il problema è che lo so benissimo da sola: non bisogna aspettare la posta sia essa cartacea o elettronica perché ci si angoscia inutilmente.
non bisognerebbe nemmeno tentare di mantenere improbabili rapporti espistolari con persone conosciute durante le vacanze, meglio il ricordo di un bacio o di una strizzata d'occhio che l'attesa di una mail.
eppure di questi tempi ho una media di accessi a hotmail di 8 * 2 = 16 + altri 16 a gmail...
argh sta diventando una ossessione!
1.9.04
ho appena finito di configurare le promozioni per settembre... ovviamente prendendo dati a caso da pile di documenti che mi sono stati scaricati addosso senza un briciolo di spiegazione... ecco, forse non dovrei dirlo, ma io ci penserei un attimino a seguire i consigli australiani dopo metà settembre...
Non ho ancora avuto il cedolino indi non so ancora se devo incendiare la villa dell'amministratore delegato o meno (a seconda che mi abbiano dato l'aumento o meno). In compenso però in ufficio è già arrivato il giornalino aziendale...
"stagnazione dell'economia, crisi, senso del dovere, bisogna andare in trasferta..."
update: mi e' arrivata l'una tantum, per ora niente incendi...
"stagnazione dell'economia, crisi, senso del dovere, bisogna andare in trasferta..."
update: mi e' arrivata l'una tantum, per ora niente incendi...
31.8.04
Ieri sera su canale 5 c'era "the gift", non so bene di cosa parlasse, ma c'era una tizia bionda che faceva sempre il solitario con le carte da medium, un tizio biondo slavato e gli occhi da pazzo. Keanu Reevs con barba e camicia da boscaiolo. Tutte le volte che mi cadeva l'occhio sulla tv muta in sottofondo c'era qualche scena di cadavere ripescato da un lago o di gente a cui veniva dato fuoco. E' bastato questo a farmi avere gli incubi stanotte. Pero' sono curiosa di sapere cosa raccontava il film.
Fregatura di fine agosto
Stamattina M. mi ha dato una bella notizia, confermata poi dal comunicato dei rappresentanti sindacali :
"Ieri, Lunedì 30 Agosto, la Direzione ha convocato una parte della R.s.a. per comunicare l'intenzione di ASSORBIRE gli aumenti contrattuali previsti dall'accordo del 2 luglio scorso (Compreso l'aumento che abbiamo ricevuto a Luglio) a tutti coloro che abbiano la voce Elementi Assorbibili. Il medesimo trattamento subirà l'UNA TANTUM prevista.
Questa interpretazione degli accordi nazionali ci lascia esterrefatti e preoccupati. Abbiamo interpellato le segreterie del sindacato, per segnalare il fatto e iniziare le adeguate procedure per affrontare il problema. "Contando che su 400 persone ci sono 2 rappresentanti sindacali di cui una alle soglie della maternità (gli altri due nel frattempo si sono licenziati) e nessuno sa con certezza quanti siano gli iscritti al sindacato, ma di certo non più di 20, ho come il sospetto che, detto con finezza, ce l'abbiamo nel culo.
E va bene la crisi e va bene che non mettono in cassa (che prima di tutto fa comodo a loro) e va bene quel che ti pare ma almeno uno straccio di adeguamento all'inflazione. Ma vaffanculo.
Stamattina M. mi ha dato una bella notizia, confermata poi dal comunicato dei rappresentanti sindacali :
"Ieri, Lunedì 30 Agosto, la Direzione ha convocato una parte della R.s.a. per comunicare l'intenzione di ASSORBIRE gli aumenti contrattuali previsti dall'accordo del 2 luglio scorso (Compreso l'aumento che abbiamo ricevuto a Luglio) a tutti coloro che abbiano la voce Elementi Assorbibili. Il medesimo trattamento subirà l'UNA TANTUM prevista.
Questa interpretazione degli accordi nazionali ci lascia esterrefatti e preoccupati. Abbiamo interpellato le segreterie del sindacato, per segnalare il fatto e iniziare le adeguate procedure per affrontare il problema. "Contando che su 400 persone ci sono 2 rappresentanti sindacali di cui una alle soglie della maternità (gli altri due nel frattempo si sono licenziati) e nessuno sa con certezza quanti siano gli iscritti al sindacato, ma di certo non più di 20, ho come il sospetto che, detto con finezza, ce l'abbiamo nel culo.
E va bene la crisi e va bene che non mettono in cassa (che prima di tutto fa comodo a loro) e va bene quel che ti pare ma almeno uno straccio di adeguamento all'inflazione. Ma vaffanculo.
Non riesco a cominciare la dieta. Non sono mai riuscita a fare una dieta.
Di solito dimagrisco quando vado a fare trekking, poco cibo e camminare.
Ieri però ero armata delle migliori intenzioni. Volevo proprio cominciare,
avevo comprato il petto di pollo e l'insalatina, e volevo fare gli addominali
prima di cena. Ma era l'ultima sera di Vale a Milano e allora birretta e
fonzies davanti ad Ally Mc Beal a seguire spaghettata e infine torta di panna e fragole e brachetto. Stasera c'e' il calcetto può darsi che al secondo giro di campo,
quando mi calpesterò la lingua e non riuscirò più a vedere il pallone a causa
dello sguado annebbiato allora io decida che è giunto il momento. Frattanto sono andata a pranzo da burger king.
30.8.04
Anche oggi se avessi avuto un bazooka avrei fatto una strage alle poste... Mi è capitato l'impiegato novizio di ritorno dalle ferie, ma prima ho dovuto attendere il compimento del rito "cambio del turno" (l'impiegata del turno prima ha dovuto raccogliere le 256 penne colorate che evidentemente costituiscono il suo patrimonio personale, lasciando peraltro sprovvisto di alcun mezzo per scrivere il collega). Mai tentare di spedire una lettera verso le 13.40
Rientri.
Sul treno un trio di individui da cinema si è affrettato ad assicurarmi che nel loro scompartimento c'era un posto libero.
Sistemo la valigia il portatile e il sacchetto coi roller, mi siedo.
Si materializza un signore di Mentone che precisa che sto occupando illecitamente il suo posto, poi svanisce per riapparire poco dopo Pavia, senza peraltro sedersi.
Occupo quello che sembra un sedile libero, nessuno protesta.
I postumi della festa di addio al nubilato di Manu e il libro poco interessante mi fanno precipitare in uno stato di dormiveglia da cui catturo qualche frase del trio medusa.
Quello che racconta è vestito con coreana e pantaloni di lino bianchi, infradito. Pizzetto baffi e cappello bianco, pare che abbia all'attivo due mogli e abbia gestito un noto locale milanese.
Commenta la vacanza in barca in quel di Nizza ed illustra i pregi della Costa Azzurra: "pochi italiani, pieno di americane e svedesi, in quel locale era pieno di gnolle fra i 18 e i 22. è questo il target...". Rassicurata dal fatto di essere completamente fuori target, mi addormento definitivamente.
In Centrale sto per cedere all'idea di un taxi, quando la coda mi fa desistere e mi spinge nel caldo abbraccio della metropolitana.
Inizia un'altra settimana. I benefici effetti delle vacanze stanno sparendo ad una velocità vertiginosa.
Sul treno un trio di individui da cinema si è affrettato ad assicurarmi che nel loro scompartimento c'era un posto libero.
Sistemo la valigia il portatile e il sacchetto coi roller, mi siedo.
Si materializza un signore di Mentone che precisa che sto occupando illecitamente il suo posto, poi svanisce per riapparire poco dopo Pavia, senza peraltro sedersi.
Occupo quello che sembra un sedile libero, nessuno protesta.
I postumi della festa di addio al nubilato di Manu e il libro poco interessante mi fanno precipitare in uno stato di dormiveglia da cui catturo qualche frase del trio medusa.
Quello che racconta è vestito con coreana e pantaloni di lino bianchi, infradito. Pizzetto baffi e cappello bianco, pare che abbia all'attivo due mogli e abbia gestito un noto locale milanese.
Commenta la vacanza in barca in quel di Nizza ed illustra i pregi della Costa Azzurra: "pochi italiani, pieno di americane e svedesi, in quel locale era pieno di gnolle fra i 18 e i 22. è questo il target...". Rassicurata dal fatto di essere completamente fuori target, mi addormento definitivamente.
In Centrale sto per cedere all'idea di un taxi, quando la coda mi fa desistere e mi spinge nel caldo abbraccio della metropolitana.
Inizia un'altra settimana. I benefici effetti delle vacanze stanno sparendo ad una velocità vertiginosa.
27.8.04
Hanno ucciso Baldoni.
Ieri sera mi ero persa il tg, me l'ha detto stamattina il mio coinquilino mentre in coma stavo mecolando il nescaffe' nella tazza.
Immediatamente mi si è affacciato alla mente un cattivo pensiero.
Oggi mi è arrivata una mail di un amico ed ho constatato che non ero particolarmente originale.
Cattivo pensiero: i tre mercenari li hanno liberati, probabilmente è stato pagato un riscatto e guardacaso c'erano le elezioni nei paraggi. Per Baldoni che era un pacifista e di certo non era li' per fare soldi non c'e' stata molta sollecitudine.
Lo so, davanti alla morte bisognerebbe portare un rispettoso silenzio, quindi l'unica altra cosa che aggiungo è il link a Bloghdad .
Ieri sera mi ero persa il tg, me l'ha detto stamattina il mio coinquilino mentre in coma stavo mecolando il nescaffe' nella tazza.
Immediatamente mi si è affacciato alla mente un cattivo pensiero.
Oggi mi è arrivata una mail di un amico ed ho constatato che non ero particolarmente originale.
Cattivo pensiero: i tre mercenari li hanno liberati, probabilmente è stato pagato un riscatto e guardacaso c'erano le elezioni nei paraggi. Per Baldoni che era un pacifista e di certo non era li' per fare soldi non c'e' stata molta sollecitudine.
Lo so, davanti alla morte bisognerebbe portare un rispettoso silenzio, quindi l'unica altra cosa che aggiungo è il link a Bloghdad .
26.8.04
Ieri sera durante la cena io e Vale abbiamo iniziato a guardare "La principessa e il marine", poi abbiamo sbaraccato tavola, caricato la lavastoviglie, pausa sigaretta, foto delle vacanze. Sono tornata in camera ed ho avuto la malaugurata idea di accendere la tv. Il film non era ancora finito, cosi' me lo sono sciroppata tutto. Al di la' che era una storia vera e che la principessa del Benheim porella sembra non sia ancora riuscita a farsi dare asilo definitivo negli States, il film era di un patriottismo disgustoso. Con bandiere americane a tutt'andare e marines che non fuggono, ma restano fermi e aspettano, aspettano,aspettano qualunque cosa succeda.
Viene poi da domandarsi se Merian abbia fatto un buon affare ad abbandonare il Benheim per sposarsi un marines americano per di piu' mormone.
Viene poi da domandarsi se Merian abbia fatto un buon affare ad abbandonare il Benheim per sposarsi un marines americano per di piu' mormone.
25.8.04
E' barocco vero?
Ieri sera stavo leggendo Pausa caffè di Giorgio Falco. Detto onestamente non mi sembra un granché come libro, anzi. Però una delle storie oggi mi è tornata in mente con prepotenza quando la mia collega, RA, sposatasi da poche settimane, mi ha blindato per farmi vedere le foto del suo matrimonio.
Ho trovato delle paurose analogie fra il personaggio del libro e RA.
Forse però la realtà supera la fantasia: RA aveva un vestito dorato sotto al quale indossava sandali dorati con tacco di 15 cm e allacciatura alla caviglia, nonché una giarrettiera sulla coscia. Il tutto documentato con dovizia di particolari in innumerevoli fotografie.
Ad un certo punto credevo che mi sarebbe toccato pure il filmino della cerimonia, ma quello, grazie al cielo, sarà pronto solo per Natale.
Ho finto interesse per 15 minuti ed ho anche posto qualche domanda. Il momento più drammatico è stato quando facendomi vedere la foto dell'altare disgustosamente barocco e dorato, mi ha guardato in faccia dicendomi "non è un amore? ho scelto la chiesa per questo motivo". L'unica cosa che sono riuscita a farfugliare è stata: "Eh si'....E' barocco vero?".
Ieri sera stavo leggendo Pausa caffè di Giorgio Falco. Detto onestamente non mi sembra un granché come libro, anzi. Però una delle storie oggi mi è tornata in mente con prepotenza quando la mia collega, RA, sposatasi da poche settimane, mi ha blindato per farmi vedere le foto del suo matrimonio.
Ho trovato delle paurose analogie fra il personaggio del libro e RA.
Forse però la realtà supera la fantasia: RA aveva un vestito dorato sotto al quale indossava sandali dorati con tacco di 15 cm e allacciatura alla caviglia, nonché una giarrettiera sulla coscia. Il tutto documentato con dovizia di particolari in innumerevoli fotografie.
Ad un certo punto credevo che mi sarebbe toccato pure il filmino della cerimonia, ma quello, grazie al cielo, sarà pronto solo per Natale.
Ho finto interesse per 15 minuti ed ho anche posto qualche domanda. Il momento più drammatico è stato quando facendomi vedere la foto dell'altare disgustosamente barocco e dorato, mi ha guardato in faccia dicendomi "non è un amore? ho scelto la chiesa per questo motivo". L'unica cosa che sono riuscita a farfugliare è stata: "Eh si'....E' barocco vero?".
24.8.04
Ho tediato tutto l'ufficio con le mie foto delle vacanze... ho perso 15 minuti a dir tanto.
Ho scritto a Sophie e Caro promettendo al più presto di mandargli le copie delle foto in cui sono presenti anche loro.
Mi ha scritto Michel chiedendomi se ero annegata alle Antille o se ero tornata in Italia, ho risposto.
Manca un quarto alle cinque... ho bevuto una coca e un succo alla pera...non so piu' cosa invemtarmi per perder tempo.
Ho scritto a Sophie e Caro promettendo al più presto di mandargli le copie delle foto in cui sono presenti anche loro.
Mi ha scritto Michel chiedendomi se ero annegata alle Antille o se ero tornata in Italia, ho risposto.
Manca un quarto alle cinque... ho bevuto una coca e un succo alla pera...non so piu' cosa invemtarmi per perder tempo.
pare che si sia fottuto il computer a casa mia.
mia madre sono due giorni che mi telefona agitatissima senza riuscire a spiegarmi quale sia il problema e chiedendomi cosa deve fare.
la mia risposta e' stata lascia tutto spento che arrivo io sabato e diamo una occhiata.
ora c'e' di mezzo anche mio zio noto per fare riparazioni con gli stuzzicadenti e la garanzia sembra sparita.
sembra quasi che sia colpa mia.
mia madre sono due giorni che mi telefona agitatissima senza riuscire a spiegarmi quale sia il problema e chiedendomi cosa deve fare.
la mia risposta e' stata lascia tutto spento che arrivo io sabato e diamo una occhiata.
ora c'e' di mezzo anche mio zio noto per fare riparazioni con gli stuzzicadenti e la garanzia sembra sparita.
sembra quasi che sia colpa mia.
Ieri stavo per soccombere alla tristezza della prima sera di routine milanese. Nulla da fare se non faccende da massaia. Per consolarmi oltre a dosi massicce di pan di stelle mi sono vista il basket (Italia Argentina), Ally Mc Beal e l'oro di Cassina.
Ho deciso che il nuoto sincronizzato è uno sport inutile ed andrebbe abolito.
23.8.04
Comunicazione di servizio
Questo blog ha deciso che per ragioni di simpatia seguirà il campionato di calcio francese arrivato già alla terza giornata. In particolar modo le vicende di Nizza (per via di Michel) Bordeaux (per via di Joel) e Bastia (perché i corsi mi sono simpatici). Per fortuna il Bastia ha 7 punti ed è in testa alla classifica (in compagnia di altre squadre) perchè il Nizza ha un solo punto ed è in fondo. Il Bordeaux invece se ne sta a metà con 4.
Qui i risultati della terza giornata e la classifica.
Questo blog ha deciso che per ragioni di simpatia seguirà il campionato di calcio francese arrivato già alla terza giornata. In particolar modo le vicende di Nizza (per via di Michel) Bordeaux (per via di Joel) e Bastia (perché i corsi mi sono simpatici). Per fortuna il Bastia ha 7 punti ed è in testa alla classifica (in compagnia di altre squadre) perchè il Nizza ha un solo punto ed è in fondo. Il Bordeaux invece se ne sta a metà con 4.
Qui i risultati della terza giornata e la classifica.
Visto che sono stata richiamata ai miei doveri collaterali di microserva, ovvero ho dovuto recensire due libri per la newsletter aziendale, già che ci sono posto pure qui le recensioni(un po' rimaneggiate):
Estensione del dominio della lotta Michel Houellebecq (Edizioni Bompiani)
Sempre incredibilmente crudo nel raccontare le sue storie, in questo libro Houllebecq narra le vicende di un trentenne analista programmatore. In un periodo in cui questo era un lavoro che garantiva un certo status e benessere economico (diversamente da ora che siamo poco piu' che operai malpagati alla catena di montaggio) il protagonista vive in un abisso di indifferenza e solitudine, senza relazioni sociali degne di nota. La sua vita ruota attorno al lavoro e a far passare in qualche modo il tempo libero. E' un libro che fa male perche' ti urla in faccia che non c'è speranza. E a noi sognatori questo non bisogna farlo. Bisogna lasciarci credere che ci sarà un domani migliore in cui avremo capito qual'è il senso di tanto affannarsi e avremo trovato la direzione in cui incanalare le nostre energie.
Milano non è Milano Aldo Nove (Edizioni Laterza)
Questo era un must dell'estate. In ogni sito di vendita libri e mi sa anche in numerosi blog ne veniva caldeggiato l'acquisto. Al di là del fattore trend, la ragione che mi ha spinto ad acquistarlo è stata la mie perenne ricerca di radici, appigli che mi facciano sentire un po' più mia questa città in cui vivo ormai da quattro anni. Senza sapere poi che l'effetto benefico di queste pagine, la scoperta di aneddoti divertenti, il condividere visioni della città con l'autore sarebbe poi stato polverizzato dai colori dagli odori e dai paesaggi caraibici. Milano e' come una divinità azteca che si mimetizza e cambia sempre forma, dimentica il suo passato per sopravvivere a se stessa. Forse questo è un favore troppo grande che l'autore fa a questo ammasso d'asfalto e cemento, ma tornando al discorso precedente a noi sognatori piace credere che sia così e che al di là della frenesia apparentemente insensata che la contraddistingue ci sia un'anima, un piano.
Estensione del dominio della lotta Michel Houellebecq (Edizioni Bompiani)
Sempre incredibilmente crudo nel raccontare le sue storie, in questo libro Houllebecq narra le vicende di un trentenne analista programmatore. In un periodo in cui questo era un lavoro che garantiva un certo status e benessere economico (diversamente da ora che siamo poco piu' che operai malpagati alla catena di montaggio) il protagonista vive in un abisso di indifferenza e solitudine, senza relazioni sociali degne di nota. La sua vita ruota attorno al lavoro e a far passare in qualche modo il tempo libero. E' un libro che fa male perche' ti urla in faccia che non c'è speranza. E a noi sognatori questo non bisogna farlo. Bisogna lasciarci credere che ci sarà un domani migliore in cui avremo capito qual'è il senso di tanto affannarsi e avremo trovato la direzione in cui incanalare le nostre energie.
Milano non è Milano Aldo Nove (Edizioni Laterza)
Questo era un must dell'estate. In ogni sito di vendita libri e mi sa anche in numerosi blog ne veniva caldeggiato l'acquisto. Al di là del fattore trend, la ragione che mi ha spinto ad acquistarlo è stata la mie perenne ricerca di radici, appigli che mi facciano sentire un po' più mia questa città in cui vivo ormai da quattro anni. Senza sapere poi che l'effetto benefico di queste pagine, la scoperta di aneddoti divertenti, il condividere visioni della città con l'autore sarebbe poi stato polverizzato dai colori dagli odori e dai paesaggi caraibici. Milano e' come una divinità azteca che si mimetizza e cambia sempre forma, dimentica il suo passato per sopravvivere a se stessa. Forse questo è un favore troppo grande che l'autore fa a questo ammasso d'asfalto e cemento, ma tornando al discorso precedente a noi sognatori piace credere che sia così e che al di là della frenesia apparentemente insensata che la contraddistingue ci sia un'anima, un piano.
A proposito di sogni di evasione Qrz mi fornisce una motivazione valida per considerare
la vita milanese una valida alternativa a quella antillese.
Non e' il fatto che uno molla tutto, parte, si traferisce poi magari non trova lavoro e a tornare indietro si fa sempre piu' fatica che a scappare, non e' il fatto che a noi cittadini-dentro abituati a dormire cullati dal traffico delle macchine dopo un po' il chiasso delle cicale non basta piu'. La vera domanda è:
Ma scusa, ti ci vedi ad ascolare "Drunken Butterfly" ai tropici? Dai!
Effettivamente sono problemi.
Non e' il fatto che uno molla tutto, parte, si traferisce poi magari non trova lavoro e a tornare indietro si fa sempre piu' fatica che a scappare, non e' il fatto che a noi cittadini-dentro abituati a dormire cullati dal traffico delle macchine dopo un po' il chiasso delle cicale non basta piu'. La vera domanda è:
Ma scusa, ti ci vedi ad ascolare "Drunken Butterfly" ai tropici? Dai!
Effettivamente sono problemi.
Settembre alle porte, o quasi.
Le tre settimane di ferie mi fanno un po' l'effetto dei tre mesi di vacanza estiva a scuola. Uno rientra in città pieno di buoni propositi per l'anno (scolastico) venturo e pieno di commissioni da svolgere.
Se un tempo il must era trovare una smemoranda 16 mesi ed iniziare a riempirla di pacciughi dal sapore estivo adesso e' scegliere come incastrare nello scarso tempo libero i miliardi di attività di svago che ogni anno solleticano la mia curiosità. Si' perche' se sul lavoro la mia curiosita' sugli EJB dura lo spazio di un pomeriggio, nel campo corsi a poco prezzo del comune mi servirebbe una settimana di 14 giorni per togliermi gli sfizi:
corso di pittura ad olio o corso di fotografia?
ma se voglio andare a vivere in Guadeloupe sarà meglio che segua un corso di francese serio piuttosto che continuare da autodidatta?
e la danza?
e il corso di alpinismo dove lo mettiamo?
e il kayak?
e la domenica allo stadio?
E i soldi per finanziare tutte queste attività?
Senza contare che ad aprile mi aspetta un mese di sangue e passione per imbiancare la casa arredarla col minimo indispensabile per la sopravvivenza e mandare immediatamente tutto a bagasce con un rave party inaugurale.
Le tre settimane di ferie mi fanno un po' l'effetto dei tre mesi di vacanza estiva a scuola. Uno rientra in città pieno di buoni propositi per l'anno (scolastico) venturo e pieno di commissioni da svolgere.
Se un tempo il must era trovare una smemoranda 16 mesi ed iniziare a riempirla di pacciughi dal sapore estivo adesso e' scegliere come incastrare nello scarso tempo libero i miliardi di attività di svago che ogni anno solleticano la mia curiosità. Si' perche' se sul lavoro la mia curiosita' sugli EJB dura lo spazio di un pomeriggio, nel campo corsi a poco prezzo del comune mi servirebbe una settimana di 14 giorni per togliermi gli sfizi:
corso di pittura ad olio o corso di fotografia?
ma se voglio andare a vivere in Guadeloupe sarà meglio che segua un corso di francese serio piuttosto che continuare da autodidatta?
e la danza?
e il corso di alpinismo dove lo mettiamo?
e il kayak?
e la domenica allo stadio?
E i soldi per finanziare tutte queste attività?
Senza contare che ad aprile mi aspetta un mese di sangue e passione per imbiancare la casa arredarla col minimo indispensabile per la sopravvivenza e mandare immediatamente tutto a bagasce con un rave party inaugurale.
Argh sono in ufficio. Per ora sono emersa dalle (329 + 50 + spiccioli) mail che giacevano nella mia casella di posta. Ho adottato un approccio del tipo cestino tutto tranne quelle in cui mi si pone una domanda diretta. Espletato questo rito + quello del caffe' alla macchinetta mi accingo a fare melina fino alle 18. Tra l'altro stamattina Milano e' ancora vivibile e per arrivare in ufficio ho impiegato un'inezia. Alle 9.07 ero gia' seduta alla mia scrivania.
22.8.04
AIUTOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
E' l'ultimo giorno di vacanza... non ci posso credere... basta risvegli tardivi, pranzi preparati dalla mamma, mare fuori dalle finestre.... stasera si rientra ( e gia' non sara' facile visto che comincia il controesodo).... domani dovro' varcare la soglia dell'ufficio sedermi alla scrivania rivedere le solite (brutte) facce... rievocare le meraviglie delle mie vacanze per poi affacciarmi e vedere i palazzoni di Cesano Boscone.
Non sono pronta per tutto questo.
E' l'ultimo giorno di vacanza... non ci posso credere... basta risvegli tardivi, pranzi preparati dalla mamma, mare fuori dalle finestre.... stasera si rientra ( e gia' non sara' facile visto che comincia il controesodo).... domani dovro' varcare la soglia dell'ufficio sedermi alla scrivania rivedere le solite (brutte) facce... rievocare le meraviglie delle mie vacanze per poi affacciarmi e vedere i palazzoni di Cesano Boscone.
Non sono pronta per tutto questo.
21.8.04
Gli amici sanno sempre dire la cosa giusta.
Secondo la teoria del vecchio Andrea (non nel senso che sia vecchio, nel senso di com'era Andrea prima di fidanzarsi) se una ragazza sopra i 25 anni è carina, ha almeno la terza di reggiseno ed è ancora single allora ha dei problemi.
y. - beh gine tu hai un sacco di interessi, la terza la porti
g. - allora o sono un cesso oppure ho dei problemi
y. - tranquilla gine... non sei un cesso HAI DEI PROBLEMI
g. - ......
Secondo la teoria del vecchio Andrea (non nel senso che sia vecchio, nel senso di com'era Andrea prima di fidanzarsi) se una ragazza sopra i 25 anni è carina, ha almeno la terza di reggiseno ed è ancora single allora ha dei problemi.
y. - beh gine tu hai un sacco di interessi, la terza la porti
g. - allora o sono un cesso oppure ho dei problemi
y. - tranquilla gine... non sei un cesso HAI DEI PROBLEMI
g. - ......
D.G. sostiene che i miei processi inconsci di selezione di un potenziale compagno potrebbero avere qualcosa che non va, visto che, usando una espressione tecnica, alle fine va sempre tutto a bagasce.
Non mi sento di dargli torto anche perchè nella mia testa esiste una dicotomia difficilmente eliminabile fra l'uomo che mi affascina e l'uomo che mi fa sentire sicura.
Per ovviare a questo inconveniente, essendosi inoltre reso responsabile di avermi fatto conoscere M., Y. ha deciso che mi deve accasare, scegliendo lui il mio futuro marito. A questo scopo ha individuato un soggetto che intende presentarmi al ritorno dalle ferie. Dice che è il mio uomo ideale.
Posto che non ho alcuna voglia di conoscere il mio futuro marito, una cosa mi ha incuriosito: il soggetto in questione va in montagna. Magari non mi sposo però recupero un compagno di cordata.
Non mi sento di dargli torto anche perchè nella mia testa esiste una dicotomia difficilmente eliminabile fra l'uomo che mi affascina e l'uomo che mi fa sentire sicura.
Per ovviare a questo inconveniente, essendosi inoltre reso responsabile di avermi fatto conoscere M., Y. ha deciso che mi deve accasare, scegliendo lui il mio futuro marito. A questo scopo ha individuato un soggetto che intende presentarmi al ritorno dalle ferie. Dice che è il mio uomo ideale.
Posto che non ho alcuna voglia di conoscere il mio futuro marito, una cosa mi ha incuriosito: il soggetto in questione va in montagna. Magari non mi sposo però recupero un compagno di cordata.
Indecisioni pomeridiane
y. - beh allora? c'è un tempo del cavolo che facciamo?
g. - proviamo ad andare al mare?
y. - mah non so... l'unica cosa è che non ho voglia di restare in casa
g. - io dovrei andare a comprare la digitale, ma il centro commerciale è peggio che stare a casa
y. - boh magari facciamo due passi sui monti qua dietro
g. - va beh ci vediamo alle due e mezza in stazione, ma alla fine come mi devo vestire?
y. - qualcosa che vada bene per il mare, ma sia abbastanza elegante per andare in centro e vada bene per fare un giro sui monti.
g. - cioè mi metto un bikini le scarpe col tacco e mi drappeggio una corda da 60 metri sulle spalle?
y. - beh allora? c'è un tempo del cavolo che facciamo?
g. - proviamo ad andare al mare?
y. - mah non so... l'unica cosa è che non ho voglia di restare in casa
g. - io dovrei andare a comprare la digitale, ma il centro commerciale è peggio che stare a casa
y. - boh magari facciamo due passi sui monti qua dietro
g. - va beh ci vediamo alle due e mezza in stazione, ma alla fine come mi devo vestire?
y. - qualcosa che vada bene per il mare, ma sia abbastanza elegante per andare in centro e vada bene per fare un giro sui monti.
g. - cioè mi metto un bikini le scarpe col tacco e mi drappeggio una corda da 60 metri sulle spalle?
L'incendio si deve essere spostato. Ieri sera gli elicotteri dei vigili del fuoco erano due: caricavano il serbatoio in mare davanti alle mie finestre, partivano verso est, viravano verso l'interno. Dopo un minuto e mezzo ricomparivano da ovest e rifacevano il pieno davanti alla mia finestra. Col buio hanno smesso.
Stamattina mi hanno svegliato, ma sono piu' distanti e vista la minor frequenza del rumore forse ne è rimasto uno solo.
Speriamo che non abbiano fatto troppi danni alle mie belle colline.
Stamattina mi hanno svegliato, ma sono piu' distanti e vista la minor frequenza del rumore forse ne è rimasto uno solo.
Speriamo che non abbiano fatto troppi danni alle mie belle colline.
20.8.04
La spedizione mancata.
Beh anche per quest'anno niente ghiacciaio. O meglio un ghiacciaietto l'ho fatto, in mezzo ai crepacci ci sono passata, ma era un po' una farsa, niente ramponi e scarponi che sguazzavano nella neve sciolta. La picozza l'ho utilizzata solamente perche' per questioni di peso (guarda te come sono ridotta) ho lasciato a casa il bastoncino telescopico e sulla neve avevo bisogno del supporto psicologico di un terzo appoggio a terra.
Dovevamo arrivare alla Capanna Margherita (4500m), siamo restati alla capanna Gnifetti (3647m) a causa della nebbia, delle condizioni meteo variabili e delle nostre condizioni fisiche non ottimali.
Siamo partiti il 18 da Gressoney La Trinitè e abbiamo preso gli impiani fino al col Gabiet. Da lì siamo saliti a punta Indren (dove arriva l'impianto da Alagna) e attraverso il ghiacciaietto dell'Indren e un tratto di roccette attrezzato siamo sbucati a metà strada fra il rifugio Mantova e la capanna Gnifetti. Attraverso un ultimo nevaio siamo arrivati alla Gnifetti nelle 3h 30 canoniche previste dal libretto.
Note a margine: la cartina dell' IGC è ingannevole ed io sono cogliona. All'arrivo degli impianti ci sono dei lavori in corso e i pedoni vengono deviati attraverso un pasaggio delimitato da cordicelle. Io da bastian contraria non ho fatto tutto il percorso, ma a metà ho scavalcato la corda per spostarmi nel piazzale. Così facendo mi sono svanita il cartello (se così si può chiamare un foglio A4 stampato imbustato in una copertina di plastica) che indicava la direzione per i rifugi Mantova e Gnifetti.
Consultando la cartina il sentiero comunque sembra partire dalla capanna Guglielmina (o rifugio città di Vigevano) ed è lì che ci siamo diretti per poi restare imbarazzati davanti ad una profusione di bollini colorati su roccia che dovevano essere dei segnavia, ma non era chiaro che via segnassero.
Fortunatamente sul sentiero che abbiamo imboccato abbiamo incontrato un simpatico signore coi capelli bianchi accompagnato da uno più giovane con la bandana e meno simpatico ( sarà che da quando se l'è messa sir Silvio ho sviluppato una certa allergia per le bandana). Il signore coi capelli bianchi e con il fiore in bocca (nel senso letterale del termine e non in quello Pirandelliano) ci ha detto "Ma no giovani state sbagliando, dovete tornare al col dei Salati, dagli impianti andate di lì e di là. Ahi ahi vi siete fatti un'ora di marcia di troppo". Tornati indietro si è scoperto l'errore per fortuna R. è paziente e non mi ha insultato. (fine della nota a margine).
La salita alla Gnifetti comunque è faticosa e siccome il tempo non è dei migliori ho anche un discreto freddo. Sarà che 10 giorni fa ero ai Caraibi e c'erano 40 gradi ed era umido, sarà che il mal della Guadeloupe fa sì che la mia salute non sia al top negli ultimi giorni, sarà l'altitudine e basta, fatto sta che a tratti le mie pulsazioni vanno alle stelle e non c'è verso di respirare normalmente.
Sulla via abbiamo incontrato due pazzi squilibrati, uno di Viareggio (o zone limitrofe) ed uno di Bologna. Carichi come muli avevano le nostre stesse intenzioni, l'ascesa alla Margherita il giorno successivo. Loro però per sottrarsi alla mafia del CAI avevano la tenda e il sacco a pelo da ghiaccio e avevano intenzione di bivaccare di fianco al Mantova. Sostanzialmente dai loro racconti si deduceva che amavano parecchio la montagna, ma erano anche abbastanza scriteriati nell'approccio. Prova ne era la mano del toscano gonfia come un salsicciotto, pochi giorni prima era caduto in parete e si era mezzo frantumato mano e costola.
Seconda nota a margine: quando dico che il CAI è una mafia intendo che se sei socio la mezza pensione la paghi 42 euro se non lo sei la paghi 57 euro. Vuol anche dire che in Italia non esistono praticamente rifugi non gestiti dal CAI. Vuol dire che se fai almeno tre pernottamenti in rifugio in un anno e se vuoi prenderti roba da mangiare al rifugio (il sovrapprezzo per i non soci sugli alimentari si aggira su di un euro) sei praticamente costretto a farti la tessera. E poi gli stranieri che vengono in Italia per forza di cose vengono spennati. E di stranieri ne abbiamo beccati tanti, francesi ovviamente, ma anche parecchi spagnoli.(fine seconda nota a margine)
La mattina del 19 ci siamo svegliati per le 5 meno un quarto. Alle cinque eravamo giù per la colazione, il cielo sopra la capanna era stellato, ma i gestori stavano ancora dormendo. Il tizio che la sera prima col suo provvidenziale cacciavite multiuso mi aveva regolato i ramponi era già imbragato e pronto e stava cristando che insomma, se dicono colazione alle 5 ti devono dare colazione alle cinque (e come dargli torto). La colazione ce l'hanno data alle 5 e 20, ma nel frattempo era arrivata la nebbia. Le condizioni meteo non erano le più auspicabili. Due giorni prima due tizi si erano persi sul col del Lys. Insomma, la prima cordata è partita, noi siamo ritornati a dormire ed abbiamo deisitito. Forse accodandoci a loro l'avremmo anche potuta fare, ma poi veniva da domandarsi che senso abbia farsi un ghiacciaio guardando la schiena di quello che hai davanti e arrivare a 4500 senza aver visto nulla.
Alle 8 meno 10 quando ci siamo alzati abbiamo constatato che erano in pochi ad essere saliti, ma qualcuno era andato. Molti aspettavano il giorno successivo per tentare. Noi siamo scesi.
A valle il tempo era ancora peggio che alla Gnifetti dove ogni tanto per sbaglio c'era uno squarcio di cielo azzurro. A scendere verso punta Indren abbiamo seguito una traccia diversa da quella dell'andata che ci ha dato qualche perplessità, ma alla fine nonostante la nebbia tutto si è risolto per il meglio. Unica fregatura siamo arrivati agli impianti alle 12.35 ovvero 5 minuti prima che chiudessero per la pausa pranzo. Per fortuna il ragazzo della cabinovia ci ha aperto una sottospecie di sala d'aspetto riscaldata dove abbiamo pranzato e ci siamo appisolati in attesa che si potesse scendere.
Beh anche per quest'anno niente ghiacciaio. O meglio un ghiacciaietto l'ho fatto, in mezzo ai crepacci ci sono passata, ma era un po' una farsa, niente ramponi e scarponi che sguazzavano nella neve sciolta. La picozza l'ho utilizzata solamente perche' per questioni di peso (guarda te come sono ridotta) ho lasciato a casa il bastoncino telescopico e sulla neve avevo bisogno del supporto psicologico di un terzo appoggio a terra.
Dovevamo arrivare alla Capanna Margherita (4500m), siamo restati alla capanna Gnifetti (3647m) a causa della nebbia, delle condizioni meteo variabili e delle nostre condizioni fisiche non ottimali.
Siamo partiti il 18 da Gressoney La Trinitè e abbiamo preso gli impiani fino al col Gabiet. Da lì siamo saliti a punta Indren (dove arriva l'impianto da Alagna) e attraverso il ghiacciaietto dell'Indren e un tratto di roccette attrezzato siamo sbucati a metà strada fra il rifugio Mantova e la capanna Gnifetti. Attraverso un ultimo nevaio siamo arrivati alla Gnifetti nelle 3h 30 canoniche previste dal libretto.
Note a margine: la cartina dell' IGC è ingannevole ed io sono cogliona. All'arrivo degli impianti ci sono dei lavori in corso e i pedoni vengono deviati attraverso un pasaggio delimitato da cordicelle. Io da bastian contraria non ho fatto tutto il percorso, ma a metà ho scavalcato la corda per spostarmi nel piazzale. Così facendo mi sono svanita il cartello (se così si può chiamare un foglio A4 stampato imbustato in una copertina di plastica) che indicava la direzione per i rifugi Mantova e Gnifetti.
Consultando la cartina il sentiero comunque sembra partire dalla capanna Guglielmina (o rifugio città di Vigevano) ed è lì che ci siamo diretti per poi restare imbarazzati davanti ad una profusione di bollini colorati su roccia che dovevano essere dei segnavia, ma non era chiaro che via segnassero.
Fortunatamente sul sentiero che abbiamo imboccato abbiamo incontrato un simpatico signore coi capelli bianchi accompagnato da uno più giovane con la bandana e meno simpatico ( sarà che da quando se l'è messa sir Silvio ho sviluppato una certa allergia per le bandana). Il signore coi capelli bianchi e con il fiore in bocca (nel senso letterale del termine e non in quello Pirandelliano) ci ha detto "Ma no giovani state sbagliando, dovete tornare al col dei Salati, dagli impianti andate di lì e di là. Ahi ahi vi siete fatti un'ora di marcia di troppo". Tornati indietro si è scoperto l'errore per fortuna R. è paziente e non mi ha insultato. (fine della nota a margine).
La salita alla Gnifetti comunque è faticosa e siccome il tempo non è dei migliori ho anche un discreto freddo. Sarà che 10 giorni fa ero ai Caraibi e c'erano 40 gradi ed era umido, sarà che il mal della Guadeloupe fa sì che la mia salute non sia al top negli ultimi giorni, sarà l'altitudine e basta, fatto sta che a tratti le mie pulsazioni vanno alle stelle e non c'è verso di respirare normalmente.
Sulla via abbiamo incontrato due pazzi squilibrati, uno di Viareggio (o zone limitrofe) ed uno di Bologna. Carichi come muli avevano le nostre stesse intenzioni, l'ascesa alla Margherita il giorno successivo. Loro però per sottrarsi alla mafia del CAI avevano la tenda e il sacco a pelo da ghiaccio e avevano intenzione di bivaccare di fianco al Mantova. Sostanzialmente dai loro racconti si deduceva che amavano parecchio la montagna, ma erano anche abbastanza scriteriati nell'approccio. Prova ne era la mano del toscano gonfia come un salsicciotto, pochi giorni prima era caduto in parete e si era mezzo frantumato mano e costola.
Seconda nota a margine: quando dico che il CAI è una mafia intendo che se sei socio la mezza pensione la paghi 42 euro se non lo sei la paghi 57 euro. Vuol anche dire che in Italia non esistono praticamente rifugi non gestiti dal CAI. Vuol dire che se fai almeno tre pernottamenti in rifugio in un anno e se vuoi prenderti roba da mangiare al rifugio (il sovrapprezzo per i non soci sugli alimentari si aggira su di un euro) sei praticamente costretto a farti la tessera. E poi gli stranieri che vengono in Italia per forza di cose vengono spennati. E di stranieri ne abbiamo beccati tanti, francesi ovviamente, ma anche parecchi spagnoli.(fine seconda nota a margine)
La mattina del 19 ci siamo svegliati per le 5 meno un quarto. Alle cinque eravamo giù per la colazione, il cielo sopra la capanna era stellato, ma i gestori stavano ancora dormendo. Il tizio che la sera prima col suo provvidenziale cacciavite multiuso mi aveva regolato i ramponi era già imbragato e pronto e stava cristando che insomma, se dicono colazione alle 5 ti devono dare colazione alle cinque (e come dargli torto). La colazione ce l'hanno data alle 5 e 20, ma nel frattempo era arrivata la nebbia. Le condizioni meteo non erano le più auspicabili. Due giorni prima due tizi si erano persi sul col del Lys. Insomma, la prima cordata è partita, noi siamo ritornati a dormire ed abbiamo deisitito. Forse accodandoci a loro l'avremmo anche potuta fare, ma poi veniva da domandarsi che senso abbia farsi un ghiacciaio guardando la schiena di quello che hai davanti e arrivare a 4500 senza aver visto nulla.
Alle 8 meno 10 quando ci siamo alzati abbiamo constatato che erano in pochi ad essere saliti, ma qualcuno era andato. Molti aspettavano il giorno successivo per tentare. Noi siamo scesi.
A valle il tempo era ancora peggio che alla Gnifetti dove ogni tanto per sbaglio c'era uno squarcio di cielo azzurro. A scendere verso punta Indren abbiamo seguito una traccia diversa da quella dell'andata che ci ha dato qualche perplessità, ma alla fine nonostante la nebbia tutto si è risolto per il meglio. Unica fregatura siamo arrivati agli impianti alle 12.35 ovvero 5 minuti prima che chiudessero per la pausa pranzo. Per fortuna il ragazzo della cabinovia ci ha aperto una sottospecie di sala d'aspetto riscaldata dove abbiamo pranzato e ci siamo appisolati in attesa che si potesse scendere.
17.8.04
Coi francesi mi sono trovata bene, anche se la loro promessa di parlare doucement è stata disattesa dal primo istante. Il senso della conversazione lo capivo sempre, il problema è che tempo che nella mia testa prendeva forma una frase per intervenire, la discussione si era già spostata su altri lidi.
Ci sono stati discorsi sugli Europei di calcio e sulla magra figura fatta dalle nazionali francesi ed italiana. Ovviamente è uscito fuori il discorso dello sputo di Totti così adesso ho imparato un vocabolo di utilità fondamentale, so come si dice sputare in francese.
La mia velocità nel trangugiare il rum, senza peraltro riportare effetti collaterali visibili quale incapacità di camminare dritti, mi è valso il soprannome di Pantani e qui se avessi avuto degli attributi da toccarmi lo avrei fatto a disprezzo delle norme del galateo. Questa cosa è un po’ difficile da spiegare, non c’entra col doping di Pantani ma col fatto che c’è un modo di dire (che non ricordo) per quando uno beve in fretta che ha a che fare con l’andare forte in salita con la bicicletta (sono strani questi francesi).
L’ultima sera in un clima un po’ più rilassato si è parlato di bevute e di fumo. Pensavo che scitto fosse un termine italiano se non addirittura genovese, credo che sia internazionale perché da loro si dice scitte (sento le sirene in lontananza e la narcotici che si avvicina a causa di questa mia disquisizione LESSICALE). In realtà loro la focaccia la chiamano fugasse (e in genovese si dice fugassa) quindi a ben vedere non è escluso che scitto sia comunque una parola genovese.
Ci sono stati discorsi sugli Europei di calcio e sulla magra figura fatta dalle nazionali francesi ed italiana. Ovviamente è uscito fuori il discorso dello sputo di Totti così adesso ho imparato un vocabolo di utilità fondamentale, so come si dice sputare in francese.
La mia velocità nel trangugiare il rum, senza peraltro riportare effetti collaterali visibili quale incapacità di camminare dritti, mi è valso il soprannome di Pantani e qui se avessi avuto degli attributi da toccarmi lo avrei fatto a disprezzo delle norme del galateo. Questa cosa è un po’ difficile da spiegare, non c’entra col doping di Pantani ma col fatto che c’è un modo di dire (che non ricordo) per quando uno beve in fretta che ha a che fare con l’andare forte in salita con la bicicletta (sono strani questi francesi).
L’ultima sera in un clima un po’ più rilassato si è parlato di bevute e di fumo. Pensavo che scitto fosse un termine italiano se non addirittura genovese, credo che sia internazionale perché da loro si dice scitte (sento le sirene in lontananza e la narcotici che si avvicina a causa di questa mia disquisizione LESSICALE). In realtà loro la focaccia la chiamano fugasse (e in genovese si dice fugassa) quindi a ben vedere non è escluso che scitto sia comunque una parola genovese.
Cibo
Abbiamo mangiato spezzatino di pollo speziato accompagnato da riso chez Charlie, sulla spiaggia vicino alla Grande Anse, abbiamo mangiato spiedini di pesce chez le coucher du soleil a Malendure. Abbiamo mangiato focaccatte farcite di pollo e maionese (diffidare della salsa creola se non si hanno papille gustative robuste) ad un chiosco sulla spiaggia del Malendure.
Una sera assieme all’aperitivo ci servono un tipico antipasto antillese, gli acras de morue. Ecco in pratica in Guadeloupe fanno i frisceu come quelli della festa dell’Unità a Genova. Ho poi comprato un libro di ricette locali per supportare l’idea fornita dalle mie papille gustative. L’unica differenza tra frisceu e acras è che qui a Genova utilizziamo il lievito di birra per farli gonfiare, là usano il bicarbonato.
Abbiamo mangiato orribili cibi preconfezionati durante i bivacchi lontani dalla civiltà, una sera mi hanno affibbiato la cottura degli spaghetti. Il condimento era ragù alla bolognese già pronto, poi c’era del prosciutto che nella mia testa sarebbe servito come secondo. Ma quando finalmente dopo mille peripezie ero riuscita a cuocere in una pentola minuscola sul fornello da campeggio degli spaghetti al dente degni di tale nome e li avevo conditi col sugo ho visto con orrore i francesi prendere il prosciutto e metterlo sulla pasta. A quel punto ho perso ogni speranza di redimerli.
Abbiamo mangiato spezzatino di pollo speziato accompagnato da riso chez Charlie, sulla spiaggia vicino alla Grande Anse, abbiamo mangiato spiedini di pesce chez le coucher du soleil a Malendure. Abbiamo mangiato focaccatte farcite di pollo e maionese (diffidare della salsa creola se non si hanno papille gustative robuste) ad un chiosco sulla spiaggia del Malendure.
Una sera assieme all’aperitivo ci servono un tipico antipasto antillese, gli acras de morue. Ecco in pratica in Guadeloupe fanno i frisceu come quelli della festa dell’Unità a Genova. Ho poi comprato un libro di ricette locali per supportare l’idea fornita dalle mie papille gustative. L’unica differenza tra frisceu e acras è che qui a Genova utilizziamo il lievito di birra per farli gonfiare, là usano il bicarbonato.
Abbiamo mangiato orribili cibi preconfezionati durante i bivacchi lontani dalla civiltà, una sera mi hanno affibbiato la cottura degli spaghetti. Il condimento era ragù alla bolognese già pronto, poi c’era del prosciutto che nella mia testa sarebbe servito come secondo. Ma quando finalmente dopo mille peripezie ero riuscita a cuocere in una pentola minuscola sul fornello da campeggio degli spaghetti al dente degni di tale nome e li avevo conditi col sugo ho visto con orrore i francesi prendere il prosciutto e metterlo sulla pasta. A quel punto ho perso ogni speranza di redimerli.
Il percorso mi pare inutile raccontarlo
Anche se vi metto qui il link alla cartina dalla Guadeloupe nessuno giustamente si prenderà mai la briga di andare alla ricerca degli isolotti minuscoli che hanno visto i nostri pic nic o i nostri bivacchi à la belle etoile. In breve abbiamo attraversato il Grand-Cul-de-Sac Marin (quel tratto di mare che c’è fra la Grand-Terre e la Basse-Terre che sono le due isole che costituiscono la Guadeleoupe) navigando a bordo della mangrovia, passando vicino all’isolotto degli uccelli, un groviglio di mangrovia su cui coabitano decine e decine di uccelli marini di diverse specie, abbiamo visto pesci salterini, stelle di mare, razze. Abbiamo dormito davanti ad una cappella in cui vanno a pregare i pescatori, abbiamo dormito dentro la capanna dei pescatori in un altro isolotto. Abbiamo dormito nella vegetazione subito a ridosso delle spiagge des Amandes e de la Grand Anse attaccando le amache ai gazebo dell’area pic nic. Abbiamo doppiato la punta Alegre (punta Nord della Basse Terre) tratto un po’ difficile a causa della corrente. Abbiamo girovagato tra le roccette vulcaniche della parte nord della Basse Terre, abbiamo visto altri pesci salterini e una tartaruga. Tanti uccelli marini.
Siamo andati all’Ilet Pigeon nella riserva Cousteau a fare maschera e boccaglio in quella che sembrava la vasca di un acquario.
Abbiamo litigato coi granchi su tutte le spiagge che abbiamo visitato. Abbiamo dormito nella foresta sotto lo sguardo curioso delle manguste che speravano nei nostri avanzi di cibo.
Abbiamo vissuto scalzi e coperti di sale per buona parte della vacanza. I nostri incontri con la civiltà sono stati sporadici. Abbiamo giocato a domino sorseggiando ti-punch (rum zucchero di canna e limone verde) prima di cena.
P.S. La riserva Cousteau non è affatto una riserva è un sito protetto. E' nata perchè quando Cousteau ha girato "Il mondo del silenzio" ha mandato degli operatori all'Ilet Pigeon per fare delle riprese subacquee. La gente del posto ha colto l'occasione ha preso un busto di Couasteau, l'ha piazzato sott'acqua come il Cristo degli abissi ed ha detto che quella era una riserva. Adesso ci sono processioni di battelli che accompagnano la gente a fare le immersioni.
Anche se vi metto qui il link alla cartina dalla Guadeloupe nessuno giustamente si prenderà mai la briga di andare alla ricerca degli isolotti minuscoli che hanno visto i nostri pic nic o i nostri bivacchi à la belle etoile. In breve abbiamo attraversato il Grand-Cul-de-Sac Marin (quel tratto di mare che c’è fra la Grand-Terre e la Basse-Terre che sono le due isole che costituiscono la Guadeleoupe) navigando a bordo della mangrovia, passando vicino all’isolotto degli uccelli, un groviglio di mangrovia su cui coabitano decine e decine di uccelli marini di diverse specie, abbiamo visto pesci salterini, stelle di mare, razze. Abbiamo dormito davanti ad una cappella in cui vanno a pregare i pescatori, abbiamo dormito dentro la capanna dei pescatori in un altro isolotto. Abbiamo dormito nella vegetazione subito a ridosso delle spiagge des Amandes e de la Grand Anse attaccando le amache ai gazebo dell’area pic nic. Abbiamo doppiato la punta Alegre (punta Nord della Basse Terre) tratto un po’ difficile a causa della corrente. Abbiamo girovagato tra le roccette vulcaniche della parte nord della Basse Terre, abbiamo visto altri pesci salterini e una tartaruga. Tanti uccelli marini.
Siamo andati all’Ilet Pigeon nella riserva Cousteau a fare maschera e boccaglio in quella che sembrava la vasca di un acquario.
Abbiamo litigato coi granchi su tutte le spiagge che abbiamo visitato. Abbiamo dormito nella foresta sotto lo sguardo curioso delle manguste che speravano nei nostri avanzi di cibo.
Abbiamo vissuto scalzi e coperti di sale per buona parte della vacanza. I nostri incontri con la civiltà sono stati sporadici. Abbiamo giocato a domino sorseggiando ti-punch (rum zucchero di canna e limone verde) prima di cena.
P.S. La riserva Cousteau non è affatto una riserva è un sito protetto. E' nata perchè quando Cousteau ha girato "Il mondo del silenzio" ha mandato degli operatori all'Ilet Pigeon per fare delle riprese subacquee. La gente del posto ha colto l'occasione ha preso un busto di Couasteau, l'ha piazzato sott'acqua come il Cristo degli abissi ed ha detto che quella era una riserva. Adesso ci sono processioni di battelli che accompagnano la gente a fare le immersioni.
La malediction du kayack jaune.
Il primo giorno vengo messa nel biposto posizione davanti: pagaiare e tacere mentre quello dietro (nella fattispecie Carò) decide la direzione. Poi si scoprirà che forse per l’abitudine a muovere il bacino nella danza del ventre (questa è la teoria di Sophie) o più probabilmente avendo sperimentato un po’ di surf l’anno passato, ho un grande equilibrio anche se non ho mai fatto kayack prima in vita mia. Riuscirò anche a sfatare la maledizione del kayack giallo inaugurata da Sophie con un bel ribaltamento fra le onde in prossimità dell’Ilet Carnet e proseguita con almeno tre ribaltamenti di Regis (Carò e Joel non sono mai saliti sul giallo) nei giorni successivi.Tutto sommato non ho dato grossi pensieri a Joel che sapendomi neofita inizialmente si era un po’ preoccupato.
Il primo giorno vengo messa nel biposto posizione davanti: pagaiare e tacere mentre quello dietro (nella fattispecie Carò) decide la direzione. Poi si scoprirà che forse per l’abitudine a muovere il bacino nella danza del ventre (questa è la teoria di Sophie) o più probabilmente avendo sperimentato un po’ di surf l’anno passato, ho un grande equilibrio anche se non ho mai fatto kayack prima in vita mia. Riuscirò anche a sfatare la maledizione del kayack giallo inaugurata da Sophie con un bel ribaltamento fra le onde in prossimità dell’Ilet Carnet e proseguita con almeno tre ribaltamenti di Regis (Carò e Joel non sono mai saliti sul giallo) nei giorni successivi.Tutto sommato non ho dato grossi pensieri a Joel che sapendomi neofita inizialmente si era un po’ preoccupato.
La compagnia del kayack.
Sophie è una impiegata comunale di una cittadina della Normandia. Ha già fatto diverse vacanze con l’ucpa. Gioca a tennis per diletto e partecipa a competizioni di lancio del martello. Effettivamente la stazza è assolutamente quella di una lanciatrice di martello. Ha 34 anni.
Caroline e Regis sono una coppia. Lei ha 26 anni è ingegnere informatico e si occupa di sicurezza. Lui ha 25 anni, anche lui è ingegnere informatico. Credo che anche lui si occupi di sicurezza. Sebbene facciano tutto in tandem non sono una coppia appiccicosa.
Joel ha 35 anni e la sua storia è più interessante. Quando aveva 10 anni giocava a calcio, quando ne aveva 20 si era dato all’hockey, attorno ai trenta ha scoperto il kayack e ne ha fatto la sua professione. Lui è di Bordeaux e la sua famiglia in parte è ancora lì. Lui aveva delle amicizie / relazioni di parentela in Guadeloupe, ci è andato in vacanza ed ha deciso di non tornare più nel Sud Ovest della Francia. Del resto in quel momento non aveva casa e non aveva lavoro. Il clima dei tropici l’ha conquistato, lui che è di costituzione secca ed ha sempre freddo in Guadeloupe ha trovato il suo habitat. Niente più lavoro nelle officine o nei magazzini, ha fatto del suo hobby il suo mestiere e se ne va a zonzo per i mari della Gwada in kayack. Ha una casa di due stanze, quella grande il salotto in realtà è una veranda. Fuori c’è la vegetazione tropicale e sulla distanza c’è il mare (o almeno è quello che ho capito della sua descrizione).
Joel ha un cappello di paglia a tesa larga ed è un mix esatto di Mr Crocodile Dundee e Iggy Pop. Insomma se non si fosse capito è un FigoDellaMadonna. Subito non te ne rendi conto, ma poi ad un certo punto lui fa qualcosa tipo mettersi a pagaiare senza maglietta quando tu sei dietro di lui o ancor peggio sfoderare un passaggio di arrampicata su di un pilastro di cemento liscio per appendere la frontale in modo che penda sul tavolo a mo’ di lampadario e tu ti ritrovi con la mascella slogata, la bocca aperta, 3 metri di lingua che rotolano fuori assolutamente incapace di intendere e di volere. Fortuna che non parli bene il francese e il tuo mutismo non desta sospetti.
Sophie è una impiegata comunale di una cittadina della Normandia. Ha già fatto diverse vacanze con l’ucpa. Gioca a tennis per diletto e partecipa a competizioni di lancio del martello. Effettivamente la stazza è assolutamente quella di una lanciatrice di martello. Ha 34 anni.
Caroline e Regis sono una coppia. Lei ha 26 anni è ingegnere informatico e si occupa di sicurezza. Lui ha 25 anni, anche lui è ingegnere informatico. Credo che anche lui si occupi di sicurezza. Sebbene facciano tutto in tandem non sono una coppia appiccicosa.
Joel ha 35 anni e la sua storia è più interessante. Quando aveva 10 anni giocava a calcio, quando ne aveva 20 si era dato all’hockey, attorno ai trenta ha scoperto il kayack e ne ha fatto la sua professione. Lui è di Bordeaux e la sua famiglia in parte è ancora lì. Lui aveva delle amicizie / relazioni di parentela in Guadeloupe, ci è andato in vacanza ed ha deciso di non tornare più nel Sud Ovest della Francia. Del resto in quel momento non aveva casa e non aveva lavoro. Il clima dei tropici l’ha conquistato, lui che è di costituzione secca ed ha sempre freddo in Guadeloupe ha trovato il suo habitat. Niente più lavoro nelle officine o nei magazzini, ha fatto del suo hobby il suo mestiere e se ne va a zonzo per i mari della Gwada in kayack. Ha una casa di due stanze, quella grande il salotto in realtà è una veranda. Fuori c’è la vegetazione tropicale e sulla distanza c’è il mare (o almeno è quello che ho capito della sua descrizione).
Joel ha un cappello di paglia a tesa larga ed è un mix esatto di Mr Crocodile Dundee e Iggy Pop. Insomma se non si fosse capito è un FigoDellaMadonna. Subito non te ne rendi conto, ma poi ad un certo punto lui fa qualcosa tipo mettersi a pagaiare senza maglietta quando tu sei dietro di lui o ancor peggio sfoderare un passaggio di arrampicata su di un pilastro di cemento liscio per appendere la frontale in modo che penda sul tavolo a mo’ di lampadario e tu ti ritrovi con la mascella slogata, la bocca aperta, 3 metri di lingua che rotolano fuori assolutamente incapace di intendere e di volere. Fortuna che non parli bene il francese e il tuo mutismo non desta sospetti.
Il problema dei bagagli.
Nella brochure di spiegazione del viaggio non era ben chiara l’organizzazione logistica. Joel stesa la cartina sul tavolo della gîte di port Louis ci indica le varie tappe del viaggio e ci spiega come suddividere i bagagli. Una prima tranche di cose necessarie per la sopravvivenza di due giorni, una seconda con vestiti di ricambio che riabbracceremo il terzo giorno. Una terza con le cose che ci verranno restituite solo poco prima di riprendere l’aereo per Parigi. Il sacco impermeabile che ci viene dato sembra assurdamente microscopico. Sembrerà spropositatamente grande nel momento in cui dovremo cercare di stiparlo nel kayack. Nel percorso sono previsti bivacchi in tenda o in amaca a seconda delle condizioni del tempo (siamo nella stagione delle piogge) e della quantità di granchi e zanzare nelle spiagge su cui faremo bivacco.
Nella brochure di spiegazione del viaggio non era ben chiara l’organizzazione logistica. Joel stesa la cartina sul tavolo della gîte di port Louis ci indica le varie tappe del viaggio e ci spiega come suddividere i bagagli. Una prima tranche di cose necessarie per la sopravvivenza di due giorni, una seconda con vestiti di ricambio che riabbracceremo il terzo giorno. Una terza con le cose che ci verranno restituite solo poco prima di riprendere l’aereo per Parigi. Il sacco impermeabile che ci viene dato sembra assurdamente microscopico. Sembrerà spropositatamente grande nel momento in cui dovremo cercare di stiparlo nel kayack. Nel percorso sono previsti bivacchi in tenda o in amaca a seconda delle condizioni del tempo (siamo nella stagione delle piogge) e della quantità di granchi e zanzare nelle spiagge su cui faremo bivacco.
La Guadeloupe è bella da fare male.
Sarà che nonostante la mia età ormai veneranda era la prima volta che mettevo il naso fuori dall’Europa, ma quando l’aereo è arrivato sopra Point à Pitre ed ha virato sul Gran Cul de Sac Marin per imboccare la pista di atterraggio nel verso giusto, il verde accecante della vegetazione, il bianco della sabbia, le mille sfumatura dall’azzurro tenue al blu intenso del mare mi hanno creato un groppo in gola e fatto salire le lacrime agli occhi. E non era per la gioia di essere sopravvissuta ad otto ore di volo.
Sono uscita dall’aeroporto dopo una attesa fibrillante del bagaglio (da quella volta che la mia valigia è rimasta a Malpensa mentre io ero a Praga sono un po' sospettosa riguardo allo smistamento bagagli) e un caldo umido mi ha accolto fra le braccia.
Ho seguito la folla e il direttore del centro ucpa pareva un vigile con la gotta che smista il traffico in centro Milano sotto le feste di Natale. Mi ha sbraitato contro se ero con l’ucpa e dove dovevo andare. Ho balbettato che dovevo andare in kayack e lui con fare sgarbato mi ha indicato un tizio in disparte. Il tizio in questione, capelli biondi lunghi, scalzo, reggeva in mano una pagaia alla quale era attaccato un elenco di 4 nomi. Poco a poco la compagnia si è riunita, le presentazioni sono state fatte e ci siamo stipati tutti in un 4x4 diretto a Port Louis. Joel (l’accompagnatore biondo), Regis, Caroline e Sophie sono tutti francesi e nonostante le promesse di parlare "doucement" sparano parole a raffica. Io sono seduta dietro e capisco una parola su 5. Non sono preoccupata, il mio sguardo è attratto magneticamente da ogni dettaglio che appare nel finestrino. Le palme da cocco, da mango, i banani, l’albero del pane. Le mucche dall’aria stanca che legate per le corna se ne stanno al pascolo sotto un sole da 40 gradi. Gli assurdi cimiteri con le tombe a casetta piastrellate in bianco e nero. Sono dall’altro capo del mondo e non mi sembra possibile.
Sarà che nonostante la mia età ormai veneranda era la prima volta che mettevo il naso fuori dall’Europa, ma quando l’aereo è arrivato sopra Point à Pitre ed ha virato sul Gran Cul de Sac Marin per imboccare la pista di atterraggio nel verso giusto, il verde accecante della vegetazione, il bianco della sabbia, le mille sfumatura dall’azzurro tenue al blu intenso del mare mi hanno creato un groppo in gola e fatto salire le lacrime agli occhi. E non era per la gioia di essere sopravvissuta ad otto ore di volo.
Sono uscita dall’aeroporto dopo una attesa fibrillante del bagaglio (da quella volta che la mia valigia è rimasta a Malpensa mentre io ero a Praga sono un po' sospettosa riguardo allo smistamento bagagli) e un caldo umido mi ha accolto fra le braccia.
Ho seguito la folla e il direttore del centro ucpa pareva un vigile con la gotta che smista il traffico in centro Milano sotto le feste di Natale. Mi ha sbraitato contro se ero con l’ucpa e dove dovevo andare. Ho balbettato che dovevo andare in kayack e lui con fare sgarbato mi ha indicato un tizio in disparte. Il tizio in questione, capelli biondi lunghi, scalzo, reggeva in mano una pagaia alla quale era attaccato un elenco di 4 nomi. Poco a poco la compagnia si è riunita, le presentazioni sono state fatte e ci siamo stipati tutti in un 4x4 diretto a Port Louis. Joel (l’accompagnatore biondo), Regis, Caroline e Sophie sono tutti francesi e nonostante le promesse di parlare "doucement" sparano parole a raffica. Io sono seduta dietro e capisco una parola su 5. Non sono preoccupata, il mio sguardo è attratto magneticamente da ogni dettaglio che appare nel finestrino. Le palme da cocco, da mango, i banani, l’albero del pane. Le mucche dall’aria stanca che legate per le corna se ne stanno al pascolo sotto un sole da 40 gradi. Gli assurdi cimiteri con le tombe a casetta piastrellate in bianco e nero. Sono dall’altro capo del mondo e non mi sembra possibile.
16.8.04
Per il 18-19 ho in programma l'ascensione alla capanna Margherita sul Monte Rosa.
Sto ancora cercando di capire come funzionano i ramponi.
Sto ancora cercando di capire come funzionano i ramponi.
Ieri era il mio compleanno. Quest'anno la palma del primo a farmi gli auguri l'ha vinta Raf, seguito a raffica dalla cugina "anziana" Silvana e medaglia di bronzo a M. nottambulo in quel di S. Benedetto.
In realta' un sacco di gente mi ha fatto gli auguri (anche persone di cui io miseramente avevo dimenticato il compleanno) e nonostante abbia passato la giornata in famiglia mi sono sentita molto connessa con il mondo.
I miei cinque minuti di gloria all'anno.
L'anno prossimo, comunque, quando comparira' la fatidica cifra 3 sulle decine penso che ci vorra' ben altro per non farmi cadere in depressione.
Il babbo, che ha molto apprezzato il rum agricolo guadeloupense, su mia richiesta mi ha regalato 3 libri:
Trilogia della citta' di K. di Kristof
Fight club di Palahniuk (non ho voglia di cercare come si scrive, update ho controllato mancava una h)
La sacra famiglia di Coupland.
Fra ieri notte e stamattina mi sono letta l'ultimo dei tre. Mi e' piaciuto un sacco.
In realta' un sacco di gente mi ha fatto gli auguri (anche persone di cui io miseramente avevo dimenticato il compleanno) e nonostante abbia passato la giornata in famiglia mi sono sentita molto connessa con il mondo.
I miei cinque minuti di gloria all'anno.
L'anno prossimo, comunque, quando comparira' la fatidica cifra 3 sulle decine penso che ci vorra' ben altro per non farmi cadere in depressione.
Il babbo, che ha molto apprezzato il rum agricolo guadeloupense, su mia richiesta mi ha regalato 3 libri:
Trilogia della citta' di K. di Kristof
Fight club di Palahniuk (non ho voglia di cercare come si scrive, update ho controllato mancava una h)
La sacra famiglia di Coupland.
Fra ieri notte e stamattina mi sono letta l'ultimo dei tre. Mi e' piaciuto un sacco.
14.8.04
Per tornare alla vita di tutti i giorni, nella millesima tasca dello zaino stamattina ho ritrovato gli occhiali da sole che ho immediatamente inforcato per andare al mare assieme alla mamma.
Bergeggi mi ha tradita: c'era l'acqua fetente.
E non e' nemmeno che io stia qui a tirarmi delle storie che il mar delle antille e' il mar delle antille e non ha pari. Porca pupazza c'era rumenta dappertutto!
Bergeggi mi ha tradita: c'era l'acqua fetente.
E non e' nemmeno che io stia qui a tirarmi delle storie che il mar delle antille e' il mar delle antille e non ha pari. Porca pupazza c'era rumenta dappertutto!
Parte quattro.
L’ultimo giorno a Parigi non avevo la forza di alzarmi all’alba per bien profiter di una giornata a Versailles. Mi son detta ma perche’ andare a sgomitare assieme ad orde di turisti, quando i giri a piedi per la citta’ mi hanno fatto imbattere in tantissimi luoghi incantevoli? Peccato che poi abbia deciso di girare in quel di Mont Matre che non e’ esattamente un posto appartato.
Ah, detto a lato, sara’ anche bella la vista di Parigi dall’alto al tramonto, ma il Sacro Cuore a me francamente fa cagare (so che scrivere fa schifo sarebbe stato piu’ fine, ma la terminologia usata rispecchia il mio sentimento verso quell’ammasso di panna e meringhe adagiato sulla collina).
Mentre dal Sacro Cuore andavo alla ricerca della zona degli artisti sono stata chiamata da Leo’, seduto al tavolino di un bar nei pressi della fermata della metro di Abesses.
“Che fai? Di dove sei?” “Sono italiana” “Ah lo charme italiano” a questo punto variazione sul tema “che ne dici di un caffe’?”. Mi ritrovo a valutare l’idea di sedermi assieme a Leo’ , ma poi declino dicendo che e’ l’ultimo giorno a Parigi e vorrei andare in giro. “Perche’ non prendi un caffe’ assieme a un vero parigino e poi ti fai accompagnare in giro da lui?”. Sorrido, ringrazio e gli dico che preferisco andare a zonzo da sola. L’abbordaggio della giornata c’e’ stato, posso andare in giro tranquilla che lo stato poco dignitoso dei miei pantaloni non sminuisce troppo lo charme italiano.
L’ultimo giorno a Parigi non avevo la forza di alzarmi all’alba per bien profiter di una giornata a Versailles. Mi son detta ma perche’ andare a sgomitare assieme ad orde di turisti, quando i giri a piedi per la citta’ mi hanno fatto imbattere in tantissimi luoghi incantevoli? Peccato che poi abbia deciso di girare in quel di Mont Matre che non e’ esattamente un posto appartato.
Ah, detto a lato, sara’ anche bella la vista di Parigi dall’alto al tramonto, ma il Sacro Cuore a me francamente fa cagare (so che scrivere fa schifo sarebbe stato piu’ fine, ma la terminologia usata rispecchia il mio sentimento verso quell’ammasso di panna e meringhe adagiato sulla collina).
Mentre dal Sacro Cuore andavo alla ricerca della zona degli artisti sono stata chiamata da Leo’, seduto al tavolino di un bar nei pressi della fermata della metro di Abesses.
“Che fai? Di dove sei?” “Sono italiana” “Ah lo charme italiano” a questo punto variazione sul tema “che ne dici di un caffe’?”. Mi ritrovo a valutare l’idea di sedermi assieme a Leo’ , ma poi declino dicendo che e’ l’ultimo giorno a Parigi e vorrei andare in giro. “Perche’ non prendi un caffe’ assieme a un vero parigino e poi ti fai accompagnare in giro da lui?”. Sorrido, ringrazio e gli dico che preferisco andare a zonzo da sola. L’abbordaggio della giornata c’e’ stato, posso andare in giro tranquilla che lo stato poco dignitoso dei miei pantaloni non sminuisce troppo lo charme italiano.
Parte tre
Il giorno dopo mentre dopo cena dal quartiere Latino me ne tornavo verso l’albergo, meditavo sul fatto che visitare una citta’ romantica come Parigi da sola, al terzo giorno comincia ad essere un po’ pesante. Ci vorrebbe se non proprio un fidanzato da baciare al tramonto, se non altro una amica con cui commentare oltre alle bellezze architettoniche, le grazie posteriori dei poliziotti in bicicletta.
Riflettevo anche che per quel giorno i miei contatti umani escludendo le due chiacchere col cameriere erano stati pressoche’ nulli e stavo valutando di attribuirne la colpa allo stato indecente dei miei pantaloni, quando per non tradire le consuetudini, sono stata avvicinata da un innominato che mi ha augurato la buona sera.
Dal momento che rispondevo al suo saluto ha avuto inizio la classica conversazione: “Posso parlarti?” “direi di si’, ma il francese lo parlo poco” “Ah di dove sei?” “Sono italiana” “Ah ora che me lo dici vedo la grazia e lo charme tipico delle italiane”.
Mi domando se per caso non sia una candid camera, ma poi mi convinco che no e’ proprio il rituale che prevede questo scambio di battute. Anche lui non e’ esattamente parigino, e’ di colorito scuro e anche se non saprei dire se e’ abbronzato o se ha altre origini. Vive a Parigi a causa del lavoro. La conversazione e’ banale, ma se non altro e’ paziente e forse si diverte nel vedermi arrovellare per formulare la frasi in francese. Arrivati nei pressi del Louvre e del mio albergo mi domanda che programmi ho per il giorno seguente e scoperto che vado a Versailles e ci vado presto la mattina capisce che non c’e’ storia e mi saluta augurandomi un buon soggiorno parigino.
Il giorno dopo mentre dopo cena dal quartiere Latino me ne tornavo verso l’albergo, meditavo sul fatto che visitare una citta’ romantica come Parigi da sola, al terzo giorno comincia ad essere un po’ pesante. Ci vorrebbe se non proprio un fidanzato da baciare al tramonto, se non altro una amica con cui commentare oltre alle bellezze architettoniche, le grazie posteriori dei poliziotti in bicicletta.
Riflettevo anche che per quel giorno i miei contatti umani escludendo le due chiacchere col cameriere erano stati pressoche’ nulli e stavo valutando di attribuirne la colpa allo stato indecente dei miei pantaloni, quando per non tradire le consuetudini, sono stata avvicinata da un innominato che mi ha augurato la buona sera.
Dal momento che rispondevo al suo saluto ha avuto inizio la classica conversazione: “Posso parlarti?” “direi di si’, ma il francese lo parlo poco” “Ah di dove sei?” “Sono italiana” “Ah ora che me lo dici vedo la grazia e lo charme tipico delle italiane”.
Mi domando se per caso non sia una candid camera, ma poi mi convinco che no e’ proprio il rituale che prevede questo scambio di battute. Anche lui non e’ esattamente parigino, e’ di colorito scuro e anche se non saprei dire se e’ abbronzato o se ha altre origini. Vive a Parigi a causa del lavoro. La conversazione e’ banale, ma se non altro e’ paziente e forse si diverte nel vedermi arrovellare per formulare la frasi in francese. Arrivati nei pressi del Louvre e del mio albergo mi domanda che programmi ho per il giorno seguente e scoperto che vado a Versailles e ci vado presto la mattina capisce che non c’e’ storia e mi saluta augurandomi un buon soggiorno parigino.
Parte due.
Parvis invece mi ha approcciato quando coi piedi ancora gonfi per le otto ore di volo Point à Pitre Parigi e in preda a una crisi di nostalgia per i carabi, mi prendevo una pausa a Les Halles in prossimita’ della chiesa di Saint Eustache (la piu’ bella chiesa gotica di Parigi a detta della mia guida).
“Scusi posso parlarle?” sorpresa dalla formalita’ dell’approccio l’ho squadrato perplessa per poi rispondere che si’ poteva parlarmi, ma non garantivo nulla che il francese lo capisco poco e lo parlo ancora meno.
“Ah non e’ francese? Da dove viene?”. Ora che non fossi una francese mi pareva abbastanza ovvio a) dal colorito caraibico b) dal look canotta calzoncini e sandalo birkenstock comunque rispondo che oh! tu guarda sono italiana.
“Ah si’ adesso che me lo dici vedo che hai il classico charme delle italiane”.
Questa mi pare di averla gia’ sentita, comunque non replico che anche in italiano non avrei saputo che rispondere.
Parvis e’ ansioso di andare a zonzo e visto che la mia meta e’ il Centro Pompidou a qualche metro di distanza gli dico che si’ puo’ accompagnarmi. Sfiga vuole che il martedi’ della settimana di ferragosto, come tutti gli altri martedi’ dell’anno, il centre Pompidou sia chiuso.
A quel punto Parvis vuole a tutti i costi mostrarmi la Paris Plage. Credevo fosse una follia tutta milanese quella di fare un mucchio di sabbia in una piazza, ficcarci dentro due ombrelloni e una sedia sdraio e dire “Voila’ anche noi abbiamo la spiaggia”. No, in questo i parigini sono folli quanto noi, con l’attenuante che la maggior parte della sabbia l’hanno ammassata sui quai lungo la Senna che se non altro un po’ d’acqua in movimento davanti ce l’hanno.
Parvis non e’ molto loquace, la mia mancanza di fluidita’ nel francese lo spaventa e la sua e’ una presenza fantasma che mi precede si ferma e mi attende, con l’aria di aver fretta di farmi fare qualche cosa. Io mi sto godendo il sole parigino e non ho un progetto preciso su quello che voglio fare, questo indiano tracagnotto con la camicia lilla i jeans chiari e le scarpe invernali comincia a mettermi ansia. Vuoi un gelato? Li’ li vendono. Devi andare in bagno? Li’ c’e’ il bagno. Vuoi dell’acqua? Il tizio li’ vende l’acqua. Vedi, li’ c’e’ la sabbia. Il fatto e’ che tutte queste cose le vedo benissimo anche da sola e onestamente e’ sola che vorrei passeggiare senza aver qualcuno che mi segue. Per sfuggirgli decido per una visita al museo D’Orsay nonostante manchi poco piu’ di un’ora e mezza alla chiusura e dentro ci siano miliardi di cose da vedere. Le mie certezze vacillano quando si mette in coda assieme a me, ma poi alla cassa mi lascia andare sola. Mi propone di aspettarmi fuori, io lo ringrazio e declino fermamente. Insiste nel lasciarmi il suo numero di cellulare. Finira’ assieme a quello di Christopher nella guida turistica.
Parvis invece mi ha approcciato quando coi piedi ancora gonfi per le otto ore di volo Point à Pitre Parigi e in preda a una crisi di nostalgia per i carabi, mi prendevo una pausa a Les Halles in prossimita’ della chiesa di Saint Eustache (la piu’ bella chiesa gotica di Parigi a detta della mia guida).
“Scusi posso parlarle?” sorpresa dalla formalita’ dell’approccio l’ho squadrato perplessa per poi rispondere che si’ poteva parlarmi, ma non garantivo nulla che il francese lo capisco poco e lo parlo ancora meno.
“Ah non e’ francese? Da dove viene?”. Ora che non fossi una francese mi pareva abbastanza ovvio a) dal colorito caraibico b) dal look canotta calzoncini e sandalo birkenstock comunque rispondo che oh! tu guarda sono italiana.
“Ah si’ adesso che me lo dici vedo che hai il classico charme delle italiane”.
Questa mi pare di averla gia’ sentita, comunque non replico che anche in italiano non avrei saputo che rispondere.
Parvis e’ ansioso di andare a zonzo e visto che la mia meta e’ il Centro Pompidou a qualche metro di distanza gli dico che si’ puo’ accompagnarmi. Sfiga vuole che il martedi’ della settimana di ferragosto, come tutti gli altri martedi’ dell’anno, il centre Pompidou sia chiuso.
A quel punto Parvis vuole a tutti i costi mostrarmi la Paris Plage. Credevo fosse una follia tutta milanese quella di fare un mucchio di sabbia in una piazza, ficcarci dentro due ombrelloni e una sedia sdraio e dire “Voila’ anche noi abbiamo la spiaggia”. No, in questo i parigini sono folli quanto noi, con l’attenuante che la maggior parte della sabbia l’hanno ammassata sui quai lungo la Senna che se non altro un po’ d’acqua in movimento davanti ce l’hanno.
Parvis non e’ molto loquace, la mia mancanza di fluidita’ nel francese lo spaventa e la sua e’ una presenza fantasma che mi precede si ferma e mi attende, con l’aria di aver fretta di farmi fare qualche cosa. Io mi sto godendo il sole parigino e non ho un progetto preciso su quello che voglio fare, questo indiano tracagnotto con la camicia lilla i jeans chiari e le scarpe invernali comincia a mettermi ansia. Vuoi un gelato? Li’ li vendono. Devi andare in bagno? Li’ c’e’ il bagno. Vuoi dell’acqua? Il tizio li’ vende l’acqua. Vedi, li’ c’e’ la sabbia. Il fatto e’ che tutte queste cose le vedo benissimo anche da sola e onestamente e’ sola che vorrei passeggiare senza aver qualcuno che mi segue. Per sfuggirgli decido per una visita al museo D’Orsay nonostante manchi poco piu’ di un’ora e mezza alla chiusura e dentro ci siano miliardi di cose da vedere. Le mie certezze vacillano quando si mette in coda assieme a me, ma poi alla cassa mi lascia andare sola. Mi propone di aspettarmi fuori, io lo ringrazio e declino fermamente. Insiste nel lasciarmi il suo numero di cellulare. Finira’ assieme a quello di Christopher nella guida turistica.
Parigi
Diciamolo, i parigini in fatto di approcci non sono il massimo dell’originalita’.
Parte uno.
Mentre mi aggiravo fra le mucche di Place Vendome sono stata acciuffata da Christopher, il quale mi aveva visto poco prima assieme ai suoi amici di Bratislava con i quali aveva commentato qualcosa come “Che bella gnocca” e dopo averli congedati era tornato a cercarmi.
“Di dove sei? Ah italiana… si vede dalla tua aria cosi’ naturale:hai il tipico charme delle italiane.”
Io arrossisco e balbetto qualcosa in inglese. Perche’ Christopher e’ meta’ parigino e meta’ americano. Mentre lo seguo fino alla fontana nel cortile del Louvre ho modo di scoprire che divide la sua vita fra il doppiaggio di film, la sua carriera artistica, e il mestiere di portiere di notte (che sospetto sia quella che gli da gli introiti maggiori). L’ora successiva mi vede impegnata in una discussione che dai salari passando per l’acquisto delle rispettive case ci porta ad un campo piu’ generale come socialismo e capitalismo. Tutto questo nel mio primo pomeriggio parigino in attesa della partenza per la Guadeloupe.
Diciamolo, i parigini in fatto di approcci non sono il massimo dell’originalita’.
Parte uno.
Mentre mi aggiravo fra le mucche di Place Vendome sono stata acciuffata da Christopher, il quale mi aveva visto poco prima assieme ai suoi amici di Bratislava con i quali aveva commentato qualcosa come “Che bella gnocca” e dopo averli congedati era tornato a cercarmi.
“Di dove sei? Ah italiana… si vede dalla tua aria cosi’ naturale:hai il tipico charme delle italiane.”
Io arrossisco e balbetto qualcosa in inglese. Perche’ Christopher e’ meta’ parigino e meta’ americano. Mentre lo seguo fino alla fontana nel cortile del Louvre ho modo di scoprire che divide la sua vita fra il doppiaggio di film, la sua carriera artistica, e il mestiere di portiere di notte (che sospetto sia quella che gli da gli introiti maggiori). L’ora successiva mi vede impegnata in una discussione che dai salari passando per l’acquisto delle rispettive case ci porta ad un campo piu’ generale come socialismo e capitalismo. Tutto questo nel mio primo pomeriggio parigino in attesa della partenza per la Guadeloupe.
13.8.04
Sono tornata, purtroppo.
Niente piu' caraibi spiagge cristalline rum e kajack.
Temo anche di aver perso gli occhiali da sole in quel di Parigi.
Per tutto il resto nei giorni a venire avro' modo di elogiare a dovere la Guadeloupe e di narrare le mie vacanze in genere.
Tornata si', ma ancora in ferie!!
Niente piu' caraibi spiagge cristalline rum e kajack.
Temo anche di aver perso gli occhiali da sole in quel di Parigi.
Per tutto il resto nei giorni a venire avro' modo di elogiare a dovere la Guadeloupe e di narrare le mie vacanze in genere.
Tornata si', ma ancora in ferie!!
30.7.04
Bene, sembra che le paranoie lavorative stiano giungendo al termine.
La cosa drammatica e' che per due giorni mi sono massacrata le palle e alla fine, anche se del tutto in buona fede, era pure colpa mia.
Per tre settimane staro' lontana da questa gabbia di matti e, anche se trovo sempre qualcuno che fa piu' ferie di me, sono proprio contenta.
Al mio ritorno ci saranno storie di bagagli zippati, giri in kajack, pesci tropicali, scomode notti sulla sabbia, lotta alle zanzare, pioggie si spera non uragani, nuovi amici, pessime figure, giudizi sfatati sulla citta' di Parigi, spezie e manufatti caraibici.
Domenica finalmente si parte
BUONE VACANZE
La cosa drammatica e' che per due giorni mi sono massacrata le palle e alla fine, anche se del tutto in buona fede, era pure colpa mia.
Per tre settimane staro' lontana da questa gabbia di matti e, anche se trovo sempre qualcuno che fa piu' ferie di me, sono proprio contenta.
Al mio ritorno ci saranno storie di bagagli zippati, giri in kajack, pesci tropicali, scomode notti sulla sabbia, lotta alle zanzare, pioggie si spera non uragani, nuovi amici, pessime figure, giudizi sfatati sulla citta' di Parigi, spezie e manufatti caraibici.
Domenica finalmente si parte
BUONE VACANZE
Stamattina, dopo una notte di incubi popolati di squartatori e similia,
dopo aver biascicato auguri di buone vacanze ai coinquilini, mi sono trascinata giu' dalle scale. La portinaia mi ha placcato e mi ha dato un pacchetto.
Ero assonnatissima e non capivo. Ero curiosissima e l'ho scartato.
Era un regalo. Avrei dovuto aprirlo il 15. Era un libro. Mi ha fatto felice.
Ero assonnatissima e non capivo. Ero curiosissima e l'ho scartato.
Era un regalo. Avrei dovuto aprirlo il 15. Era un libro. Mi ha fatto felice.
A cena a Saronno.
Pasta al salmone cucinata dal vecchio Tadde. Ultima serata di Pedro a Milano.
Chiamate di Bix in affanno per l'organizzazione del free camp al lago.
Filmaccio horror per gradire.
Inutile, per quanto scontato e prevedibile sia un film, per quanto si sappia che l'assassino e' proprio dietro quella porta, per quanto si sappia che la vittima fara' sempre e solo quello che non dovrebbe fare, riesco comunque ad aver paura. A saltare sulla sedia e a urlare, spaventando gli astanti piu' che le scene sullo schermo.
Per non dire poi di quando arrivata a casa mi sono infilata sotto la doccia, con la precisa sensazione che da un momento all'altro sarebbe apparsa la lama di psyco e mentre mi insaponavo mi sono domandata quanto male faccia essere pugnalati allo stomaco.
Tra l'altro il finale del film manco l'ho capito.
Pasta al salmone cucinata dal vecchio Tadde. Ultima serata di Pedro a Milano.
Chiamate di Bix in affanno per l'organizzazione del free camp al lago.
Filmaccio horror per gradire.
Inutile, per quanto scontato e prevedibile sia un film, per quanto si sappia che l'assassino e' proprio dietro quella porta, per quanto si sappia che la vittima fara' sempre e solo quello che non dovrebbe fare, riesco comunque ad aver paura. A saltare sulla sedia e a urlare, spaventando gli astanti piu' che le scene sullo schermo.
Per non dire poi di quando arrivata a casa mi sono infilata sotto la doccia, con la precisa sensazione che da un momento all'altro sarebbe apparsa la lama di psyco e mentre mi insaponavo mi sono domandata quanto male faccia essere pugnalati allo stomaco.
Tra l'altro il finale del film manco l'ho capito.
29.7.04
Quiz.
Mi e' anche capitato che il mio amico francese mi chiedesse a quanti anni si va in pensione in Italia ed io rimanessi un po' perplessa avendo nel frattempo perso di vista le evoluzioni della riforma delle pensioni, contro la quale ai tempi avevo anche scioperato. Da Repubblica apprendo or ora che "Pensioni la riforma e' legge".
Qui il testo della legge.
Mi e' anche capitato che il mio amico francese mi chiedesse a quanti anni si va in pensione in Italia ed io rimanessi un po' perplessa avendo nel frattempo perso di vista le evoluzioni della riforma delle pensioni, contro la quale ai tempi avevo anche scioperato. Da Repubblica apprendo or ora che "Pensioni la riforma e' legge".
Qui il testo della legge.
Last week.
Lavoro, stanchezza, saluti ad un amico,lavoro, acquisti da decathlon, bucati vari,lavoro, acquisti in libreria, aperitivo coi colleghi, bucato, lavoro, ricerca di deodorante con esoscheletro ryanir compliant, saluti agli amici, donazione sangue, lavoro,saluto ad un altro amico, riposo, packaging, corsa forsennata alla ricerca di cose fondamentali per il viaggio, notte insonne, partenza.
Lavoro, stanchezza, saluti ad un amico,lavoro, acquisti da decathlon, bucati vari,lavoro, acquisti in libreria, aperitivo coi colleghi, bucato, lavoro, ricerca di deodorante con esoscheletro ryanir compliant, saluti agli amici, donazione sangue, lavoro,saluto ad un altro amico, riposo, packaging, corsa forsennata alla ricerca di cose fondamentali per il viaggio, notte insonne, partenza.
Acquisti libreschi:
"Trilogia della citta' di M." di Colparico
"Milano non e' Milano" di A. Nove
"Estensione del dominio della lotta" di M. Houellebecq
"Pausa caffe'" di G. Falco.
Facile al solito fare della psicologia da strapazzo sulle mie scelte letterarie.
"Trilogia della citta' di M." di Colparico
"Milano non e' Milano" di A. Nove
"Estensione del dominio della lotta" di M. Houellebecq
"Pausa caffe'" di G. Falco.
Facile al solito fare della psicologia da strapazzo sulle mie scelte letterarie.
28.7.04
Oggi mi ha scritto P. il mio Ex con la E maiuscola. Il ragazzo con cui avevo sognato di sposarmi e metter su famiglia, il ragazzo con cui ho passato 4 anni della mia vita prima che decidesse che ormai mi voleva bene come ad una sorella, ma nulla piu'.
Insomma la prima vera incredibile incancellabile FREGATURA della mia vita.
Sorgerebbe spontanea la domanda: ma perche' gli uomini alle soglie delle vacanze estive decidono che hanno voglia di sentire come stanno le loro ex? E dovrebbe seguire la relativa tirata contro l'universo maschile degna della piu' inacidita zitella.
In realta' a causa della piu' recente tranvata mi sono trovata a pensare a P. come un caro vecchio amico e ad avere voglia di raccontargli dettagli della mia vita, anche sentimentale. Cosa che fino a poco tempo fa mi sarebbe sembrata impossibile.
Fortunatamente nel mio cervello nel buffer di memoria dedicato alle DELUSIONI AMOROSE c'e' posto per una sola delusione alla volta, onde evitare di rammentarne troppe tutte assieme e sentirsi terribilmente sbagliata.
Insomma la prima vera incredibile incancellabile FREGATURA della mia vita.
Sorgerebbe spontanea la domanda: ma perche' gli uomini alle soglie delle vacanze estive decidono che hanno voglia di sentire come stanno le loro ex? E dovrebbe seguire la relativa tirata contro l'universo maschile degna della piu' inacidita zitella.
In realta' a causa della piu' recente tranvata mi sono trovata a pensare a P. come un caro vecchio amico e ad avere voglia di raccontargli dettagli della mia vita, anche sentimentale. Cosa che fino a poco tempo fa mi sarebbe sembrata impossibile.
Fortunatamente nel mio cervello nel buffer di memoria dedicato alle DELUSIONI AMOROSE c'e' posto per una sola delusione alla volta, onde evitare di rammentarne troppe tutte assieme e sentirsi terribilmente sbagliata.
Stasera mi immolero' nell'happy hour pre vacanze coi colleghi. Essendo stata fino all'ultimo in dubbio se partecipare o meno, non mi sono intromessa nella scelta del locale.
Mi hanno detto che andremo a le biciclette, locale per me ignoto fino a 3 minuti fa. Alla ricerca dell'indirizzo ho scoperto trattarsi di posto arredato in stile "hi tech minimalista".
Questo mi ha gia' troncato gli entusiasmi.
Ma le sane osterie di una volta? O comunque un locale che trasmetta un po' di calore/colore? No?
L'ultima volta che ho fatto un aperitivo coi colleghi alle colonne di San Lorenzo non sono riuscita a raggiungere le tartine causa presenza di Brigitte Nielsen e relativi fan in zona vassoi.
Sono problemi.
Mi hanno detto che andremo a le biciclette, locale per me ignoto fino a 3 minuti fa. Alla ricerca dell'indirizzo ho scoperto trattarsi di posto arredato in stile "hi tech minimalista".
Questo mi ha gia' troncato gli entusiasmi.
Ma le sane osterie di una volta? O comunque un locale che trasmetta un po' di calore/colore? No?
L'ultima volta che ho fatto un aperitivo coi colleghi alle colonne di San Lorenzo non sono riuscita a raggiungere le tartine causa presenza di Brigitte Nielsen e relativi fan in zona vassoi.
Sono problemi.
Non mi par vero, il sistemista nemico di splinder e' andato in ferie... ora posso leggere un sacco di bei blog, che ne ho bisogno per tirare fino a venerdi'.
Ho trovato un bel post su quello che serve per le vacanze, servirebbe una postilla con la spiegazione di come fare stare tutta quella roba in una borsa le cui dimensioni non superino 55 x 35 x 23 e non pesi piu' di 10 Kg (limiti imposti dalla ryanair per il bagaglio a mano)...
In tutto questo devo ancora scegliere il libro per le vacanze che a causa delle sopra menzionate limitazioni spazio - peso non potra' che essere qualcosa in edizione economica, ma contenente un numero sufficiente di pagine per non essere esaurito nel viaggio aereo di andata per la Guadeloupe.
Ho trovato un bel post su quello che serve per le vacanze, servirebbe una postilla con la spiegazione di come fare stare tutta quella roba in una borsa le cui dimensioni non superino 55 x 35 x 23 e non pesi piu' di 10 Kg (limiti imposti dalla ryanair per il bagaglio a mano)...
In tutto questo devo ancora scegliere il libro per le vacanze che a causa delle sopra menzionate limitazioni spazio - peso non potra' che essere qualcosa in edizione economica, ma contenente un numero sufficiente di pagine per non essere esaurito nel viaggio aereo di andata per la Guadeloupe.
Ieri sera (so che sto diventando un po' maniaca di questo telefilm, ma conto di disintossicarmi in vacanza)
la terapista suggeriva ad Ally Mc Beal di trovare una canzone da cantare per tenersi su.
Doveva essere una canzone con ritmo, che desse la carica...
Mi sono posta il problema, quale potrebbe essere LA canzone che mi da la carica?
Non la canzone del giorno, nemmeno quella del mese, non quella che senti la mattina e ti ritorna poi in mente tutto il giorno, quella doveva essere LA canzone che per tutta la vita, in qualsiasi momento, una volta cantata ti da sempre lo stesso apporto energetico (manco fosse una barretta di peso forma) e la forza per affontare gli impicci quotidiani.
Non e' un ruolo da poco per una canzone, e' come dire che e' la canzone definitiva.
Ci ho pensato, secondo me non esiste.
Doveva essere una canzone con ritmo, che desse la carica...
Mi sono posta il problema, quale potrebbe essere LA canzone che mi da la carica?
Non la canzone del giorno, nemmeno quella del mese, non quella che senti la mattina e ti ritorna poi in mente tutto il giorno, quella doveva essere LA canzone che per tutta la vita, in qualsiasi momento, una volta cantata ti da sempre lo stesso apporto energetico (manco fosse una barretta di peso forma) e la forza per affontare gli impicci quotidiani.
Non e' un ruolo da poco per una canzone, e' come dire che e' la canzone definitiva.
Ci ho pensato, secondo me non esiste.
27.7.04
Il Nuovo Coinquilino.
E' da tanto che stai in questa foresteria?
Troppo tempo direi, sono due anni.
Eh si' e' tanto...
(Estraendo una birra dal surgelatore) Si' ma adesso ho comprato casa, a marzo conto di andarmene
ahhh auguri!!! Allora ti sposi!!!!
??????
Chiarito che no, non mi sposavo (un impegno alla volta, grazie) a distanza di una mezz'ora:
Io esco, mi dispiace magari mangiamo assieme un'altra volta
Io, brasata sul letto, birra in una mano e Fonzies nell'altra, senza distogliere lo sguardo da Ally Mc Beal: eh si... magari
Magari faccio tardi...spero di non disturbare
Io, sempre concentrata sullo schermo: no problem, tanto esco anche io.
Ah si', e dove vai?
Io tentando di trattenere le nuvole di fumo nero all'interno delle narici, con noncuranza, sempre fissando la tv: mah non so, devo ancora decidere...
Dai, magari la prossima volta usciamo tutti assieme
Io, dardeggiando saette dalle pupille, ma ostentando un sorriso a 32 denti finalmente abbandono la tv e mi giro verso il rompiscatole: Eh si' magari! Beh allora ciao eh, buona serata.
Buona serata!
Esce
Forse bisognava chiarire che a noi non piace socializzare, soprattutto dalle 20.10 alle 21, quando c'e' IL telefilm.
E' da tanto che stai in questa foresteria?
Troppo tempo direi, sono due anni.
Eh si' e' tanto...
(Estraendo una birra dal surgelatore) Si' ma adesso ho comprato casa, a marzo conto di andarmene
ahhh auguri!!! Allora ti sposi!!!!
??????
Chiarito che no, non mi sposavo (un impegno alla volta, grazie) a distanza di una mezz'ora:
Io esco, mi dispiace magari mangiamo assieme un'altra volta
Io, brasata sul letto, birra in una mano e Fonzies nell'altra, senza distogliere lo sguardo da Ally Mc Beal: eh si... magari
Magari faccio tardi...spero di non disturbare
Io, sempre concentrata sullo schermo: no problem, tanto esco anche io.
Ah si', e dove vai?
Io tentando di trattenere le nuvole di fumo nero all'interno delle narici, con noncuranza, sempre fissando la tv: mah non so, devo ancora decidere...
Dai, magari la prossima volta usciamo tutti assieme
Io, dardeggiando saette dalle pupille, ma ostentando un sorriso a 32 denti finalmente abbandono la tv e mi giro verso il rompiscatole: Eh si' magari! Beh allora ciao eh, buona serata.
Buona serata!
Esce
Forse bisognava chiarire che a noi non piace socializzare, soprattutto dalle 20.10 alle 21, quando c'e' IL telefilm.
26.7.04
Per amor di numero
Nonostante una laurea in fisica io coi numeri non ci vado d'accordo o meglio se mi chiedi la costante di Planck (6.6261 * 10 ^ (-34) Js) o pi greco (3,14159265 etc etc) o h tagliato (per deduzione) ho qualche speranza di rispondere correttamente.
Quando pero', tipicamente a bordo di un treno, mi viene sottoposta l'imbarazzante domanda della serie "ma quanti abitanti ha Genova/Milano/l'Italia?" tendenzialmente divento rosso pomodoro e balbettando rispondo che, mea culpa, proprio non ne ho idea. La cosa atroce e' che la gente non credendo alla mia abissale ignoranza insiste con affermazioni del tipo "si va beh, ma all'incirca?".
Al che mi tocca pensare a quanta gente abita nel mio palazzo, a quanti palazzi ci sono nella mia via, a quante vie ci sono nel mio quartiere a quanti quartieri ci sono nella citta' per poi azzardare una risposta inevitabilmente sbagliata.
Oggi dopo l'ennesima figura da cioccolataia ho deciso di documentarmi:
Milano ha circa 1.302.000 abitanti, che salgono a 3.700.000 considerando anche la provincia;
Corsico mio futuro comune di residenza ha 35.000 abitanti;
Genova ha circa 632.000 abitanti;
Pegli il mio ex quartiere ha circa 20/25000 abitanti.
Nonostante una laurea in fisica io coi numeri non ci vado d'accordo o meglio se mi chiedi la costante di Planck (6.6261 * 10 ^ (-34) Js) o pi greco (3,14159265 etc etc) o h tagliato (per deduzione) ho qualche speranza di rispondere correttamente.
Quando pero', tipicamente a bordo di un treno, mi viene sottoposta l'imbarazzante domanda della serie "ma quanti abitanti ha Genova/Milano/l'Italia?" tendenzialmente divento rosso pomodoro e balbettando rispondo che, mea culpa, proprio non ne ho idea. La cosa atroce e' che la gente non credendo alla mia abissale ignoranza insiste con affermazioni del tipo "si va beh, ma all'incirca?".
Al che mi tocca pensare a quanta gente abita nel mio palazzo, a quanti palazzi ci sono nella mia via, a quante vie ci sono nel mio quartiere a quanti quartieri ci sono nella citta' per poi azzardare una risposta inevitabilmente sbagliata.
Oggi dopo l'ennesima figura da cioccolataia ho deciso di documentarmi:
Milano ha circa 1.302.000 abitanti, che salgono a 3.700.000 considerando anche la provincia;
Corsico mio futuro comune di residenza ha 35.000 abitanti;
Genova ha circa 632.000 abitanti;
Pegli il mio ex quartiere ha circa 20/25000 abitanti.
E' che poi ti prende una paura folle ed assurda.
Che di badare a me stessa dovrei essere in grado, ma l'idea di arrivare in una citta' che non conosco e che in passato si e' rivelata vagamente ostile e sbrogliarmi negli impicci pratici di viabilita' e soggiorno notturno, mi terrorizza.
Sara' che non ho ancora chiaro quale sara' il mio destino, a che ora e dove dovro' incontrare il resto di una compagnia che non conosco, a che ora partiro' per l'altro capo del mondo e i miei sonni sono infestati da bagagli smarriti e portafogli rubati.
Non so. Forse basterebbe prendere il telefono e chiedere informazioni, ma tutte le volte mi cullo nella speranza di trovare un plico rassicurante sul tavolo dell'ingresso e rimando.
Per il resto mi mancano solo due sacchi giganti della spazzatura, un bucato risolutore e far passare le ore che mi rimangono da passare qui in ufficio.
Che di badare a me stessa dovrei essere in grado, ma l'idea di arrivare in una citta' che non conosco e che in passato si e' rivelata vagamente ostile e sbrogliarmi negli impicci pratici di viabilita' e soggiorno notturno, mi terrorizza.
Sara' che non ho ancora chiaro quale sara' il mio destino, a che ora e dove dovro' incontrare il resto di una compagnia che non conosco, a che ora partiro' per l'altro capo del mondo e i miei sonni sono infestati da bagagli smarriti e portafogli rubati.
Non so. Forse basterebbe prendere il telefono e chiedere informazioni, ma tutte le volte mi cullo nella speranza di trovare un plico rassicurante sul tavolo dell'ingresso e rimando.
Per il resto mi mancano solo due sacchi giganti della spazzatura, un bucato risolutore e far passare le ore che mi rimangono da passare qui in ufficio.
Un uomo con i baffi e gli occhi azzurri mi parla di combustibili fossili, energie alternative ed entropia, dopo aver visto che sto leggendo un libro di Rifkin.
L'uomo grasso di Bordighera russa sonoramente e quando si sveglia si introduce nella conversazione parlando dei marziani e dell'area 51.
Poco prima ho origliato due conversazioni telefoniche miste italiano inglese. Il romano seduto accanto a me ha una splendida pronuncia inglese, quella italiana invece non brilla.
Il treno e' partito con 30 minuti di ritardo e l'uomo del carrello delle bibite sta tenendo un comizio elettorale sullo sfascio delle ferrovie italiane. A lui che il treno arrivi puntuale o in ritardo comunque non importa, tanto gli pagano gli straordinari.
Io per prendere questo treno ho dovuto correre una sorta di rally, guidando la micra come se fosse baby rischiando di infartuare la povera mamma che mi accompagnava in stazione, nonche' rischiando almeno meta' dei punti della patente. E' un po' come se intorno a me scorresse la pellicola di un film, ma io no stessi realmente vivendo.
In centrale c'e' la solita ressa della domenica sera, scendo i gradini della metro saluto l'uomo coi baffi e gli occhi azzurri che abita in un ex convento a Crescenzago e mi butto sulla linea gialla.
A casa il devastante temporale del we non ha prodotto danni visibili, il mio bucato e' ancora appeso sullo stendino ed e' asciutto.
La zanzara che vive nel mio comodino mi accoglie sussorrandomi nell'orecchio non appena tocco il letto.
L'uomo grasso di Bordighera russa sonoramente e quando si sveglia si introduce nella conversazione parlando dei marziani e dell'area 51.
Poco prima ho origliato due conversazioni telefoniche miste italiano inglese. Il romano seduto accanto a me ha una splendida pronuncia inglese, quella italiana invece non brilla.
Il treno e' partito con 30 minuti di ritardo e l'uomo del carrello delle bibite sta tenendo un comizio elettorale sullo sfascio delle ferrovie italiane. A lui che il treno arrivi puntuale o in ritardo comunque non importa, tanto gli pagano gli straordinari.
Io per prendere questo treno ho dovuto correre una sorta di rally, guidando la micra come se fosse baby rischiando di infartuare la povera mamma che mi accompagnava in stazione, nonche' rischiando almeno meta' dei punti della patente. E' un po' come se intorno a me scorresse la pellicola di un film, ma io no stessi realmente vivendo.
In centrale c'e' la solita ressa della domenica sera, scendo i gradini della metro saluto l'uomo coi baffi e gli occhi azzurri che abita in un ex convento a Crescenzago e mi butto sulla linea gialla.
A casa il devastante temporale del we non ha prodotto danni visibili, il mio bucato e' ancora appeso sullo stendino ed e' asciutto.
La zanzara che vive nel mio comodino mi accoglie sussorrandomi nell'orecchio non appena tocco il letto.
23.7.04
Vamos a la playa, oh oh oh
Doveva essere un altro we sui monti.
In principio doveva essere la Capanna Margherita, poi il Lago Liconi.
Alla fine, causa vacanze alle porte, entrambe le spedizioni sono state rimandate a data da destinarsi.
E mare sia!
Assieme alle mie amichette del liceo in mezzo alla bolgia dei milanesi un sano we di salino e ustioni multiple. Chissa' che non riesca a pareggiare il segno del calzino.
Doveva essere un altro we sui monti.
In principio doveva essere la Capanna Margherita, poi il Lago Liconi.
Alla fine, causa vacanze alle porte, entrambe le spedizioni sono state rimandate a data da destinarsi.
E mare sia!
Assieme alle mie amichette del liceo in mezzo alla bolgia dei milanesi un sano we di salino e ustioni multiple. Chissa' che non riesca a pareggiare il segno del calzino.
La riunione di dipartimento era in una sala dell'Holyday Inn, nonostante questo il rinfresco proveniva diretto dagli scaffali della Carrefour.
Le bibite erano calde.
Le patatine eccessivamente salate.
Il direttore associato ci ha illustrato la struttura aziendale, la slide piu' gettonata di tutte le riunioni aziendali, estive e invernali.
Alcuni colleghi con nostalgia e rimpianto ci hanno illustrato i meravigliosi progetti su cui avevano potuto lavorare in passato (quando magari non erano neppure ancora in questa ditta).
Al secondo intervento rimpiangevamo di aver dimenticato in ufficio la tombola della riunione... con la frequenza con cui le parole sinergia e proattivita' venivano pronunciate, saremmo riusciti a fare tombola prima della fine del secondo intervento.
Nella scheda di valutazione sulla parte assi di miglioramento della riunione ho chiesto pizzette nel buffet. Mi sono firmata. Credo che non saro' invitata alla prossima riunione.
Le bibite erano calde.
Le patatine eccessivamente salate.
Il direttore associato ci ha illustrato la struttura aziendale, la slide piu' gettonata di tutte le riunioni aziendali, estive e invernali.
Alcuni colleghi con nostalgia e rimpianto ci hanno illustrato i meravigliosi progetti su cui avevano potuto lavorare in passato (quando magari non erano neppure ancora in questa ditta).
Al secondo intervento rimpiangevamo di aver dimenticato in ufficio la tombola della riunione... con la frequenza con cui le parole sinergia e proattivita' venivano pronunciate, saremmo riusciti a fare tombola prima della fine del secondo intervento.
Nella scheda di valutazione sulla parte assi di miglioramento della riunione ho chiesto pizzette nel buffet. Mi sono firmata. Credo che non saro' invitata alla prossima riunione.
22.7.04
Beh a breve mi mettero' in marcia per raggiungere la riunione di dipartimento. Questa volta il capo ha deciso di affittare la sala riunioni dell'holyday inn albergaccio costruito dentro la tangenziale di Milano, a fianco del distributore, ma dotato di piscina. Il meeting finirà alle 19.00, che ci offra una cena e' escluso, ma almeno due tartine ce le daranno?
Aulin + voltaren crema + giacere distesa sul letto con la tv accesa per tre ore di fila... pare che tutto questo abbia accelerato il processo di guarigione della mia schiena... non saro' agile come una gazzella, ma insomma oggi non sembro una novantenne artrtitica.
Il problema e' che le tre ore di tv mi hanno spappolato il cervello.
Il problema e' che le tre ore di tv mi hanno spappolato il cervello.
21.7.04
non ho l'eta'
per far cosa non e' chiaro, fatto sta che questa mattina mi sono svegliata con il mal di schiena ed e' tutto il giorno che ho l'agilita' di un gatto di marmo.
ora vado a casa e mi metto a letto e mi intristisco anche un po' che le mie coinquiline stasera se ne vanno a fare baldoria ed io a casa come i vecchi.
per far cosa non e' chiaro, fatto sta che questa mattina mi sono svegliata con il mal di schiena ed e' tutto il giorno che ho l'agilita' di un gatto di marmo.
ora vado a casa e mi metto a letto e mi intristisco anche un po' che le mie coinquiline stasera se ne vanno a fare baldoria ed io a casa come i vecchi.
20.7.04
quando fa caldo sono irritabile, l'ho gia' detto?
anche quando devo leggere del codice altrui dove tutte le Hashtable si chiamano hasht o hashtb mentre in ufficio tutti urlano, divento irritabile.
se poi a pranzo ho perso tempo alla posta non ne parliamo.
ecco vorrei avvertire il mondo per favore di non pararsi davanti alle ruote di Baby sulla mia via verso casa, che al momento ne sono sprovvista, ma uscendodi qui ho intenzione di procurarmi un fucile a pompa ed eliminare *definitivamente* le fonti di irritazione.
anche quando devo leggere del codice altrui dove tutte le Hashtable si chiamano hasht o hashtb mentre in ufficio tutti urlano, divento irritabile.
se poi a pranzo ho perso tempo alla posta non ne parliamo.
ecco vorrei avvertire il mondo per favore di non pararsi davanti alle ruote di Baby sulla mia via verso casa, che al momento ne sono sprovvista, ma uscendodi qui ho intenzione di procurarmi un fucile a pompa ed eliminare *definitivamente* le fonti di irritazione.
non potevo esimermi dalla moda imperante e soprattutto mi sono rotta le palle di perdere in continuazione le mail. insomma da oggi ho un account gmail anche io.
Futilità a lato della mia gita in Francia.
A parte ampliare il mio vocabolario riguardante il trekking (ora so come si dice borraccia sia in francese che in patois), ho avuto modo di verificare le abitudini dei motociclisti francesi.
Pare che il gesto per ringraziare gli automobilisti di aver lasciato spazio sulla carreggiata per il passaggio della moto sia alzare la gamba destra. Ora mi domando in Italia non ho mai visto nessuno fare questa cosa, e' che la moto la uso praticamente solo in citta' dove gli automobilisti sono tutti bastardi e piuttosto che lasciarti spazio si vanno a schiantare o che questa usanza da noi manca?
A parte ampliare il mio vocabolario riguardante il trekking (ora so come si dice borraccia sia in francese che in patois), ho avuto modo di verificare le abitudini dei motociclisti francesi.
Pare che il gesto per ringraziare gli automobilisti di aver lasciato spazio sulla carreggiata per il passaggio della moto sia alzare la gamba destra. Ora mi domando in Italia non ho mai visto nessuno fare questa cosa, e' che la moto la uso praticamente solo in citta' dove gli automobilisti sono tutti bastardi e piuttosto che lasciarti spazio si vanno a schiantare o che questa usanza da noi manca?
19.7.04
Week end in Francia, parte tre.
Dimanche, le long retour.
Sono le 8.30, siamo coperti di rugiada, ma il sole sta arrivando. Michel non ha dormito molto e continua a dire che si deve comprare un materassino gonfiabile come il mio perchè con lo stuoino sentiva tutte le asperità del terreno. O almeno è quello che credo di capire, perchè alla mattina faccio fatica già di mio a fare conversazione figuriamoci a farla in francese.
Dal Lac Vert (2300 m circa) ci dirigiamo verso la Bas de la Valmasque (2550 m) che ci farà scollinare nella valle delle Meraviglie.Qui non si possono usare i bastoni con la punta di ferro, non si possono abbandonare i sentieri tracciati,praticamente non si può fare nulla, se non restare sul sentiero e vedere qualche incisione ad esempio il Cristo.
Sui sentieri della Valle delle Meraviglie c'è "tout le mond", come dice Michel. Il paesaggio è comunque eccezionale e il tempo ancora ci assiste. Pranziamo in vicinanza del lac des Merveilles e del relativo rifugio a 2100m.
Dopo pranzo ci aspettal'ultima salita verso il Pas de l'Arpette (2510 m) e poi la lunga discesa fino alla macchina.
Il sole ci ha cotti per bene, per quest'anno il segno del calzino rimarrà indelebile, ma più di questo mi preoccupa il dolore atroce ai polpacci che sono rosso fuoco.
Sulla discesa mi sento molto atletica, sarà anche che Michel ha preso una storta e viene giù cauto poggiandosi sui bastoncini, comunque saltellando di pietra in pietra sento i muscoli che rispondono bene nonostante l'inattività degli ultimi tempi.
Purtroppo ad un certo punto manco una svolta sul sentiero e così ci tocca passare sotto il tubo dell'acquedotto strisciando sui gomiti, questo spezza il ritmo e di lì in poi la discesa si fa più dura, anche perchè si ha la visuale sul parcheggio e la macchina sembra sempre un puntino lontanissimo. Fortunatamente Michel ad un certo punto dice la parola magica "biere à la pression", a quel punto riprendo la corsa, questa volta a sostenermi è il pensiero di mettere i piedi a bagno nel torrente e sedermi poi all'ombra di un ombrellone con la mia birretta in mano. Discesa di nervi.
Dopo la birra il rientro a Nizza con ingorgo di traffico compreso. Un passo veloce a casa di Michel per una doccia e un piatto di pomodori. La corsa in macchina verso stazione, un altro ingorgo, un semaforo rosso di troppo. Nonostante lo scatto da centometristi nel sottopasso il treno per Roma mi parte sotto il naso.
Fortunatamanete 35 minuti dopo ce n'è un altro.
All'una meno venti sono a Principe, la mia santa mammina viene a prendermi. All'una e venti spengo la luce dopo una fettona di focaccia e un bagno nella crema dopo sole. La sveglia è puntata alle 5.30 per il rientro a Milano.
Dimanche, le long retour.
Sono le 8.30, siamo coperti di rugiada, ma il sole sta arrivando. Michel non ha dormito molto e continua a dire che si deve comprare un materassino gonfiabile come il mio perchè con lo stuoino sentiva tutte le asperità del terreno. O almeno è quello che credo di capire, perchè alla mattina faccio fatica già di mio a fare conversazione figuriamoci a farla in francese.
Dal Lac Vert (2300 m circa) ci dirigiamo verso la Bas de la Valmasque (2550 m) che ci farà scollinare nella valle delle Meraviglie.Qui non si possono usare i bastoni con la punta di ferro, non si possono abbandonare i sentieri tracciati,praticamente non si può fare nulla, se non restare sul sentiero e vedere qualche incisione ad esempio il Cristo.
Sui sentieri della Valle delle Meraviglie c'è "tout le mond", come dice Michel. Il paesaggio è comunque eccezionale e il tempo ancora ci assiste. Pranziamo in vicinanza del lac des Merveilles e del relativo rifugio a 2100m.
Dopo pranzo ci aspettal'ultima salita verso il Pas de l'Arpette (2510 m) e poi la lunga discesa fino alla macchina.
Il sole ci ha cotti per bene, per quest'anno il segno del calzino rimarrà indelebile, ma più di questo mi preoccupa il dolore atroce ai polpacci che sono rosso fuoco.
Sulla discesa mi sento molto atletica, sarà anche che Michel ha preso una storta e viene giù cauto poggiandosi sui bastoncini, comunque saltellando di pietra in pietra sento i muscoli che rispondono bene nonostante l'inattività degli ultimi tempi.
Purtroppo ad un certo punto manco una svolta sul sentiero e così ci tocca passare sotto il tubo dell'acquedotto strisciando sui gomiti, questo spezza il ritmo e di lì in poi la discesa si fa più dura, anche perchè si ha la visuale sul parcheggio e la macchina sembra sempre un puntino lontanissimo. Fortunatamente Michel ad un certo punto dice la parola magica "biere à la pression", a quel punto riprendo la corsa, questa volta a sostenermi è il pensiero di mettere i piedi a bagno nel torrente e sedermi poi all'ombra di un ombrellone con la mia birretta in mano. Discesa di nervi.
Dopo la birra il rientro a Nizza con ingorgo di traffico compreso. Un passo veloce a casa di Michel per una doccia e un piatto di pomodori. La corsa in macchina verso stazione, un altro ingorgo, un semaforo rosso di troppo. Nonostante lo scatto da centometristi nel sottopasso il treno per Roma mi parte sotto il naso.
Fortunatamanete 35 minuti dopo ce n'è un altro.
All'una meno venti sono a Principe, la mia santa mammina viene a prendermi. All'una e venti spengo la luce dopo una fettona di focaccia e un bagno nella crema dopo sole. La sveglia è puntata alle 5.30 per il rientro a Milano.
Week end in Francia, parte due.
Le bivouac à la belle ètoile.
Dal termine della strada della Gordolasque (1690 m) ci dirigiamo verso il rifugio Nizza che si affaccia su di un primo lago artificiale il Lac de la Fous (2185 m).
Passiamo per il lato sinistro del torrente, la giornata è spettacolare il sentiero si stende fra prati verdissimi pieni di fiori (si vede che siamo in un parco naturale).
Nelle due ore previste da copione siamo al rifugio. Ci fermiamo per pranzare e poi proseguiamo verso il Col de la Fous a 2825 m. Lasciando il rifugio e salendo il paesaggio diventa più duro, pietre pietre e ancora pietre. Alcuni tratti di salita li facciamo passando sui nevai per tagliare un pò di strada e guadagnare quota più agevolmente.
Su di un nevaio mi imbatto in una coccinella infreddolita, la deposito su di una roccia al sole. Oltre a me, Michel e la coccinella ci sono altre due persone (padre e figlio) e qualche camoscio che ci tiene sott'occhio dalla distanza.
Arrivati in vetta sono un pò spompata (dal trekking in Corsica ho vissuto dormendo sugli allori) e accetto di buon grado un caffè solubile in quota.
Dal pas de la Fous cominciamo a scendere. Abbiamo deciso di bivaccare sotto le stelle, sulle rive del Lac Gelè. Il lago, il nome non mente, non ha l'aspetto di essere un posto molto adatto al bivacco: le rive sono coperte da grossi nevai. Più in basso ci sono una serie di laghi artificiali, su uno di questi (il lac de Basto) si affaccia il rifugio della Valmasque, ma noi abbiamo deciso di essere avventurosi e così dormiremo in un prato sulla riva del Lac Vert a poco meno di 20 minuti di cammino dal rifugio.
Telo di sopravvivenza steso a terra, meterassini, sacchi a pelo: mentre il sole è sparito dietro ai monti e ceniamo con cous-cous liofilizzato con addosso tutti i vestiti a nostra disposizione, più che avventurosi ci sentiamo un pò coglioni. Alle 20 siamo "in branda" se così si può definire la condizione di due mummie imbalsamate ciascuna nel suo sacco a pelo senza possibilità di muoversi.
Mi sveglio più di una volta durante la notte, il cielo è limpidissimo e nonostante la mia miopia riesco a individuare l'orsa maggiore e altre costellazioni. Poi fa veramente troppo freddo per tenere anche solo il naso fuori dal sacco a pelo, così infilo la testa dentro e lascio fuori il resto del mondo. Resto immobile fino a mattina quando infine una marmotta decide che è ora che ci svegliamo e si produce nel suo verso da antifurto.
Le bivouac à la belle ètoile.
Dal termine della strada della Gordolasque (1690 m) ci dirigiamo verso il rifugio Nizza che si affaccia su di un primo lago artificiale il Lac de la Fous (2185 m).
Passiamo per il lato sinistro del torrente, la giornata è spettacolare il sentiero si stende fra prati verdissimi pieni di fiori (si vede che siamo in un parco naturale).
Nelle due ore previste da copione siamo al rifugio. Ci fermiamo per pranzare e poi proseguiamo verso il Col de la Fous a 2825 m. Lasciando il rifugio e salendo il paesaggio diventa più duro, pietre pietre e ancora pietre. Alcuni tratti di salita li facciamo passando sui nevai per tagliare un pò di strada e guadagnare quota più agevolmente.
Su di un nevaio mi imbatto in una coccinella infreddolita, la deposito su di una roccia al sole. Oltre a me, Michel e la coccinella ci sono altre due persone (padre e figlio) e qualche camoscio che ci tiene sott'occhio dalla distanza.
Arrivati in vetta sono un pò spompata (dal trekking in Corsica ho vissuto dormendo sugli allori) e accetto di buon grado un caffè solubile in quota.
Dal pas de la Fous cominciamo a scendere. Abbiamo deciso di bivaccare sotto le stelle, sulle rive del Lac Gelè. Il lago, il nome non mente, non ha l'aspetto di essere un posto molto adatto al bivacco: le rive sono coperte da grossi nevai. Più in basso ci sono una serie di laghi artificiali, su uno di questi (il lac de Basto) si affaccia il rifugio della Valmasque, ma noi abbiamo deciso di essere avventurosi e così dormiremo in un prato sulla riva del Lac Vert a poco meno di 20 minuti di cammino dal rifugio.
Telo di sopravvivenza steso a terra, meterassini, sacchi a pelo: mentre il sole è sparito dietro ai monti e ceniamo con cous-cous liofilizzato con addosso tutti i vestiti a nostra disposizione, più che avventurosi ci sentiamo un pò coglioni. Alle 20 siamo "in branda" se così si può definire la condizione di due mummie imbalsamate ciascuna nel suo sacco a pelo senza possibilità di muoversi.
Mi sveglio più di una volta durante la notte, il cielo è limpidissimo e nonostante la mia miopia riesco a individuare l'orsa maggiore e altre costellazioni. Poi fa veramente troppo freddo per tenere anche solo il naso fuori dal sacco a pelo, così infilo la testa dentro e lascio fuori il resto del mondo. Resto immobile fino a mattina quando infine una marmotta decide che è ora che ci svegliamo e si produce nel suo verso da antifurto.
Week end in Francia, parte uno.
Le jour avant.
Michel ha all'incirca 40 anni è un gendarme ed ha due figli.
Vive in una casa all'interno della gendarmerie che sembra arredata da un architetto sofferente di personalità multipla. La cucina è dipinta di turchese e i mobili sono bianchi. Il bagno invece è sulla tonalità rosa pesca, più intensa, nello sgabuzzino dove c'è il gabinetto (che è ovviamnetedall'altro lato della casa rispetto alla stanza con la doccia), meno intensa e con un decoro a pesci azzurri nella stanza della doccia. In salotto le pareti sono verdino stinto e i mobili sono di legno scuro (li ha fatti lui), sopra il divano campeggia un bandierone in colori che a me sembrano giamaicani, ma in realta' sono della Reunion.Le uniche stanze normali sono quelle dei figli, mobili e pareti bianchi coperti di poster.
Arrivo a Nizza dopo 5 ore e 15 di treno, senza essermi ricordata di registrare sul cellulare il numero di Michel, in pratica se mi dà buca sono dispersa in una città sconosciuta. Fortunatamente si presenta all'appello e ce ne andiamo a mangiare in un ristorante italiano nel centro storico di Nizza.
Quando finalmente arriviamo a casa sua sono le 23, dopo avergli dato carta bianca sul percorso, lo lascio a disfare le valigie e a organizzare la gita e me ne vado a fare la doccia poi praticamente svengo nel letto del figlio maggiore (che per il we è a casa di un amico).
Alle 7 sento bussare alla porta, quando arrivo in cucina la colazione è pronta.
Alle 8 e 20 siamo in viaggio diretti alla valle del Gordolasque abbiamo in programma una due giorni che prevede di raggiungere la Valle delle Meraviglie passando per un percorso più sportivo di quello canonico.
Le jour avant.
Michel ha all'incirca 40 anni è un gendarme ed ha due figli.
Vive in una casa all'interno della gendarmerie che sembra arredata da un architetto sofferente di personalità multipla. La cucina è dipinta di turchese e i mobili sono bianchi. Il bagno invece è sulla tonalità rosa pesca, più intensa, nello sgabuzzino dove c'è il gabinetto (che è ovviamnetedall'altro lato della casa rispetto alla stanza con la doccia), meno intensa e con un decoro a pesci azzurri nella stanza della doccia. In salotto le pareti sono verdino stinto e i mobili sono di legno scuro (li ha fatti lui), sopra il divano campeggia un bandierone in colori che a me sembrano giamaicani, ma in realta' sono della Reunion.Le uniche stanze normali sono quelle dei figli, mobili e pareti bianchi coperti di poster.
Arrivo a Nizza dopo 5 ore e 15 di treno, senza essermi ricordata di registrare sul cellulare il numero di Michel, in pratica se mi dà buca sono dispersa in una città sconosciuta. Fortunatamente si presenta all'appello e ce ne andiamo a mangiare in un ristorante italiano nel centro storico di Nizza.
Quando finalmente arriviamo a casa sua sono le 23, dopo avergli dato carta bianca sul percorso, lo lascio a disfare le valigie e a organizzare la gita e me ne vado a fare la doccia poi praticamente svengo nel letto del figlio maggiore (che per il we è a casa di un amico).
Alle 7 sento bussare alla porta, quando arrivo in cucina la colazione è pronta.
Alle 8 e 20 siamo in viaggio diretti alla valle del Gordolasque abbiamo in programma una due giorni che prevede di raggiungere la Valle delle Meraviglie passando per un percorso più sportivo di quello canonico.
16.7.04
Lombardia
Atterrati su in Brianza come un 747
siam cresciuti di nascosto, come le castagne matte
La regina Teodolinda ci faceva l'occhiolino
ma noi irriconoscenti, non gli abbiam fatto l'inchino
Imparammo la chitarra per avere un occasione
per paura di sentirci come un mobile a Lissone
Poi ci siamo travestiti da soldati di ventura
per cercare di scalare questa ripida pianura
Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo a respirare, pur essendo in Lombardia
A Milano costruimmo una giostra di cristallo
ma la pioggia di monete l'ha distrutta sul più bello
riparammo nei quartieri dove c'è periferia
perchè sotto l'immondizia sta nascosta la magia
E fu notte sempre lunga, ubriaca nei sobborghi
imparammo a camminare con il passo dei balordi
il profumo dell'asfalto ed il nome dei coltelli
diventammo spazzatura, diventammo molto belli.
Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo anche a volare, pur essendo in Lombardia
Quando venne l'uragano ci sorprese sopra Lecco
lo prendemmo per la coda e lo ficcammo dentro al sacco
anche il lago fu gentile, ci ha svelato il suo mistero
con in cambio la promessa di non raccontarlo in giro
Abbiam preso qualche stella dalla notte bergamasca
mentre il diavolo rideva gli fregammo la sua crusca
poi chiedemmo alla montagna di cantarci una canzone
e nella valle sottostante tutti fecero l'amore
Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo a respirare, pur essendo in Lombardia
Abbiam fatto la scommessa di una vita rattoppata
come quando giochi il due nella briscola chiamata
non ci provoca vergogna la volgarità o il baccano
perchè anche l'occhio pesto può vedere assai lontano
Quindi non ci biasimare se non siamo riverenti
é difficile parlare con in bocca il paradenti
Se non puoi volerci bene facci almeno compagnia
Tanto sai dove trovarci.buonanotte Lombardia
(Mercanti di Liquore)
Atterrati su in Brianza come un 747
siam cresciuti di nascosto, come le castagne matte
La regina Teodolinda ci faceva l'occhiolino
ma noi irriconoscenti, non gli abbiam fatto l'inchino
Imparammo la chitarra per avere un occasione
per paura di sentirci come un mobile a Lissone
Poi ci siamo travestiti da soldati di ventura
per cercare di scalare questa ripida pianura
Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo a respirare, pur essendo in Lombardia
A Milano costruimmo una giostra di cristallo
ma la pioggia di monete l'ha distrutta sul più bello
riparammo nei quartieri dove c'è periferia
perchè sotto l'immondizia sta nascosta la magia
E fu notte sempre lunga, ubriaca nei sobborghi
imparammo a camminare con il passo dei balordi
il profumo dell'asfalto ed il nome dei coltelli
diventammo spazzatura, diventammo molto belli.
Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo anche a volare, pur essendo in Lombardia
Quando venne l'uragano ci sorprese sopra Lecco
lo prendemmo per la coda e lo ficcammo dentro al sacco
anche il lago fu gentile, ci ha svelato il suo mistero
con in cambio la promessa di non raccontarlo in giro
Abbiam preso qualche stella dalla notte bergamasca
mentre il diavolo rideva gli fregammo la sua crusca
poi chiedemmo alla montagna di cantarci una canzone
e nella valle sottostante tutti fecero l'amore
Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo a respirare, pur essendo in Lombardia
Abbiam fatto la scommessa di una vita rattoppata
come quando giochi il due nella briscola chiamata
non ci provoca vergogna la volgarità o il baccano
perchè anche l'occhio pesto può vedere assai lontano
Quindi non ci biasimare se non siamo riverenti
é difficile parlare con in bocca il paradenti
Se non puoi volerci bene facci almeno compagnia
Tanto sai dove trovarci.buonanotte Lombardia
(Mercanti di Liquore)
Ammetto la mia colpa, di Marco Paolini fino a ieri sera avevo solo sentito parlare, ma non mi ero mai impegnata per vederlo in azione. E dire che il racconto del Vajont me lo avevano elogiato fin quasi alla nausea.
Ieri sera a Villa Arconati presentava lo spettacolo Song n 32 assieme ai Mercanti di Liquore.
Posti vip grazie alle potenti maniglie di Yama (seggiole scomode come nelle file dietro, ma distanza di pochi metri dal palco) , mi sono goduta questo misto di ballate e di storie.
E' uno spettacolo impossibile da raccontare parole musiche, atmosfere dal collettivo di sinistra negli anni 70, alla fame dei soldati in trincea, alle discussioni letterarie di due ragazzi in gita scolastica. Canzoni. Letteratura.
Note futili a lato:
la voce in falsetto (si dirà poi così?) di Paolini mi ricordava quella di Paolo Rossi (quando era ancora simpatico... a proposito che fine ha fatto?).
Lorenzo Monguzzi ha una voce stupenda, molto calda e anche prima del finale si coglieva l'impronta De Anrdreiana. Quando poi ha intonato La guerra di Piero e Geordie per noi genovesi è stato un brivido lungo la schiena.
La lampada pare sia in cantina a causa di un "incidente domestico".
Chiarito questo posso tentare di ritrovare la mia tranquillita'.
Intanto comincio andandomene in Francia nella valle delle Meraviglie per un we.
15.7.04
14.7.04
Non posso lamentarmi piu' di tanto, se stamattina non avessi sprecato quella mezz'oretta a cercare notizie su Parigi e quell'altra manciata di minuti per scrivere i post qui sotto, forse adesso non sarei sul punto di ululare alla luna che deve ancora sorgere....
la questione sarebbe rimandata di una mezz'oretta.
Fortunatamente a casa mi aspettano:
due budini al cioccolato della centrale del latte
una scatola da sei Cuccioloni
due becks
un pacchetto di rodeo
ci sarebbe anche un'asse da stiro con una montagna di roba che mi guarda supplicante, ma quella fingero' di non vederla.
Fortunatamente a casa mi aspettano:
due budini al cioccolato della centrale del latte
una scatola da sei Cuccioloni
due becks
un pacchetto di rodeo
ci sarebbe anche un'asse da stiro con una montagna di roba che mi guarda supplicante, ma quella fingero' di non vederla.
13.7.04
Prima che Uma Thurman si appuntasse la lista delle persone da far fuori sul taccuino e che la presidenza del consiglio copiasse l'idea per la campagna anti droga, io il sistema della lista da depennare lo usavo gia'. La compilazione della lista di per se e' ansiogena, ti mette davanti all'evidenza dei fatti, ma non c'e' nulla di piu' liberatorio che armarsi di pennarello nero e depennare uno a uno la lista dei @todo.
Ho mangiato il nuovo(?) panino di burger king il chicken whopper something... a parte che il pollo ha la consistenza della gelatina e la cosa e' inquietante di per se' visto che e' cotto alla piastra, gli effetti collaterali sono diversi rispetto ad un normale panino: invece della classica pesantezza di stomaco sto avendo una reazione allergica. Manco avessi fatto un piercing sulla lingua. Secondo me e' colpa della salsa chica che c'e' dentro.
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