisticamente.
Questo fa sì che oltre ad un fiorente mercato di scatole bento per contenere il cibo e bacchette per portarselo alla bocca, ci sia tutto un fiorire di accessori per rendere il cibo più artistico.
Ad esempio stampini per modellare le uova sode, stampini per intagliare i wurstel, piccoli stuzzicadenti di plastica con cui servirsi del cibo, fogli di carta per la divisione delle varie pietanze all'interno della scatola a forma di erbetta o animaletto, bottigline di varie fogge per portarsi la giusta quantità di condimento da abbinare al piatto e chi più ne ha più ne metta.
Se volete farvi una idea tramite immagini varie pigiate qui, altrimenti una semplice ricerca su google vi aprirà le porte su questo affascinanete e folle mondo della schiscetta.
Mi resta il dubbio di quante siano le persone che effettivamente hanno il tempo per prepararsi elaborati ed artistici pranzetti nella quotidianità e di quanti invece siano coloro che ricorrono ai piatti già pronti.
13.11.07
11.11.07
Alive
Non sono morta, ho solo una certa stanchezza arretrata ed un herpes da stress a deturparmi la faccia.
Ci sarebbero tante cose da dire, sulla difficoltà di distaccarsi dai luoghi e dagli oggetti, sul mio vagheggiare della felicità dei sadu indiani. Sulla strana simmetria per cui fra uno scatolone e l'altro, fra idraulici materassai e traslocatori io mi aggirassi leggendo il capitolo finale della saga di Harry Potter.
Per il momento però sono solo pensieri fluttuanti fra le sinapsi, mancano dell'articolazione necerssaria per formare un discorso di senso compiuto. Conto di trovarci un senso non appena riprendo il filo della mia vita quotidiana momentaneamente sospesa nel limbo.
Non sono morta, ho solo una certa stanchezza arretrata ed un herpes da stress a deturparmi la faccia.
Ci sarebbero tante cose da dire, sulla difficoltà di distaccarsi dai luoghi e dagli oggetti, sul mio vagheggiare della felicità dei sadu indiani. Sulla strana simmetria per cui fra uno scatolone e l'altro, fra idraulici materassai e traslocatori io mi aggirassi leggendo il capitolo finale della saga di Harry Potter.
Per il momento però sono solo pensieri fluttuanti fra le sinapsi, mancano dell'articolazione necerssaria per formare un discorso di senso compiuto. Conto di trovarci un senso non appena riprendo il filo della mia vita quotidiana momentaneamente sospesa nel limbo.
6.11.07
Resistenza passiva.
Rissa in ufficio, due colleghi urlano.
Io felice per una volta di non essere in mezzo alla discussione continuo a fare il mio lavoro.
Il Collega in rissa rivanga a mo di esempio una storia di qualche settimana fa che mi coinvolgeva (e in cui peraltro lui aveva torto), lo guardo gli dico "Sai che ti dico? Ma vattene aff...", mi alzo esco dalla stanza rientro con l'ipod nelle orecchie volume a palla.
Update: qualcuno suggerisce che adesso il Collega non parli con nessuno e cerchi di stare il meno possibile in ufficio. Suggerisce anche che ci dovremmo tutti riappacificare. Io taccio. Non è una questione di orgoglio e di non voler essere quelli che fanno il primo passo. E' questione di scegliere consapevolmente di non voler avere a che fare con qualcuno. Sarà drastico, ma tenere le distanze dai colleghi è salutare.
Rissa in ufficio, due colleghi urlano.
Io felice per una volta di non essere in mezzo alla discussione continuo a fare il mio lavoro.
Il Collega in rissa rivanga a mo di esempio una storia di qualche settimana fa che mi coinvolgeva (e in cui peraltro lui aveva torto), lo guardo gli dico "Sai che ti dico? Ma vattene aff...", mi alzo esco dalla stanza rientro con l'ipod nelle orecchie volume a palla.
Update: qualcuno suggerisce che adesso il Collega non parli con nessuno e cerchi di stare il meno possibile in ufficio. Suggerisce anche che ci dovremmo tutti riappacificare. Io taccio. Non è una questione di orgoglio e di non voler essere quelli che fanno il primo passo. E' questione di scegliere consapevolmente di non voler avere a che fare con qualcuno. Sarà drastico, ma tenere le distanze dai colleghi è salutare.
5.11.07
Lunch break
Smontare pezzo pezzo la freccia posteriore destra nel tentativo di estrarre la lampadina che si crede fulminata.
Utilizzare oltre agli attrezzi in dotazione a Baby, una pletora di oggetti che si annidano nelle tasche della mia borsa fra cui il coltellino svizzero e due cacciaviti mignon.
Rendersi conto quando ormai tutto lo smontabile è stato smontato che si era semplicemente staccato il filo.
Riallacciare il filo, rimontare tutto senza trovarsi per le mani pezzi superflui, essere fieri di avere risolto il problema.
Domandarsi comunque come cazz si toglie la lampadina che sembra essere pressofusa nel suo contenitore.
Smontare pezzo pezzo la freccia posteriore destra nel tentativo di estrarre la lampadina che si crede fulminata.
Utilizzare oltre agli attrezzi in dotazione a Baby, una pletora di oggetti che si annidano nelle tasche della mia borsa fra cui il coltellino svizzero e due cacciaviti mignon.
Rendersi conto quando ormai tutto lo smontabile è stato smontato che si era semplicemente staccato il filo.
Riallacciare il filo, rimontare tutto senza trovarsi per le mani pezzi superflui, essere fieri di avere risolto il problema.
Domandarsi comunque come cazz si toglie la lampadina che sembra essere pressofusa nel suo contenitore.
31.10.07
Cholanca sbilenca.
E' tutto il giorno che non posso fare a meno di pensare a questa freddura risalente ai tempi in cui andavo alle elementari. Il motivo è che a metà mattina improvvisamente la mia gamba sinistra è entrata in sciopero.
Non è chiaro se qualche nervo si è accavallato, se quella contratturina che sentivo di recente è esplosa in tutto il suo fragore o se io debba attrezzarmi per prendere un volo e presentarmi al cospetto del Dottor House perchè il mio organismo ha deciso di implodere a parteire dall'incastro femore anca.
Fatto sta che appena mi fermo un attimo e il muscolo si raffredda, la gamba diventa inservibile, non riesco a poggiarci il peso sopra. All'ora di pranzo ho fatto la spesa come i pazzi senza potermi soffermare davanti a nessuna conferzione o barattolo per timore di accasciarmi poi al suolo. Mentre aspettavo in coda alla cassa continuavo a saltellare come i jogger fermi al semaforo.
Non oso pensare a cosa potrà succedere non appena deciderò di abbandonare questa valle di lacrime per tornare a casa in sella a Baby. Visto e considerato che scalciare mentre guido per tenere caldo il muscolo non mi sembra una opzione praticabile, dovrò autoconvincermi a mutare le mie abitudini e poggiare a terra il piede destro onde evitare di franare al suolo con tutta la moto al primo semaforo rosso.
E' tutto il giorno che non posso fare a meno di pensare a questa freddura risalente ai tempi in cui andavo alle elementari. Il motivo è che a metà mattina improvvisamente la mia gamba sinistra è entrata in sciopero.
Non è chiaro se qualche nervo si è accavallato, se quella contratturina che sentivo di recente è esplosa in tutto il suo fragore o se io debba attrezzarmi per prendere un volo e presentarmi al cospetto del Dottor House perchè il mio organismo ha deciso di implodere a parteire dall'incastro femore anca.
Fatto sta che appena mi fermo un attimo e il muscolo si raffredda, la gamba diventa inservibile, non riesco a poggiarci il peso sopra. All'ora di pranzo ho fatto la spesa come i pazzi senza potermi soffermare davanti a nessuna conferzione o barattolo per timore di accasciarmi poi al suolo. Mentre aspettavo in coda alla cassa continuavo a saltellare come i jogger fermi al semaforo.
Non oso pensare a cosa potrà succedere non appena deciderò di abbandonare questa valle di lacrime per tornare a casa in sella a Baby. Visto e considerato che scalciare mentre guido per tenere caldo il muscolo non mi sembra una opzione praticabile, dovrò autoconvincermi a mutare le mie abitudini e poggiare a terra il piede destro onde evitare di franare al suolo con tutta la moto al primo semaforo rosso.
30.10.07
Sono troppo presa dai miei livori e travasi di bile per riuscire a ritornare un essere pensante e raziocinante con la voglia di scrivere qualcosa che non sia una interminabile serie di lamenti. E dire che coloro che si lamentano di continuo sono una categoria che non mi entusiasma particolarmente.
Così vi aggiorno sulle mie ultime visioni.
- Damages [serie tv]. Appassionante, nonostante sia una storia di avvocati casta che dopo quella dei medici ci è stata cucinata e propinata in tutte le salse. Ma qui non si tratta di Jag e nemmeno di Ally Mc Beal, è un bel thriller distribuito su più puntate. Bella la storia, bella la fotografia ed anche il montaggio. Con una Glen Close cattivissima.
- Leonard Cohen I'm your man [film]. Il film documentario riporta alcune interviste al musicista mischiate a pezzi della performace in suo onore tenutasi nel 2005 e ad interviste ai musicisti che ha influenzato. Ogni capitolo è dedicato ad una delle sue canzoni.
-The Bench [film]. Se vedere un film in danese con sottotitoli in italiano non vi spaventa, se potete sopportare l'ennesima storia di ordinario degrado sociale con tentativo di riscatto, potete guardarvi questo film di Per Fyer facente parte di una trilogia sulla socità danese. Capitolo proletariato.
E sulle mie ultime letture, casomai non foste fanatici di anobii
- Aspro e dolce è un libro di Mauro Corona, l'apinista scultore scrittore ertano, che ripercorre le fasi della sua lunga conoscenza del vino, dalle prime sbronze alle debacle più clamorose, alle volte in cui a causa del vino quasi quasi ci lasciava la pelle . Un po' lungo, ma divertante.
- La misteriosa morte della compagna Guam di Qiu Xiaolong. In lettura. Un giallo ambientato in Cina. Inizialmente mi stavo arrabbiando nel vedere che anche l'ispettore Chen cadeva nel clichè dell'ispettore di polizia single appassionato di cucina. In realtà bastano poche pagine per rendersi conto di quanto marginale sia questo aspetto rispetto al resto della storia e gosersi, oltre alla vicenda di per sè, il piacere di scoprire qualcosa di questa misteriosa società cinese contemporanea.
Così vi aggiorno sulle mie ultime visioni.
- Damages [serie tv]. Appassionante, nonostante sia una storia di avvocati casta che dopo quella dei medici ci è stata cucinata e propinata in tutte le salse. Ma qui non si tratta di Jag e nemmeno di Ally Mc Beal, è un bel thriller distribuito su più puntate. Bella la storia, bella la fotografia ed anche il montaggio. Con una Glen Close cattivissima.
- Leonard Cohen I'm your man [film]. Il film documentario riporta alcune interviste al musicista mischiate a pezzi della performace in suo onore tenutasi nel 2005 e ad interviste ai musicisti che ha influenzato. Ogni capitolo è dedicato ad una delle sue canzoni.
-The Bench [film]. Se vedere un film in danese con sottotitoli in italiano non vi spaventa, se potete sopportare l'ennesima storia di ordinario degrado sociale con tentativo di riscatto, potete guardarvi questo film di Per Fyer facente parte di una trilogia sulla socità danese. Capitolo proletariato.
E sulle mie ultime letture, casomai non foste fanatici di anobii
- Aspro e dolce è un libro di Mauro Corona, l'apinista scultore scrittore ertano, che ripercorre le fasi della sua lunga conoscenza del vino, dalle prime sbronze alle debacle più clamorose, alle volte in cui a causa del vino quasi quasi ci lasciava la pelle . Un po' lungo, ma divertante.
- La misteriosa morte della compagna Guam di Qiu Xiaolong. In lettura. Un giallo ambientato in Cina. Inizialmente mi stavo arrabbiando nel vedere che anche l'ispettore Chen cadeva nel clichè dell'ispettore di polizia single appassionato di cucina. In realtà bastano poche pagine per rendersi conto di quanto marginale sia questo aspetto rispetto al resto della storia e gosersi, oltre alla vicenda di per sè, il piacere di scoprire qualcosa di questa misteriosa società cinese contemporanea.
29.10.07
Nemmeno il tempo di accendere il pc e guardare la posta che la voce che ero in ufficio si è sparsa e il mio capo, senza nemmeno fingere di essere dispiaciuto dei miei contrattempi, si produceva in un triplosalto mortale per dimostrare la sua gioia. Sospetto che nel cruscotto della sua macchina ci sia una bambolina vodoo con le mie sembianze.
26.10.07
Avrei voluto fare un post sulla sicurezza che gli oggetti e i luoghi trasmettono. Su quanto sia brutto perdere un punto di riferimento, anche se a 32 anni abbondanti probabilmente rimpiangere la propria cameretta da adolescente può suonare alquanto stupido.
Volevo parlare della macchina per la maglia di Barbie che oggi ha trovato riposo in fondo al cassonetto per mano di mia madre, senza che io potessi dirgli addio.Amen.
Poi però è arrivata la notizia che i 5 giorni in cui avrei dovuto fare il piccolo camallo, spostando riempendo e svuotando scatoloni sono stati rimandati.
Lunedì sarò di nuovo pronta a votarmi al martirio per il bene dell'universo, con la mia mantellina da supereroe e la calzamaglia fluo.
Perchè, mi domando, sono un supereroe stupido con mantellina e non sono un mutante cattivone che spara scosse da 2000 volt con le mani? Perchè devo ssbattermi acciocchè l'universo degli importantoni possa telefonare sereno e non posso incenerire le terga al mio capo quando mi spacca i maroni (quindi in pratica da mane a sera)?
Su questo interessante interrogativo, vado a godermi quel che resta di questa serata da single mettendo pigiamone antistupro e scaldamuscoli e avvoltolandomi in tutte le coperte del letto senza che il Marito abbia a protestare.
Volevo parlare della macchina per la maglia di Barbie che oggi ha trovato riposo in fondo al cassonetto per mano di mia madre, senza che io potessi dirgli addio.Amen.
Poi però è arrivata la notizia che i 5 giorni in cui avrei dovuto fare il piccolo camallo, spostando riempendo e svuotando scatoloni sono stati rimandati.
Lunedì sarò di nuovo pronta a votarmi al martirio per il bene dell'universo, con la mia mantellina da supereroe e la calzamaglia fluo.
Perchè, mi domando, sono un supereroe stupido con mantellina e non sono un mutante cattivone che spara scosse da 2000 volt con le mani? Perchè devo ssbattermi acciocchè l'universo degli importantoni possa telefonare sereno e non posso incenerire le terga al mio capo quando mi spacca i maroni (quindi in pratica da mane a sera)?
Su questo interessante interrogativo, vado a godermi quel che resta di questa serata da single mettendo pigiamone antistupro e scaldamuscoli e avvoltolandomi in tutte le coperte del letto senza che il Marito abbia a protestare.
Etichette:
deliri vari,
Vita da ufficio
25.10.07
Quando c'è da salvare il mondo, non ci si può sottrarre al proprio destino.
Così l'inizio settimana è stato caratterizzato da una sorta di caccia al tesoro per reperire le informazioni necessarie a risolvere un problema telefonico di qualcuno di abbastanza altolocato da aver la possibilità di rompere i maroni.
Già il fatto che il mondo si dovesse mettere sull'attenti perchè uno non rusciva ad attivarsi una promozione, mentre quando provo a chiamare io il servizio clienti col cavolo che mi rispondono, non mi rendeva molto predisposta al martirio corredato di sorriso sulle labbra.
Come in ogni thriller che si rispetti non appena tutto sembrava andare per il meglio, improvvisamente si scopriva mancare un altro tassello.
In tutto questo il capo mi aveva detto "gestisci tu la cosa". Salvo poi prendere iniziative e fare chiamate di sua sponte, senza peraltro mettermi al corrente e facendomi fare pessime figure.
Verso sera quando tutto sembrava risolto, l'ultimo colpo di scena.
Mentre corredata di calzamaglia e mantellina mi apprestavo a parare l'ultimo colpo, si presentava il capo sulla soglia e con un'aria di rimprovero che sarebbe stata giustificata se mi avesse colto a pittarmi le unghie, mi intimava "bisogna risolvere questa cosa, fino a che non è risolta non si va a casa".
Liquidata la minaccia con uno svolazzo, proseguivo nella mia opera fino alla risoluzione del problema. Inutile dire che quando stremati decidevamo che il mondo era salvo, il capo era già a casa con lo stuzzicadenti in bocca a grattarsi la pancia.
Ancora più superfluo dire che l'informazione faticosamente raccolta e consegnata in serata, questa mattina giaceva del tutto inutilizzata che coloro ai quali era diretta si sono alzati con tranquillità, hanno fatto una abbondante colazione, hanno aspettato che spiovesse e poi con molta calma sono arrivati in ufficio.
Così l'inizio settimana è stato caratterizzato da una sorta di caccia al tesoro per reperire le informazioni necessarie a risolvere un problema telefonico di qualcuno di abbastanza altolocato da aver la possibilità di rompere i maroni.
Già il fatto che il mondo si dovesse mettere sull'attenti perchè uno non rusciva ad attivarsi una promozione, mentre quando provo a chiamare io il servizio clienti col cavolo che mi rispondono, non mi rendeva molto predisposta al martirio corredato di sorriso sulle labbra.
Come in ogni thriller che si rispetti non appena tutto sembrava andare per il meglio, improvvisamente si scopriva mancare un altro tassello.
In tutto questo il capo mi aveva detto "gestisci tu la cosa". Salvo poi prendere iniziative e fare chiamate di sua sponte, senza peraltro mettermi al corrente e facendomi fare pessime figure.
Verso sera quando tutto sembrava risolto, l'ultimo colpo di scena.
Mentre corredata di calzamaglia e mantellina mi apprestavo a parare l'ultimo colpo, si presentava il capo sulla soglia e con un'aria di rimprovero che sarebbe stata giustificata se mi avesse colto a pittarmi le unghie, mi intimava "bisogna risolvere questa cosa, fino a che non è risolta non si va a casa".
Liquidata la minaccia con uno svolazzo, proseguivo nella mia opera fino alla risoluzione del problema. Inutile dire che quando stremati decidevamo che il mondo era salvo, il capo era già a casa con lo stuzzicadenti in bocca a grattarsi la pancia.
Ancora più superfluo dire che l'informazione faticosamente raccolta e consegnata in serata, questa mattina giaceva del tutto inutilizzata che coloro ai quali era diretta si sono alzati con tranquillità, hanno fatto una abbondante colazione, hanno aspettato che spiovesse e poi con molta calma sono arrivati in ufficio.
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che fai ti lamenti?,
Vita da ufficio
23.10.07
Ogni tanto sospetto di essere preda della narcolessia, soprattutto al mattino quando controllando l'orologio mi rendo conto che sono passati 40 minuti dall'ultimo controllo ed io sono ancora in pigiama in casa, non ho fatto colazione e non c'è alcuna traccia che mi indichi dove siano stati risucchiati i minuti mancanti.
L'alternativa è che a casa mia abiti il MostroSucchiaTempo, specializzato nel mandare avanti i digit degli orologi appena uno si distrae un attimo.
Oggi il MostroSucchiaTempo per essere sicuro di non doversi affannare, ha subdolamente fatto sì che nel mio zapping in pausa pranzo capitassi su Saranno Famosi. La puntata in cui Lidia Grant insegna danza ai giocatori di basket e Doris Schwartz fa i conti con le sue origini ebraiche. Inutile dire che sono rimasta calamitata come una imbecille davanti alla tv fino alla sigla di chiusura.
L'alternativa è che a casa mia abiti il MostroSucchiaTempo, specializzato nel mandare avanti i digit degli orologi appena uno si distrae un attimo.
Oggi il MostroSucchiaTempo per essere sicuro di non doversi affannare, ha subdolamente fatto sì che nel mio zapping in pausa pranzo capitassi su Saranno Famosi. La puntata in cui Lidia Grant insegna danza ai giocatori di basket e Doris Schwartz fa i conti con le sue origini ebraiche. Inutile dire che sono rimasta calamitata come una imbecille davanti alla tv fino alla sigla di chiusura.
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mostro succhia tempo,
serie tv
22.10.07
Sabato pomeriggio, mentre mi facevo largo fra i giovinastri punk dark delle Colonne prima e fra quelli tamarri di via Torino in seguito, mi sono improvvisamente ricordata perchè non vado mai in centro per negozi durante il finesettimana.
Nonostante questo testardamente sono entrata da Zara e poi dalla Benetton, ma con tutto quel bailamme, nonostante sia riuscita a trovare le forze per provare una maglietta, non ho comprato nulla.
Salvo poi spendere un capitale in formaggio da Peck, in barba alla dieta e all'oculata gestione del (mio misero) capitale.
Molto meglio la sagra di Baggio domenica, nonostante la levataccia e il freddo, il casino.
Tutte le bancarelle ammassate fra le vie del borgo, la zona degli artigiani, quella delle associazioni, quella del mercato vero e proprio, quella della gastronomia.
Sono tornata a casa con miele di erica, patè di olive e pesto al carciofo.
Ho portato indietro pure un mal di schiena, che fra allestimento e disallestimento della nostra bancarella e la temperatura invernale il fisico non ha retto.
Nonostante questo testardamente sono entrata da Zara e poi dalla Benetton, ma con tutto quel bailamme, nonostante sia riuscita a trovare le forze per provare una maglietta, non ho comprato nulla.
Salvo poi spendere un capitale in formaggio da Peck, in barba alla dieta e all'oculata gestione del (mio misero) capitale.
Molto meglio la sagra di Baggio domenica, nonostante la levataccia e il freddo, il casino.
Tutte le bancarelle ammassate fra le vie del borgo, la zona degli artigiani, quella delle associazioni, quella del mercato vero e proprio, quella della gastronomia.
Sono tornata a casa con miele di erica, patè di olive e pesto al carciofo.
Ho portato indietro pure un mal di schiena, che fra allestimento e disallestimento della nostra bancarella e la temperatura invernale il fisico non ha retto.
19.10.07
My mother fired me.
L'ho scoperto qualche tempo fa, per puro caso, quando ho chiesto a mia madre come mai avesse tutta questa fretta di tagliare la nostra conversazione telefonica e lei serafica mi ha risposto che stava aspettando la chiamata del figlio di una sua collega che la doveva aiutare col suo sito internet.
Un po' minata nel mio orgolio di donna informatica, nonchè di figlia prediletta, ho chiesto spiegazioni. Pare che io perda la calma troppo facilmente e di conseguenza manchi di una virtù fondamentale per l'insegnamento, la pazienza.
Memore di questa sentenza inappellabile, col Pivello sto dando prova di una calma olimpica ed anche oggi quando gli ho corretto i compiti ho cercato di essere incoraggiante e cortese.
Durerà? Chi può dirlo. Sicuramente non averlo alla mia scrivania a scalciare l'alimentatore del mio laptop aiuta a mantenere la calma.
L'ho scoperto qualche tempo fa, per puro caso, quando ho chiesto a mia madre come mai avesse tutta questa fretta di tagliare la nostra conversazione telefonica e lei serafica mi ha risposto che stava aspettando la chiamata del figlio di una sua collega che la doveva aiutare col suo sito internet.
Un po' minata nel mio orgolio di donna informatica, nonchè di figlia prediletta, ho chiesto spiegazioni. Pare che io perda la calma troppo facilmente e di conseguenza manchi di una virtù fondamentale per l'insegnamento, la pazienza.
Memore di questa sentenza inappellabile, col Pivello sto dando prova di una calma olimpica ed anche oggi quando gli ho corretto i compiti ho cercato di essere incoraggiante e cortese.
Durerà? Chi può dirlo. Sicuramente non averlo alla mia scrivania a scalciare l'alimentatore del mio laptop aiuta a mantenere la calma.
18.10.07
Il Bambino mi pare un po' troppo flemmatico.
Non ha ripassato e si è presentato un po' spaesato, ha fatto alcune domande che se appena avesse buttato un occhio sugli appunti si sarebbe reso conto essere idiote. Scalcia sotto il tavolo e nel giro di 5 minuti mi ha staccato 2 volte l'alimentatore del portatile.
Per spiegare a lui come procedere nel tempo in cui normalmente avrei configurato 20 prodotti, ne ho configurati tre.
Per nulla spaventato dalla scadenza, mi ha chiesto i compiti a casa e candidamente ha ammesso che la settimana prossima in pieno delirio non sarà presente in ufficio per due pomeriggi consecutivi.
Ora va bene non lasciarsi prendere dal panico, ma un po' più di verve non guasterebbe.
Non ha ripassato e si è presentato un po' spaesato, ha fatto alcune domande che se appena avesse buttato un occhio sugli appunti si sarebbe reso conto essere idiote. Scalcia sotto il tavolo e nel giro di 5 minuti mi ha staccato 2 volte l'alimentatore del portatile.
Per spiegare a lui come procedere nel tempo in cui normalmente avrei configurato 20 prodotti, ne ho configurati tre.
Per nulla spaventato dalla scadenza, mi ha chiesto i compiti a casa e candidamente ha ammesso che la settimana prossima in pieno delirio non sarà presente in ufficio per due pomeriggi consecutivi.
Ora va bene non lasciarsi prendere dal panico, ma un po' più di verve non guasterebbe.
15.10.07
L'enciclopedia filosovietica senza fotografie, libri degli editori riuniti, edizioni birillo i grandi classici in versione per bambini, i libri di dickens, quelli di verne, le favole liguri, turchi draghi e cavalieri, woobinda,due copie di piccole donne, pollyanna cresce ( e pollyanna da piccola?), i libri di walt disney ( zio paperone e la zuppa di bottone non c'è più e ancora mi dispiace), il signor vento e la signora pioggia, i libri di richard scarry, i libri di lettura cattolicissimi delle elementari, i sussidiari degli ultimi anni, i quaderni di matematica e di fisica del liceo, i libri di dumas, bobby sands, i diari dei ricordi, le smemoranda, le magliette dei gruppi bianche, le magliette dei gruppi nere, il body rosa di quando seienne facevo danza classica, il body indossato nel saggio di moderna "chorus line" a 12 anni. Le macchinine, i puffi.
Il mio manoscritto epico risalente alle elementari "le tre cavaliere", la fata indignata per esser stata disturbata mentre faceva il bagno.
Le dediche in inglese di mio nonno.
Buttare biancheria inutilizzata da anni: eliminati 10 body in cotone, 10 in lana. Con buona pace di mia madre che per anni ha tentato di proteggermi dal mal di gola ora io non indosso più canottiere.
Chi era Anna? Perchè suo padre disegnava sul mio diario il camion del latte Barbera? Le rose del maestro Gasperini e la sua grafia elegante.
16 anni e il mio primo capodanno fuori casa, un tubino nero, com'ero magra. Buttare shorts che sarebbero di moda tutt'oggi, consapevole che non mi andrebbero ed anche se mi andassero che la cellulite si nasconde, non si mostra.
Sette scatole, un quarto di stanza, un terzo di esistenza.
Work in progress.
Il mio manoscritto epico risalente alle elementari "le tre cavaliere", la fata indignata per esser stata disturbata mentre faceva il bagno.
Le dediche in inglese di mio nonno.
Buttare biancheria inutilizzata da anni: eliminati 10 body in cotone, 10 in lana. Con buona pace di mia madre che per anni ha tentato di proteggermi dal mal di gola ora io non indosso più canottiere.
Chi era Anna? Perchè suo padre disegnava sul mio diario il camion del latte Barbera? Le rose del maestro Gasperini e la sua grafia elegante.
16 anni e il mio primo capodanno fuori casa, un tubino nero, com'ero magra. Buttare shorts che sarebbero di moda tutt'oggi, consapevole che non mi andrebbero ed anche se mi andassero che la cellulite si nasconde, non si mostra.
Sette scatole, un quarto di stanza, un terzo di esistenza.
Work in progress.
12.10.07
Ultimamente qui in ufficio si fa a gara a chi porta più dolci. Ha iniziato G. con un ciambellone, ha proseguito D. portando rotelle di liquerizia e barrette kind er maxi, ha rilanciato C. portando mandorle e nocciole ricoperte di cioccolato bianco, al latte e fondente, io ho preparato i brownies.
A breve prevedo potrebbe comparire un barattolo di Nutella da 5Kg da piazzare al centro della stanza da cui servirsi a cucchiaiate nei momenti di sconforto.
Ci sono i momenti in cui ti incazzi e ti si chiude lo stomaco. Noi siamo oltre: per affrontare la giornata abbiamo bisogno della dose quotidiana di cioccolata antidepressiva.
A breve prevedo potrebbe comparire un barattolo di Nutella da 5Kg da piazzare al centro della stanza da cui servirsi a cucchiaiate nei momenti di sconforto.
Ci sono i momenti in cui ti incazzi e ti si chiude lo stomaco. Noi siamo oltre: per affrontare la giornata abbiamo bisogno della dose quotidiana di cioccolata antidepressiva.
10.10.07
Ho un nuovo proposito per l'autunno inverno 2007. Non sarà facile, ma mi devo impegnare.
Ridere delle follie, delle guerre, delle piccinerie, dei ricatti della vita lavorativa. Se non mi riconoscono il diritto di insultare la gente, quello di ridergli in faccia me lo arrogo.
Tanto risolvere non si risolve nulla, almeno invecchierò con delle splendide rughe di espressione che renderanno la mia faccia allegra.
Ridere delle follie, delle guerre, delle piccinerie, dei ricatti della vita lavorativa. Se non mi riconoscono il diritto di insultare la gente, quello di ridergli in faccia me lo arrogo.
Tanto risolvere non si risolve nulla, almeno invecchierò con delle splendide rughe di espressione che renderanno la mia faccia allegra.
L'uomo di Tolosa.
L'anno che venni scaricata dal mio ultimo ex ad una settimana di distanza da quando aveva riorganizzato gli armadi a casa sua per farmi più spazio (la coerenza), decisi che era ora di prendersi cura di me stessa e di fare parte delle cose che avrei sempre voluto fare, ma per un motivo o per l'altro non avevo mai fatto. Soprattutto decisi che non mi importava farle da sola.
Così partii per il GR20 sud da sola, diventando "l'Italienne" che di ragazze a fare trekking da sole se ne vedevano poche e men che meno italiane e tutti quelli che incrociavo sul cammino si ricordavano di me e delle mie sgroppate atletiche ( bei tempi quelli in cui sui sentieri davo della mer... ehm del filo da torcere a gendarmi francesi in vacanza).
Nel gruppone partito nel mio stesso giorno c'era l'uomo di Tolosa, un bel francese atletico con uno stacco coscia da fare invidia a Naomi Campbell. L'uomo di Tolosa girava con uno zaino gigantesco e non lo si vedava mai partire o arrivare, solo ad un certo punto della sera si materializzava fuori dal rifugio parlando con il gestore e asserendo che no, non avrebbe montato la tenda perchè voleva dormire alla "belle etoile".
Con l'uomo di Tolosa non scambiai mai una parola sebbene entrambi fossimo reciprocamente consapevoli dell'esistenza dell'altro. Non ci parlammo nemmeno la sera che arrivati alla meta ci trovammo alla gite a dormire nella stessa stanza (assieme ad altre 4 persone). La mattina seguente, mentre mi incastravo nell'auto del gendarme francese che mi avrebbe dato uno strappo fino alla fermata dell'autobus, ci guardammo fissi negli occhi e ci sorridemmo.
L'uomo di Tolosa, al di là del rimarchevole stacco coscia, è un ricordo perfetto. In quello sguardo e in quel sorriso c'era tutto quello che dovevamo dirci.
Ho ripensato a lui oggi, quando guardando la casella di posta mi sono rammaricata di non avere notizie da qualcuno a cui avevo scritto di recente sull'impeto del "carramba che sorpresa". A volte certi incontri sono perfetti in quanto si autoconcludono e cercare di mantenerli in vita non ha senso. Forse è la stessa cosa per le amicizie. Se ci si perde di vista c'è una ragione che senso ha tentare la respirazione artificiale? Pensandoci, ho almeno un paio di controesempi ciao M. ciao C., sono contenta di avervi ritrovato.
L'anno che venni scaricata dal mio ultimo ex ad una settimana di distanza da quando aveva riorganizzato gli armadi a casa sua per farmi più spazio (la coerenza), decisi che era ora di prendersi cura di me stessa e di fare parte delle cose che avrei sempre voluto fare, ma per un motivo o per l'altro non avevo mai fatto. Soprattutto decisi che non mi importava farle da sola.
Così partii per il GR20 sud da sola, diventando "l'Italienne" che di ragazze a fare trekking da sole se ne vedevano poche e men che meno italiane e tutti quelli che incrociavo sul cammino si ricordavano di me e delle mie sgroppate atletiche ( bei tempi quelli in cui sui sentieri davo della mer... ehm del filo da torcere a gendarmi francesi in vacanza).
Nel gruppone partito nel mio stesso giorno c'era l'uomo di Tolosa, un bel francese atletico con uno stacco coscia da fare invidia a Naomi Campbell. L'uomo di Tolosa girava con uno zaino gigantesco e non lo si vedava mai partire o arrivare, solo ad un certo punto della sera si materializzava fuori dal rifugio parlando con il gestore e asserendo che no, non avrebbe montato la tenda perchè voleva dormire alla "belle etoile".
Con l'uomo di Tolosa non scambiai mai una parola sebbene entrambi fossimo reciprocamente consapevoli dell'esistenza dell'altro. Non ci parlammo nemmeno la sera che arrivati alla meta ci trovammo alla gite a dormire nella stessa stanza (assieme ad altre 4 persone). La mattina seguente, mentre mi incastravo nell'auto del gendarme francese che mi avrebbe dato uno strappo fino alla fermata dell'autobus, ci guardammo fissi negli occhi e ci sorridemmo.
L'uomo di Tolosa, al di là del rimarchevole stacco coscia, è un ricordo perfetto. In quello sguardo e in quel sorriso c'era tutto quello che dovevamo dirci.
Ho ripensato a lui oggi, quando guardando la casella di posta mi sono rammaricata di non avere notizie da qualcuno a cui avevo scritto di recente sull'impeto del "carramba che sorpresa". A volte certi incontri sono perfetti in quanto si autoconcludono e cercare di mantenerli in vita non ha senso. Forse è la stessa cosa per le amicizie. Se ci si perde di vista c'è una ragione che senso ha tentare la respirazione artificiale? Pensandoci, ho almeno un paio di controesempi ciao M. ciao C., sono contenta di avervi ritrovato.
8.10.07
Ci vorrebbe un antidoto per non cadere trappola del gioco dei se e dei ma. Per non chiedersi come sarebbero andate le cose. Per non immaginare vite parallele. Che non è questione di sliding doors la piega che la nostra esistenza prende, ma di coraggio e di scelte decise. Tutto quello che sarebbe potuto succedere a causa di un piccolo incidente del caso, non è mai paragonabile a tutto quello che noi avremmo potuto far succedere prendendo una decisione.
Riappacificarsi col passato ha senso o è meglio metterci una pietra sopra?
Addormentarsi davanti a Lucarelli che spiega il mistero dell'imam rapito non è conveniente. La storia continuerà ad essere nebulosa e la notte si verrà presi da ansie inspiegabili riguardanti la propria vita diventando compagni di letto molesti per chi ci sta accanto.
Riappacificarsi col passato ha senso o è meglio metterci una pietra sopra?
Addormentarsi davanti a Lucarelli che spiega il mistero dell'imam rapito non è conveniente. La storia continuerà ad essere nebulosa e la notte si verrà presi da ansie inspiegabili riguardanti la propria vita diventando compagni di letto molesti per chi ci sta accanto.
4.10.07
Ok, parliamone. Dopo essermi chiesta per mesi a che cavolo servisse aprirsi un account su my sp ace, sono caduta nel gorgo di fac ebo ok. Fin qui nulla di male.
Oggi però ho reincontrato una ragazza tedesca conosciuta nel 1998 ad un campo di lavoro in Spagna, con cui era circa dal 1998 che non ero più in contatto. E ancora saremmo nella norma se ad esempio in un impeto di nostalgia avessi digitato il suo nome per vedere se la trovavo.
Invece no, ci siamo "ritrovate" perchè lei in India ha conosciuto il mio amico M. che no, non è indiano, sta a Genova ed è originario di Piacenza.
Come direbbe il Marito, il mondo non è piccolo, è che i tarlocchi si conoscono tutti.
Oggi però ho reincontrato una ragazza tedesca conosciuta nel 1998 ad un campo di lavoro in Spagna, con cui era circa dal 1998 che non ero più in contatto. E ancora saremmo nella norma se ad esempio in un impeto di nostalgia avessi digitato il suo nome per vedere se la trovavo.
Invece no, ci siamo "ritrovate" perchè lei in India ha conosciuto il mio amico M. che no, non è indiano, sta a Genova ed è originario di Piacenza.
Come direbbe il Marito, il mondo non è piccolo, è che i tarlocchi si conoscono tutti.
3.10.07
A causa delle esigenze lavorative del Marito, ma soprattutto a causa delle nostre ridotte capacità mentali del dopo cena, spesso ci troviamo a guardare serie televisive in lingua originale. Il che, dicevo fra me e me come ulteriore scusante, è un ottimo esercizio linguistico.
In realtà finisce che le parole che più facilmente mi rimangono impresse, sono quelle ripetute più spesso e ovviamente, le parole più spesso ripetute sono il turpiloquio. Del resto se si spara agli alieni o ai malviventi o ai terroristi è difficile riuscire a emettere frasi molto articolate.
Così sono orgoliosa di aver imparato te t t e (b oo bs) guardando Desperate Housevives e di aver appreso che mer.da all'americana si dice cra p e non shi.t.
Ieri peraltro ci si è messa pure l'insegnante di inglese che imbestialita dalla bolletta di telefono e adsl, mi ha erudito sul significato del phrasal verb pis.s off.
Ora sono pronta a dire frasi ad effetto come "mer da, smettila di guardarmi le tet te, mi hai rotto il caz zo, vaff anc ulo", dubito che mi possa tornare utile nel momento in cui darò l'esame al british council, ma incontrassi dei ragazzini impertinenti come quelli del parchetto dietro la casa in cui ero ospite durante la mia vacanza studio a Cambridge 15 anni fa, saprei metterli a posto. Per la serie, meglio tardi che mai.
Turpiloquio a parte, dopo anni di onorata pronuncia british appresa a scuola e sul campo, ieri mi sono trovata a pronunciare parole all'americana, con sommo orrore mio e dell'insegnante che mi ha intimato di guardare solo serie tv prodotte dalla BBC.
In realtà finisce che le parole che più facilmente mi rimangono impresse, sono quelle ripetute più spesso e ovviamente, le parole più spesso ripetute sono il turpiloquio. Del resto se si spara agli alieni o ai malviventi o ai terroristi è difficile riuscire a emettere frasi molto articolate.
Così sono orgoliosa di aver imparato te t t e (b oo bs) guardando Desperate Housevives e di aver appreso che mer.da all'americana si dice cra p e non shi.t.
Ieri peraltro ci si è messa pure l'insegnante di inglese che imbestialita dalla bolletta di telefono e adsl, mi ha erudito sul significato del phrasal verb pis.s off.
Ora sono pronta a dire frasi ad effetto come "mer da, smettila di guardarmi le tet te, mi hai rotto il caz zo, vaff anc ulo", dubito che mi possa tornare utile nel momento in cui darò l'esame al british council, ma incontrassi dei ragazzini impertinenti come quelli del parchetto dietro la casa in cui ero ospite durante la mia vacanza studio a Cambridge 15 anni fa, saprei metterli a posto. Per la serie, meglio tardi che mai.
Turpiloquio a parte, dopo anni di onorata pronuncia british appresa a scuola e sul campo, ieri mi sono trovata a pronunciare parole all'americana, con sommo orrore mio e dell'insegnante che mi ha intimato di guardare solo serie tv prodotte dalla BBC.
2.10.07
1.10.07
Una sola parola per descrivere il mio finesettimana: I.k.e.a .
Che poi c'è stato l'inizio del corso di fotografia, il presidio in piazza della scala a sostegno della potesta non violenta in Myanmar, una domenica mattina in pigiama con una tazza di tè e i compiti di inglese. Ma tutto questo è svanito dinnanzi al tour de force della domenica pomeriggio, in cui ci siamo recati nell'antro del diavolo per recuperare un piccolo armadio da incastrare nell'ultimo angolo libero rimasto in camera da letto.
La folla assatanata occupava ogni ordine e grado di parcheggio, da quelli esterni ai due piani interni. Famiglie intere bivaccavano al ristorante ingerendo polpette al sugo di mirtillo o qualunque altra cosa emetta un odore altrettando dolciastro e nauseabondo. Io e il Marito abbiamo apprezzato le scorciatoie che ci hanno permesso di tagliare fette di percorso affollatissimo per arrivare in breve tempo al reparto armadi e da quello al self service.
Al self service, dopo aver recuperato strutture ed ante abbiamo fatto un numero da circo per recuperare le cerniere che erano terminate nell'espositore, ma disponibili a patto di recuperare una scatola sul fondo dello scaffale. Tipo che mi sono mezza arrampicata e spalmata sul ripiano dello scaffale sbracciandomi stile gatto silvestro per recuperare la scatola, mentre il Marito alle mie spalle era pronto ad afferrarmi in caso fossi franata al suolo.
Dopo aver pagato e raggiunto la micra, l'abbiamo stipata, abbattendo il sedile passeggero, cosicchè mentre il Marito guidava senza occhiali, io me ne stavo spalamta sul fondo del bagagliaio nel tentativo di non farmi beccare dal vigile che dirigeva il traffico nel piazzale ikea. Roba da crocifissione a bordo della strada, anche se a nostra discolpa c'è da dire che non avevamo il carico sporgente.
Dopo questa avventura c'è stato il montaggio con annessi e connessi, conclusosi verso l'ora di cena. Grossa soddisfazione, casa più ordinata, peccato che questa mattina sembrassimo una succursale dell'istituto griatrico che c'è dall'altro lato del naviglio, io con i muscoli del collo rigidi, il marito col mal di schiena.
Che poi c'è stato l'inizio del corso di fotografia, il presidio in piazza della scala a sostegno della potesta non violenta in Myanmar, una domenica mattina in pigiama con una tazza di tè e i compiti di inglese. Ma tutto questo è svanito dinnanzi al tour de force della domenica pomeriggio, in cui ci siamo recati nell'antro del diavolo per recuperare un piccolo armadio da incastrare nell'ultimo angolo libero rimasto in camera da letto.
La folla assatanata occupava ogni ordine e grado di parcheggio, da quelli esterni ai due piani interni. Famiglie intere bivaccavano al ristorante ingerendo polpette al sugo di mirtillo o qualunque altra cosa emetta un odore altrettando dolciastro e nauseabondo. Io e il Marito abbiamo apprezzato le scorciatoie che ci hanno permesso di tagliare fette di percorso affollatissimo per arrivare in breve tempo al reparto armadi e da quello al self service.
Al self service, dopo aver recuperato strutture ed ante abbiamo fatto un numero da circo per recuperare le cerniere che erano terminate nell'espositore, ma disponibili a patto di recuperare una scatola sul fondo dello scaffale. Tipo che mi sono mezza arrampicata e spalmata sul ripiano dello scaffale sbracciandomi stile gatto silvestro per recuperare la scatola, mentre il Marito alle mie spalle era pronto ad afferrarmi in caso fossi franata al suolo.
Dopo aver pagato e raggiunto la micra, l'abbiamo stipata, abbattendo il sedile passeggero, cosicchè mentre il Marito guidava senza occhiali, io me ne stavo spalamta sul fondo del bagagliaio nel tentativo di non farmi beccare dal vigile che dirigeva il traffico nel piazzale ikea. Roba da crocifissione a bordo della strada, anche se a nostra discolpa c'è da dire che non avevamo il carico sporgente.
Dopo questa avventura c'è stato il montaggio con annessi e connessi, conclusosi verso l'ora di cena. Grossa soddisfazione, casa più ordinata, peccato che questa mattina sembrassimo una succursale dell'istituto griatrico che c'è dall'altro lato del naviglio, io con i muscoli del collo rigidi, il marito col mal di schiena.
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