Ritorna la rubrica Provati per Voi e in grande spolvero con ben tre recensioni su un unico tema: dove pucciare le stanche membra a Milano e paraggi negli afosi finesettimana estivi prima delle vacanze.
Opzione uno: il lago di Monate.
Consigliato dal collega giovane.
Ora per i liguri che se non vanno in spiaggia sono abituati alle pozze formate dai ruscelli, andare al lago puo' sembrare una eresia. Soprattutto se comunque si deve spostare la macchina e mettersi in autostrada.
A discolpa si puo' dire che i 60 km per raggiungere il lago, comparati ai 140 km necessari a raggiungere il mare, già sono un incentivo, se poi si evita di incolonnarsi sulle autostrade dei dannati A7-A10, l'incentivo raddoppia.
Il lago di Monate è di origine glaciale, pare sia uno dei laghi più puliti d'Italia, non ci sono industrie pesanti che scaricano sostanze tossiche e la navigazione a motore è vietata. Per quale strano motivo ci sia un divieto di balneazione proprio nel tratto di lago che ho scelto per la mia puccia rinfrescante non è dato sapere. Tra l'altro il divieto è poco pubblicizzato e tutti si cacciano in acqua con grande voluttà senza conseguenze visibili almeno nell'immediato.
Io e il Marito abbiamo scelto una delle spiaggette attrezzate con prato, sabbia, campo da beach volley, lettini e quant'altro, c'è anche il ristorante e se ci si ferma alla sera c'è l'happy hour. Poca gente schiamazzante, tanti abitanti del posto.
L'unica pecca è il divieto di balneazione non segnalato e l'ingresso non esattamente popolare.
Opzione due: Ondasplash
Consigliato dal padre di famiglia.
Bereguardo è a un tiro di schioppo e in caso la A7 fosse troppo congestionata si puo' fare la statale.
Pensavo fosse una piscina invece era... un calesse, anzi un parco acquatico.
Organizzato bene con ampio parcheggio (a pagamento), ha una vasca grande che da h 10 cm finisce ad altezza 2m in cui a ore stabilite viene generato un moto ondoso. Una vasca per nani urlanti. Degli scivoli che finiscono in vaschettine strette e profonde e se non ti togli in fretta qualcuno ti piomba sulla testa.
C'è lo spazio lettini e ombrelloni con la sabbia per fingere di essere al mare e poi prato verde.
Arrivando c'è preso un coccolone per la coda ed anche entrando ad una prima occhiata il panico si è impossessato di noi, dopo una rapida esplorazione però allontandoci dal bordo vasca siamo finiti in un area snobbata dai più dove abbiamo soggiornato tranquillamente per la giornata avendo a disposizione ombra e sole e spazio a sufficienza per svaccarci senza bambini molesti e adolescenti inquieti nei paraggi.
Per fare il bagno bisognava fare una passeggiata e a bordo vasca si poteva sentire l'animazione del Merendero - il dj della piscina - che fra un Heidi e una Waka Waka reclamizzava le pizzerie e le shampiste della zona, per fortuna l'effetto pastina in brodo con la gente ammassata svaniva non appena superato il limite dei 2 m di profondità , una volta raggiunto il centro della piscina si poteva restare a galleggiare a morto ad libitum.
Prezzo dell'ingresso esagerato (13€), diffidare sempre dei consigli dei padri di famiglia a meno di non appartenere alla categoria.
Opzione tre: la piscina comunale di Buccinasco
Sconsigliata da: l'insegnante di pilates
E' una normalissima piscina, con qualche metro quadrato di prato all'esterno per cui prima o dopo essersi cimentati con il nuoto, ci si puo' rosolare al sole in tranquillità. Non so come sia nei giorni torridi, nei giorni ventilati si sta bene e la magia è che le vasche sono semideserte e si puo' nuotare con estrema tranquillità.
Ottimo rapporto qualità prezzo se si va solo per il pomeriggio (5,5 €), peggio se si entra la mattina perchè è necessario fare il biglietto intero (8€).
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26.7.10
12.10.09
Provati per voi: il mercatino dell pulci a Buccinasco
Domenica mattina mi stavo crogiolando sotto le coperte con il gatto sulla pancia quando il Marito con aria marziale è intervenuto buttandomi giù dal letto all'urlo "Andiamo al mercatinoooooo".
Così dopo una rapida colazione e qualche faccenda domestica ci siamo messi in macchina alla volta di Buccinasco, salvo poi scoprire che il mercatino non era esattamente dietro l'angolo, ma volendo poteva essere tranquillamente raggiunto a piedi.
L'unica altra volta che siamo andati ad un mercatino era in una gelida domenica di gennaio e non eravamo rimasti particolarmente colpiti dalla varietà dei banchetti, anche perchè gli espositori probabilmente giacevano assiderati nelle rispettive automobili con merce al seguito.
A questo giro invece complice la bella giornata e la stagione clemente gli espositori erano veramente tanti e i banchetti abbastanza ordinati da invogliarmi ad ispezionarli senza timore di essere assalita da qualche insetto killer.
C'era all'incirca di tutto: vestiti usati, carabattole di modernariato, selle di cavallo, cassapanche, mobili "antichi" restaurati e non, banchetti delle salamelle, dischi, fumetti, libri, elmetti tedeschi e macchine fotografiche.
Di sicuro nulla per cui strapparsi le vesti, ma sicuramente concentrandosi qualcosina di interessante si trova. Io alla fine me ne sono tornata a casa con una Agfa Isolette 1, una medio formato 6x6 prodotta dal 1951 al 1954, a quanto pare funzionante.
Il mio amico A. incontrato casualmente si è invece portato a casa un decoder sky funzionante con pile nuove nel telecomando da portare nella casa di montagna.
Domenica mattina mi stavo crogiolando sotto le coperte con il gatto sulla pancia quando il Marito con aria marziale è intervenuto buttandomi giù dal letto all'urlo "Andiamo al mercatinoooooo".
Così dopo una rapida colazione e qualche faccenda domestica ci siamo messi in macchina alla volta di Buccinasco, salvo poi scoprire che il mercatino non era esattamente dietro l'angolo, ma volendo poteva essere tranquillamente raggiunto a piedi.
L'unica altra volta che siamo andati ad un mercatino era in una gelida domenica di gennaio e non eravamo rimasti particolarmente colpiti dalla varietà dei banchetti, anche perchè gli espositori probabilmente giacevano assiderati nelle rispettive automobili con merce al seguito.
A questo giro invece complice la bella giornata e la stagione clemente gli espositori erano veramente tanti e i banchetti abbastanza ordinati da invogliarmi ad ispezionarli senza timore di essere assalita da qualche insetto killer.
C'era all'incirca di tutto: vestiti usati, carabattole di modernariato, selle di cavallo, cassapanche, mobili "antichi" restaurati e non, banchetti delle salamelle, dischi, fumetti, libri, elmetti tedeschi e macchine fotografiche.
Di sicuro nulla per cui strapparsi le vesti, ma sicuramente concentrandosi qualcosina di interessante si trova. Io alla fine me ne sono tornata a casa con una Agfa Isolette 1, una medio formato 6x6 prodotta dal 1951 al 1954, a quanto pare funzionante.
Il mio amico A. incontrato casualmente si è invece portato a casa un decoder sky funzionante con pile nuove nel telecomando da portare nella casa di montagna.
8.10.09
Torna la mirabolante serie "provati per voi": il chinesiologo.
Io che cosa facesse un chinesiologo non l'avevo affatto chiaro fino al giorno del primo appuntamento, nonostante avessi tentato di documentarmi con il bigino dei giorni d'oggi wikipedia.
Visto che le visite da fisiatri e neurochirurghi mi avevano riportato al punto di partenza, ho deciso di affidarmi al consiglio della mia insegnante di danza e alle esperienze di altre allieve a cui avevano millantato possibili operazioni chirurgiche e che dopo qualche seduta erano rinate.
Così mercoledì sono andata al primo appuntamento, ho brevemente riassunto quale fosse la mia problematica e poi mi sono affidata alle mani di F. che dopo avermi fatto stendere sul lettino ed avermi osservato un po', ha iniziato a manipolarmi.
Una scrollatina alle gambe, una tiratina alle anche, qualche flessione della testa e piano piano la tensione ha cominciato ad allentarsi.
Nonostante le contorsioni varie non c'è stato mai un singolo istante in cui ho sentito dolore.
Il responso infatti dopo la prima visita è stato che i miei problemi sono principalmente muscolari, la tensione accumulata e la postura non corretta che tendo ad assumere mi portano poi ad avere dolori. Pare che dopo qualche seduta sarò riallineata con il mio asse e probabilmente starò meglio.
Già dopola prima seduta in effetti sento di avere una psotura più dritta e mi ricordo di non accasciarmi sulla sedia scivolando sotto la scrivania fino a che il mento non tocca la tastiera del pc oppure di non accartocciarmi con le gambe accavallate.
E no, non pensate malignamente che sia una questione di non guastare il denaro investito nello stiracchiamento è proprio il mio organismo che per qualche imperscrutabile motivo me lo chiede.
Peccato che la tensione di questi giorni in ufficio si sia materializzata comunque prepotentemente su collo e stomaco.
La prossima volta però non mi fregano, a farmi manipolare ci vado dopo l'ufficio così almeno ho una intera notte per godermi i benefici della cura .
Io che cosa facesse un chinesiologo non l'avevo affatto chiaro fino al giorno del primo appuntamento, nonostante avessi tentato di documentarmi con il bigino dei giorni d'oggi wikipedia.
Visto che le visite da fisiatri e neurochirurghi mi avevano riportato al punto di partenza, ho deciso di affidarmi al consiglio della mia insegnante di danza e alle esperienze di altre allieve a cui avevano millantato possibili operazioni chirurgiche e che dopo qualche seduta erano rinate.
Così mercoledì sono andata al primo appuntamento, ho brevemente riassunto quale fosse la mia problematica e poi mi sono affidata alle mani di F. che dopo avermi fatto stendere sul lettino ed avermi osservato un po', ha iniziato a manipolarmi.
Una scrollatina alle gambe, una tiratina alle anche, qualche flessione della testa e piano piano la tensione ha cominciato ad allentarsi.
Nonostante le contorsioni varie non c'è stato mai un singolo istante in cui ho sentito dolore.
Il responso infatti dopo la prima visita è stato che i miei problemi sono principalmente muscolari, la tensione accumulata e la postura non corretta che tendo ad assumere mi portano poi ad avere dolori. Pare che dopo qualche seduta sarò riallineata con il mio asse e probabilmente starò meglio.
Già dopola prima seduta in effetti sento di avere una psotura più dritta e mi ricordo di non accasciarmi sulla sedia scivolando sotto la scrivania fino a che il mento non tocca la tastiera del pc oppure di non accartocciarmi con le gambe accavallate.
E no, non pensate malignamente che sia una questione di non guastare il denaro investito nello stiracchiamento è proprio il mio organismo che per qualche imperscrutabile motivo me lo chiede.
Peccato che la tensione di questi giorni in ufficio si sia materializzata comunque prepotentemente su collo e stomaco.
La prossima volta però non mi fregano, a farmi manipolare ci vado dopo l'ufficio così almeno ho una intera notte per godermi i benefici della cura .
20.1.09
Il corso di cucina vegetariana
In realtà avrei voluto provare il corso di cucina con il sifone, che no, non è lo scarico del lavandino, ma uno strumento magico in cui tu infili diversi ingredienti, sbatacchi et voilà ti escono meraviglio spumine dolci o salate, calde o fredde. Poi ci si è messa dimezzo la neve e la riprogrammazione della data ed è finita che ho dovuto cambiare corso. Così mi sono spostata al corso di cucina veggie.
La cosa strana è stata che dietro al bancone con la divisa da cuoco ho trovato un tizio con cui giocavo a basket qualche annetto fa. Non ne ero certa perchè con gli anni siamo cambiati entrambi e soprattutto, la divisa da cuoco non lascia scoperti braccia e gambe come quella da basket, di conseguenza non potevo verificare la presenza di un paio di "sobri" tatuaggi. Poi anche lui guardandomi ha capito che già ci conoscevamo ed abbiamo ricostruito il come ed il perchè.
La seconda cosa abbastanza surreale è che sia il cuoco sia gli alunni erano tutti discreti amatori della carne e più di una volta si è finiti a parlare di tagli e di macellerie.
Le ricette presentate erano decisamente sfiziose e non troppo complicate da preparare, soprattutto se si tralasciavano gli accorgimenti tecnici volti a preservare l'estetica del piatto quali immergere le verdure verdi scottate in acqua e ghiaccio per preservarne il colore.
Involtini di verza con ripieno di asparagi e brie, involtini di pasta fillo con ripieno di crema di borlotti, ravioli di pasta integrale con ripieno crema di piselli e ricotta, pesto di verdure,sformati di formaggio con carciofi , biancomangiare al cocco con frutta esotica.
Non so se sono particolarmente fortunata ed ho incontrato compagni di corso alla mano, se è merito del cuoco cestista che è indubbiamente simpatico e mette le persone a proprio agio o se effettivamente cucinare rilassa e crea atmosfera di squadra, fatto sta che i due venerdì sera passati al corso nonostante la settimana di lavoro sulle spalle e la corsa per attraversare la città sono stati molto piacevoli e sono passati in un batter d'occhio.
Per i prossimi mesi sono indecisa se seguire il corso di abra cadabra del sifone o sperimentare una gita fuori porta per una lezione di cucina macrobiotica.
In realtà avrei voluto provare il corso di cucina con il sifone, che no, non è lo scarico del lavandino, ma uno strumento magico in cui tu infili diversi ingredienti, sbatacchi et voilà ti escono meraviglio spumine dolci o salate, calde o fredde. Poi ci si è messa dimezzo la neve e la riprogrammazione della data ed è finita che ho dovuto cambiare corso. Così mi sono spostata al corso di cucina veggie.
La cosa strana è stata che dietro al bancone con la divisa da cuoco ho trovato un tizio con cui giocavo a basket qualche annetto fa. Non ne ero certa perchè con gli anni siamo cambiati entrambi e soprattutto, la divisa da cuoco non lascia scoperti braccia e gambe come quella da basket, di conseguenza non potevo verificare la presenza di un paio di "sobri" tatuaggi. Poi anche lui guardandomi ha capito che già ci conoscevamo ed abbiamo ricostruito il come ed il perchè.
La seconda cosa abbastanza surreale è che sia il cuoco sia gli alunni erano tutti discreti amatori della carne e più di una volta si è finiti a parlare di tagli e di macellerie.
Le ricette presentate erano decisamente sfiziose e non troppo complicate da preparare, soprattutto se si tralasciavano gli accorgimenti tecnici volti a preservare l'estetica del piatto quali immergere le verdure verdi scottate in acqua e ghiaccio per preservarne il colore.
Involtini di verza con ripieno di asparagi e brie, involtini di pasta fillo con ripieno di crema di borlotti, ravioli di pasta integrale con ripieno crema di piselli e ricotta, pesto di verdure,sformati di formaggio con carciofi , biancomangiare al cocco con frutta esotica.
Non so se sono particolarmente fortunata ed ho incontrato compagni di corso alla mano, se è merito del cuoco cestista che è indubbiamente simpatico e mette le persone a proprio agio o se effettivamente cucinare rilassa e crea atmosfera di squadra, fatto sta che i due venerdì sera passati al corso nonostante la settimana di lavoro sulle spalle e la corsa per attraversare la città sono stati molto piacevoli e sono passati in un batter d'occhio.
Per i prossimi mesi sono indecisa se seguire il corso di abra cadabra del sifone o sperimentare una gita fuori porta per una lezione di cucina macrobiotica.
19.1.09
Provati per voi "Lo Sci Club"
Con la neve che è scesa quest'anno non ho potuto fare a meno di cedere al richiamo dei miei sci che giacevano abbandonati in un angolo del ripostiglio.
Visto che affrontare le nebbie il gelo e l'autostrada in orari antelucani, da sola, al volante della Micra, era al di là delle mie possibilità ho deciso di iscrivermi ad uno sci club.
L'idea era quella di ammortizzare i costi e la stanchezza del viaggio usufruendo del trasporto in pulman e dello sconto sullo skipass. Il ragionamento pareva logico. E' continuato a parermi logico fintanto che alle 5 di domenica mattina è suonata la sveglia ed io ancora in coma ho sostituto pigiama e ciabatte con un abbigliamento a cipolla di 54 strati e con l'occhio ancora semichiuso mi sono trascinata fino al luogo dell'appuntamento.
A quel punto nei fumi del sonno ho cominciato a nutrire dei seri dubbi sulla mia sanità mentale e sulle ragioni che mi hanno spinto a tali vette di insensatezza.
Durante il viaggio poi prima di crollare svenuta con la testa contro il vetro e un filo di bava che mi scendeva dall'angolo della bocca, ho avuto modo di osservare alcuni dei miei vicini di posto. C'era il vecchio irrequieto che passeggiava in corridoio assestando vigorose grattatine alle parti intime attraverso la tuta da sci. C'era l'ottico con gli occhiali fashion che faceva parte del comitato organizzatore e dissertava di ogni centimetro di pista di qualsiasi comprensorio sciistico italiano ed europeo. C'erano due uomini con la sindrome da machismo acuto che si scambiavano informazioni relative ai caschetti da sci appena acquistati. E via di questo passo.
Per fortuna l'arrivo agli impianti di risalita ha spazzato di dosso la sensazione di fantozzianesimo che mi aveva accompagnato fino a quel momento.
Sensazione che peraltro si è reimpossessata di me dopo diverse ora quando in seggiovia la neve ghiacciata mi sferzava i pochi cm di faccia rimasti scoperti.
Il viaggio di rientro probabilmente avrebbe acuito la sensazione, non fosse che stremata dagli eventi sono crollata addormentata e non mi sono quasi resa conto che invece delle 2 ore e mezza dell'andata a causa delle avverse condizioni meteo, ne abbiamo impiegate quasi 5.
Inutile dire che ho già prenotato e pagato la prossima gita sociale a Cervinia.
Con la neve che è scesa quest'anno non ho potuto fare a meno di cedere al richiamo dei miei sci che giacevano abbandonati in un angolo del ripostiglio.
Visto che affrontare le nebbie il gelo e l'autostrada in orari antelucani, da sola, al volante della Micra, era al di là delle mie possibilità ho deciso di iscrivermi ad uno sci club.
L'idea era quella di ammortizzare i costi e la stanchezza del viaggio usufruendo del trasporto in pulman e dello sconto sullo skipass. Il ragionamento pareva logico. E' continuato a parermi logico fintanto che alle 5 di domenica mattina è suonata la sveglia ed io ancora in coma ho sostituto pigiama e ciabatte con un abbigliamento a cipolla di 54 strati e con l'occhio ancora semichiuso mi sono trascinata fino al luogo dell'appuntamento.
A quel punto nei fumi del sonno ho cominciato a nutrire dei seri dubbi sulla mia sanità mentale e sulle ragioni che mi hanno spinto a tali vette di insensatezza.
Durante il viaggio poi prima di crollare svenuta con la testa contro il vetro e un filo di bava che mi scendeva dall'angolo della bocca, ho avuto modo di osservare alcuni dei miei vicini di posto. C'era il vecchio irrequieto che passeggiava in corridoio assestando vigorose grattatine alle parti intime attraverso la tuta da sci. C'era l'ottico con gli occhiali fashion che faceva parte del comitato organizzatore e dissertava di ogni centimetro di pista di qualsiasi comprensorio sciistico italiano ed europeo. C'erano due uomini con la sindrome da machismo acuto che si scambiavano informazioni relative ai caschetti da sci appena acquistati. E via di questo passo.
Per fortuna l'arrivo agli impianti di risalita ha spazzato di dosso la sensazione di fantozzianesimo che mi aveva accompagnato fino a quel momento.
Sensazione che peraltro si è reimpossessata di me dopo diverse ora quando in seggiovia la neve ghiacciata mi sferzava i pochi cm di faccia rimasti scoperti.
Il viaggio di rientro probabilmente avrebbe acuito la sensazione, non fosse che stremata dagli eventi sono crollata addormentata e non mi sono quasi resa conto che invece delle 2 ore e mezza dell'andata a causa delle avverse condizioni meteo, ne abbiamo impiegate quasi 5.
Inutile dire che ho già prenotato e pagato la prossima gita sociale a Cervinia.
29.8.08
Avrei voluto fare un elogio della sanità pubblica milanese, purtroppo quello che sembrava un trattamento eccezionalmente buono è stato solo buono e ciò ha parzialmente mitigato i miei entusiasmi.
L'incredulità è iniziata l'altro ieri, quando dopo aver chiamato il numero verde del cup mi hanno dato appuntamento per stamattina alle 11.30.
Tentando di fare la donna efficiente, ho pensato di passare in mattinata a pagare il ticket prima di andare in ufficio, in modo da perdere meno tempo in seguito.
A parte le difficoltà oggettive di muoversi per i corridoi dell'ospedale e raggiungere il reparto giusto, dopo essere arrivata, ho occupato la pole position allo sportello e a seguire l'impiegata mi ha spedito alla sala di attesa dicendomi di provare a vedere se per caso potevano farmi passare immediatamente. Il radiologo non ha avuto niente da obiettare e in men che non si dica ero a beccarmi la dose opportuna di raggi x.
Ero veramente incredula e vagamente preoccupata per la rara efficienza e per le relative conseguenze per il continuum spaziotemporale. Non sia mai che un evento così raro potesse dare luogo alla formazione di un buco nero.
Per fortuna mi sono subito dovuta ricredere visto che tornata allo sportello per pagare (in prima battua l'impiegata non aveva le chiavi della cassa) ho dovuto fare la coda per poi dover aspettare un altro po' per ottenere il resto e infine un'altra attesa per consegnare al radiologo la ricevuta. Sollevata dalla preoccupazione per le sorti dl mondo e soddisfatta per essermela sbrigata in un'ora sono riucita anche ad arrivare in ufficio ad un orario decente.
L'incredulità è iniziata l'altro ieri, quando dopo aver chiamato il numero verde del cup mi hanno dato appuntamento per stamattina alle 11.30.
Tentando di fare la donna efficiente, ho pensato di passare in mattinata a pagare il ticket prima di andare in ufficio, in modo da perdere meno tempo in seguito.
A parte le difficoltà oggettive di muoversi per i corridoi dell'ospedale e raggiungere il reparto giusto, dopo essere arrivata, ho occupato la pole position allo sportello e a seguire l'impiegata mi ha spedito alla sala di attesa dicendomi di provare a vedere se per caso potevano farmi passare immediatamente. Il radiologo non ha avuto niente da obiettare e in men che non si dica ero a beccarmi la dose opportuna di raggi x.
Ero veramente incredula e vagamente preoccupata per la rara efficienza e per le relative conseguenze per il continuum spaziotemporale. Non sia mai che un evento così raro potesse dare luogo alla formazione di un buco nero.
Per fortuna mi sono subito dovuta ricredere visto che tornata allo sportello per pagare (in prima battua l'impiegata non aveva le chiavi della cassa) ho dovuto fare la coda per poi dover aspettare un altro po' per ottenere il resto e infine un'altra attesa per consegnare al radiologo la ricevuta. Sollevata dalla preoccupazione per le sorti dl mondo e soddisfatta per essermela sbrigata in un'ora sono riucita anche ad arrivare in ufficio ad un orario decente.
27.8.08
Per non farmi mancare nulla oggi sono andata a donare il sangue.
Siccome era la prima volta che donavo nella ridente metropoli, mi sono fatta scortare dal Marito fino al piano seminterrato del San Paolo.
Mi hanno cavato svariate provette, hanno esaminato il sangue, mi hanno posto la solita sfilza di domande infine, constatato che il mio sangue era passabile, me ne hanno cavato una saccoccia.
Dottoressa gentilissima, infermiera dal tocco delicato.
Dopo in omaggio ho ricevuto colazione, penna e blocco notes, oltre un ecg e una lastra al torace gratuiti, di cui francamente credo farò volentieri a meno.
Proprio vero che quando entri un ospedale, non sai quando ne esci :-)
Siccome era la prima volta che donavo nella ridente metropoli, mi sono fatta scortare dal Marito fino al piano seminterrato del San Paolo.
Mi hanno cavato svariate provette, hanno esaminato il sangue, mi hanno posto la solita sfilza di domande infine, constatato che il mio sangue era passabile, me ne hanno cavato una saccoccia.
Dottoressa gentilissima, infermiera dal tocco delicato.
Dopo in omaggio ho ricevuto colazione, penna e blocco notes, oltre un ecg e una lastra al torace gratuiti, di cui francamente credo farò volentieri a meno.
Proprio vero che quando entri un ospedale, non sai quando ne esci :-)
4.7.08
Provati per voi: la biocesta.
Per diverso tempo ho cercato un GAS a cui aderire, ma il poco tempo e i mille impegni mi hanno sempre frenato, il fatto che mio padre ne avesse messo su uno e che quindi potessi prendere pasta e prodotti secchi con calma quando passo a trovarlo, hanno dato poi la botta finale alla mia ricerca.
Rimaneva comunque il problema di frutta e verdura che notoriamente qui nella grande pera sono insaporti e carissimi al supermercato e con un prezzo ragionevole, ma spesso da mangiare entro poco tempo, se acquistati al mercato rionale del sabato.
La scoperta dell'esistenza di un servizio di consegna a domicilio di verdura biologica mi ha quindi folgorato sulla via di Damasco.
Sia per la comodità della faccenda: tutte le settimana arriva la cassetta e poi si paga a fine mese con un bonifico o istituendo un rid.
Sia per la qualità della merce: merce biologica proveniente direttamente dai produttori, senza mille passaggi.
La prima cassetta è arrivata mercoledì. A parte il ribes, che causa cattiva impacchettazione, si è sparpagliato per tutta la cassetta, smarmellandosi anche un pochino, tutto il resto era in ottime condizioni.
Le pesche noci sanno di pesche noci, il ribes superstite ha dato un ottimo gusto al gelato allo yogurt autoprodotto ed anche le coste passate in padella non erano affatto male.
Restano da sperimentare fagiolini, melanzane, pomodori lattuga e anguria.
Nel complesso come primo impatto sono rimasta molto soddisfatta.
La composizione della cassetta viene decisa dal produttore, si possono indicare fino ad un massimo di 5 prodotti non graditi, da sostituire con altro. Io ho messo il veto solo sugli asparagi.
Il Marito individuando coste e fagiolini si è un po' intristito, ma io mi son detta che mica possiamo vivere di sole melanzane ed avere della verdura a sorpresa in cassetta stimola anche a creatività in cucina.
Per diverso tempo ho cercato un GAS a cui aderire, ma il poco tempo e i mille impegni mi hanno sempre frenato, il fatto che mio padre ne avesse messo su uno e che quindi potessi prendere pasta e prodotti secchi con calma quando passo a trovarlo, hanno dato poi la botta finale alla mia ricerca.
Rimaneva comunque il problema di frutta e verdura che notoriamente qui nella grande pera sono insaporti e carissimi al supermercato e con un prezzo ragionevole, ma spesso da mangiare entro poco tempo, se acquistati al mercato rionale del sabato.
La scoperta dell'esistenza di un servizio di consegna a domicilio di verdura biologica mi ha quindi folgorato sulla via di Damasco.
Sia per la comodità della faccenda: tutte le settimana arriva la cassetta e poi si paga a fine mese con un bonifico o istituendo un rid.
Sia per la qualità della merce: merce biologica proveniente direttamente dai produttori, senza mille passaggi.
La prima cassetta è arrivata mercoledì. A parte il ribes, che causa cattiva impacchettazione, si è sparpagliato per tutta la cassetta, smarmellandosi anche un pochino, tutto il resto era in ottime condizioni.
Le pesche noci sanno di pesche noci, il ribes superstite ha dato un ottimo gusto al gelato allo yogurt autoprodotto ed anche le coste passate in padella non erano affatto male.
Restano da sperimentare fagiolini, melanzane, pomodori lattuga e anguria.
Nel complesso come primo impatto sono rimasta molto soddisfatta.
La composizione della cassetta viene decisa dal produttore, si possono indicare fino ad un massimo di 5 prodotti non graditi, da sostituire con altro. Io ho messo il veto solo sugli asparagi.
Il Marito individuando coste e fagiolini si è un po' intristito, ma io mi son detta che mica possiamo vivere di sole melanzane ed avere della verdura a sorpresa in cassetta stimola anche a creatività in cucina.
3.7.08
Provati per voi: il messaggio thai.
L'altra sera ho finalmente sperimentato il massaggio thai.
La signorina minuta ed occhialuta che mi ha accolto alla reception come nei migliori stereotipi mi ha detto "Plego, si accomodi" accompagnandomi in una saletta decorata ikea.
Il massaggio thai anche se nell'imaginario collettivo facilmente è associato ad uomini soli dediti al turismo sessuale, in realtà non ha nulla di sensuale. Si rimane vestiti e ci si sdraia su di un tappetino.
La massaggiatrice inizia a tirarti gli alluci e a svitarti le caviglie.
Poi prosegue appoggiandoti le mani sulle cosce e premendo con il peso stesso del suo corpo.
E per fortuna che è esile e magrolina e non ha la stazza del massaggiatore egiziano della volta precedente.
Dalle cosce si passa alle anche. Finito questo si passa al lato B dove le pressioni proseguono e dove ti viene assestata anche qualche vivace strizzatina al gluteo.
Fin qui, a dispetto di quanto si potrebbe supporre dalla descrizione, la cosa risulta abbastanza piacevole.
E non è male nemmeno lo smanacciamento in zona scapola.
Sul finire della mezz'ora di prova pensavo di essere uscita indenne dalla sessione, quando la gentile signorina ha iniziato a manipolarmi la testa.
Con mossa subdola mi ha passato le mani sulle tempie, poi mi ha fatto girare la testa a destra e poi a sinistra, in alto e poi in basso. Fin qui tutto bene.
Il problema è stato quando con una mossa alla Jack Bauer da dietro mi teneva la testa girata da un lato con un braccio, mentre affondava la mano libera nei fasci muscolari del collo.
Lì ho pensato di averle fatto uno sgarro e che volesse uccidermi. Forse, fossi stata più rilassata, sarei riuscita a beneficiare anche di questa mossa ninja.
Finita la tortura, la signorina si è inchinata giungendo le mani al cuore e mi ha ringraziato.
L'altra sera ho finalmente sperimentato il massaggio thai.
La signorina minuta ed occhialuta che mi ha accolto alla reception come nei migliori stereotipi mi ha detto "Plego, si accomodi" accompagnandomi in una saletta decorata ikea.
Il massaggio thai anche se nell'imaginario collettivo facilmente è associato ad uomini soli dediti al turismo sessuale, in realtà non ha nulla di sensuale. Si rimane vestiti e ci si sdraia su di un tappetino.
La massaggiatrice inizia a tirarti gli alluci e a svitarti le caviglie.
Poi prosegue appoggiandoti le mani sulle cosce e premendo con il peso stesso del suo corpo.
E per fortuna che è esile e magrolina e non ha la stazza del massaggiatore egiziano della volta precedente.
Dalle cosce si passa alle anche. Finito questo si passa al lato B dove le pressioni proseguono e dove ti viene assestata anche qualche vivace strizzatina al gluteo.
Fin qui, a dispetto di quanto si potrebbe supporre dalla descrizione, la cosa risulta abbastanza piacevole.
E non è male nemmeno lo smanacciamento in zona scapola.
Sul finire della mezz'ora di prova pensavo di essere uscita indenne dalla sessione, quando la gentile signorina ha iniziato a manipolarmi la testa.
Con mossa subdola mi ha passato le mani sulle tempie, poi mi ha fatto girare la testa a destra e poi a sinistra, in alto e poi in basso. Fin qui tutto bene.
Il problema è stato quando con una mossa alla Jack Bauer da dietro mi teneva la testa girata da un lato con un braccio, mentre affondava la mano libera nei fasci muscolari del collo.
Lì ho pensato di averle fatto uno sgarro e che volesse uccidermi. Forse, fossi stata più rilassata, sarei riuscita a beneficiare anche di questa mossa ninja.
Finita la tortura, la signorina si è inchinata giungendo le mani al cuore e mi ha ringraziato.
27.6.08
Per la serie autosputtaniamoci: le nuove fantastiche avventure di Ginevra alla beauty farm.
Antefatto: poco dopo Natale, mentre a casa di mia madre stavo azzannando un pezzo di torrone gigante rassicurata dall'assenza di bilance pesa persone, mi squillava il telefono. I satanici promoter del palestra avevano deciso di fare leva sui sensi di colpa post natalizi per spingere la gente ad abbonarsi. Proponevano prezzi stracciati e mi feci abbindolare.
Inutile dire che quando in zona "prova costume" hanno provato a farmi rinnovare l'abbonamento, non hanno dovuto faticare molto a convincermi. Comprese nel pacchetto 2 ore in beauty farm, con la possibilità di provare qualsiasi trattamento disponibile.
Ieri ancora di colorito rossopomodoro, mi decido finalmente ad andare a prenotare i miei trattamenti. E' la giornata dei bidoni e la ragazza alla reception alla mia richiesta di provare il massaggio tonificante/snellente, mi propone di sperimentarlo immediatamente. Sempre che, aggiunge, io non abbia problemi a farmi massaggiare da un uomo.
Decido di sperimentare: M. il massaggatore è un signore di mezza età molto abbronzato che mi fa accomodare nel box massaggi. M. deve essere egiziano perchè dal suo stereo portatile escono note tipicamente orientaleggianti, musica ritmata sulla quale esibirsi in coreografie raqs sharqui. La cosa mi perlime un attimo, dal momento che massaggio, nel mio immaginario, è sinonimo di relax, musica soffusa e una lieve brezza di mare. Sarà che il primo ed unico massaggio sperimentato in precedenza risale al viaggio di nozze in Messico, alla spiaggia del Capitan Lafitte.
Non faccio in tempo a venire a capo della mia perplessità che il signor M. comincia a smanacciarmi energicamente le gambe. Mi sgrida perchè bevo poco e mi dice che sente un principio di cellulite. Fin qui tutto bene.
I problemi cominciano quando inizia a prendermi a schiaffoni la pancetta, che lungi dall'essere tartarugata, ha la consistenza ed il colore di un budino alla fragola (si ricordi la lampada mal riuscita). La mia povera pancia inizia a muoversi e traballare in maniera incongrua, una bella manata di taglio all'altezza di un fianco e la mia ciccetta si produce in una serie di onde che si propagavano fino all'altro fianco, dove immediatamente il signor M. è pronto a sferrare un'altra manata.
La cosa mi prova abbastanza, ma la tortura non è ancora finita, mi giro e iniziano gli schiaffoni al sedere, per fortuna con effetti meno disastrosi di quelli alla pancia.
La mezz'ora più lunga della mia vita.
E pensare che ci sono persone che pagano per farsi prendere a botte.
Non paga comunque martedì sperimenterò il massaggio thailandese scelto, inutile dirlo, basandosi sull'esoticità del nome. Forse avrei dovuto evitare di documentarmi ed andare incontro al mio destino con incoscenza, leggo infatti:
Un’altra unicità di questo tipo di massaggio è che le tecniche si spingono fino al limite delle possibilità del paziente, con l’utilizzo delle mani, dei gomiti, delle ginocchia e dei piedi.
Se sopravvivo mercoledì vi renderò partecipi.
Antefatto: poco dopo Natale, mentre a casa di mia madre stavo azzannando un pezzo di torrone gigante rassicurata dall'assenza di bilance pesa persone, mi squillava il telefono. I satanici promoter del palestra avevano deciso di fare leva sui sensi di colpa post natalizi per spingere la gente ad abbonarsi. Proponevano prezzi stracciati e mi feci abbindolare.
Inutile dire che quando in zona "prova costume" hanno provato a farmi rinnovare l'abbonamento, non hanno dovuto faticare molto a convincermi. Comprese nel pacchetto 2 ore in beauty farm, con la possibilità di provare qualsiasi trattamento disponibile.
Ieri ancora di colorito rossopomodoro, mi decido finalmente ad andare a prenotare i miei trattamenti. E' la giornata dei bidoni e la ragazza alla reception alla mia richiesta di provare il massaggio tonificante/snellente, mi propone di sperimentarlo immediatamente. Sempre che, aggiunge, io non abbia problemi a farmi massaggiare da un uomo.
Decido di sperimentare: M. il massaggatore è un signore di mezza età molto abbronzato che mi fa accomodare nel box massaggi. M. deve essere egiziano perchè dal suo stereo portatile escono note tipicamente orientaleggianti, musica ritmata sulla quale esibirsi in coreografie raqs sharqui. La cosa mi perlime un attimo, dal momento che massaggio, nel mio immaginario, è sinonimo di relax, musica soffusa e una lieve brezza di mare. Sarà che il primo ed unico massaggio sperimentato in precedenza risale al viaggio di nozze in Messico, alla spiaggia del Capitan Lafitte.
Non faccio in tempo a venire a capo della mia perplessità che il signor M. comincia a smanacciarmi energicamente le gambe. Mi sgrida perchè bevo poco e mi dice che sente un principio di cellulite. Fin qui tutto bene.
I problemi cominciano quando inizia a prendermi a schiaffoni la pancetta, che lungi dall'essere tartarugata, ha la consistenza ed il colore di un budino alla fragola (si ricordi la lampada mal riuscita). La mia povera pancia inizia a muoversi e traballare in maniera incongrua, una bella manata di taglio all'altezza di un fianco e la mia ciccetta si produce in una serie di onde che si propagavano fino all'altro fianco, dove immediatamente il signor M. è pronto a sferrare un'altra manata.
La cosa mi prova abbastanza, ma la tortura non è ancora finita, mi giro e iniziano gli schiaffoni al sedere, per fortuna con effetti meno disastrosi di quelli alla pancia.
La mezz'ora più lunga della mia vita.
E pensare che ci sono persone che pagano per farsi prendere a botte.
Non paga comunque martedì sperimenterò il massaggio thailandese scelto, inutile dirlo, basandosi sull'esoticità del nome. Forse avrei dovuto evitare di documentarmi ed andare incontro al mio destino con incoscenza, leggo infatti:
Un’altra unicità di questo tipo di massaggio è che le tecniche si spingono fino al limite delle possibilità del paziente, con l’utilizzo delle mani, dei gomiti, delle ginocchia e dei piedi.
Se sopravvivo mercoledì vi renderò partecipi.
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