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6.9.10

Attendere prego
Settembre è il mese degli inizi, l'imprinting della scuola è duro a morire e così -come in ogni inizio d'anno che si rispetti - ci si arma di quanderno e penna ed si inizia a buttar giù liste, pianificare, fare buoni propositi. Perchè se dicembre è il momento per fare bilanci, settembre è quello per fare progetti.
Sarà che invecchio, ad agosto gli anni sono diventati 35 e ormai galoppo a spron battuto verso i 40, sarà che la scuola ormai l'ho finita da un pezzo, sarà che le vacanze non sono mai abbastanza lunghe e abbastanza rigeneranti, fatto sta che quest'anno il mio inizio settembre è caratterizzato da una sensazione di stand by.
Ho quadernetti bianchi, penne colorate e l'agenda moleskine rossa che mi guardano in attesa che io mi decida a compilare una @to do list qualsiasi, da disattendere sistematicamente di giorno in giorno. Una lista per avere una sensazione di meticolosità anche nell'indolenza del non fare. Eppure non mi decido.
Sto ai margini delle routine quotidiana dove anche programmare la lavatrice dei bianchi e dei colorati o decidere cosa cucinare per cena, sembra uno sforzo sovraumano.
Che io sia prossima ad una mutazione genetica e pronta per entrare in letargo? In caso, risvegliatemi al disgelo.

1.2.10

C'è una strana coincidenza astrale per cui tutte le sere in cui sono fuori casa sia mia madre che mio padre decidono di chiamare. Molto spesso a casa c'è Andrea che li aggiorna sui miei spostamenti.
Pare che ieri sera mio padre all'apprendere che dopo il pranzo in famiglia ero ritornata a casa e poi riuscita per andare al cinema a ri-vedere Avatr abbia commentato "inarrestabile".
Probabilmente non sapeva che tra una cosa e l'altra avevo pure trovato il tempo di fermarmi all'autolavaggio per far lavare la macchina.
Alle volte mi domando se ho qualcosa che non va e se mai mi passerà questo eterno ballo di san vito.

7.1.10

Il 2010 ha portato con sè uno stato di inspiegabile energia o forse il mio pessimismo cosmico è rimasto intrappolato nel 2009 e non è ancora riuscito a riacciuffarmi.
E' una delle rare volte in vita mia in cui guardandomi allo specchio, pensando alla mia vita non mi sminuisco, non mi arrabbio, non penso "che barba che noia".
Penso che per quanto in maniera pasticciata e poco costante, per quanto con ampli margini di miglioramento faccio un sacco di cose belle, interessanti, a tratti anche utili.
E non mi riconosco, davvero. Io eterna insoddisfatta, eterna irrequieta, eterna ipercritica nei confronti di me stessa che improvvisamente sono indulgente con le mie pecche e fiera dei miei meriti.
Non so quanto durerà, non so quanto dura sarà la (ri)caduta, ma per il momento me la godo.

27.11.09

Uno dei miei grandi rammarichi è sempre stato non avere una passione forte bruciante nella quale incanalare le mie energie.
Sono sicura che andando indietro nell'archivio di questo blog troverei di sicuro delle tirate sullo spaesamento di non avere uno scopo nella vita e su come fosse confortante avere davanti un traguardo come la maturità o la laurea.
Ogni tanto quando parlo mi ascolto come fossi un osservatore esterno e mi sento un po' come il nano malefico, che di volta in volta è il presidente magnate della finanza, l'unto del signore, il presidente operaio.
Si parla di musica? Ho avuto un mio gruppo e suonavo la batteria. Andavo ai concerti e ai festival, setacciavo i negozi di dischi e in più di una occasione ho attaccato cartoni delle uova a muri di un box
Si parla di montagna? Ho fatto diversi trekking, vado a ciaspolare, arrampicavo.
Si parla di danza? Ho fatto danza classica, danza moderna, flamenco, danza orientale, tribal.
Si parla di scrittura? Ho un blog, quando non l'avevo ammorbavo le caselle di posta degli amici con i racconti delle mie disavventure.
Si parla di fotografia? Fotografo.
Si parla di cucina? Mi piace cucinare e non cucino nemmeno malaccio.
Mi fermo a riflettere. La tuttologia è una grave malattia temo, che porta a non fare mai nulla bene.

23.10.09

Fatti sparsi e sconclusionati
uno) il Marito durante il viaggio negli States ha comprato una cintura che poi si è rivelata esser troppo piccola per lui e me l'ha gentilmente passata. Tale cintura oltre ad essere molto tamarra ha una chiusura così cervellotica che una volta indossata si può star sicuri di non perdere i pantaloni contro la propria volontà nemmeno se si resta appesi per una gamba ad un ottovolante impazzito. Di contro la chiusura è così a prova di bomba che bisogna valutare bene quanto a lungo ci si può trattenere dall'andare in bagno onde evitare di trovarsi davanti al gabinetto saltellando su di un piede ed armeggiando freneticamente con la fibbia in preda a terribile angoscia.
due) se in ufficio una "incredibile opportunità" è l'espressione universalmente nota per tradurre il concetto "sola pazzesca" e "ti ringrazio per l'opportunità offerta" è il sinonimo di "brutta carogna che sola che mi ha rifilato", perchè ostinarsi nel fare la parafrasi? Per adeguarmi al linguaggio aziendale comunque il mio mantra di questi giorni convulsi è "mooolto bene" che sottotitolato risulta essere "ma porc putt vacc boi"

2.7.09

Questo è un esperimento per capire se è passato anche l'emendamento D'Alia:
"il decreto sicurezza è una cagata pazzesca"
ora guardo se mi arrestano per istigazione a delinquere o meno.

30.6.09

Le cose che non faccio
E' da un po' che non prendo la macchina fotografica in mano e dire che spesso mi capita di pensare "questo dovrei fotografarlo":
come il primo pomodoro rosso sulle mie piante in rapida espansione sul terrazzo o i cespugli di lavanda al capolinea del 14 o alcuni tramonti infuocati sulla Lorenteggio o le nubi plasticose nel cielo sopra Corsico.
Non sono ancora andata la mare e le previsioni per il prossimo finesettimana non promettono granchè.
Non ho incontrato gli amici storici prima delle ferie e chissà se riuscirò a farlo.
Ho abbandonato la wii al secondo allenamento, anche se cerco di pesarmi con regolarità.
E' passato un anno da quando sono sul progetto, ma a volte mi sembrano dieci, a volte mi sento spaesata ed ignorante come se fossi appena arrivata.
Il mondo che mi circonda non mi piace. La rassegna stampa dell'indignazione, il cercare metodicamente nella stampa estera le notizie che riguardano il nano malefico e ci ridicolizzano servono a tenere viva la scintilla della consapevolezza o sono solo un altro aspetto della routine di asino che trotta dietro alla carota?
Non stiro e non passo l'aspirapolvere, la sera di rientro dall'ufficio svengo sul divano per un pisolino.
Annaspo cercando di prendere in mano le redini del tutto e nel frattempo penso ad alternative tanto improbabili quanto fantasiose per il mio futuro, tipo darmi alla pole dance a las vegas (ma dopo aver visto miss pd australia ho capito che non ho la preparazione adatta) o al burlesque, alternative per cui comunque non sono abbastanza gnocca.
Nel frattempo leggo "Metropoli per principianti" di Biondillo e mi piace.

20.5.09

Quando succede una digrazia, si vive un momento di incertezza, chi crede in un qualche dio può pregare.
Chi pensa che comunque ci sia un energia che scorre nel mondo e unisce tutte le cose, può provare ad incanalarla nella giusta direzione.
Se si è tendenzialmente scettici sui temi ultraterreni certe consolazioni mancano.
Io a MFdM, anche se lo conosco poco, penso spesso e spero che tutto si risolva per il meglio. Certo però se credessi che tutto questo pensare e sperare possa *realmente* cambiare le cose sarei più felice.

3.4.08

Avevo visto nel sovrapporsi della data di due appuntamenti un presagio positivo.
Ho poi scoperto che le date non si sovrappongono, dovrò quindi accontentarmi del cielo sereno e della giornata di sole quali annunciatori di buona sorte.
Qui le cose cambiano, in peggio. Non solo gli schiavi della nicotina non hanno più un antro nel quale realizzare la catramazione dei propri polmoni, per par condicio anche i consumatori compulsivi di mele saranno costretti a prendere la via del cortile per poter soddisfare i loro bisogni. Solo gli amanti del junk food saranno autorizzati a sgranocchiare grassi per i corridoi e sulle scrivanie.
Inspiro, espiro, inspiro, espiro, inspiro, espiro, spero.

19.3.08

Sono giorni un po' così, a volte cammino a falcate veloci carica di adrenalina, incastro impegni uno sull'altro, preparo lasagne e spiedini a tarda sera dopo una lezione un palestra. Altri mi trascino assonnata, mi faccio cullare dal sole primaverile e mi perdo con lo sguardo in direzione delle montagne innevate.
A tratti mi faccio prendere da ossessioni, tipo il giorno in cui ho riscoperto il cardiofrequenzimetro e per una buona mezz'ora non ho fatto che controllare come ciascun singolo movimento influenzasse le mie pulsazioni cardiache.
Grazie al cielo la mia ossessione per la temperatura esterna si consuma solo durante il pasto serale, quando comodamente seduta posso controllarne il progressivo abbassamento all'approssimarsi della notte.
Domani e dopodomani dovrò sperimentare nuovi ritmi, alzarmi prima e forse risvegliare Baby dal suo letargo. Valutare quali siano i vantaggi della momentanea dislocazione presso la sede aziendale e se convenga lottare perchè diventino permanenti.
Poi il finesettimana pasquale, la ricetta della pastiera da sperimentare e la grigliata che come di consueto ci vedrà combattere contro vento e pioggerella armati di spiedini.
BUONA PASQUA.

11.3.08

Il silenzio e lo stranimento sono quelli conseguenti al raggiungimento di un obiettivo, per quanto piccolo questo possa essere. Stai mesi a pensare ad una cosa poi la fai e ti trovi spaesato a domandarti "e adesso?".
Per quanto reputi assurde tutte quelle strategie e pianificazioni del proprio tempo e della propria esistenza, per quanto sia fautrice della scelta impulsiva ed istintiva, io ho bisogno di obiettivi o mi sento perduta.
Sono in perenne conflitto con me stessa, il mio animo tedesco fa a cazzotti con il mio animo nomade ed io nel mezzo le prendo da tutti i lati.
L'aria di primavera però mi incita a prendermi una vacanza da me stessa così oggi in pausa pranzo ho comprato libri e girandole colorate. Domenica, nonostante la pioggia ed il tempo cupo, ho comprato nuove piante per il mio terrazzo e mi sono distratta guardando film e bevendo ottimo vino.
Aspettando la Pasqua, ma soprattutto la Pasquetta conto di vivere nel mio piacevole universo parallelo.

4.2.08

Senza capo ne coda.
Non so se il mio organismo mi ha sabotato per reclamare un po' di riposo o se la mia speranza, grazie al vaccino anti influenzale, di passare indenne fra i malanni di stagione fosse solo presunzione.
Fatto sta che sono a casa, con la bronchite. Niente febbre, poca tosse, un po' di fatica a respirare. Ed incomprensibilmente il tempo mi si dissolve fra le mani. Non ho svuotato la lavastoviglie, non ho fatto l'areosol, non ho stirato.
Mi si dirà, ma sei in malattia, riposati!
Chi mi dà una dose di sedativo per cavalli, che a stare a casa mi sento in gabbia?
Nel frattempo, in questi giorni di ozio forzato, ho visto un paio di film catastrofici
Io sono leggenda che non sarebbe stato male, non avesse avuto lo stesso titolo di un libro che parla di cose simili, ma con tutt'altro significato.
28 giorni dopo. Simile come tema, ambientato a Londra invece che a New York, girato con un budget molto minore. Nel mio distorto modo di vedere, questi dovrebbero essere pregi. Purtroppo il film è etichettabile alla voce "una cagata pazzesca".
Ho provato a rivedere Ratatuille, ma mi sono addormentata quasi subito, nonostante il topino cuoco mi faccia impazzire.
Ho provato a vedere This is England, ma il mio portatile si rifiuta di farmi vedere i sottotitoli, quindi ho lasciato perdere, perchè la condizione sine qua non per vedere i film di questi giorni è stare spaparanzata sul divano.
Sono anche riuscita a finire il libro di Pamuck "Il mio nome è rosso". Bello, ma un po' lunghetto.
Vado a svuotare la lavastoviglie.

1.2.08

Uno dei sogni "ancora di salvezza" con cui mi trastullo per sopravvivere indenne alle giornate lavorative e al Coglione senza imbracciare un fucile a canne mozze è l'espatrio. E questa non è una novità.
Che io abbia considerato l'espatrio negli USA dopo anni di anti americanismo feroce, però, è una di quelle cose che stento ad ammettere. Sarà che iniziando a vedere le persone che popolano una nazione, più che le azioni del suo governo, si riesce anche a cambiare idea. E Non Si Sa Mai col suo blog mi ha riconciliato con gli americani.
Il mio espatrio virtuale, si basava sulla considerazione, alquanto egoistica, che una persona dotata di una laurea, si sarebbe trovata in una situazione privilegiata. Con un lavoro che le consente una casa in un bel quartiere, una macchina un'assicurazine sanitaria decente.
Dopo aver visto Sicko ho cominciato ad avere qualche dubbio su questo fatto, la scoperta che in Finlandia l'elettricità costa la metà che in Italia ha poi riportato prepotentemente in auge i paesi nordici.

30.1.08

Dell'inettitudine sociale e dell'istinto da crocerossina selettivo.
Io e la Collega stiamo attraversando a piedi il parcheggio dell'ipermercato, quando lei esclama "oddio è caduto".
Perplessa alzo lo sguardo e in un primo momento credo di vedere uno scooterista o ciclista a terra a cui qualcuno sta sorreggendo le gambe.
Solo dopo realizzo che si tratta di un uomo in sedia rotelle, cappottato sulla schiena, che un automobilista cerca di riportare in posizione normale.
Allunghiamo il passo, il soccorritore è in difficoltà, l'uomo in carrozzella non può fare nulla per aiutarlo. Ci mettiamo a correre, quando arriviamo sul posto fortunatamente l'uomo in carrozzella è in posizione corretta. Il suo soccorritore un po' accaldato ci spiega che ha mal di schiena, quasi a scusarsi di non aver prestato un soccorso più immediato.
Raccolgo un panno di ciniglia verde dall'aiuola, mentre il soccorritore recupera gli occhiali. Una occhiata alla sedia mi dice che non può essere il sacchetto attaccato ai manici posteriori ad aver causato la caduta e che l'uomo in carrozzina non rischia più di perdere l'equilibrio trovandosi nell'ingrata situazione della tartaruga rovesciata sulla schiena.
Domando se il panno verde è suo, lui mi spiega che è il suo copricapo, mi domanda se glielo posso mettere in testa. A quel punto mi rendo conto che si tratta di un maglioncino da bambino. Lui parla in modo strano, un po' biascicando, ma sembra lucido. Mi sorride, ha gli occhi azzurri, i capelli stopposi rossicci. Deve essere alto. Non è un brutto uomo, è giovane. Sistemo il copricapo come meglio posso, chiedo se va bene. Lui mi dice di stringere ancora le maniche, poi annuisce e mi dice che è a posto. A quel punto è il turno del primo soccorritore che cerca di sistemargli gli occhiali sul naso. Io e la Collega ci allontaniamo verso l'ipermercato, forse non salutiamo. Solo dopo ci domandiamo se avremmo potuto fare altro per aiutarlo e come cavolo si era trovato in quella situazione. Rabbrividiamo al pensiero di quanto sarebbe rimasto a terra, se fosse successo in un altro momento, magari col buio o la mattina presto. Poi facciamo la spesa.
Solo che quegli occhi, il sorriso e l'occhiolino, faccio fatica a dimenticarli. Mi rendo conto della mia inettitudine sociale, che mi fa scappare senza salutare per l'imbarazzo e la paura di non capire quel che potrebbe dirmi.
Mi ritrovo in balia del mio istinto da crocerossina fuorviato. Mi domando cosa stesse facendo perchè sia caduto, cosa faccia di solito, quante volte si sia trovato in situazioni come quella. Mi dispiaccio per lui. Penso che avrei dovuto entrare nella sua vita per più di qualche secondo.
Poi penso al mio compagno del corso di fotografia, un ragazzino neodiplomato, con problemi d'udito che articola difficilmente le parole, saliva troppo ed emette terribili risucchi. Con lui l'istinto da crocerossina viene meno. Il non capire cosa articola mi paralizza. E cerco di non sedermi mai di fianco a lui per paura di dover interagire ed anche, lo ammetto, per non dover seguire troppo da vicino la sua agonia salivatoria.
E a pensare a come funziona il mio cervello, mi sento un po' una merda.

29.1.08

Che vita è mai questa, ci domandavamo l'altra sera.
C'è chi lavora per gente che disprezza, chi ha cambiato lavoro 8 volte in 10 anni, chi viene preso per il culo dal datore di lavoro e gli viene detto pure in faccia, chi di mestiere fa il capro espiatorio mascherato da controllore di flusso.
Poche o nessuna le prospettive di miglioramento e chi è nato in questa città e le ha sempre voluto bene o chi, come me, ha raggiunto un compromesso con essa cercando di osservarne solamente gli aspetti positivi, alla fine si trova a dover ammettere che non è vita.
E allora, la gestione di un bar sui colli piacentini, in un paese di cui si può dire unicamente "nomen omen", sembra una alternativa plausibile. Come anche improvvisarsi distributori di vini. E ritorna di grande attualità il bar per ex galeotti nella città natia, che avrà tanti difetti, ma almeno c'è il mare e ci sono le mie radici.
E la fuga all'estero, per scappare da questo meccanismo perverso che ci imprigiona tutti e ci soffoca, assume i contorni dell'ancora di salvezza.
Ci sono treni che passano e opportunità da cogliere, solo che paiono non transitare mai sotto le mie finestre o forse non ho abbastanza coraggio o lungimiranza per vederli.

p.s. il mio desiderio di espatriare verso i paesi nordici potrebbe trmutarsi in una ossessione, se continuo a imbattermi in notizie come questa: in Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia hanno una parola apposita per il concetto "felice di lavorare" (via Internazionale).

23.1.08

In queste notti le mie piccole frustrazioni vengono a farmi visita in forma onirica. E così incontro persone che nel mondo al di là della barriera del buio, fanno milioni di cose in più rispetto alla vita reale e apertamente dico loro di invidiarli. E sotto sotto, già per quel che fanno od hanno fatto, un po' le invidio nella vita di tutti i giorni.
O ne incontro altre ed hanno gli occhi tristi ed io penso che è giusto che sia così, anche se nella vita reale non lo ammetterei nemmeno con me stessa.
E alla mattina mi risveglio un po' inquieta.
Qualla rinnovata energia derivante dal piccolo passetto interiore fatto non si sa dove nè quando, che mi accompagna di questi giorni, mi sembra un po' offuscata dagli scherzi che il mio subconscio mi gioca durante la notte.
Poi l'arrivo dal Giappone di un pacchetto ormai dato per disperso e qualche gadget portato a casa dal Marito, mi lasciano gioiosa ed eccitata come una bambina la vigilia di Natale.
Il che, in un attimo di lucidità, mi porta a pormi inquietanti interrogativi sulla mia salute mentale.

26.10.07

Avrei voluto fare un post sulla sicurezza che gli oggetti e i luoghi trasmettono. Su quanto sia brutto perdere un punto di riferimento, anche se a 32 anni abbondanti probabilmente rimpiangere la propria cameretta da adolescente può suonare alquanto stupido.
Volevo parlare della macchina per la maglia di Barbie che oggi ha trovato riposo in fondo al cassonetto per mano di mia madre, senza che io potessi dirgli addio.Amen.
Poi però è arrivata la notizia che i 5 giorni in cui avrei dovuto fare il piccolo camallo, spostando riempendo e svuotando scatoloni sono stati rimandati.
Lunedì sarò di nuovo pronta a votarmi al martirio per il bene dell'universo, con la mia mantellina da supereroe e la calzamaglia fluo.
Perchè, mi domando, sono un supereroe stupido con mantellina e non sono un mutante cattivone che spara scosse da 2000 volt con le mani? Perchè devo ssbattermi acciocchè l'universo degli importantoni possa telefonare sereno e non posso incenerire le terga al mio capo quando mi spacca i maroni (quindi in pratica da mane a sera)?
Su questo interessante interrogativo, vado a godermi quel che resta di questa serata da single mettendo pigiamone antistupro e scaldamuscoli e avvoltolandomi in tutte le coperte del letto senza che il Marito abbia a protestare.