Qualche settimana fa durante uno degli allenamenti di corsa mattutini noto, nel paese vecchio, un certo numero di volantini appesi in luoghi strategici (leggasi pali della luce).
Sono volantini casalinghi, A4 tagliato a metà con scritta in stampatello incerto a pennarello grigio che recitano "Si eseguono punture a domicilio" con numero di telefono a seguire. I volantini sono mezzi ammosciati per la pioggerella e destinati a durare poco.
L'allenamento successivo noto l'evoluzione del marketing. Il volantino - sempre scritto a pennarello grigio con grafia incerta - questa volta è scritto su un A4 ed inserito in una cartelletta di plastica.
Nemmeno la nuova versione dura a lungo. Il primo scroscio di pioggia importante si infiltra nella cartellina che non è stata debitamente sigillata, creando un disegno astratto affascinante.
Sono quasi dispiaciuta per il tentativo miseramente fallito e immagino l'aspirante infermiere che smadonna e desiste.
Un paese di vecchi però è evidentemente un mercato troppo promettente: il giorno successivo l'A4 troneggia appeso alla vetrina del mini market sotto ad una tettoia.
E' passata una settimana e il volantino è ancora al suo posto.
A questo punto spero che tanta tenacia gli abbia portato qualche cliente.
14.3.14
17.2.14
La mezza di Vittuone
[Disclaimer] E' un post sulla corsa, ma visto che Vittuone è in pianura direi che in qualche modo rientra nella categoria cronache dal centro della pianura.
Questa volta non sono sola, ben 10 compagni di squadra si sono iscritti alla mezza di Vittuone.
Alla mattina passo a recuperare l'altra donzella, la mitica superveloce Barbara e poi ci dirigiamo a Vittuone.
Il clima non è dei migliori, fortunatamente l'acqua è appesa in aria, ma non scende e così sarà per tutta la gara.
Questa volta sono decisa a seguire le indicazioni del Coach e a non partire a razzo tanto più che è una settimana che - sia mentalmente sia fisicamente - mi sento un po' vuota.
A quanto pare non sono l'unica a non essere in forma, c'è chi non ha dormito, chi ha la febbre, chi un inizio di sciatica.
Quattro chiacchere, un po' di riscaldamento, foto di squadra e il momento di partire arriva in un attimo.
Alla partenza la strada stretta e l'affollamento rallentano l'andatura e questo per me è un bene visto che ho la tendenza a partire sempre troppo veloce.
I primi km passano tranquilli al ritmo giusto, senza la pesantezza avvertita la settimana precedente.
Al ristoro del 5° sperimento la tattica della bevuta in corsa e riesco a non strozzarmi.
Proseguo e le persone che ho attorno sono bene o male sempre le stesse. Una ragazza mi chiede la distanza esatta che il garmin le è partito in ritardo, scambiamo due parole, ancora non so che condivideremo praticamente tutto il percorso.
Al nono km in un pezzo di strada che in teoria dovrebbe esser chiuso al traffico, ma no lo è, mi si slaccia una scarpa. Non mi resta che fermarmi e sistemare:
nonostante le mani fredde e i guanti riesco comunque ad allacciarle in tempi brevi, mi alzo e accelero un pochino per recuperare il gruppetto con cui stavo correndo.
Al ristoro del 10° ingurgito l'acqua e ritrovo la ragazza incontrata in precedenza. Di lì in avanti corriamo insieme con lei che essendo del posto mi fa da Cicerone e mi svela la sopresa finale:il ponte di legno con la salita prima dell'arrivo.
Il percorso è pianeggiante e riusciamo a tenere un ritmo costante, dopo il risotro del 15° mi sento un po' stanca, ma Arianna mi esorta a non mollare e così mi incollo al suo fianco e proseguiamo accelerando anche un pochino.
Fa in tempo a raccontarmi di dove hanno ritrovato la bara di Mike Bongiorno e siamo al 18°. Ancora uno sforzo e arriviamo alla campana che annuncia un km e mezzo alla fine.
Al 20esimo dico "dai soltanto uno e ci siamo" e Arianna puntualizza "uno e il ponte" aumentando le mie paure sulla salita.
Non faccio in tempo a preoccuparmi che sono sul ponte e in affanno, ma non come avrei pensato. Scavallo e inizia la discesa.
A quel punto mi parte l'embolo e accelero come una pazza, manco stessi correndo i 100m e arrivo in volata con la faccia stravolta e i conati di vomito.
Però sono 1 h 57 min e 15 sec ed è Personale.
Il tempo di stringere la mano ad Arianna e ringraziarla e poi me ne ritorno verso il ristoro e la meritata birra con i compagni di squadra.
Questa volta non sono sola, ben 10 compagni di squadra si sono iscritti alla mezza di Vittuone.
Alla mattina passo a recuperare l'altra donzella, la mitica superveloce Barbara e poi ci dirigiamo a Vittuone.
Il clima non è dei migliori, fortunatamente l'acqua è appesa in aria, ma non scende e così sarà per tutta la gara.
Questa volta sono decisa a seguire le indicazioni del Coach e a non partire a razzo tanto più che è una settimana che - sia mentalmente sia fisicamente - mi sento un po' vuota.
A quanto pare non sono l'unica a non essere in forma, c'è chi non ha dormito, chi ha la febbre, chi un inizio di sciatica.
Quattro chiacchere, un po' di riscaldamento, foto di squadra e il momento di partire arriva in un attimo.
Alla partenza la strada stretta e l'affollamento rallentano l'andatura e questo per me è un bene visto che ho la tendenza a partire sempre troppo veloce.
I primi km passano tranquilli al ritmo giusto, senza la pesantezza avvertita la settimana precedente.
Al ristoro del 5° sperimento la tattica della bevuta in corsa e riesco a non strozzarmi.
Proseguo e le persone che ho attorno sono bene o male sempre le stesse. Una ragazza mi chiede la distanza esatta che il garmin le è partito in ritardo, scambiamo due parole, ancora non so che condivideremo praticamente tutto il percorso.
Al nono km in un pezzo di strada che in teoria dovrebbe esser chiuso al traffico, ma no lo è, mi si slaccia una scarpa. Non mi resta che fermarmi e sistemare:
nonostante le mani fredde e i guanti riesco comunque ad allacciarle in tempi brevi, mi alzo e accelero un pochino per recuperare il gruppetto con cui stavo correndo.
Al ristoro del 10° ingurgito l'acqua e ritrovo la ragazza incontrata in precedenza. Di lì in avanti corriamo insieme con lei che essendo del posto mi fa da Cicerone e mi svela la sopresa finale:il ponte di legno con la salita prima dell'arrivo.
Il percorso è pianeggiante e riusciamo a tenere un ritmo costante, dopo il risotro del 15° mi sento un po' stanca, ma Arianna mi esorta a non mollare e così mi incollo al suo fianco e proseguiamo accelerando anche un pochino.
Fa in tempo a raccontarmi di dove hanno ritrovato la bara di Mike Bongiorno e siamo al 18°. Ancora uno sforzo e arriviamo alla campana che annuncia un km e mezzo alla fine.
Al 20esimo dico "dai soltanto uno e ci siamo" e Arianna puntualizza "uno e il ponte" aumentando le mie paure sulla salita.
Non faccio in tempo a preoccuparmi che sono sul ponte e in affanno, ma non come avrei pensato. Scavallo e inizia la discesa.
A quel punto mi parte l'embolo e accelero come una pazza, manco stessi correndo i 100m e arrivo in volata con la faccia stravolta e i conati di vomito.
Però sono 1 h 57 min e 15 sec ed è Personale.
Il tempo di stringere la mano ad Arianna e ringraziarla e poi me ne ritorno verso il ristoro e la meritata birra con i compagni di squadra.
18.4.13
Il paese delle mogli che scappano
Lavorando in città ho poca occasione di fare public relation con gli abitanti del borgo, le mie notizie quindi sono di seconda mano, quando va bene.
Non so se sia una fissazione della fonte principale del consorte o se anche il consorte stia sviluppando una qualche ossessione in merito, pare però che il borgo sia rinomato per essere il paese delle mogli che scappano.
Tizio? Quello che ha la figlia maleducata che non saluta nemmeno a morire? Gli è scappata la moglie. Ma solo per un po', poi è tornata.
Caio e Sempronio? Ah loro che gestiscono quell'attività son proprio due bravi figlioli, accomunati però da un triste destino. Quale? Ad entrambi è scappata la moglie.
E l'avvinazzato del paese? Quello che la patente quando finalmente l'ha rivista nel frattempo non aveva più la macchina. Ah poverino, lui era un distinto cittadino, ma poi ha sbroccato. Quando? Quando la moglie è scappata col vicino di casa.
Ora non so se sia una maledizione o se i mariti abbiano le loro colpe... fatto sta che le mogli scappano.
Non so se sia una fissazione della fonte principale del consorte o se anche il consorte stia sviluppando una qualche ossessione in merito, pare però che il borgo sia rinomato per essere il paese delle mogli che scappano.
Tizio? Quello che ha la figlia maleducata che non saluta nemmeno a morire? Gli è scappata la moglie. Ma solo per un po', poi è tornata.
Caio e Sempronio? Ah loro che gestiscono quell'attività son proprio due bravi figlioli, accomunati però da un triste destino. Quale? Ad entrambi è scappata la moglie.
E l'avvinazzato del paese? Quello che la patente quando finalmente l'ha rivista nel frattempo non aveva più la macchina. Ah poverino, lui era un distinto cittadino, ma poi ha sbroccato. Quando? Quando la moglie è scappata col vicino di casa.
Ora non so se sia una maledizione o se i mariti abbiano le loro colpe... fatto sta che le mogli scappano.
18.9.12
Il borgo in festa
Per quanto fosse impossibile non imbattersi nei manifesti che preannunciavano la festa patronale, in caso qualcuno si fosse dimenticato del grande evento, gli scampanii bislacchi in momenti inusuali avrebbero provveduto a ricordargli che qualcosa stava accadendo nel borgo.
Per le viuzze, oltre alle vecchine devote che correvano alla messa, un unusitato transitare di persone per una domenica mattina standard.
Sul rivo una canoa bianca ricoperta in tulle blu ed edera ospitava una statua della Madonna, sul cancello della casa più vicina un drappo in stoffa azzurra con la scritta "viva maria" in nastro adesivo.
Nel pomeriggio la processione dei fedeli che recitava l'Ave Maria seguendo l'auto del prete sul quale viaggiava una seconda statua della Madonna.
L'atmosfera di estrema devozione veniva soppiantata poco dopo le 18 quando al suono delle campane si sostituiva quello della voce dell'animatore/cantante della proloco che dopo aver intonato una canzone sulle mondine ululava "e adesso... RISOTTATA PER TUTTI". A quel punto l'ordine del creato veniva ristabilito e l'estrema devozione veniva sostituita dalla consueta intemperanza e dai bassi istinti che si sviluppano sempre di fronte ad un buffet gratuito.
Per le viuzze, oltre alle vecchine devote che correvano alla messa, un unusitato transitare di persone per una domenica mattina standard.
Sul rivo una canoa bianca ricoperta in tulle blu ed edera ospitava una statua della Madonna, sul cancello della casa più vicina un drappo in stoffa azzurra con la scritta "viva maria" in nastro adesivo.
Nel pomeriggio la processione dei fedeli che recitava l'Ave Maria seguendo l'auto del prete sul quale viaggiava una seconda statua della Madonna.
L'atmosfera di estrema devozione veniva soppiantata poco dopo le 18 quando al suono delle campane si sostituiva quello della voce dell'animatore/cantante della proloco che dopo aver intonato una canzone sulle mondine ululava "e adesso... RISOTTATA PER TUTTI". A quel punto l'ordine del creato veniva ristabilito e l'estrema devozione veniva sostituita dalla consueta intemperanza e dai bassi istinti che si sviluppano sempre di fronte ad un buffet gratuito.
11.9.12
Brevi dal borgo
Abitando nel borgo ci sono due cose che mio malgrado sarò costretta ad imparare: il calendario liturgico e il calendario delle semine.
L'altro giorno oltre ai consueti scampanii molesti di 7.30, 12.00, 19.00 le campane hanno suonato a festa anche alle 20.00 e alle 20.15.
O il prete si era fatto un cicchetto o c'era qualcosa da festeggiare.
Ieri, invece, un evento che mi ha fatto rimpiangere gli scampanii molesti come il minore dei mali: la concimazione massiva dei campi intorno al borgo.
Per quanto possa vantare avi contadini, avendo sempre vissuto in città, non ho mai avuto modo di riflettere sui cicli della campagna. Avrei comunque giurato che i campi venissero concimati verso primavera, ma evidentemente ho peccato di ingenuità.
A quanto pare le maschere antigas saranno un capo spalla da abbinare ai sandali come agli stivali ricoperti di pelliccia..
L'altro giorno oltre ai consueti scampanii molesti di 7.30, 12.00, 19.00 le campane hanno suonato a festa anche alle 20.00 e alle 20.15.
O il prete si era fatto un cicchetto o c'era qualcosa da festeggiare.
Ieri, invece, un evento che mi ha fatto rimpiangere gli scampanii molesti come il minore dei mali: la concimazione massiva dei campi intorno al borgo.
Per quanto possa vantare avi contadini, avendo sempre vissuto in città, non ho mai avuto modo di riflettere sui cicli della campagna. Avrei comunque giurato che i campi venissero concimati verso primavera, ma evidentemente ho peccato di ingenuità.
A quanto pare le maschere antigas saranno un capo spalla da abbinare ai sandali come agli stivali ricoperti di pelliccia..
31.8.12
E venne il giorno ...
E venne il giorno in cui 4 loschi individui mi smontarono la casa, la caricarono su due camioncini, si diressero verso sud ovest ed una volta arrivati al centro del nulla, nel paese il cui unico vanto è l'essere il paese con la minor altitudine sul livello del mare dopo i paesi costieri, la scaricarono.
Non si trattava di un nucleo di ladri seriali di librerie Billy Ikea, ma della ditta di traslochi da me assoldata e profumatamente retribuita per lo scopo.
Ebbene sì, la reclusione alla periferia della periferia dei confini dell'impero è stato un atto volontario, compiuto sotto l'effetto della sostanza più stupefacente che possa capitare per le mani: un figlio unenne.
Se il pendolarismo e la maternità non fiaccheranno definitivamente il mio neurone e la voglia di scrivere, d'ora innanzi qui troverete le cronche da Suburgatory, il centro del nulla
Non si trattava di un nucleo di ladri seriali di librerie Billy Ikea, ma della ditta di traslochi da me assoldata e profumatamente retribuita per lo scopo.
Ebbene sì, la reclusione alla periferia della periferia dei confini dell'impero è stato un atto volontario, compiuto sotto l'effetto della sostanza più stupefacente che possa capitare per le mani: un figlio unenne.
Se il pendolarismo e la maternità non fiaccheranno definitivamente il mio neurone e la voglia di scrivere, d'ora innanzi qui troverete le cronche da Suburgatory, il centro del nulla
6.1.12
3.1.11
Questo vituperato 2010 che tutti sono stati lieti di archiviare, per me è stato e sarà un anno da ricordare.
L'anno dell'addio più o meno consapevole alla mia vita da figlia, l'anno delle pazzie, una specie di omaggio alla mia gioventù.
Nel 2010 ci sono stati:
- libri letti e libri riletti,
- qualche capatina al cinema e la prima visione di un film in 3d,
- qualche ciaspolata
- qualche mostra, mai abbastanza,
- molti concerti , per i miei standard (Mark Lanegan, Pixies, Pavement, Jonsi)
- A Maggio a Baggio IV edizione e tutta la sua preparazione e la soddisfazione di vedere un piccolo evento diventare un evento di quelli da annali
- un nuovo viaggio in Senegal dai miei pupi neri e fare l'aiuto regista per la realizzazione di un documentario
- un viaggio on the road in Croazia
- il 15/08/2010 e i miei primi 35 anni
- il 16/08/2010 e un test di gravidanza con due strisce rosa
- la scoperta del running, l'infatuazione e l'abbandono per cause di forza maggiore
- persone nuove e belle che hanno incrociato il mio cammino
- tante foto
- un weekend a Londra, l'ultimo da "giovane coppia"
- un viaggio in aereo e il primo calcio nella pancia del Piccolo Mostro
- un Natale sereno in famiglia
Ci sono anche state cose poco belle, scoperte che fanno paura, momenti di troppo lavoro e troppo correre e la sensazione che le cose ti stiano sfuggendo di mano, le ansie per il futuro.
Nel complesso però il mio 2010 me lo tengo stretto e lo saluto con la manina con un poco di nostalgia mentre mi incammino nell'anno che verrà.
L'anno dell'addio più o meno consapevole alla mia vita da figlia, l'anno delle pazzie, una specie di omaggio alla mia gioventù.
Nel 2010 ci sono stati:
- libri letti e libri riletti,
- qualche capatina al cinema e la prima visione di un film in 3d,
- qualche ciaspolata
- qualche mostra, mai abbastanza,
- molti concerti , per i miei standard (Mark Lanegan, Pixies, Pavement, Jonsi)
- A Maggio a Baggio IV edizione e tutta la sua preparazione e la soddisfazione di vedere un piccolo evento diventare un evento di quelli da annali
- un nuovo viaggio in Senegal dai miei pupi neri e fare l'aiuto regista per la realizzazione di un documentario
- un viaggio on the road in Croazia
- il 15/08/2010 e i miei primi 35 anni
- il 16/08/2010 e un test di gravidanza con due strisce rosa
- la scoperta del running, l'infatuazione e l'abbandono per cause di forza maggiore
- persone nuove e belle che hanno incrociato il mio cammino
- tante foto
- un weekend a Londra, l'ultimo da "giovane coppia"
- un viaggio in aereo e il primo calcio nella pancia del Piccolo Mostro
- un Natale sereno in famiglia
Ci sono anche state cose poco belle, scoperte che fanno paura, momenti di troppo lavoro e troppo correre e la sensazione che le cose ti stiano sfuggendo di mano, le ansie per il futuro.
Nel complesso però il mio 2010 me lo tengo stretto e lo saluto con la manina con un poco di nostalgia mentre mi incammino nell'anno che verrà.
28.12.10
Xmas Gifts
E come da tradizione il post sui regali di Natale con relativo anneddoto.
Come previsto anche Little Monster - sebbene ancora gelosamente custodito nella mia panza - ha iniziato a ricevere i suoi regali di Natale. Per fortuna però i doni a me indirizzati - e che ho molto apprezzato - erano ancora quasi tutti della tipologia regalo per giovane(?) donna e non regalo per giovane(?) mamma.
E dopo questa premessa, via di elenco:
- portafoglio nero
- borsa nera + portafoglio porta cellulare nero
- libro di Somerset-Maughan "Il filo del rasoio"
- libro a fumetti "Taglia e cuci" di Marjane Satrapi
- cornice digitale
- svariate confezioni di olio di mandorle dolci
- smartphone nokia N97 con relativa custodia... nera
E sull'ultimo graditissimo dono, ecco l'anedotto che dimostra come forse l'epiteto giovane non mi si confaccia troppo.
In ufficio di rientro dalle ferie, una suoneria stile vecchio telefono a rotella nero inizia piano e poi cresce di intensità.
Io lievemente infastidita alzo gli occhi dalla tastiera domandandomi perchè cavolo nessuno si decida a rispondere.
Improvvisamente realizzo che quel suono fastidioso - "ma chi cazz ha messo sta cavolo di suoneria ?" è stato il primo pensiero - proviene dalla mia borsa.
Estraggo - non senza fatica - la custodia dalla borsa e il telefono dalla custodia, dopodiché rimango inebetita a domandarmi come diavolo si risponda dal momento che essendo touch screen non ci sono tasti in vista.
Nel frattempo il telefono smette di squillare ed io mi domando se a caua delle mie ridotte capacità mentali, non sia meglio ripristinare il vecchio 3310.
E come da tradizione il post sui regali di Natale con relativo anneddoto.
Come previsto anche Little Monster - sebbene ancora gelosamente custodito nella mia panza - ha iniziato a ricevere i suoi regali di Natale. Per fortuna però i doni a me indirizzati - e che ho molto apprezzato - erano ancora quasi tutti della tipologia regalo per giovane(?) donna e non regalo per giovane(?) mamma.
E dopo questa premessa, via di elenco:
- portafoglio nero
- borsa nera + portafoglio porta cellulare nero
- libro di Somerset-Maughan "Il filo del rasoio"
- libro a fumetti "Taglia e cuci" di Marjane Satrapi
- cornice digitale
- svariate confezioni di olio di mandorle dolci
- smartphone nokia N97 con relativa custodia... nera
E sull'ultimo graditissimo dono, ecco l'anedotto che dimostra come forse l'epiteto giovane non mi si confaccia troppo.
In ufficio di rientro dalle ferie, una suoneria stile vecchio telefono a rotella nero inizia piano e poi cresce di intensità.
Io lievemente infastidita alzo gli occhi dalla tastiera domandandomi perchè cavolo nessuno si decida a rispondere.
Improvvisamente realizzo che quel suono fastidioso - "ma chi cazz ha messo sta cavolo di suoneria ?" è stato il primo pensiero - proviene dalla mia borsa.
Estraggo - non senza fatica - la custodia dalla borsa e il telefono dalla custodia, dopodiché rimango inebetita a domandarmi come diavolo si risponda dal momento che essendo touch screen non ci sono tasti in vista.
Nel frattempo il telefono smette di squillare ed io mi domando se a caua delle mie ridotte capacità mentali, non sia meglio ripristinare il vecchio 3310.
14.12.10
Run run run
Pare che in un modo o nell'altro passati i 35 sia impossibile sottrarsi al richiamo della corsa. O almeno questo è quel che capita qui nella grande pera e nelle zone limitrofe.
Essendo una fanciulla che cade facilmente vittima delle mode e delle suggestioni ed avendo iniziato a flirtare con il mondo del running prima dei 35 - senza peraltro mai arrivare al sodo - non mi sottraggo a questa legge.
Quest'anno quindi - esaltata da esperienze quali la corsa in notturna per le vie di una Milano deserta o la corsa campestre all'interno del parco delle Cave - addirittura sono arrivata a comprare scarpe specifiche.
L'arrivo dell'erede e il levitare della pancia però hanno interrotto - anche questa volta - gli allenamenti sul nascere.
L'altro giorno comunque, abbigliata di tutto punto, sono scesa sul naviglio per una camminata di passo sostenuto riconfermando che nella categoria pensionati con triplo bypass sono una scheggia.
Pare che in un modo o nell'altro passati i 35 sia impossibile sottrarsi al richiamo della corsa. O almeno questo è quel che capita qui nella grande pera e nelle zone limitrofe.
Essendo una fanciulla che cade facilmente vittima delle mode e delle suggestioni ed avendo iniziato a flirtare con il mondo del running prima dei 35 - senza peraltro mai arrivare al sodo - non mi sottraggo a questa legge.
Quest'anno quindi - esaltata da esperienze quali la corsa in notturna per le vie di una Milano deserta o la corsa campestre all'interno del parco delle Cave - addirittura sono arrivata a comprare scarpe specifiche.
L'arrivo dell'erede e il levitare della pancia però hanno interrotto - anche questa volta - gli allenamenti sul nascere.
L'altro giorno comunque, abbigliata di tutto punto, sono scesa sul naviglio per una camminata di passo sostenuto riconfermando che nella categoria pensionati con triplo bypass sono una scheggia.
13.12.10
La carità cristiana
Sabato scorso, visto l'approssimarsi delle feste e la necessità di rimpinguare i fondi, con la associazione abbiamo organizzato un aperitivo musicale natalizio.
Il programma della serata prevedeva esibizione di un coro con repertorio di canzoni di Natale da tutto il mondo e a seguire un aperitivo per scambiarsi gli auguri di buone feste.
Per l'occasione abbiamo affittato il teatro di un oratorio non troppo distante dal nostro locale. Da un lato per pigrizia, dall'altro per non venir meno al proposito di svolgere attività in quartiere.
Il complesso in cui si trova l'oratorio occupa un intero isolato e consta di una chiesa in mattoncini rossi di dubbio gusto, il complesso dell'oratorio con svariati edifici fra cui il teatro ed infine un complesso sportivo in cui si suppone si giochi a calcio (a giudicare dalle urla beduine che si sentono la sera), ma che ci sia anche posto per la ginnastica dolce, vista la processione di vecchiette in tuta da ginnastica che si intruffola nel centro la mattina. In più si vocifera che il campo incolto (di superficie pari a quella di tutto il complesso) che si trova dall'altro lato della strada, appartenga comunque alla parrocchia.
Il lungo preambolo per dire che non è esattamente una realtà disagiata che necessita di fondi e offerte per il suo sostentamento. Nonostante questo i prezzi dell'affitto del teatro sono tutt'altro che popolari e solo dopo lunga trattiva e meticolosa contrattazione delle clausole "la quota include la quota non include", si è giunti ad un accordo che soddisfacesse entrambe le parti.
Il primo impatto con gestore del teatro comunque non è stato dei migliori, "perchè siete a questo ingresso? Nel contratto al capoverso 25 in font 1,5 c'è chiaramente scritto che il personale tecnico e gli artisti devono accedere dall'ingresso posteriore e che quello anteriore sarà aperto solo quando arriva il pubblico", "no la luce dei bagni del pubblico le accendo solo quando arriva il pubblico" e via di seguito. In tutto questo, nella mia veste di regista della serata e pr, mantenevo una certa calma olimpica, mentre la mia socia - con un passato da scout e frequentazioni della parrocchia pià assidue delle mie - si lasciava scappare "e questa è la Chiesa", esacerbando ulteriormente i non facili rapporti.
La ciliegina sulla torta comunque aveva da venire. Quando finalmente l'ingresso principale veniva aperto al pubblico e gli spettatori cominciavano ad affluire, ecco che un vociare concitato si levava dall'atrio.
Intervenuta sul posto trovavo due parrocchiane imbellettate ed impellicciate furiose perchè sulla locandina dell'evento non era scritto a chiare lettere che l'evento era a pagamento e quale fosse l'importo da versare.
A nulla valevano le spiegazioni sul fatto che l'evento fosse organizzato per beneficienza che sulla locandina era comunque presente il numero di telefono a cui richiedere informazioni: la signora più agguerrita gridava al dolo e alla malafede.
La signora più impellicciata e ingioiellata invece mi spiegava che nel portafoglio non aveva che metà della cifra richiesta e che avendolo saputo si sarebbe premunita, ma che così non se la sentiva di andarli a recuperare e poi tornare indietro.
Grazie al cielo la proposta di una socia alle signore di entrare come ospiti dell'associazione veniva sgarbatamente rifiutata dicendo "non siamo mica accattone", che se tanto mi dà tanto avrei trovato le vecchie fameliche attaccate al buffet e lì non so se sarei riuscita a mantenere la calma o gli avrei tolto il cappellino a suon di schiaffoni.
Sabato scorso, visto l'approssimarsi delle feste e la necessità di rimpinguare i fondi, con la associazione abbiamo organizzato un aperitivo musicale natalizio.
Il programma della serata prevedeva esibizione di un coro con repertorio di canzoni di Natale da tutto il mondo e a seguire un aperitivo per scambiarsi gli auguri di buone feste.
Per l'occasione abbiamo affittato il teatro di un oratorio non troppo distante dal nostro locale. Da un lato per pigrizia, dall'altro per non venir meno al proposito di svolgere attività in quartiere.
Il complesso in cui si trova l'oratorio occupa un intero isolato e consta di una chiesa in mattoncini rossi di dubbio gusto, il complesso dell'oratorio con svariati edifici fra cui il teatro ed infine un complesso sportivo in cui si suppone si giochi a calcio (a giudicare dalle urla beduine che si sentono la sera), ma che ci sia anche posto per la ginnastica dolce, vista la processione di vecchiette in tuta da ginnastica che si intruffola nel centro la mattina. In più si vocifera che il campo incolto (di superficie pari a quella di tutto il complesso) che si trova dall'altro lato della strada, appartenga comunque alla parrocchia.
Il lungo preambolo per dire che non è esattamente una realtà disagiata che necessita di fondi e offerte per il suo sostentamento. Nonostante questo i prezzi dell'affitto del teatro sono tutt'altro che popolari e solo dopo lunga trattiva e meticolosa contrattazione delle clausole "la quota include la quota non include", si è giunti ad un accordo che soddisfacesse entrambe le parti.
Il primo impatto con gestore del teatro comunque non è stato dei migliori, "perchè siete a questo ingresso? Nel contratto al capoverso 25 in font 1,5 c'è chiaramente scritto che il personale tecnico e gli artisti devono accedere dall'ingresso posteriore e che quello anteriore sarà aperto solo quando arriva il pubblico", "no la luce dei bagni del pubblico le accendo solo quando arriva il pubblico" e via di seguito. In tutto questo, nella mia veste di regista della serata e pr, mantenevo una certa calma olimpica, mentre la mia socia - con un passato da scout e frequentazioni della parrocchia pià assidue delle mie - si lasciava scappare "e questa è la Chiesa", esacerbando ulteriormente i non facili rapporti.
La ciliegina sulla torta comunque aveva da venire. Quando finalmente l'ingresso principale veniva aperto al pubblico e gli spettatori cominciavano ad affluire, ecco che un vociare concitato si levava dall'atrio.
Intervenuta sul posto trovavo due parrocchiane imbellettate ed impellicciate furiose perchè sulla locandina dell'evento non era scritto a chiare lettere che l'evento era a pagamento e quale fosse l'importo da versare.
A nulla valevano le spiegazioni sul fatto che l'evento fosse organizzato per beneficienza che sulla locandina era comunque presente il numero di telefono a cui richiedere informazioni: la signora più agguerrita gridava al dolo e alla malafede.
La signora più impellicciata e ingioiellata invece mi spiegava che nel portafoglio non aveva che metà della cifra richiesta e che avendolo saputo si sarebbe premunita, ma che così non se la sentiva di andarli a recuperare e poi tornare indietro.
Grazie al cielo la proposta di una socia alle signore di entrare come ospiti dell'associazione veniva sgarbatamente rifiutata dicendo "non siamo mica accattone", che se tanto mi dà tanto avrei trovato le vecchie fameliche attaccate al buffet e lì non so se sarei riuscita a mantenere la calma o gli avrei tolto il cappellino a suon di schiaffoni.
Etichette:
onlus,
spazio aperto multietnico
1.12.10
No niente, sembra che qui ci sia la catalessi... in realtà stanno succedendo un sacco di cose belle... solo che per scaramanzia e pudicizia le scrivevo in incognito qui.
21.10.10
19.10.10
A piedi (nudi?) nel parco: dei divieti e delle corse sotto la pioggia.
Funziona sempre così, non appena so di non poter fare una cosa improvvisamente vengo presa da una irrefrenabile voglia di farla, se fossi vissuta durante il proibizionismo probabilmente sarei finita alcolizzata.
In base a questo meccanismo, nonnostante le condizioni meteo avverse del primo weekend di freddo autunnale, nonostante lo scarso allenamento, nonostante quindi il letto e un gatto sulla pancia fossero l'opzione più consigliabile fra quelle disponibili su come trascorrere la domenica mattina, ho pensato bene di alzarmi vestirmi ed andare al Parco delle Cave per la GreenRace Ecorunning.
Essendo la 10 Km agonistica - grazie al cielo - il pensiero folle di iscrivermi è stato accantonato per cause di forza maggiore. Ho quindi ripiegato sulla corsa per famigliole, un anello di 2km attorno alla cava Cabassi.
Le foto dell'evento mi ritraggono in una situazione in stile Aldo Giovanni e Giacomo in Tre Uomini ed una gamba in cui io unica adulta impegnatissima corro in mezzo ad una torma di bambini in fasce.
2 km in mezzo al verde percorsi in dodici minuti e in regalo 1 maglietta verde dell'evento, una matita, una pianta di violette, un kinder brioss e un estathè. Alla fine un bel modo di passare la domenica mattina, peccato per la pioggia.
Funziona sempre così, non appena so di non poter fare una cosa improvvisamente vengo presa da una irrefrenabile voglia di farla, se fossi vissuta durante il proibizionismo probabilmente sarei finita alcolizzata.
In base a questo meccanismo, nonnostante le condizioni meteo avverse del primo weekend di freddo autunnale, nonostante lo scarso allenamento, nonostante quindi il letto e un gatto sulla pancia fossero l'opzione più consigliabile fra quelle disponibili su come trascorrere la domenica mattina, ho pensato bene di alzarmi vestirmi ed andare al Parco delle Cave per la GreenRace Ecorunning.
Essendo la 10 Km agonistica - grazie al cielo - il pensiero folle di iscrivermi è stato accantonato per cause di forza maggiore. Ho quindi ripiegato sulla corsa per famigliole, un anello di 2km attorno alla cava Cabassi.
Le foto dell'evento mi ritraggono in una situazione in stile Aldo Giovanni e Giacomo in Tre Uomini ed una gamba in cui io unica adulta impegnatissima corro in mezzo ad una torma di bambini in fasce.
2 km in mezzo al verde percorsi in dodici minuti e in regalo 1 maglietta verde dell'evento, una matita, una pianta di violette, un kinder brioss e un estathè. Alla fine un bel modo di passare la domenica mattina, peccato per la pioggia.
1.10.10
Le cose che amo di Milano
[ post dedicato a erbasalvia e a lise]
Di Milano amo i Navigli, che sono la mia zona, la mia porta di ingresso alla città. Soprattutto quello grande alla mattina presto, quando ancora non è invaso dalla folla dei turisti, la luce rosa dell'alba illumina le case su di un lato e sembra quasi di essere in una dimensione parallela.
Amo Porta Genova e il ponte in ferro sulla ferrovia, via Savona e via Tortona e il pasticcere / cioccolataio di piazza del Rosario, che ormai non ci passo più, ma le scorzette di arancio ricoperte di cioccolato fondente ancora me le sogno.
Mi piacciono i negozi di corso San Gottardo e piazza Tito Lucrezio Caro con il Forma e il mercato bellissimo del sabato mattina.
Mi piace la via del bar Rattazzo d'estate quando è piena di gente e puoi fare l'aperitivo con una moretti seduto fuori dall'indiano alla faccia degli aperitivi vip sui Navigli e mi piace passare dalle colonne anche se sono affollate e rumorose.
Dentro Sant'Eustorgio non sono mai entrata, ma la California Bakery di sicuro è uno dei miei posti.
Amo la chiesa di San cristoforo con il ponte di ferro che attraversa il Naviglio e se non fossi miscredente e già sposata, vorrei sposarmi lì con un bell'abito bianco da principessa.
Con scarsa fantasia amo Sant'Ambrogio con i suoi mattoni rossi e la vista che si coglie fra le guglie del duomo, soprattutto nei giorni di cielo terso.
Amo Baggio, la parte vecchia al fondo di via delle forze armate, via due giugno e piazza anita garibaldi, la biblioteca grande e luminosa e il parco che c'è lì intorno.
Amo corso Venezia con le sue case imponenti e strane che se non ti prendi del tempo per guardare i dettagli e sbirciare dietro ai portoni potresti non accorgerti mai dei segreti che nascondono e le vie dietro a Porta Venezia, la casa liberty di via malpighi e il quartiere lì intorno nel suo complesso.
Amo Milano di notte, via Torino finalmente vuota e con i negozi chiusi, lo sferragliare dei tram sulle rotaie e l'intrico delle linee elettriche in cielo agli incroci.
Amo il Milano Film Festival con la sua atmosfera rilassata e i film a prezzi popolari e i registi che si aggirano in mezzo al pubblico e che si fermano a chiaccherare.
E i Teatri di Milano, il Libero arrampicato all'ultimo piano di un palazzo con le stelle disegnate sul soffitto, il teatro delle erbe, che ormai non c'è più e non ho ancora avuto il coraggio di guardare che cosa c'è al suo posto, il Teatro Studio e la Comuna Baires.
E poi Garibaldi la notte con i grattacieli illuminati, via Pastrengo e il teatro Verdi e poi il frieda là dietro.
Son zeneise e se ghe penso allôa mi veddo o mâ, ma dopo dieci anni che sono qui posso dire che anche Milano è la mia città.
[ post dedicato a erbasalvia e a lise]
Di Milano amo i Navigli, che sono la mia zona, la mia porta di ingresso alla città. Soprattutto quello grande alla mattina presto, quando ancora non è invaso dalla folla dei turisti, la luce rosa dell'alba illumina le case su di un lato e sembra quasi di essere in una dimensione parallela.
Amo Porta Genova e il ponte in ferro sulla ferrovia, via Savona e via Tortona e il pasticcere / cioccolataio di piazza del Rosario, che ormai non ci passo più, ma le scorzette di arancio ricoperte di cioccolato fondente ancora me le sogno.
Mi piacciono i negozi di corso San Gottardo e piazza Tito Lucrezio Caro con il Forma e il mercato bellissimo del sabato mattina.
Mi piace la via del bar Rattazzo d'estate quando è piena di gente e puoi fare l'aperitivo con una moretti seduto fuori dall'indiano alla faccia degli aperitivi vip sui Navigli e mi piace passare dalle colonne anche se sono affollate e rumorose.
Dentro Sant'Eustorgio non sono mai entrata, ma la California Bakery di sicuro è uno dei miei posti.
Amo la chiesa di San cristoforo con il ponte di ferro che attraversa il Naviglio e se non fossi miscredente e già sposata, vorrei sposarmi lì con un bell'abito bianco da principessa.
Con scarsa fantasia amo Sant'Ambrogio con i suoi mattoni rossi e la vista che si coglie fra le guglie del duomo, soprattutto nei giorni di cielo terso.
Amo Baggio, la parte vecchia al fondo di via delle forze armate, via due giugno e piazza anita garibaldi, la biblioteca grande e luminosa e il parco che c'è lì intorno.
Amo corso Venezia con le sue case imponenti e strane che se non ti prendi del tempo per guardare i dettagli e sbirciare dietro ai portoni potresti non accorgerti mai dei segreti che nascondono e le vie dietro a Porta Venezia, la casa liberty di via malpighi e il quartiere lì intorno nel suo complesso.
Amo Milano di notte, via Torino finalmente vuota e con i negozi chiusi, lo sferragliare dei tram sulle rotaie e l'intrico delle linee elettriche in cielo agli incroci.
Amo il Milano Film Festival con la sua atmosfera rilassata e i film a prezzi popolari e i registi che si aggirano in mezzo al pubblico e che si fermano a chiaccherare.
E i Teatri di Milano, il Libero arrampicato all'ultimo piano di un palazzo con le stelle disegnate sul soffitto, il teatro delle erbe, che ormai non c'è più e non ho ancora avuto il coraggio di guardare che cosa c'è al suo posto, il Teatro Studio e la Comuna Baires.
E poi Garibaldi la notte con i grattacieli illuminati, via Pastrengo e il teatro Verdi e poi il frieda là dietro.
Son zeneise e se ghe penso allôa mi veddo o mâ, ma dopo dieci anni che sono qui posso dire che anche Milano è la mia città.
24.9.10
Anestetico per cavalli & corse al chiaro di luna
Ricordo perfettamente una delle prime conversazioni fra l'allora Futuro Marito e mia madre i quali - approfittando del fatto che mi ero allontanata dalla stanza e senza tenere conto del mio udito bionico quando si sparla di me - convenivano sul fatto che ogni tanto ci sarebbe bisogno dell'anestetico per cavalli per sedare la mia iper attività. Per quanto inizialmente piccata da questo sodalizio, mi tocca ammettere che probabilmente avevano ragione.
Questa premessa per dire che nessuno si puo' stupire del fatto che io questa mattina abbia ritenuto normale puntare la sveglia alle quattro , alzarmi nelle tenebre senza svegliare gatto e Marito profondamente addormentati , indossare braghette e maglietta traspirante - più un notevole altro strato di abiti atti ad evitare il congelamento - saltare in moto e dirigermi verso il centro di Milano dove era in programma la 5.30 run, una corsa per le vie della città addormentata.
Che nell'aria ci fosse un'atmosfera particolare l'avevo capito già all'altezza di piazzale Negrelli dove avevo schivato due runner impavidi che puntavano in direzione Duomo e ne avevo avuto ri conferma minuto dopo minuto quando avevo iniziato a perdere il conto dei podisti che sbucavano da ogni dove e convergevano verso la madonnina richiamati da un invisibile segnale.
C'è da dire che io sono una runner della domenica, anzi nemmeno, al massimo potrei aspirare al titolo di runner della prima domenica del mese e che quindi il mondo dei podisti seri -quelli, per intenderci, che si allenano tre volte a settimana, fanno le gare la domenica, vanno per il mondo a fare maratone - l'avevo sempre visto da lontano. Principalmente tramite i racconti di amici e colleghi più introdotti nel giro.
Ma come spesso accade fino a che non ci sei dentro non puoi veramente capire. L'entusiasmo e la pazzia latente di mille persone che all'alba convergono nel cuore della città a piedi, in bici, in moto chi con la maglietta arancio d'ordinanza, chi con quella della società sportiva, chi vestito da gran sera chi in pigiama o camicia da notte, chi con le orecchie da coniglio luminose, chi con strani copricapi, tutti uguali, tutti insieme anche i cosìdetti famosi (cosìdetti per me che a parte Linus non avrei riconosciuto nessuno se non avessi avuto i sottotitoli).
Pare che tutti conoscano tutti, un po' come accade sui sentieri in montagna o in falesia, e tutti si scambiano informazioni e notizie sulle imprese più recenti.
Improvvisamente la pazzia - quella sana che fa fare cose strambe, ma divertenti - è la condizione normale del microcosmo in cui si è immersi e ci si sente bene e liberi.
Poi c'è l'emozione di far parte di una macchina pulsante ed in movimento e quella di correre per le strade deserte e soprattutto, per me, quella, con i miei tempi e con il sostegno morale del matto che mi ha tirato dentro all'iniziativa, di portare a termine tutto il giro.
Ricordo perfettamente una delle prime conversazioni fra l'allora Futuro Marito e mia madre i quali - approfittando del fatto che mi ero allontanata dalla stanza e senza tenere conto del mio udito bionico quando si sparla di me - convenivano sul fatto che ogni tanto ci sarebbe bisogno dell'anestetico per cavalli per sedare la mia iper attività. Per quanto inizialmente piccata da questo sodalizio, mi tocca ammettere che probabilmente avevano ragione.
Questa premessa per dire che nessuno si puo' stupire del fatto che io questa mattina abbia ritenuto normale puntare la sveglia alle quattro , alzarmi nelle tenebre senza svegliare gatto e Marito profondamente addormentati , indossare braghette e maglietta traspirante - più un notevole altro strato di abiti atti ad evitare il congelamento - saltare in moto e dirigermi verso il centro di Milano dove era in programma la 5.30 run, una corsa per le vie della città addormentata.
Che nell'aria ci fosse un'atmosfera particolare l'avevo capito già all'altezza di piazzale Negrelli dove avevo schivato due runner impavidi che puntavano in direzione Duomo e ne avevo avuto ri conferma minuto dopo minuto quando avevo iniziato a perdere il conto dei podisti che sbucavano da ogni dove e convergevano verso la madonnina richiamati da un invisibile segnale.
C'è da dire che io sono una runner della domenica, anzi nemmeno, al massimo potrei aspirare al titolo di runner della prima domenica del mese e che quindi il mondo dei podisti seri -quelli, per intenderci, che si allenano tre volte a settimana, fanno le gare la domenica, vanno per il mondo a fare maratone - l'avevo sempre visto da lontano. Principalmente tramite i racconti di amici e colleghi più introdotti nel giro.
Ma come spesso accade fino a che non ci sei dentro non puoi veramente capire. L'entusiasmo e la pazzia latente di mille persone che all'alba convergono nel cuore della città a piedi, in bici, in moto chi con la maglietta arancio d'ordinanza, chi con quella della società sportiva, chi vestito da gran sera chi in pigiama o camicia da notte, chi con le orecchie da coniglio luminose, chi con strani copricapi, tutti uguali, tutti insieme anche i cosìdetti famosi (cosìdetti per me che a parte Linus non avrei riconosciuto nessuno se non avessi avuto i sottotitoli).
Pare che tutti conoscano tutti, un po' come accade sui sentieri in montagna o in falesia, e tutti si scambiano informazioni e notizie sulle imprese più recenti.
Improvvisamente la pazzia - quella sana che fa fare cose strambe, ma divertenti - è la condizione normale del microcosmo in cui si è immersi e ci si sente bene e liberi.
Poi c'è l'emozione di far parte di una macchina pulsante ed in movimento e quella di correre per le strade deserte e soprattutto, per me, quella, con i miei tempi e con il sostegno morale del matto che mi ha tirato dentro all'iniziativa, di portare a termine tutto il giro.
23.9.10
Ho notato pericolose analogie fra come riesco a farmi fregare dalle commesse in profumeria e come ieri il meccanico, in occasione del primo tagliando dell'auto, sia riuscito a rifilarmi un kit di bellezza per il cruscotto e le maniglie dell'auto, l'additivo per la benzina e la igienizzazione dell'abitacolo della vettura.
Le analogie peraltro non finiscono qui, dopo aver comprato in profumeria uno scrub puzzolentissimo alle spezie dell'India - di cui probabilmente la commessa non vedeva l'ora di liberarsi - adesso la mia Yaris dopo la igienizzazione puzza terribilmente di dentifricio alla salvia.
Imparerò mai dai miei errori?
Le analogie peraltro non finiscono qui, dopo aver comprato in profumeria uno scrub puzzolentissimo alle spezie dell'India - di cui probabilmente la commessa non vedeva l'ora di liberarsi - adesso la mia Yaris dopo la igienizzazione puzza terribilmente di dentifricio alla salvia.
Imparerò mai dai miei errori?
6.9.10
Attendere prego
Settembre è il mese degli inizi, l'imprinting della scuola è duro a morire e così -come in ogni inizio d'anno che si rispetti - ci si arma di quanderno e penna ed si inizia a buttar giù liste, pianificare, fare buoni propositi. Perchè se dicembre è il momento per fare bilanci, settembre è quello per fare progetti.
Sarà che invecchio, ad agosto gli anni sono diventati 35 e ormai galoppo a spron battuto verso i 40, sarà che la scuola ormai l'ho finita da un pezzo, sarà che le vacanze non sono mai abbastanza lunghe e abbastanza rigeneranti, fatto sta che quest'anno il mio inizio settembre è caratterizzato da una sensazione di stand by.
Ho quadernetti bianchi, penne colorate e l'agenda moleskine rossa che mi guardano in attesa che io mi decida a compilare una @to do list qualsiasi, da disattendere sistematicamente di giorno in giorno. Una lista per avere una sensazione di meticolosità anche nell'indolenza del non fare. Eppure non mi decido.
Sto ai margini delle routine quotidiana dove anche programmare la lavatrice dei bianchi e dei colorati o decidere cosa cucinare per cena, sembra uno sforzo sovraumano.
Che io sia prossima ad una mutazione genetica e pronta per entrare in letargo? In caso, risvegliatemi al disgelo.
Settembre è il mese degli inizi, l'imprinting della scuola è duro a morire e così -come in ogni inizio d'anno che si rispetti - ci si arma di quanderno e penna ed si inizia a buttar giù liste, pianificare, fare buoni propositi. Perchè se dicembre è il momento per fare bilanci, settembre è quello per fare progetti.
Sarà che invecchio, ad agosto gli anni sono diventati 35 e ormai galoppo a spron battuto verso i 40, sarà che la scuola ormai l'ho finita da un pezzo, sarà che le vacanze non sono mai abbastanza lunghe e abbastanza rigeneranti, fatto sta che quest'anno il mio inizio settembre è caratterizzato da una sensazione di stand by.
Ho quadernetti bianchi, penne colorate e l'agenda moleskine rossa che mi guardano in attesa che io mi decida a compilare una @to do list qualsiasi, da disattendere sistematicamente di giorno in giorno. Una lista per avere una sensazione di meticolosità anche nell'indolenza del non fare. Eppure non mi decido.
Sto ai margini delle routine quotidiana dove anche programmare la lavatrice dei bianchi e dei colorati o decidere cosa cucinare per cena, sembra uno sforzo sovraumano.
Che io sia prossima ad una mutazione genetica e pronta per entrare in letargo? In caso, risvegliatemi al disgelo.
1.9.10
Quasi fuori tempo massimo, ma comunque prima di panettoni torroni dolcetti e scherzetti, un breve(?) sunto delle vacanze estive 2010.
Premessa: lo scorso anno mentre affetta da attacco di sciatica acuta scorrazzavo per gli USA a bordo della Pontiac G5 a noleggio, ho proferito le seguenti parole "l'anno prossimo voglio stare spalmata su di una spiaggia per 20 giorni, 10 a faccia in giù 10 a faccia in su".
Quest'anno al momento di scegliere la meta delle vacanze ho quindi iniziato a considerare varie località di mare in cui affittare una casa a prezzo ragionevole per passare una vacanza da pensionati. Il processo per cui da una vacanza in casa al mare si sia pasati ad una vacanza itinerante in tenda, mi è del tutto ignoto, ma il Marito sostiene che non aveva dubbi in proposito.
Statistiche:
3123 km percorsi in 14 giorni
città visitate: Trieste, Rijeka, Trogir, Split, Ston, Dubrovnick, Sibenik, Zadar, Rovinji, Porec.
campeggi + alberghi sperimentati : 5 + 1
soldi spesi a cranio: 660 neuri circa
Impressioni:
Trieste ha una luce bellissima. Sarà che il centro e la piazza principale sono affacciate direttamente sul mare, che gli edifici sono in pietra bianca, che subito dietro c'è il verde del carso, sarà la posizione geografica, sarà che in vacanza uno ha tempo per notare queste cose, ma una luce bella come a Trieste non l'ho mai vista.
Tra l'altro leggere il libro "Trieste sottosopra" prima della partenza ed avere degli amici autoctoni con cui andare a cena una sera ci ha fatto vivere la città più dal di dentro e ad esempio sdraiati sul pavè della barcola ad arrostire come sulla graticola per poi buttarsi in mare e rinfescarsi ci siamo sentiti un po' triestini.
I laghi di Plitvice sono una meraviglia della natura, valgono sicuramente la coda e il prezzo del biglietto e - anche se quell'azzurro intenso le cascate e il verde della vegetazione sono un richiamo quasi irresistibile e vedendoli vorresti buttarti in acqua e fonderti con l'ecosistema - è giusto che la balneazione sia vietata e che i turisti siano diligentemente tenuti in coda sul sentiero. Tra l'altro l'osservazione della fauna del visitatore tipo (soprattutto quello giapponese) è anch'essa molto interessante.
Split o meglio il centro storico contenuto all'interno delle mura di quello che è stato il palazzo di Diocleziano è una piccola Roma, con meraviglie e reperti archeologici ad ogni passo. Solo che qui le vestigia delle diverse epoche si fondono armonicamente le une con le altre e i resti del passato non sono monumenti, ma una parte viva della città.
Ston è un piccolo paesino su una delle mille pensisole della Croazia. Ospita le saline più antiche di tutta Europa ed una muraglia difensiva della lunghezza di 5 km che collega il centro abitato con il porto che con le dovute proporzioni è stata ribattezzata la muraglia cinese della Croazia. E' anche famosa per l'allevamento di cozze ed ostriche e se ci passate è altamente consigliato mangiare pesce in uno dei ristorantini del centro, è buonissimo e costa poco.
Trogir è una piccola città gioello con carruggi stretti, case bianche, tramonti stupendi. Pare sia stata scelta come set per diversi film, ma per apprezzarne l'atmosfera probabilmente bisognerebbe tornarci tipo a novembre all'alba, nella speranza di trovarla deserta.
Dubrovnik non ci ha accolto bene, con un addetto al parcheggio particolarmente scorbutico che unito alla pioggerella di inizio mattina mi ha fatto pensare che se i miei 35 anni inizivano così, insomma non sarebbe stato un anno particolarmente fortunato.
Anche qui strade bianche e liscissime, carruggi in salita pieni di scale, tegole rosse e gialline che viste dall'alto delle mura creano geometrie bellissime da vedere, un mare blu intenso che cinge le mura e ti inviterebbe a tuffarti. E' una città cara dove una birra ed un panino costano quasi come a Milano ed anche qui la folla si muove compatta dandoti un po' l'impressione di essere in coda alla slunga.
Sibenik l'abbiamo vista di sera e la cattedrale con le sculture di Giorgio il Dalmata l'abbiamo apprezzata solo dall'esterno illuminata dalle luci al tungsteno che conferivano a tutta la città quell'aspetto un po' seppiato che ne aumentava il fascino.
Zadar ha la classica struttura romana con cardo e decumano e le vie perpendicolari una all'altra e un immenso foro (inteso nel senso di piazza) che sia apre nel centro. Per entrare nella cattedrale ho dovuto estrarre tutte le pashmine che avevo nello zaino e drappeggiarmele addosso creando una gonna ed uno scialle perchè -incredibile a dirsi- all'ingresso c'era un sagrestano con la pettorina adetto a far rispettare il dress code e canotta e calzoncini decisamente non rientravano nell'elenco degli abiti ammessi.
Rovinji ci ha respinto, affollatissima, piena di italiani, con la coda fuori dai ristoranti e i camerieri sgarbati che non ti degnavano. Ci siamo stati solo una sera a cena e poi non siamo più tornati nonostante ne avessimo tutto il tempo.
In compenso siamo stati in gita a Porec per vedere la basilica eufrasiana, patrimonio nazionale dell'Unesco, di cui la guida diceva meraviglie tipo che è quasi impossibile non farsi prendere dalla sindrome di Stendhal mettendoci piede dentro. La basilica è decisamente molto bella e siamo riusciti a visitarla la mattina presto quando ancora non era affollata. Sono belli i mosaici e la commistione fra "nuova" basilica e l'edificio sul quale è stata costruita, non sono stata colta da nessuna sindrome però. Forse chi ha scritto la guida non era mai stato a Monreale a Palermo.
E Rijeka? Ci abbiamo passato un'oretta scarsa appena varcato il confine in cerca di un cambia valuta e di qualcosa da mangiare. Ordinata e graziosa, ma non mi è rimasta nel cuore.
Premessa: lo scorso anno mentre affetta da attacco di sciatica acuta scorrazzavo per gli USA a bordo della Pontiac G5 a noleggio, ho proferito le seguenti parole "l'anno prossimo voglio stare spalmata su di una spiaggia per 20 giorni, 10 a faccia in giù 10 a faccia in su".
Quest'anno al momento di scegliere la meta delle vacanze ho quindi iniziato a considerare varie località di mare in cui affittare una casa a prezzo ragionevole per passare una vacanza da pensionati. Il processo per cui da una vacanza in casa al mare si sia pasati ad una vacanza itinerante in tenda, mi è del tutto ignoto, ma il Marito sostiene che non aveva dubbi in proposito.
Statistiche:
3123 km percorsi in 14 giorni
città visitate: Trieste, Rijeka, Trogir, Split, Ston, Dubrovnick, Sibenik, Zadar, Rovinji, Porec.
campeggi + alberghi sperimentati : 5 + 1
soldi spesi a cranio: 660 neuri circa
Impressioni:
Trieste ha una luce bellissima. Sarà che il centro e la piazza principale sono affacciate direttamente sul mare, che gli edifici sono in pietra bianca, che subito dietro c'è il verde del carso, sarà la posizione geografica, sarà che in vacanza uno ha tempo per notare queste cose, ma una luce bella come a Trieste non l'ho mai vista.
Tra l'altro leggere il libro "Trieste sottosopra" prima della partenza ed avere degli amici autoctoni con cui andare a cena una sera ci ha fatto vivere la città più dal di dentro e ad esempio sdraiati sul pavè della barcola ad arrostire come sulla graticola per poi buttarsi in mare e rinfescarsi ci siamo sentiti un po' triestini.
I laghi di Plitvice sono una meraviglia della natura, valgono sicuramente la coda e il prezzo del biglietto e - anche se quell'azzurro intenso le cascate e il verde della vegetazione sono un richiamo quasi irresistibile e vedendoli vorresti buttarti in acqua e fonderti con l'ecosistema - è giusto che la balneazione sia vietata e che i turisti siano diligentemente tenuti in coda sul sentiero. Tra l'altro l'osservazione della fauna del visitatore tipo (soprattutto quello giapponese) è anch'essa molto interessante.
Split o meglio il centro storico contenuto all'interno delle mura di quello che è stato il palazzo di Diocleziano è una piccola Roma, con meraviglie e reperti archeologici ad ogni passo. Solo che qui le vestigia delle diverse epoche si fondono armonicamente le une con le altre e i resti del passato non sono monumenti, ma una parte viva della città.
Ston è un piccolo paesino su una delle mille pensisole della Croazia. Ospita le saline più antiche di tutta Europa ed una muraglia difensiva della lunghezza di 5 km che collega il centro abitato con il porto che con le dovute proporzioni è stata ribattezzata la muraglia cinese della Croazia. E' anche famosa per l'allevamento di cozze ed ostriche e se ci passate è altamente consigliato mangiare pesce in uno dei ristorantini del centro, è buonissimo e costa poco.
Trogir è una piccola città gioello con carruggi stretti, case bianche, tramonti stupendi. Pare sia stata scelta come set per diversi film, ma per apprezzarne l'atmosfera probabilmente bisognerebbe tornarci tipo a novembre all'alba, nella speranza di trovarla deserta.
Dubrovnik non ci ha accolto bene, con un addetto al parcheggio particolarmente scorbutico che unito alla pioggerella di inizio mattina mi ha fatto pensare che se i miei 35 anni inizivano così, insomma non sarebbe stato un anno particolarmente fortunato.
Anche qui strade bianche e liscissime, carruggi in salita pieni di scale, tegole rosse e gialline che viste dall'alto delle mura creano geometrie bellissime da vedere, un mare blu intenso che cinge le mura e ti inviterebbe a tuffarti. E' una città cara dove una birra ed un panino costano quasi come a Milano ed anche qui la folla si muove compatta dandoti un po' l'impressione di essere in coda alla slunga.
Sibenik l'abbiamo vista di sera e la cattedrale con le sculture di Giorgio il Dalmata l'abbiamo apprezzata solo dall'esterno illuminata dalle luci al tungsteno che conferivano a tutta la città quell'aspetto un po' seppiato che ne aumentava il fascino.
Zadar ha la classica struttura romana con cardo e decumano e le vie perpendicolari una all'altra e un immenso foro (inteso nel senso di piazza) che sia apre nel centro. Per entrare nella cattedrale ho dovuto estrarre tutte le pashmine che avevo nello zaino e drappeggiarmele addosso creando una gonna ed uno scialle perchè -incredibile a dirsi- all'ingresso c'era un sagrestano con la pettorina adetto a far rispettare il dress code e canotta e calzoncini decisamente non rientravano nell'elenco degli abiti ammessi.
Rovinji ci ha respinto, affollatissima, piena di italiani, con la coda fuori dai ristoranti e i camerieri sgarbati che non ti degnavano. Ci siamo stati solo una sera a cena e poi non siamo più tornati nonostante ne avessimo tutto il tempo.
In compenso siamo stati in gita a Porec per vedere la basilica eufrasiana, patrimonio nazionale dell'Unesco, di cui la guida diceva meraviglie tipo che è quasi impossibile non farsi prendere dalla sindrome di Stendhal mettendoci piede dentro. La basilica è decisamente molto bella e siamo riusciti a visitarla la mattina presto quando ancora non era affollata. Sono belli i mosaici e la commistione fra "nuova" basilica e l'edificio sul quale è stata costruita, non sono stata colta da nessuna sindrome però. Forse chi ha scritto la guida non era mai stato a Monreale a Palermo.
E Rijeka? Ci abbiamo passato un'oretta scarsa appena varcato il confine in cerca di un cambia valuta e di qualcosa da mangiare. Ordinata e graziosa, ma non mi è rimasta nel cuore.
26.7.10
Ritorna la rubrica Provati per Voi e in grande spolvero con ben tre recensioni su un unico tema: dove pucciare le stanche membra a Milano e paraggi negli afosi finesettimana estivi prima delle vacanze.
Opzione uno: il lago di Monate.
Consigliato dal collega giovane.
Ora per i liguri che se non vanno in spiaggia sono abituati alle pozze formate dai ruscelli, andare al lago puo' sembrare una eresia. Soprattutto se comunque si deve spostare la macchina e mettersi in autostrada.
A discolpa si puo' dire che i 60 km per raggiungere il lago, comparati ai 140 km necessari a raggiungere il mare, già sono un incentivo, se poi si evita di incolonnarsi sulle autostrade dei dannati A7-A10, l'incentivo raddoppia.
Il lago di Monate è di origine glaciale, pare sia uno dei laghi più puliti d'Italia, non ci sono industrie pesanti che scaricano sostanze tossiche e la navigazione a motore è vietata. Per quale strano motivo ci sia un divieto di balneazione proprio nel tratto di lago che ho scelto per la mia puccia rinfrescante non è dato sapere. Tra l'altro il divieto è poco pubblicizzato e tutti si cacciano in acqua con grande voluttà senza conseguenze visibili almeno nell'immediato.
Io e il Marito abbiamo scelto una delle spiaggette attrezzate con prato, sabbia, campo da beach volley, lettini e quant'altro, c'è anche il ristorante e se ci si ferma alla sera c'è l'happy hour. Poca gente schiamazzante, tanti abitanti del posto. L'unica pecca è il divieto di balneazione non segnalato e l'ingresso non esattamente popolare.
Opzione due: Ondasplash
Consigliato dal padre di famiglia.
Bereguardo è a un tiro di schioppo e in caso la A7 fosse troppo congestionata si puo' fare la statale.
Pensavo fosse una piscina invece era... un calesse, anzi un parco acquatico.
Organizzato bene con ampio parcheggio (a pagamento), ha una vasca grande che da h 10 cm finisce ad altezza 2m in cui a ore stabilite viene generato un moto ondoso. Una vasca per nani urlanti. Degli scivoli che finiscono in vaschettine strette e profonde e se non ti togli in fretta qualcuno ti piomba sulla testa.
C'è lo spazio lettini e ombrelloni con la sabbia per fingere di essere al mare e poi prato verde.
Arrivando c'è preso un coccolone per la coda ed anche entrando ad una prima occhiata il panico si è impossessato di noi, dopo una rapida esplorazione però allontandoci dal bordo vasca siamo finiti in un area snobbata dai più dove abbiamo soggiornato tranquillamente per la giornata avendo a disposizione ombra e sole e spazio a sufficienza per svaccarci senza bambini molesti e adolescenti inquieti nei paraggi.
Per fare il bagno bisognava fare una passeggiata e a bordo vasca si poteva sentire l'animazione del Merendero - il dj della piscina - che fra un Heidi e una Waka Waka reclamizzava le pizzerie e le shampiste della zona, per fortuna l'effetto pastina in brodo con la gente ammassata svaniva non appena superato il limite dei 2 m di profondità , una volta raggiunto il centro della piscina si poteva restare a galleggiare a morto ad libitum.
Prezzo dell'ingresso esagerato (13€), diffidare sempre dei consigli dei padri di famiglia a meno di non appartenere alla categoria.
Opzione tre: la piscina comunale di Buccinasco
Sconsigliata da: l'insegnante di pilates
E' una normalissima piscina, con qualche metro quadrato di prato all'esterno per cui prima o dopo essersi cimentati con il nuoto, ci si puo' rosolare al sole in tranquillità. Non so come sia nei giorni torridi, nei giorni ventilati si sta bene e la magia è che le vasche sono semideserte e si puo' nuotare con estrema tranquillità. Ottimo rapporto qualità prezzo se si va solo per il pomeriggio (5,5 €), peggio se si entra la mattina perchè è necessario fare il biglietto intero (8€).
Opzione uno: il lago di Monate.
Consigliato dal collega giovane.
Ora per i liguri che se non vanno in spiaggia sono abituati alle pozze formate dai ruscelli, andare al lago puo' sembrare una eresia. Soprattutto se comunque si deve spostare la macchina e mettersi in autostrada.
A discolpa si puo' dire che i 60 km per raggiungere il lago, comparati ai 140 km necessari a raggiungere il mare, già sono un incentivo, se poi si evita di incolonnarsi sulle autostrade dei dannati A7-A10, l'incentivo raddoppia.
Il lago di Monate è di origine glaciale, pare sia uno dei laghi più puliti d'Italia, non ci sono industrie pesanti che scaricano sostanze tossiche e la navigazione a motore è vietata. Per quale strano motivo ci sia un divieto di balneazione proprio nel tratto di lago che ho scelto per la mia puccia rinfrescante non è dato sapere. Tra l'altro il divieto è poco pubblicizzato e tutti si cacciano in acqua con grande voluttà senza conseguenze visibili almeno nell'immediato.
Io e il Marito abbiamo scelto una delle spiaggette attrezzate con prato, sabbia, campo da beach volley, lettini e quant'altro, c'è anche il ristorante e se ci si ferma alla sera c'è l'happy hour. Poca gente schiamazzante, tanti abitanti del posto. L'unica pecca è il divieto di balneazione non segnalato e l'ingresso non esattamente popolare.
Opzione due: Ondasplash
Consigliato dal padre di famiglia.
Bereguardo è a un tiro di schioppo e in caso la A7 fosse troppo congestionata si puo' fare la statale.
Pensavo fosse una piscina invece era... un calesse, anzi un parco acquatico.
Organizzato bene con ampio parcheggio (a pagamento), ha una vasca grande che da h 10 cm finisce ad altezza 2m in cui a ore stabilite viene generato un moto ondoso. Una vasca per nani urlanti. Degli scivoli che finiscono in vaschettine strette e profonde e se non ti togli in fretta qualcuno ti piomba sulla testa.
C'è lo spazio lettini e ombrelloni con la sabbia per fingere di essere al mare e poi prato verde.
Arrivando c'è preso un coccolone per la coda ed anche entrando ad una prima occhiata il panico si è impossessato di noi, dopo una rapida esplorazione però allontandoci dal bordo vasca siamo finiti in un area snobbata dai più dove abbiamo soggiornato tranquillamente per la giornata avendo a disposizione ombra e sole e spazio a sufficienza per svaccarci senza bambini molesti e adolescenti inquieti nei paraggi.
Per fare il bagno bisognava fare una passeggiata e a bordo vasca si poteva sentire l'animazione del Merendero - il dj della piscina - che fra un Heidi e una Waka Waka reclamizzava le pizzerie e le shampiste della zona, per fortuna l'effetto pastina in brodo con la gente ammassata svaniva non appena superato il limite dei 2 m di profondità , una volta raggiunto il centro della piscina si poteva restare a galleggiare a morto ad libitum.
Prezzo dell'ingresso esagerato (13€), diffidare sempre dei consigli dei padri di famiglia a meno di non appartenere alla categoria.
Opzione tre: la piscina comunale di Buccinasco
Sconsigliata da: l'insegnante di pilates
E' una normalissima piscina, con qualche metro quadrato di prato all'esterno per cui prima o dopo essersi cimentati con il nuoto, ci si puo' rosolare al sole in tranquillità. Non so come sia nei giorni torridi, nei giorni ventilati si sta bene e la magia è che le vasche sono semideserte e si puo' nuotare con estrema tranquillità. Ottimo rapporto qualità prezzo se si va solo per il pomeriggio (5,5 €), peggio se si entra la mattina perchè è necessario fare il biglietto intero (8€).
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