Al di là delle questioni di vestiario su cui lungamente mi sono paranoiata per poi vedere pantaloni di velluto a coste larghe color cacchetta, nike natalizie dorate, un piumino trapuntato verde elettrico e alcune persone vestite come se dovessero iniziare il turno di lavoro dietro il bancone della posta,
al di là dell'atmosfera per certi versi da saggio di fine anno, con ragazzine di sei, sette anni che nelle pause scorrazzavano per i corridoi,
al di là del fatto che il palco doveva avere 6 posti, invece c'erano 8 sgabelli e 7 persone e a stare appollaiati l'alternativa è fra il torcicollo e la sciatica,
al di là del costo esagerato del biglietto
è bastato che la musica iniziasse e il sipario si aprisse per dimenticare tutto e rimanere incantata davanti alla meraviglia di ciò che stava avvenendo sul palco.
Che io della danza classica ho smesso di interessarmi a otto anni, quando hanno iniziato a farmi mettere le scarpette con le punte ed ho deciso che il tutù rosa non era un compenso sufficiente al mal di piedi. E gli unici spettacoli di balletto a cui avevo assistito fino a venerdì erano i saggi di fine anno delle scuole di danza.
E invece ballerini sembra che futtuino nell'aria e si muovano senza sforzo alcuno, non ballano, levitano.
E le scenografie, la musica, i costumi. Sono rimasta lì tre ore con gli occhi spalancati come un bambino la prima volta che vede la neve.
Visualizzazione post con etichetta teatro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta teatro. Mostra tutti i post
17.12.07
19.6.07
La maledizione del faraone
Il teatro è piccolo, ma centrale. A due passi dalla via degli aperitivi e dei cartomanti. A prima vista non lo si nota, di certo risulta più appariscente il negozio di maschere e costumi lì a fianco, che quell'ingresso buio.
All'interno c'è un custode che parla italiano con un accento russo talmente spiccato che potresti credere di aver attraversato un confine spazio temporale e di essere in un teatro moscovita.
Si faceva cabaret in quel teatro e si narra vi si registrasse una trasmissione televisiva, nella sala danza invece studiavano le ballerine dell'accademia russa di balletto.
La stagione però è finita ed assieme a lei si è conclusa la storia del teatro stesso, inteso come luogo fisico: dopo l'azione delle ruspe sorgeranno uffici e parcheggi o magari chissà, un qualche negozio.
L'edificio comunque sembra non volerne sapere di questo snaturamento delle sue funzioni e già da qualche tempo ha incominciato a ribellarsi. Un incendio ha reso inagibili i camerini, una porta in legno si è abbattuta al suolo sfiorando chi la stava attraversando, le viti che tenevano assieme le assi del palco hanno cominciato ad alzarsi e ad attentare ai piedi scalzi di chi lo calcava, il ventilatore in sala danza si produce in ondulazioni sinistre ed i neon si sono fulminati da un po'. Infine la penultima sera, nello stanzino del quadro elettrico un cavo si è alzato ed ha fatto lo sgambetto al tecnico delle luci e del suono ammaccandogli un ginocchio.
Onore al vecchio teatro e biasimo a chi ha permesso la sua fine ingloriosa.
Il teatro è piccolo, ma centrale. A due passi dalla via degli aperitivi e dei cartomanti. A prima vista non lo si nota, di certo risulta più appariscente il negozio di maschere e costumi lì a fianco, che quell'ingresso buio.
All'interno c'è un custode che parla italiano con un accento russo talmente spiccato che potresti credere di aver attraversato un confine spazio temporale e di essere in un teatro moscovita.
Si faceva cabaret in quel teatro e si narra vi si registrasse una trasmissione televisiva, nella sala danza invece studiavano le ballerine dell'accademia russa di balletto.
La stagione però è finita ed assieme a lei si è conclusa la storia del teatro stesso, inteso come luogo fisico: dopo l'azione delle ruspe sorgeranno uffici e parcheggi o magari chissà, un qualche negozio.
L'edificio comunque sembra non volerne sapere di questo snaturamento delle sue funzioni e già da qualche tempo ha incominciato a ribellarsi. Un incendio ha reso inagibili i camerini, una porta in legno si è abbattuta al suolo sfiorando chi la stava attraversando, le viti che tenevano assieme le assi del palco hanno cominciato ad alzarsi e ad attentare ai piedi scalzi di chi lo calcava, il ventilatore in sala danza si produce in ondulazioni sinistre ed i neon si sono fulminati da un po'. Infine la penultima sera, nello stanzino del quadro elettrico un cavo si è alzato ed ha fatto lo sgambetto al tecnico delle luci e del suono ammaccandogli un ginocchio.
Onore al vecchio teatro e biasimo a chi ha permesso la sua fine ingloriosa.
Iscriviti a:
Post (Atom)