Padre di Famiglia Uno come ogni giugno, ha spedito la famigliola al mare ed è regredito in fase scapolo in libera uscita. Questa settimana si è quindi inaugurata la serie delle uscite serali coi colleghi.
A differenza degli anni passati, in cui poche fedi brillavano agli anulari ed ancora poche coppie avevano deciso di riprodursi, quest'anno l'uscita serale si è trasformata da incontro ristretto di pochi gaudenti dediditi all'alcool e alla droga che era, in una pizzata per famiglie con tavolo a doppio ferro di cavallo e intero reparto camerieri dedicato al contenimento dell'esuberanza della tavolata stessa.
I padri in libera uscita invece di staccare dalla routine si sono pertanto trovati immersi nella routine di altre famiglie, con pupi che giravano di sedia in sedia, di collega in collega.
Io e il Marito, prudentemente assiepati nel gruppo "belli i bimbi sì, ma da lontano", abbiamo osservato il paesaggio umano circostante relativamente al sicuro.
Fra i giovani virgulti c'era quello con gli occhioni dolci della mamma e lo sguardo timido, l'emulo dei beatles col capello tagliato con la scodella, la bimba bionda principessina che non da confidenza, il bimbo reattivo solo ai grissini e il piccolo teppista in erba con due fanali azzurri al posto degli occhi.
Fra i genitori c'era il partito degli apprensivi che non smollava l'erede che per brevissimi istanti, il partito degli stufi che meditavano punizioni per i non genitori del tipo stasera il mio bimbo ve lo cuccate voi così io sto tranquillo e voi capite, il partito di quelli equilibrati che non se la menavano più di tanto.
Fra le coppie non riprodotte si osservavano fenomeni del tipo, donna entusiasta con l'aria di quella che pensa di rubarsi uno dei bimbi e portarselo a casa, con marito con sguardo vitreo e goccia di sudore freddo al bordo della tempia o, viceversa, uomo entusiasta che spupazzando bambino lanciava occhiate allusive alla moglie chiaramente schifata dalla presenza di persone basse e sbavanti.
Alle undici e mezza, frastornati da tante visioni, io e il Marito abbiamo abbandonato il campo. Non è dato sapere se ciascun bambino abbia fatto ritorno alla giusta dimora o se ci siano stati rapimenti o scambi di culla. Quel che è certo è che il mio sguardo vitreo odierno non è dato dall'hang over, ma dalla prolungata esposizione alla presenza di bambini. Bei tempi quelli dell'hang over.
15.6.07
14.6.07
13.6.07
Metal Housewife
La mattina, per quanto io sia in coma (e infatti il Marito mi portò in dono dal salone del libro una maglietta targata narcoleptic girl), è l'unico momento in cui sono in grado di compiere qualche azione volta al mantenimento della casa in uno stato decoroso.
La meccanicità di alcuni gesti come mangiare lo yogurt, ma anche caricare la lavatrice o innaffiare le piante, mi concede ancora qualche minuto di limbo in cui sebbene in posizione eretta posso continuare il riposo notturno.
Stamattina visto che i tuoni in lontananza non mi davano garanzia di un innaffiamento naturale delle piante, ho deciso che era giunto il momento di dare acqua alle surfinie.
Mentre facevo dentro e fuori casa con in mano l'annaffiatoio verde, ho colto il mio riflesso nella porta finestra e non ho potuto fare a meno di ridere. Infradito hawaiane, pigiamino giallo a gatti, capello cotonato stile marge simpson e al polso destro un fantastico braccialetto a borchie che avevo chiesto al Marito di imprestarmi e che lui aveva pensato bene di allacciarmi al polso. Parevo appena uscita da una roulotte di qualche sobborgo della provincia americana, ci mancava che masticassi una cicca facendo le bolle ed ero pronta per un cameo in My Name is Earl.
La mattina, per quanto io sia in coma (e infatti il Marito mi portò in dono dal salone del libro una maglietta targata narcoleptic girl), è l'unico momento in cui sono in grado di compiere qualche azione volta al mantenimento della casa in uno stato decoroso.
La meccanicità di alcuni gesti come mangiare lo yogurt, ma anche caricare la lavatrice o innaffiare le piante, mi concede ancora qualche minuto di limbo in cui sebbene in posizione eretta posso continuare il riposo notturno.
Stamattina visto che i tuoni in lontananza non mi davano garanzia di un innaffiamento naturale delle piante, ho deciso che era giunto il momento di dare acqua alle surfinie.
Mentre facevo dentro e fuori casa con in mano l'annaffiatoio verde, ho colto il mio riflesso nella porta finestra e non ho potuto fare a meno di ridere. Infradito hawaiane, pigiamino giallo a gatti, capello cotonato stile marge simpson e al polso destro un fantastico braccialetto a borchie che avevo chiesto al Marito di imprestarmi e che lui aveva pensato bene di allacciarmi al polso. Parevo appena uscita da una roulotte di qualche sobborgo della provincia americana, ci mancava che masticassi una cicca facendo le bolle ed ero pronta per un cameo in My Name is Earl.
12.6.07
Il principio della fine
La crema antirughe entra nell'armamentario femminile da bagno senza farsi notare. Ad un certo punto vedi le amiche cosmetologhe che si fanno di strane boccettine contenenti sostanze anti radicale libero, senti le compagne delle medie che vantano le proprietà dell'acido glicolico e senza rendertene conto, anche se la pelle è ancora giovane e per niente grinzosa, ti ritrovi in profumeria con lo sguardo atterrito a domandare "faccio 30 anni ad agosto, che dice, sarà il caso che io inizi ad usare una crema anti rughe?". Ovviamente la commessa ti adula "la sua pelle è molto giovane" e nello stesso tempo fa leva sul tuo terrore "però sa, avvicinandosi ai 30, è meglio iniziare a prevenire". Ed alla fine esci dal negozio con crema idratante, spuma struccante, tonico rinfrescante e 100 euro di meno sul conto in banca.
L'avvento della crema anticellulite invece è più drammatico. Improvvisamente un marzo, quando dopo il letargo invernale incominci a prenderti nuovamente cura delle tue gambe fino a quel momento coperte da tripli strati di calze e pantaloni, noti il primo cuscinetto. Allora passi ad un esame approfondito e ti rendi conto che "oh cazzo tutta la cioccolata di quest'inverno mangiata davanti alla tv dopo cene ad alto contenuto di carboidrati, ecco dov'è finita". Manco il tempo di vestirti e sei a piangere sulle spalle della farmacista, supplicandola di fornirti una cura d'urto per far tornare i cuscinetti da dove sono venuti. Inutile dire che la necessità di impiastricciarsi cosce e sedere due volte al giorno con un massaggio di 15 minuti ti fa velocemente venire a patti con i cuscinetti.
Alle fiale anticaduta per i capelli invece non si è mai preparati. Che insomma di capelli se ne hanno tanti, sono lunghi e se n'è sempre persi tanti. Che ultimamente sul pavimento del bagno si formi un tappeto naturale dopo ogni passaggio del pettine, non ti sconvolge, soprattutto visto e considerato che sei miope e la mattina non indossi occhiali. Quando però te ne rendi conto, sei ancora convinta che basti un taglio un po' deciso per far tornare tutto a posto. Mai e poi mai penseresti che il parrucchiere stia per venderti un trattamento in fiale con massaggiatesta incluso, atto a convincere i tuoi bulbi capelliferi a non fare gli stronzi e a smettere di seccarsi eiettando capelli a destra e a manca. Quando la sera ti trovi davanti allo specchio coi capelli ritti alla "tutti pazzi per mary" a causa del massaggio capisci che ormai hai imboccato a grosse falcate il viale del tramonto. E ti domandi quanto potrai resistere a questa tortura del mantenimento corporeo, prima di cedere e diventare una sciattona.
La crema antirughe entra nell'armamentario femminile da bagno senza farsi notare. Ad un certo punto vedi le amiche cosmetologhe che si fanno di strane boccettine contenenti sostanze anti radicale libero, senti le compagne delle medie che vantano le proprietà dell'acido glicolico e senza rendertene conto, anche se la pelle è ancora giovane e per niente grinzosa, ti ritrovi in profumeria con lo sguardo atterrito a domandare "faccio 30 anni ad agosto, che dice, sarà il caso che io inizi ad usare una crema anti rughe?". Ovviamente la commessa ti adula "la sua pelle è molto giovane" e nello stesso tempo fa leva sul tuo terrore "però sa, avvicinandosi ai 30, è meglio iniziare a prevenire". Ed alla fine esci dal negozio con crema idratante, spuma struccante, tonico rinfrescante e 100 euro di meno sul conto in banca.
L'avvento della crema anticellulite invece è più drammatico. Improvvisamente un marzo, quando dopo il letargo invernale incominci a prenderti nuovamente cura delle tue gambe fino a quel momento coperte da tripli strati di calze e pantaloni, noti il primo cuscinetto. Allora passi ad un esame approfondito e ti rendi conto che "oh cazzo tutta la cioccolata di quest'inverno mangiata davanti alla tv dopo cene ad alto contenuto di carboidrati, ecco dov'è finita". Manco il tempo di vestirti e sei a piangere sulle spalle della farmacista, supplicandola di fornirti una cura d'urto per far tornare i cuscinetti da dove sono venuti. Inutile dire che la necessità di impiastricciarsi cosce e sedere due volte al giorno con un massaggio di 15 minuti ti fa velocemente venire a patti con i cuscinetti.
Alle fiale anticaduta per i capelli invece non si è mai preparati. Che insomma di capelli se ne hanno tanti, sono lunghi e se n'è sempre persi tanti. Che ultimamente sul pavimento del bagno si formi un tappeto naturale dopo ogni passaggio del pettine, non ti sconvolge, soprattutto visto e considerato che sei miope e la mattina non indossi occhiali. Quando però te ne rendi conto, sei ancora convinta che basti un taglio un po' deciso per far tornare tutto a posto. Mai e poi mai penseresti che il parrucchiere stia per venderti un trattamento in fiale con massaggiatesta incluso, atto a convincere i tuoi bulbi capelliferi a non fare gli stronzi e a smettere di seccarsi eiettando capelli a destra e a manca. Quando la sera ti trovi davanti allo specchio coi capelli ritti alla "tutti pazzi per mary" a causa del massaggio capisci che ormai hai imboccato a grosse falcate il viale del tramonto. E ti domandi quanto potrai resistere a questa tortura del mantenimento corporeo, prima di cedere e diventare una sciattona.
11.6.07
La cerimonia era in cima ad un bricco e se lo sposo non mi avesse dato indicazioni la sera prima via telefono ad un certo punto avrei creduto di essermi persa.
Lo sposo era calmo ed elegante, la sposa era bella e aveva tacchi strategici che non si incastravano nel selciato davanti all'ingresso della chiesa.
C'erano personaggi che associavo ad habitat tipo birrerie e feste di paese, abbigliamento sgrauso e birra media nella mano, vestiti in abito da festa. Anche io ero in divisa da matrimonio e si faticava a riconoscersi, oltre a provare il sano imbarazzo di essere colti in abiti che non ci appartengono.
La Chiesa era piccolina e restaurata di recente, i fiori rose bianche in composizioni con limoni e diffenbachia.
La nostra era la panca dei miscredenti, il miscredente alla mia destra però si era improvvisato fotografo e si aggirava per la chiesa. Io dicevo cose da miscredente senza rendermene conto, alla mia sinistra un altro miscredente diceva cose sacrileghe essendone perfettamente conscio, nel mezzo la fidanzata tentava di zittirci, ma le scappava da ridere. Questo naturalmente nei momenti della cerimonia con meno pathos, in quelli seri invece si partecipava alla commozione generale gioendo per la gioia degli sposi.
Non ci si è sottratti al lancio del riso, ma lo sposo era preparato ed indossava occhialoni da "Specialista" onde evitare il rischio cecità.
Dopo saluti baci e abbracci mi sono dileguata verso casa con in testa un atroce dubbio:
ma quando le ostie consacrate diventano rancide, che succede? Le buttano via? Ge§ù Cri§to finisce nella cassettina dell'umido?
Lo sposo era calmo ed elegante, la sposa era bella e aveva tacchi strategici che non si incastravano nel selciato davanti all'ingresso della chiesa.
C'erano personaggi che associavo ad habitat tipo birrerie e feste di paese, abbigliamento sgrauso e birra media nella mano, vestiti in abito da festa. Anche io ero in divisa da matrimonio e si faticava a riconoscersi, oltre a provare il sano imbarazzo di essere colti in abiti che non ci appartengono.
La Chiesa era piccolina e restaurata di recente, i fiori rose bianche in composizioni con limoni e diffenbachia.
La nostra era la panca dei miscredenti, il miscredente alla mia destra però si era improvvisato fotografo e si aggirava per la chiesa. Io dicevo cose da miscredente senza rendermene conto, alla mia sinistra un altro miscredente diceva cose sacrileghe essendone perfettamente conscio, nel mezzo la fidanzata tentava di zittirci, ma le scappava da ridere. Questo naturalmente nei momenti della cerimonia con meno pathos, in quelli seri invece si partecipava alla commozione generale gioendo per la gioia degli sposi.
Non ci si è sottratti al lancio del riso, ma lo sposo era preparato ed indossava occhialoni da "Specialista" onde evitare il rischio cecità.
Dopo saluti baci e abbracci mi sono dileguata verso casa con in testa un atroce dubbio:
ma quando le ostie consacrate diventano rancide, che succede? Le buttano via? Ge§ù Cri§to finisce nella cassettina dell'umido?
8.6.07
Le nuove frontiere di lott@ comunist@.
Dopo avere per anni assediato gli studenti all'uscita da scuola o davanti all'Università, hanno scoperto i call center.
Il problema è che davanti al mio ufficio c'è un call center e che stamattina mentre vagavo ancora fra il sonno e la veglia io sia stata presa al laccio da un simpatico comunist@ in giacca e cravatta.
Il quale, approfittando della mia vulnerabilità mattutina, mi ha estorto una donazione per la libertà e l'indipendenza del giornale. In cambio ho ricevuto una copia omaggio. Scorrerne il sommario è stata una esperienza extrasensoriale. Per rendere l'idea il primo articolo si intitolava "Le nostre radici bol§ceviche".
Sarei pronta a scommetere che avessi tenuto una copia di quelle che mi avevano appioppato 10 anni fa avrei trovato lo stesso titolo.
Così mi sono ritrovata a pensare quello che penso ogni qual volta vedo un metallaro "ma com'è possibile che non si siano ancora estinti?".
Dopo avere per anni assediato gli studenti all'uscita da scuola o davanti all'Università, hanno scoperto i call center.
Il problema è che davanti al mio ufficio c'è un call center e che stamattina mentre vagavo ancora fra il sonno e la veglia io sia stata presa al laccio da un simpatico comunist@ in giacca e cravatta.
Il quale, approfittando della mia vulnerabilità mattutina, mi ha estorto una donazione per la libertà e l'indipendenza del giornale. In cambio ho ricevuto una copia omaggio. Scorrerne il sommario è stata una esperienza extrasensoriale. Per rendere l'idea il primo articolo si intitolava "Le nostre radici bol§ceviche".
Sarei pronta a scommetere che avessi tenuto una copia di quelle che mi avevano appioppato 10 anni fa avrei trovato lo stesso titolo.
Così mi sono ritrovata a pensare quello che penso ogni qual volta vedo un metallaro "ma com'è possibile che non si siano ancora estinti?".
6.6.07
Ho troppa fiducia nell'informatizzazione del mondo che mi circonda.
Se un sito di una agenzia viaggi ti permette di segnalare i bonifici effettuati e io effettuo un bonifico e poi lo segnalo, mi aspetto che dopo 3 settimane mi arrivi una risposta.
Non ricevendola chiamo per informarmi e scopro che no, le segnalazioni via internet, per quanto previste, non funzionano visto che il mio bonifico pare scomparso nel nulla e non registrato in alcun luogo.
Per rimediare mi si chiede di inviare un fax, peccato che il fax indicato non funzioni.
A quanto pare l'unica soluzione è fare le cose di persona.
Se un sito di una agenzia viaggi ti permette di segnalare i bonifici effettuati e io effettuo un bonifico e poi lo segnalo, mi aspetto che dopo 3 settimane mi arrivi una risposta.
Non ricevendola chiamo per informarmi e scopro che no, le segnalazioni via internet, per quanto previste, non funzionano visto che il mio bonifico pare scomparso nel nulla e non registrato in alcun luogo.
Per rimediare mi si chiede di inviare un fax, peccato che il fax indicato non funzioni.
A quanto pare l'unica soluzione è fare le cose di persona.
4.6.07
Incazzatura delle 15.08
Mi sono trasferita in Lombardia per necessità, mi sono lamentata della nebbia, dello smog, dei ritmi forsennati, della gente chiusa, della gente che "uè figa sono di Milano ed ho fretta". Poi ho imparato a vedere i lati positivi e a goderne ed ho imparato a convivere con quelli negativi. Ho comprato casa e non mi lamento più (va beh facciamo che mi lamento solo ogni tanto).
Vorrei sapere perché i Milanesi ed i Torinesi vanno al mare in Liguria in VACANZA per loro scelta e poi si lamentano tutto il tempo della coda, della mancanza di parcheggio, del mare troppo profondo, del mare sporco, dei ciottoli, delle meduse, dei liguri scontrosi nei negozi. Porca la miseria sono loro che hanno scelto di andare in vacanza lì, il mare c'è in tanti posti. Sono loro che hanno scelto di scappare tutti i finesettimana da Milano e da Torino come se il venerdì scoppiasse una epidemia di peste bubbonica che si esaurisce la domenica sera. Andate in Toscana, andate sull'Adriatico, o continuate ad andare in Liguria basta che la smettiate di rompere i maroni.
Mi sono trasferita in Lombardia per necessità, mi sono lamentata della nebbia, dello smog, dei ritmi forsennati, della gente chiusa, della gente che "uè figa sono di Milano ed ho fretta". Poi ho imparato a vedere i lati positivi e a goderne ed ho imparato a convivere con quelli negativi. Ho comprato casa e non mi lamento più (va beh facciamo che mi lamento solo ogni tanto).
Vorrei sapere perché i Milanesi ed i Torinesi vanno al mare in Liguria in VACANZA per loro scelta e poi si lamentano tutto il tempo della coda, della mancanza di parcheggio, del mare troppo profondo, del mare sporco, dei ciottoli, delle meduse, dei liguri scontrosi nei negozi. Porca la miseria sono loro che hanno scelto di andare in vacanza lì, il mare c'è in tanti posti. Sono loro che hanno scelto di scappare tutti i finesettimana da Milano e da Torino come se il venerdì scoppiasse una epidemia di peste bubbonica che si esaurisce la domenica sera. Andate in Toscana, andate sull'Adriatico, o continuate ad andare in Liguria basta che la smettiate di rompere i maroni.
Se ieri sera avessi bevuto 7 negroni, probabilmente oggi sarei meno tuonata di quanto non sia. Due giorni di seguito di saggio di danza con prove annesse mi hanno alquanto prostrato, anche se la soddisfazione di entrare due giorni di fila all'interno dei due veli non ha prezzo.
Ovviamente oggi mi è stato assegnato il classico lavoro da scimmietta che però richiede testa sgombra ed occhio lucido, cose di cui difetto.
Buon inizio settimana.
Ovviamente oggi mi è stato assegnato il classico lavoro da scimmietta che però richiede testa sgombra ed occhio lucido, cose di cui difetto.
Buon inizio settimana.
1.6.07
Fiera di essere corsichese
Immagino di essere in ritardo di secoli, ma oggi mi sono fatta un sacco di risate con Milano is burnig, ma ancor di più con Corsico is burning.
Immagino di essere in ritardo di secoli, ma oggi mi sono fatta un sacco di risate con Milano is burnig, ma ancor di più con Corsico is burning.
31.5.07
29.5.07
La prova costume
Si avvicina giugno, arriva la prova costume. E no, non sto parlando del bikini perché
a) essendo andata a Cuba ed essendomi fatta immortalare dal marito sulla spiaggia di Rancho de Luna so già che in bikini faccio una figura da porci invece che una porca figura
b) non ho in programma molte sortite al mare questa estate quindi anche se esporrò i miei cuscinetti al mondo per qualche ora, non credo di fare grossi danni al mio ego e alla sensibilità altrui.
Sto parlando invece del temutissimo saggio di danza di fine anno e dei lavori di sartoria ad esso connessi ai quali si è accennato in precedenza.
Visitati a più riprese tutti i negozi di tessuti della città, acquistati metri e metri di bordino argentato in saldo, rifiniti i veli, decorato il reggiseno, ordinata e ricevuta la gonna da ebay non resta che agghindarsi e rimirarsi in uno specchio a figura intera. A patto che in zona ci sia una unità di rianimazione coronarica o un buon samaritano pronto a inettarci in vena una massiccia dose di valium ai primi segni di scompenso.
Ecco, 175 cm di persona in lieve sovrappeso vestiti di stoffa verde mela (di varietà granny smith per l'esattezza) già di per sé potrebbero evocare l'idea di un ortaggio ogm sfuggito al controllo di un genetista pazzo. Che dire poi del fatto che la gonna risulta trasparente già al neon della palestra, figuriamoci con le luci di un palco? E come non menzionare i danni prodotti dalla vanità che ci ha spinte ad una lampada abbrozzante che ci ha colorato di rosso acceso solo una striscia a forma di sinusoide situata esattamete a metà fra il seno e l'ombelico?
Come reagire di fronte alla nuda (nel senso letterale del termine) verità?
Ovviamente rispolverando dall'armadietto del bagno tutto il campionario di creme anti scottatura, anti cellulite e pro-snellimento. Portando religiosamente con se i precetti del dietologo. Nutrendosi principalmente di verdure e cibi poco grassi ed insapori. Nella esile speranza che nello spazio di tempo fra lunedì e sabato possano esserci dei miglioramenti significativi, salvo poi crollare sulla meringata bindi farcita di crema al limone su base di pasta frolla portata dal collega per festeggiare i suoi 31 anni.
Si avvicina giugno, arriva la prova costume. E no, non sto parlando del bikini perché
a) essendo andata a Cuba ed essendomi fatta immortalare dal marito sulla spiaggia di Rancho de Luna so già che in bikini faccio una figura da porci invece che una porca figura
b) non ho in programma molte sortite al mare questa estate quindi anche se esporrò i miei cuscinetti al mondo per qualche ora, non credo di fare grossi danni al mio ego e alla sensibilità altrui.
Sto parlando invece del temutissimo saggio di danza di fine anno e dei lavori di sartoria ad esso connessi ai quali si è accennato in precedenza.
Visitati a più riprese tutti i negozi di tessuti della città, acquistati metri e metri di bordino argentato in saldo, rifiniti i veli, decorato il reggiseno, ordinata e ricevuta la gonna da ebay non resta che agghindarsi e rimirarsi in uno specchio a figura intera. A patto che in zona ci sia una unità di rianimazione coronarica o un buon samaritano pronto a inettarci in vena una massiccia dose di valium ai primi segni di scompenso.
Ecco, 175 cm di persona in lieve sovrappeso vestiti di stoffa verde mela (di varietà granny smith per l'esattezza) già di per sé potrebbero evocare l'idea di un ortaggio ogm sfuggito al controllo di un genetista pazzo. Che dire poi del fatto che la gonna risulta trasparente già al neon della palestra, figuriamoci con le luci di un palco? E come non menzionare i danni prodotti dalla vanità che ci ha spinte ad una lampada abbrozzante che ci ha colorato di rosso acceso solo una striscia a forma di sinusoide situata esattamete a metà fra il seno e l'ombelico?
Come reagire di fronte alla nuda (nel senso letterale del termine) verità?
Ovviamente rispolverando dall'armadietto del bagno tutto il campionario di creme anti scottatura, anti cellulite e pro-snellimento. Portando religiosamente con se i precetti del dietologo. Nutrendosi principalmente di verdure e cibi poco grassi ed insapori. Nella esile speranza che nello spazio di tempo fra lunedì e sabato possano esserci dei miglioramenti significativi, salvo poi crollare sulla meringata bindi farcita di crema al limone su base di pasta frolla portata dal collega per festeggiare i suoi 31 anni.
28.5.07
Mi sono presa un giorno, venerdì, nonostante il capo avesse storto parecchio il naso quando gliel'avevo annunciato.
In stazione Centrale regnava una calma surreale, sarà che l'ora dei pendolari era lontana da venire e la popolazione dei viaggiatori era composta in prevalenza da stranieri. Solo nel mio vagone 4 norvegesi ed una australiana diretti in Francia.
A Genova mi attendevano l'odore di mare ed una giornata soleggiata. Ho pensato che finalmente ero a casa. Nonstante la mia vita si svolga altrove, qualcosa di forte mi lega alla mia città.
Lo sento nella salsedine e nell'odore di pesce marcio, lo vedo nell'espressione della gente, lo ascolto nella cadenza strascicata delle persone.
Ho riabbracciato il mio gatto e mi sono fatta venire un principio d'asma affondandogli il naso nella pelliccia, sono andata a cena da mio padre, ho costretto mia madre ad opere di cucito fino a notte fonda.
Non ho visto gli amici, non c'è stata l'occasione, ma conto di rimediare presto.
Domenica dopo esser stata in campagna dagli zii a rimirare un roseto selvaggio e a valutare la corposità del raccolto degli alberi da frutta, sono tornata a Milano per le prove di danza e poi ho passato un pomeriggio orientale a bere té e caffé egiziani guardando video di danzatrici. Ma questo meriterebbe un post a parte.
Inutile dire che sono più stanca di quando sono partita.
In stazione Centrale regnava una calma surreale, sarà che l'ora dei pendolari era lontana da venire e la popolazione dei viaggiatori era composta in prevalenza da stranieri. Solo nel mio vagone 4 norvegesi ed una australiana diretti in Francia.
A Genova mi attendevano l'odore di mare ed una giornata soleggiata. Ho pensato che finalmente ero a casa. Nonstante la mia vita si svolga altrove, qualcosa di forte mi lega alla mia città.
Lo sento nella salsedine e nell'odore di pesce marcio, lo vedo nell'espressione della gente, lo ascolto nella cadenza strascicata delle persone.
Ho riabbracciato il mio gatto e mi sono fatta venire un principio d'asma affondandogli il naso nella pelliccia, sono andata a cena da mio padre, ho costretto mia madre ad opere di cucito fino a notte fonda.
Non ho visto gli amici, non c'è stata l'occasione, ma conto di rimediare presto.
Domenica dopo esser stata in campagna dagli zii a rimirare un roseto selvaggio e a valutare la corposità del raccolto degli alberi da frutta, sono tornata a Milano per le prove di danza e poi ho passato un pomeriggio orientale a bere té e caffé egiziani guardando video di danzatrici. Ma questo meriterebbe un post a parte.
Inutile dire che sono più stanca di quando sono partita.
23.5.07
21.5.07
Un tranquillo weekend di paura con me che rimbalzo come una Palla Pazza che strumpallazza fra diversi luoghi geografici impegnata in attività improbabili.
La festa di domenica è stata un successo: orde di bambini urlanti venivano a vedere la mostra dei disegni, a impiastricciare fogli con i pennarelli, a fare palline antistress con la farina e i palloncini, a decorare portapenne.
Orde di bambini urlanti si lanciavano in riti tribali a ritmo dei colpi di batteria che l'addetto al service menava più o meno a caso per fare i suoni.
Orde di bambini urlanti davano uno smacco all'animatrice giocando a "sacco pieno sacco vuoto", che nessuno sbagliava mai.
Infine orde di bambini urlanti scoppiavano palloncini a pestoni per cercare il bigliettino che dava diritto a ritirare un premio gratuitamente.
E che facevo io in tutto questo? Piuttosto che dover avere a che fare con orde di bambini urlanti facevo l'uomo di fatica, caricando e scaricando il furgone con tavoli, sedie, lattine di bibite, sacchi di carbonella, biscotti e giocattoli. Riprendevo i bambini urlanti con la videocamera tenendomi a debita distanza e quando i genitori alla fine si erano riportati a casa le orde di bambini urlanti ed era iniziato l'intrattenimento musicale, stavo al bar a smerciare lattine e panini con le salamelle.
E anche questa volta sono sopravvisuta.
La festa di domenica è stata un successo: orde di bambini urlanti venivano a vedere la mostra dei disegni, a impiastricciare fogli con i pennarelli, a fare palline antistress con la farina e i palloncini, a decorare portapenne.
Orde di bambini urlanti si lanciavano in riti tribali a ritmo dei colpi di batteria che l'addetto al service menava più o meno a caso per fare i suoni.
Orde di bambini urlanti davano uno smacco all'animatrice giocando a "sacco pieno sacco vuoto", che nessuno sbagliava mai.
Infine orde di bambini urlanti scoppiavano palloncini a pestoni per cercare il bigliettino che dava diritto a ritirare un premio gratuitamente.
E che facevo io in tutto questo? Piuttosto che dover avere a che fare con orde di bambini urlanti facevo l'uomo di fatica, caricando e scaricando il furgone con tavoli, sedie, lattine di bibite, sacchi di carbonella, biscotti e giocattoli. Riprendevo i bambini urlanti con la videocamera tenendomi a debita distanza e quando i genitori alla fine si erano riportati a casa le orde di bambini urlanti ed era iniziato l'intrattenimento musicale, stavo al bar a smerciare lattine e panini con le salamelle.
E anche questa volta sono sopravvisuta.
Etichette:
Bambini urlanti,
festa di quartiere
18.5.07
Non sono molto presente sul blog, in realtà non sono nemmeno troppo presente a me stessa fra i mille impegni che si accavallano uno sull'altro, dalle menate lavorative alle piacevoli serate in compagnia di amici, passando per la ricerca disperata di 300 salamelle mantovane per domenica ad un prezzo conveniente.
L'unico pensiero che mi frulla per la testa costantemente è che spero che stasera qualcuno si porti a casa il montpremi del superenalotto così finirà la febbre da giocata nata qui in ufficio, che ci sta portando a devolvere alla sisal 6 euro a cranio alla settiamana.
Che dopo un po' uno si scoccia, ma praticamente è costretto a giocare, non sia mai che poi uno rimanga l'unico in tutto il gruppo di lavoro a non poter venire a fare i gestacci a coloro che entrano dicendo "Fanculo te, le tue promozioni, la telefonia di merda e anche ai due pallonari che ti fanno la pubblicità".
L'unico pensiero che mi frulla per la testa costantemente è che spero che stasera qualcuno si porti a casa il montpremi del superenalotto così finirà la febbre da giocata nata qui in ufficio, che ci sta portando a devolvere alla sisal 6 euro a cranio alla settiamana.
Che dopo un po' uno si scoccia, ma praticamente è costretto a giocare, non sia mai che poi uno rimanga l'unico in tutto il gruppo di lavoro a non poter venire a fare i gestacci a coloro che entrano dicendo "Fanculo te, le tue promozioni, la telefonia di merda e anche ai due pallonari che ti fanno la pubblicità".
17.5.07
14.5.07
Ieri primo anniversario di Matrimonio: io e il Marito decidiamo di festeggiare andando a cena in un ristorante che appropriatamente ha un nome inneggiante all'amore.
Mentre aspettiamo gli antipasti e facendoci gli occhi da triglia, facciamo considerazioni su quanto in fretta sia passato quest'anno e quanto stiamo bene insieme, dal tavolo accanto, che ospita una riunione familiare di tre generazioni, si innalza una voce. Lo zio calvo ma alla moda sta erudendo il nipote undicenne sui fatti della vita:
"Perché vedi Giacomo, non bisogna sposarsi. Mai. Perché le donne prima sono donne e poi diventano mogli, ma a quel punto sei fregato. Le donne vanno bene, le mogli no".
Mentre il marito trattiene a stento un "Amen fratello", io me la rido pensando all'analoga scena di Little Miss Sunshine in cui il nonno erudisce il nipote sul sesso.
Mentre aspettiamo gli antipasti e facendoci gli occhi da triglia, facciamo considerazioni su quanto in fretta sia passato quest'anno e quanto stiamo bene insieme, dal tavolo accanto, che ospita una riunione familiare di tre generazioni, si innalza una voce. Lo zio calvo ma alla moda sta erudendo il nipote undicenne sui fatti della vita:
"Perché vedi Giacomo, non bisogna sposarsi. Mai. Perché le donne prima sono donne e poi diventano mogli, ma a quel punto sei fregato. Le donne vanno bene, le mogli no".
Mentre il marito trattiene a stento un "Amen fratello", io me la rido pensando all'analoga scena di Little Miss Sunshine in cui il nonno erudisce il nipote sul sesso.
12.5.07
Stamattina il Marito è partito all'alba per Torino, così avendo paura di riaddormentarmi e avendo un trilione di cose da fare, mi sono alzata poco dopo che lui era uscito.
Sono riuscita ad andare al mercato di primo mattino, ma purtroppo non è servito a trovare meno gente in fila ai banche del fruttivendolo, sospetto che i vecchietti di Corsico (ossia il 90% della popolazione) inizino a girare al mercato alle 8 per andarsene alle 12.30, quando i commercianti iniziano a sbaraccare. Ho fatto spese pazze acquistando un pigiama a 10 euro, un coprispalla ed un bolerino per un totale di altri 10 euro al banco dei cinesi e, per non fare torto a nessuno, ho lasciato 10 euro al fioraio per tre piante di surfinia.
Mentre tornavo a casa, dalla via adiacente a quella in cui mi trovavo, ho sentito il classico richiamo "Signore è arrivato l'arrotino. E' arrivato l'arrotino e l'ombrellaio". Mentre procedevo in direzione della voce, mi aspettavo di vedere il classico camincino sgangherato o un'apecar, con mio sommo stupore invece mi sono trovata davanti un arrotino in Mercedes blu. Vuoi vedere che a fare l'arrotino si guadagna come a fare il dentista?
Sono riuscita ad andare al mercato di primo mattino, ma purtroppo non è servito a trovare meno gente in fila ai banche del fruttivendolo, sospetto che i vecchietti di Corsico (ossia il 90% della popolazione) inizino a girare al mercato alle 8 per andarsene alle 12.30, quando i commercianti iniziano a sbaraccare. Ho fatto spese pazze acquistando un pigiama a 10 euro, un coprispalla ed un bolerino per un totale di altri 10 euro al banco dei cinesi e, per non fare torto a nessuno, ho lasciato 10 euro al fioraio per tre piante di surfinia.
Mentre tornavo a casa, dalla via adiacente a quella in cui mi trovavo, ho sentito il classico richiamo "Signore è arrivato l'arrotino. E' arrivato l'arrotino e l'ombrellaio". Mentre procedevo in direzione della voce, mi aspettavo di vedere il classico camincino sgangherato o un'apecar, con mio sommo stupore invece mi sono trovata davanti un arrotino in Mercedes blu. Vuoi vedere che a fare l'arrotino si guadagna come a fare il dentista?
11.5.07
Cuba parte 5
Cienfuegos
Gertrudis era alla stazione degli autobus ad aspettarci con la faccia spiaccicata contro il vetro e un foglio A4 con su scritto a pennarello il mio nome. Appena le ho fatto cenno che eravamo noi coloro che stava aspettando si è aperta in un sorriso ed ha cominciato a gesticolare per indicarci l'uscita.
Poi ha accalappiato un taxi abusivo e ci ha condotti a casa sua, una casa ad un piano vicina all'hotel Jagua a punta Gorda. Da lei era come esser ospiti di una zia, che ti ha lasciato la camera da letto e il bagno grandi a disposizione ed ha tirato fuori il copriletto speciale per fare bella figura. La stanza era piccola ma pulitissima, con un bel condizionatore sovietico e una specie di armadio a muro.
Cienfuegos è una città all'interno di una baia con una apertura molto stretta verso il mare aperto e una lingua di terra che si allunga in mare in direzione dell'uscita, punta Gorda.
Qui abbiamo sperimentato per la prima volta il bicitaxi. Il taxista, mentre pedalava di buona lena in lieve salita per portarci in centro, aveva abbastanza fiato per chiaccherare. Dopo averci spiegato che quello a Cienfuegos è il periodo morto, non c'è nessuno e tanti locali sono chiusi, mentre in estate c'è un sacco di vita e dopo averci raccontato l'ennesimo caso di italiano ricco che trascorre sei mesi all'anno a Cuba con la sua novia, tanto non ha bisogno di lavorare, ci ha allungato un libricino dicendoci di aprirlo a pagina 36.
Potete immaginare il nostro stupore quando aprendolo ci siamo resi conto che altro non era che un libretto dei testimoni di Geova. L'infaticabile pedalatore ci ha spiegato di essere un discepolo di questo movimento religioso ed era anche pronto ad approfondire con noi l'argomento. Mentre il Marito si imbarcava in un qualche tentativo di conversazione sulla diffusione del culto in Italia io riflettevo che solo a me può capitare di essere accalappiata da un testimone di Geova a Cuba.
Anche Cienfuegos ha una via principale pedonale, su cui sono concentrati i negozi ed una piazza attorno a cui sorgono gli edifici più importanti. Essendo un luogo turistico i negozi sono più accattivanti di quelli di Santa Clara, pur rimanendo nella media cubana.
Dopo esserci introdotti in tutti i negozi, aver esplorato una galleria d'arte, aver acquistato sigari e sigarillos, aver studiato le quotazioni del ron nei vari negozi, abbiamo constatato che ci restava ancora buona parte del pomeriggio da sfruttare e le attrazioni da visitare le avevamo già setacciate in lungo e in largo, per cui abbiamo investito un euro e ci siamo infilati nel teatro locale, dove oltre ad ammirarne la struttura in legno, abbiamo potuto sbirciare le prove di uno spettacolo che si sarebbe tenuto la sera stessa, osservando coreografie di mambo e ascoltando canti a cappella accompagnati in maniera alquanto asincrona da percussioni afro.
Alla fine abbiamo deciso di tornare verso la casa particular e di goderci il tramonto al centro ricreativo di Punta Gorda, che altro non era che un giardinetto con chiosco bar sull'estrema propaggine della penisola.
La strada che porta al centro ricreativo è popolata di case a uno o due piani in legno, pare che Cienfuegos sia stata una delle poche zone dell'isola dove per un certo periodo si è risentito dell'influenza francese e che queste costruzioni ne fossero le vestigia.
Camminando per la strada silenziosa respiravo l'odore del mare e ne ascoltavo il lieve sciabordio domandandomi come io possa anestetizzarmi tanto da trovare attraente per buona parte dell'anno il naviglio che mi scorre sotto le finestre.
Al chiosco, mentre sorseggiavamo un ottimo mohito, siamo stati accalappiati da un tizio che voleva consigliarci un ristorante, ma che tutto sommato non era troppo molesto, anche se ci ha raccontato della vita di suo fratello a Minorca e di come un giorno avrebbe voluto anche lui trasferirsi in Spagna.
Il giorno successivo abbiamo deciso di concederci un giorno al mare a Rancho de Luna, una spiaggia a pochi km da Cienfuegos. E' venuto a caricarci il taxista che la signora aveva accalappiato alla stazione degli autobus e con una guida folle ha percorso in tempo record la strada fino alla spiaggia, una striscia di asfalto che sale e scende in mezzo a immense coltivazioni di mango.
La spiaggia è libera, separata dalla strada da una lingua di vegetazione bassa. Ci sono ombrelloni di paglia e la sabbia non è quella bianchissima e fine che si vede normalmente nelle foto delle spiagge tropicali, ma era lievemente rosata e a granelli grossi. Praticamente deserta, una meraviglia.
In mare c'erano diversi banchi di alghe e in una seduta breve di snorkelling ho visto ricci marini con aculei lunghissimi e qualche pesce, alcuni lievemente colorati, ma nulla di veramente tropicale. Probabilmente avremmo dovuto chiedere di farci portare all'hotel della zona dov era presente un centro immersioni che organizzava escursioni in zone più ricche di fauna, ma la pigrizia ci ha fatto accoccolare sotto l'ombrellone a goderci il meritato riposo.
Dopo una mattinata in spiaggia nonostante le precauzioni del caso e la crema protettiva superfiltrante eravamo rossi come peperoni e un pochino affaticati, così non ci è dispiaciuto troppo essere recuperati da un amico del taxista che con guida ancora più folle ci ha riportato a casa di Gertrudis, producendosi in scene tipo: noi che sorpassiamo bicicletta che sorpassa trattore e via di questo passo.
La sera dopo il giro dei bar della zona ci siamo affidati alla cucina di Gertudis che a me ha preparato pollo con patate mentre ad Andrea ha cucinato una profusione di verdure di ogni genere. Menzione d'onore al platano cucinato, sia nella versione platano verde affettato e frittto (che diventa stile patatina chips), sia in quella platano maturo caramellato.
Cienfuegos
Gertrudis era alla stazione degli autobus ad aspettarci con la faccia spiaccicata contro il vetro e un foglio A4 con su scritto a pennarello il mio nome. Appena le ho fatto cenno che eravamo noi coloro che stava aspettando si è aperta in un sorriso ed ha cominciato a gesticolare per indicarci l'uscita.
Poi ha accalappiato un taxi abusivo e ci ha condotti a casa sua, una casa ad un piano vicina all'hotel Jagua a punta Gorda. Da lei era come esser ospiti di una zia, che ti ha lasciato la camera da letto e il bagno grandi a disposizione ed ha tirato fuori il copriletto speciale per fare bella figura. La stanza era piccola ma pulitissima, con un bel condizionatore sovietico e una specie di armadio a muro.
Cienfuegos è una città all'interno di una baia con una apertura molto stretta verso il mare aperto e una lingua di terra che si allunga in mare in direzione dell'uscita, punta Gorda.
Qui abbiamo sperimentato per la prima volta il bicitaxi. Il taxista, mentre pedalava di buona lena in lieve salita per portarci in centro, aveva abbastanza fiato per chiaccherare. Dopo averci spiegato che quello a Cienfuegos è il periodo morto, non c'è nessuno e tanti locali sono chiusi, mentre in estate c'è un sacco di vita e dopo averci raccontato l'ennesimo caso di italiano ricco che trascorre sei mesi all'anno a Cuba con la sua novia, tanto non ha bisogno di lavorare, ci ha allungato un libricino dicendoci di aprirlo a pagina 36.
Potete immaginare il nostro stupore quando aprendolo ci siamo resi conto che altro non era che un libretto dei testimoni di Geova. L'infaticabile pedalatore ci ha spiegato di essere un discepolo di questo movimento religioso ed era anche pronto ad approfondire con noi l'argomento. Mentre il Marito si imbarcava in un qualche tentativo di conversazione sulla diffusione del culto in Italia io riflettevo che solo a me può capitare di essere accalappiata da un testimone di Geova a Cuba.
Anche Cienfuegos ha una via principale pedonale, su cui sono concentrati i negozi ed una piazza attorno a cui sorgono gli edifici più importanti. Essendo un luogo turistico i negozi sono più accattivanti di quelli di Santa Clara, pur rimanendo nella media cubana.
Dopo esserci introdotti in tutti i negozi, aver esplorato una galleria d'arte, aver acquistato sigari e sigarillos, aver studiato le quotazioni del ron nei vari negozi, abbiamo constatato che ci restava ancora buona parte del pomeriggio da sfruttare e le attrazioni da visitare le avevamo già setacciate in lungo e in largo, per cui abbiamo investito un euro e ci siamo infilati nel teatro locale, dove oltre ad ammirarne la struttura in legno, abbiamo potuto sbirciare le prove di uno spettacolo che si sarebbe tenuto la sera stessa, osservando coreografie di mambo e ascoltando canti a cappella accompagnati in maniera alquanto asincrona da percussioni afro.
Alla fine abbiamo deciso di tornare verso la casa particular e di goderci il tramonto al centro ricreativo di Punta Gorda, che altro non era che un giardinetto con chiosco bar sull'estrema propaggine della penisola.
La strada che porta al centro ricreativo è popolata di case a uno o due piani in legno, pare che Cienfuegos sia stata una delle poche zone dell'isola dove per un certo periodo si è risentito dell'influenza francese e che queste costruzioni ne fossero le vestigia.
Camminando per la strada silenziosa respiravo l'odore del mare e ne ascoltavo il lieve sciabordio domandandomi come io possa anestetizzarmi tanto da trovare attraente per buona parte dell'anno il naviglio che mi scorre sotto le finestre.
Al chiosco, mentre sorseggiavamo un ottimo mohito, siamo stati accalappiati da un tizio che voleva consigliarci un ristorante, ma che tutto sommato non era troppo molesto, anche se ci ha raccontato della vita di suo fratello a Minorca e di come un giorno avrebbe voluto anche lui trasferirsi in Spagna.
Il giorno successivo abbiamo deciso di concederci un giorno al mare a Rancho de Luna, una spiaggia a pochi km da Cienfuegos. E' venuto a caricarci il taxista che la signora aveva accalappiato alla stazione degli autobus e con una guida folle ha percorso in tempo record la strada fino alla spiaggia, una striscia di asfalto che sale e scende in mezzo a immense coltivazioni di mango.
La spiaggia è libera, separata dalla strada da una lingua di vegetazione bassa. Ci sono ombrelloni di paglia e la sabbia non è quella bianchissima e fine che si vede normalmente nelle foto delle spiagge tropicali, ma era lievemente rosata e a granelli grossi. Praticamente deserta, una meraviglia.
In mare c'erano diversi banchi di alghe e in una seduta breve di snorkelling ho visto ricci marini con aculei lunghissimi e qualche pesce, alcuni lievemente colorati, ma nulla di veramente tropicale. Probabilmente avremmo dovuto chiedere di farci portare all'hotel della zona dov era presente un centro immersioni che organizzava escursioni in zone più ricche di fauna, ma la pigrizia ci ha fatto accoccolare sotto l'ombrellone a goderci il meritato riposo.
Dopo una mattinata in spiaggia nonostante le precauzioni del caso e la crema protettiva superfiltrante eravamo rossi come peperoni e un pochino affaticati, così non ci è dispiaciuto troppo essere recuperati da un amico del taxista che con guida ancora più folle ci ha riportato a casa di Gertrudis, producendosi in scene tipo: noi che sorpassiamo bicicletta che sorpassa trattore e via di questo passo.
La sera dopo il giro dei bar della zona ci siamo affidati alla cucina di Gertudis che a me ha preparato pollo con patate mentre ad Andrea ha cucinato una profusione di verdure di ogni genere. Menzione d'onore al platano cucinato, sia nella versione platano verde affettato e frittto (che diventa stile patatina chips), sia in quella platano maturo caramellato.
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