E così ieri si è concluso il film festival.
Mi sono fatta una full immersion, prima con "il figlio di Amleto", un documentario sul pittore Sergio Battarola, poi con un film di animazione australiano "Max & Mary".
Entrambi mi sono piaciuti anche se mi hanno lasciato una amarezza di fondo e una morsa allo stomaco che mi hanno fatto fuggire verso casa senza andare alla proiezione del film vincitore, anch'esso con un tema vagamente depressivo.
La sera per riprendermi mentre stiravo mi sono guardata un po' di sgozzamenti di serial killer con una puntata della prima stagione di Dexter e così ho ristabilito l'armonia nell'universo.
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21.9.09
20.9.09
Mi domando come mai solo quest'anno ho scoperto il Milano Film Festival.
Forse è che i primi anni qui a Milano ero troppo impegnata a pensare quanto volevo tornare a Genova e poi ho iniziato a frequentare persone a cui non importava più di tanto, quindi al massimo se si andava a veder qualcosa era una partita degli europei al bar.
Non che quest'anno abbia sfruttato a pieno il mio abbonamento, però ho visto qualche film, un documentario e mi sono goduta quell'atmosfera di festa che si respira nelle varie location del festival. Come ha detto qualcuno in una delle interviste che proiettano prima dell'inizio dei film quando c'è il festival Milano è una città in cui fa piacere vivere. O qualcosa di simile.
In effetti ieri mi sono vista due film, Gallero (1) al Dal Verme e Menteur(2) allo Strehler, ho preso ls metro e avendo parcheggiato la macchina vicino a pta Genova, mi sono pure concessa un giretto sul naviglio e un salto al libraccio. Ed ho visto una città viva, con la gente a passeggio e sono stata bene, mi sono sentita come a casa.
(1) francamente questo film non l'ho capito. Ad un certo punto si è inceppato il proiettore e quando hanno ricominciato per un attimo ho pensato che si fossero sbagliati e avessero messo su una "pizza" a caso. Invece poi mi sono resa conto che no, l'ordine era probabilmente giusto, solo che mi sfuggiva il senso del tutto.
(2) Questo invece mi è piaciuto o quanto mno mi ha disturbato, mi ha trasmesso qualcosa. La cosa più bella comunque è stata l'intervista al regista, un pazzo molto molto simpatico.
Forse è che i primi anni qui a Milano ero troppo impegnata a pensare quanto volevo tornare a Genova e poi ho iniziato a frequentare persone a cui non importava più di tanto, quindi al massimo se si andava a veder qualcosa era una partita degli europei al bar.
Non che quest'anno abbia sfruttato a pieno il mio abbonamento, però ho visto qualche film, un documentario e mi sono goduta quell'atmosfera di festa che si respira nelle varie location del festival. Come ha detto qualcuno in una delle interviste che proiettano prima dell'inizio dei film quando c'è il festival Milano è una città in cui fa piacere vivere. O qualcosa di simile.
In effetti ieri mi sono vista due film, Gallero (1) al Dal Verme e Menteur(2) allo Strehler, ho preso ls metro e avendo parcheggiato la macchina vicino a pta Genova, mi sono pure concessa un giretto sul naviglio e un salto al libraccio. Ed ho visto una città viva, con la gente a passeggio e sono stata bene, mi sono sentita come a casa.
(1) francamente questo film non l'ho capito. Ad un certo punto si è inceppato il proiettore e quando hanno ricominciato per un attimo ho pensato che si fossero sbagliati e avessero messo su una "pizza" a caso. Invece poi mi sono resa conto che no, l'ordine era probabilmente giusto, solo che mi sfuggiva il senso del tutto.
(2) Questo invece mi è piaciuto o quanto mno mi ha disturbato, mi ha trasmesso qualcosa. La cosa più bella comunque è stata l'intervista al regista, un pazzo molto molto simpatico.
10.12.07
Invece di guardare Weeds, l'ultima delle serie tv di cui mi sono invaghita, ieri sera mi sono lasciata tentare dal film "Cocaina, l'allarme sociale" andato in onda su Rai Tre all'orario in cui fino alla scorsa domenica c'era Report e in precedenza ampiamente pubblicizzato dal TG1.
Dalle gesta della mamma spacciatrice a quelle del poliziotto antispaccio, senza passare dal via.
Il film era stato preannunciato come "film shock", ma di sconvolgente c'era solo che qualcuno per sniffare usasse come base un cd di Elton John duplicato.
Il super poliziotto pareva il più pippato di tutti e dal momento che scendeva dalla macchina solo per ammanettare i cattivi, ancora mi domando il perchè del suo abbigliamento da gang, con canotta gialla a rete sopra tshirt azzurrina e berretto di lana alto sulla cocuzza.
Gli interventi di "esperti" erano poco più che riempitivi fra un inseguimento e l'altro, una predica moralizzatrice e l'altra.
Che l'uso e l'abuso di cocaina siano un fenomeno di proporzioni enormi ormai è cosa nota, forse bisognerebbe scandalizzarsi, inorridire, indignarsi. Ma dopo gli anni ottanta, cristiana effe, l'eroina, il problema di chi decide di sciogliersi il setto nasale con la "bamba" francamente non mi fa nè caldo nè freddo.
Update: rileggendo a distanza di qualche ora, mi sembra doveroso esplicarmi meglio. Il fatto che un manovale che si alza alle cinque del mattino, va in piazza per aspettare di essere reclutato da qualche capetto e fa il doppio turno, tiri di coca per resistere meglio alla stanchezza mi intristisce parecchio. Credo che il problema più che nella coca risieda nel fatto che questa persona non sappia mai se lavorerà o meno e nel caso in cui lavori, lo faccia senza garanzia di sorta.
Il film mi è sembrato così finto, così poco profondo, mi è sembrato che passasse così velocemente sulle ragioni del disagio da appiattire tutto, in un tripudio di sniffate su supporti improbabili.
Ci sono tanti modi di fare denuncia e questo non mi è sembrato particolarmente interessante o azzeccato.
Dalle gesta della mamma spacciatrice a quelle del poliziotto antispaccio, senza passare dal via.
Il film era stato preannunciato come "film shock", ma di sconvolgente c'era solo che qualcuno per sniffare usasse come base un cd di Elton John duplicato.
Il super poliziotto pareva il più pippato di tutti e dal momento che scendeva dalla macchina solo per ammanettare i cattivi, ancora mi domando il perchè del suo abbigliamento da gang, con canotta gialla a rete sopra tshirt azzurrina e berretto di lana alto sulla cocuzza.
Gli interventi di "esperti" erano poco più che riempitivi fra un inseguimento e l'altro, una predica moralizzatrice e l'altra.
Che l'uso e l'abuso di cocaina siano un fenomeno di proporzioni enormi ormai è cosa nota, forse bisognerebbe scandalizzarsi, inorridire, indignarsi. Ma dopo gli anni ottanta, cristiana effe, l'eroina, il problema di chi decide di sciogliersi il setto nasale con la "bamba" francamente non mi fa nè caldo nè freddo.
Update: rileggendo a distanza di qualche ora, mi sembra doveroso esplicarmi meglio. Il fatto che un manovale che si alza alle cinque del mattino, va in piazza per aspettare di essere reclutato da qualche capetto e fa il doppio turno, tiri di coca per resistere meglio alla stanchezza mi intristisce parecchio. Credo che il problema più che nella coca risieda nel fatto che questa persona non sappia mai se lavorerà o meno e nel caso in cui lavori, lo faccia senza garanzia di sorta.
Il film mi è sembrato così finto, così poco profondo, mi è sembrato che passasse così velocemente sulle ragioni del disagio da appiattire tutto, in un tripudio di sniffate su supporti improbabili.
Ci sono tanti modi di fare denuncia e questo non mi è sembrato particolarmente interessante o azzeccato.
3.8.07
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