Le cose che amo di Milano
[ post dedicato a erbasalvia e a lise]
Di Milano amo i Navigli, che sono la mia zona, la mia porta di ingresso alla città. Soprattutto quello grande alla mattina presto, quando ancora non è invaso dalla folla dei turisti, la luce rosa dell'alba illumina le case su di un lato e sembra
quasi di essere in una dimensione parallela.
Amo Porta Genova e il ponte in ferro sulla ferrovia, via Savona e via Tortona e il pasticcere / cioccolataio di piazza del Rosario, che ormai non ci passo più, ma le scorzette di arancio ricoperte di cioccolato fondente ancora me le sogno.
Mi piacciono i negozi di corso San Gottardo e piazza Tito Lucrezio Caro con il Forma e il mercato bellissimo del sabato mattina.
Mi piace la via del bar Rattazzo d'estate quando è piena di gente e puoi fare l'aperitivo con una moretti seduto fuori dall'indiano alla faccia degli aperitivi vip sui Navigli e mi piace passare dalle colonne anche se sono affollate e rumorose.
Dentro Sant'Eustorgio non sono mai entrata, ma la California Bakery di sicuro è uno dei miei posti.
Amo la chiesa di San cristoforo con il ponte di ferro che attraversa il Naviglio e se non fossi miscredente e già sposata, vorrei sposarmi lì con un bell'abito bianco da principessa.
Con scarsa fantasia amo Sant'Ambrogio con i suoi mattoni rossi e la vista che si coglie fra le guglie del duomo, soprattutto nei giorni di cielo terso.
Amo Baggio, la parte vecchia al fondo di via delle forze armate, via due giugno e piazza anita garibaldi, la biblioteca grande e luminosa e il parco che c'è lì intorno.
Amo corso Venezia con le sue case imponenti e strane che se non ti prendi del tempo per guardare i dettagli e sbirciare dietro ai portoni potresti non accorgerti mai dei segreti che nascondono e le vie dietro a Porta Venezia, la casa liberty di via malpighi e il quartiere lì intorno nel suo complesso.
Amo Milano di notte, via Torino finalmente vuota e con i negozi chiusi, lo sferragliare dei tram sulle rotaie e l'intrico delle linee elettriche in cielo agli incroci.
Amo il Milano Film Festival con la sua atmosfera rilassata e i film a prezzi popolari e i registi che si aggirano in mezzo al pubblico e che si fermano a chiaccherare.
E i Teatri di Milano, il Libero arrampicato all'ultimo piano di un palazzo con le stelle disegnate sul soffitto, il teatro delle erbe, che ormai non c'è più e non ho ancora avuto il coraggio di guardare che cosa c'è al suo posto, il Teatro Studio e la Comuna Baires.
E poi Garibaldi la notte con i grattacieli illuminati, via Pastrengo e il teatro Verdi e poi il frieda là dietro.
Son zeneise e se ghe penso allôa mi veddo o mâ, ma dopo dieci anni che sono qui posso dire che anche Milano è la mia città.
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1.10.10
21.9.09
E così ieri si è concluso il film festival.
Mi sono fatta una full immersion, prima con "il figlio di Amleto", un documentario sul pittore Sergio Battarola, poi con un film di animazione australiano "Max & Mary".
Entrambi mi sono piaciuti anche se mi hanno lasciato una amarezza di fondo e una morsa allo stomaco che mi hanno fatto fuggire verso casa senza andare alla proiezione del film vincitore, anch'esso con un tema vagamente depressivo.
La sera per riprendermi mentre stiravo mi sono guardata un po' di sgozzamenti di serial killer con una puntata della prima stagione di Dexter e così ho ristabilito l'armonia nell'universo.
Mi sono fatta una full immersion, prima con "il figlio di Amleto", un documentario sul pittore Sergio Battarola, poi con un film di animazione australiano "Max & Mary".
Entrambi mi sono piaciuti anche se mi hanno lasciato una amarezza di fondo e una morsa allo stomaco che mi hanno fatto fuggire verso casa senza andare alla proiezione del film vincitore, anch'esso con un tema vagamente depressivo.
La sera per riprendermi mentre stiravo mi sono guardata un po' di sgozzamenti di serial killer con una puntata della prima stagione di Dexter e così ho ristabilito l'armonia nell'universo.
20.4.09
Come buona parte dei genovesi emigrati nella landa delle nebbie, vivo con Milano un rapporto di amore odio.
Amore per le opportunità che la città offre, per il lavoro, per l'indipendenza che mi ha regalato.
Odio per il traffico per la fretta, per lo smog, per l'assenza del mare, della focaccia e di besagnini degni di tale nome.
E se all'inizio vivevo una vita sospesa fra due città e non appena potevo fuggivo verso l'aria salmastra della mia terra natale, ad un certo punto ho dovuto venire a patti con il fatto che la maggior parte della mia vita la spendevo a Milano e che forse era giunto il momento di fare la pace con me stessa e il posto in cui vivevo.
Così ho letto Scerbanenco, ho letto Milano non è Milano di Aldo Nove, ho iniziato a sfruttare le opportunità che la città offre e ho cercato di non innervosirmi troppo per gli aspetti negativi. Ho anche comprato casa e messo radici.
La passione per la fotografia da un lato e il mio eterno venire a patti con la città dall'altro, mi hanno portato a iscrivermi al workshop Dentro la città. Mi ha affascinato l'idea che fotografare la città non è solo cogliere l'attimo, ma anche ascoltarla, viverla, capirla.
Se la timidezza e l'entrare in contatto con le persone e fotografarle sono ancora aspetti problematici per me orso di natura che sotto sotto un po' credo che la fotografia rubi l'anima, dopo questo viaggio assieme ai miei compagni e al capitano della brigata, la città mi è più vicina, la sento più mia.
Abbiamo esplorato la tangenziale, membrana osmotica che racchiude la città e la proietta verso l'esterno, abbiamo spiato i punti di accesso alla città, le espressioni delle persone che arrivano e che partono, i quartieri periferici, la folla che la attraversa di corsa, i volti di chi passeggia e lavora in centro, gli ambienti di lavoro e tanto altro.
Milano non è mai uguale a se stessa, si crea e si distrugge, si rinnova. Chi ci vive spesso la subisce, ma ogni tanto è bello perdersi a guardare.
Amore per le opportunità che la città offre, per il lavoro, per l'indipendenza che mi ha regalato.
Odio per il traffico per la fretta, per lo smog, per l'assenza del mare, della focaccia e di besagnini degni di tale nome.
E se all'inizio vivevo una vita sospesa fra due città e non appena potevo fuggivo verso l'aria salmastra della mia terra natale, ad un certo punto ho dovuto venire a patti con il fatto che la maggior parte della mia vita la spendevo a Milano e che forse era giunto il momento di fare la pace con me stessa e il posto in cui vivevo.
Così ho letto Scerbanenco, ho letto Milano non è Milano di Aldo Nove, ho iniziato a sfruttare le opportunità che la città offre e ho cercato di non innervosirmi troppo per gli aspetti negativi. Ho anche comprato casa e messo radici.
La passione per la fotografia da un lato e il mio eterno venire a patti con la città dall'altro, mi hanno portato a iscrivermi al workshop Dentro la città. Mi ha affascinato l'idea che fotografare la città non è solo cogliere l'attimo, ma anche ascoltarla, viverla, capirla.
Se la timidezza e l'entrare in contatto con le persone e fotografarle sono ancora aspetti problematici per me orso di natura che sotto sotto un po' credo che la fotografia rubi l'anima, dopo questo viaggio assieme ai miei compagni e al capitano della brigata, la città mi è più vicina, la sento più mia.
Abbiamo esplorato la tangenziale, membrana osmotica che racchiude la città e la proietta verso l'esterno, abbiamo spiato i punti di accesso alla città, le espressioni delle persone che arrivano e che partono, i quartieri periferici, la folla che la attraversa di corsa, i volti di chi passeggia e lavora in centro, gli ambienti di lavoro e tanto altro.
Milano non è mai uguale a se stessa, si crea e si distrugge, si rinnova. Chi ci vive spesso la subisce, ma ogni tanto è bello perdersi a guardare.
27.11.07
Con la puntualità che mi contraddistingue ho portato oggi la macchina all'officina per un controllo e per la revisione ministeriale. Termine ultimo per effettuare la revisione senza diventare fuorilegge e rischiare il fermo del veicolo: 30 novembre.
Alle sei e 15 la sveglia suona ed io come uno zombie mi trascino fuori dal letto fino in cucina e metto su il caffè. Un'ora dopo, con la schiscetta pronta e senza aver apparentemente dimenticato nulla, sono in viaggio verso Gratosoglio.
Nonostante il traffico mattutino e la testa ciondolante per il sonno arrivo davanti all'officina pochi minuti prima dell'apertura. Peccato che io sbagli ingresso e che nel tempo necessario a realizzare l'errore e a puntare il muso della micra davanti alla giusta porta scorrevole, davanti a me ci sia già una macchina e che 20 minuti se ne vadano ad osservare i vari movimenti del signor meccanico e dei due proprietari.
Alle 8 e 20 mi faccio prendere da scrupolo e segnalo al meccanico che oltre alla lampadina e alle ruote posteriori da cambiare, la macchina in sterzata fa una specie di rumore di coperchi sbattuti e che forse ho un problema alle cuffie.
Il meccanico rincara dicendo che forse il giunto a furia di girare senza lubrificazione (dal momento che le cuffie erano scoppiate e il grasso si era quindi disperso) ha subito qualche danno.
Provo a buttarla sul lacrimevole, ma pare che ci sia poco da fare.
Lascio giù l'auto e me ne vengo in ufficio con una abile combinazione tram+ metro + metro + bus interurbano.
Arrivo in ufficio solo 20 minuti dopo rispetto all'orario in cui entro di solito. Sono in attesa che il meccanico chiami per specificare di che morte devo morire.
In tutto questo una sola domanda mi percorre le sinapsi. Ma che razza di posto è Gratosoglio? Non c'era bisogno di andare fino a Budapest per vedere i palazzoni periferici del socialismo reale, bastava prendere il 15.
update: alle 17.04 non sono ancora riusciti a compilare il preventivo, ho chiamato ma hanno detto che è "lungo".
Spero che il costo della riparazione non sia proporzionale al tempo necessario alla compilazione del preventivo o sono morta
Alle sei e 15 la sveglia suona ed io come uno zombie mi trascino fuori dal letto fino in cucina e metto su il caffè. Un'ora dopo, con la schiscetta pronta e senza aver apparentemente dimenticato nulla, sono in viaggio verso Gratosoglio.
Nonostante il traffico mattutino e la testa ciondolante per il sonno arrivo davanti all'officina pochi minuti prima dell'apertura. Peccato che io sbagli ingresso e che nel tempo necessario a realizzare l'errore e a puntare il muso della micra davanti alla giusta porta scorrevole, davanti a me ci sia già una macchina e che 20 minuti se ne vadano ad osservare i vari movimenti del signor meccanico e dei due proprietari.
Alle 8 e 20 mi faccio prendere da scrupolo e segnalo al meccanico che oltre alla lampadina e alle ruote posteriori da cambiare, la macchina in sterzata fa una specie di rumore di coperchi sbattuti e che forse ho un problema alle cuffie.
Il meccanico rincara dicendo che forse il giunto a furia di girare senza lubrificazione (dal momento che le cuffie erano scoppiate e il grasso si era quindi disperso) ha subito qualche danno.
Provo a buttarla sul lacrimevole, ma pare che ci sia poco da fare.
Lascio giù l'auto e me ne vengo in ufficio con una abile combinazione tram+ metro + metro + bus interurbano.
Arrivo in ufficio solo 20 minuti dopo rispetto all'orario in cui entro di solito. Sono in attesa che il meccanico chiami per specificare di che morte devo morire.
In tutto questo una sola domanda mi percorre le sinapsi. Ma che razza di posto è Gratosoglio? Non c'era bisogno di andare fino a Budapest per vedere i palazzoni periferici del socialismo reale, bastava prendere il 15.
update: alle 17.04 non sono ancora riusciti a compilare il preventivo, ho chiamato ma hanno detto che è "lungo".
Spero che il costo della riparazione non sia proporzionale al tempo necessario alla compilazione del preventivo o sono morta
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