Sul palco ci sono dei folletti.
Al Re Folletto hanno messo addosso una divisa da domatore o forse da usciere di hotel a 4 stelle, poi gli hanno spalmato addosso della melassa e l'hanno rotolato dentro una scatola piena di fili di lana colorati e
adesso è un misto fra un usciere e un capo sioux.
Il folletto primo ministro ha una corona -azzardo di pannolenci- fatta a triangoli e anche lui ha fili di lana rossa che gli pendono dalle maniche.
Poi c'è il folletto secchione, alto secco,
coi capelli biondi e gli occhiali neri, con un maglioncino grigio a cui -indovina- sono attaccati dei fili di lana. Gli
ultimi due folletti hanno una specie di pigiamino da abitanti dell'enterprise, braghe nere e maglia bordeaux, e sì pure loro
hanno dei fili di lana che gli pendono qui e lì, ma molti meno.
Il concerto si apre con il re dei folletti che imbraccia una chitarra acustica e suona in un silenzio quasi irreale. Sullo
sfondo del palco un telo bianco di garza su cui scorrono disegni di foglie, animali, uccelli.
Alla fine del pezzo magicamente compaiono anche gli altri folletti che si alterneranno ai vari strumenti come se fossero
giocatori di pallavolo che cambiano di posto in campo.
Ad un certo punto scompare il telo bianco - anche qui c'è un tocco di magia perchè non me ne rendo conto - si rivela una
scenografia, una finesta con i vetri quadrati, aperta su di un lato o forse rotta.
Le luci e le immagini scorrono seguendo il ritmo della musica. E la musica com'è?
Sarei tentata di dire - a costo di rischiare il linciaggio da una persona qualsiasi del compitissimo quanto entusiasta
pubblico del concerto - che fra Jonsi e i Sigur Ros non si notano grosse differenze, quantomeno per un orecchio non allenato
e profano. In realtà sarà che il concerto dei Sigur Ros di villa Arconati si perde nelle nebbie della memoria, mentre quello
di ieri sera l'ho ancora chiaro in mente, le atmosfere sono molto meno rarefatte, la musica è più potente, la sezione ritmica
si sente di più. Non è solo per la scenografia differente, la musica di Jonsi non è azzurra e verde e bianca come quella dei
Sigur Ros è più blu arancio nero. Più potente insomma, nonostante la voce sia quella e sia inconfondibile.
Il pezzo finale è quello che mi rimane di più dentro, perchè nessuno sul palco si risparmia, i folletti si agitano e la
musica sale in un crescendo sempre più intenso e coinvolgente e a tratti spaventoso come le immagini di pioggia e di tempesta
che scorrono alle spalle dei musicisti lame bianche sui vetri, alberi squassati oltre i vetri.
I folletti non concedono bis (o forse era quello il bis) ed è giusto così perchè dopo quella tempesta qualsiasi altra cosa avrebbe stonato, solo
escono sul palco finalmente rilassati e sorridenti e si godono i saluti e gli applausi entusiasti del pubblico.
Poi la scaletta se la volete cercatela qui nei prossimi giorni
Visualizzazione post con etichetta concerti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta concerti. Mostra tutti i post
10.6.10
7.6.10
Ieri il Marito sosteneva che per fare la recensione di un concerto non serve la scaletta, basta LesterBangizzarsi.
"Quindi parlare dei cazzi propri con la scusa di parlare di musica?"
"No no, basta criticare tutti"
Quindi bando alle ciancie non vi spiegherò i brividi e la pelle d'oca a sentire questa o quell'altra canzone, non vi dirò il pezzo di apertura o quello di chiusura o cosa hanno suonato nel bis.
Vi dirò invece di Ferrara e di piazzetta Castello cornice suggestiva per un concerto all'aperto, ma se invece di quel lastricato di ciottoli tondi ci fosse stata una colata di asfalto, probabilmente a fine concerto avrei avuto ancora due piedi. Menzione d'onore peraltro ai due stoici stampellati che hanno seguito il concerto al centro della piazza e da in piedi.
Vi dirò della follia della coda che partiva dal duomo e arrivava fino al'ingresso della piazza mentre io il Marito e un gruppo di amici ferraresi bivaccavamo sotto la statua di Savonarola per poi entrare dalla vuotissima entrata secondaria. E della poliziotta che mi domadava se avevo lattine o bottiglie in borsa e ad una mia risposta negativa mi lasciava passare, quando avrei potuto avere coltelli e bombe a mano (la macchina fotografica è definitivamente sdoganata puoi entrare tenendola al collo e nessuno ti dice niente).
Vi dirò che avevano messo giù transenne di burro e che a metà concerto c'è stata una interruzione e qualcuno dello staff è salito sul palco chiedendo a 5000 persone di fare un passo più indietro, come se una volta ripresa la musica, la gente non si sarebbe spostata di nuovo avanti.
Vi dirò che Dave Lovering con quella magliettina bianca a righe blu sottili, la barba e gli occhiali mi ricordava insistemente il mio vicino di casa e come questo un po' mi abbia rovinato la poesia. Che poi non lo ricordavo o non l'avevo notato nel 2004, che cavolo di macchina da guerra è quell'uomo? Pesta come un fabbro e tiene il ritmo come un metronomo anche lanciando bacchette a Joey Santiago e facendosele rilanciare indietro.
Vi dirò che Kim Deal si è scolata tipo trecento birre da sola, infatti era bella allegra rideva sempre e nei momenti di pausa faceva esercizio d'italiano dicendo "questa è la prima volta a Ferrara".
Vi dirò che Frank Black sembra un po' autistico e non dice mai un cavolo al pubblico e in controluce a fine concerto aveva una certa somiglianza con il colonnello Kurtz di Apocalypse Now.
Vi dirò che Joey Santiago secondo me è un alieno, da quando non ha più i capelli non starebbe bene sull'astronave dei Visitors?
Vi dirò anche del giovane punk con la cresta e il giubbino di jeans con la toppa dei clash sotto il palco al centro che non ha retto e a metà concerto s'è spostao in zone più tranquille e della giovane sosia bionda di Arisa che invece ha resistito tutto il tempo, di due energumeni della mafia russa che cercavano biglietti per entrare e facevano un po' paura e dell'idolo della serata, un giovane nerd con una maglietta bianca e la scritta con l'uniposca nero "I want to kiss Kim Deal".
Poi ritorno nel mio mondo ovattato:
Where is my Mind? Where is my mind? Where is my Mind....
"Quindi parlare dei cazzi propri con la scusa di parlare di musica?"
"No no, basta criticare tutti"
Quindi bando alle ciancie non vi spiegherò i brividi e la pelle d'oca a sentire questa o quell'altra canzone, non vi dirò il pezzo di apertura o quello di chiusura o cosa hanno suonato nel bis.
Vi dirò invece di Ferrara e di piazzetta Castello cornice suggestiva per un concerto all'aperto, ma se invece di quel lastricato di ciottoli tondi ci fosse stata una colata di asfalto, probabilmente a fine concerto avrei avuto ancora due piedi. Menzione d'onore peraltro ai due stoici stampellati che hanno seguito il concerto al centro della piazza e da in piedi.
Vi dirò della follia della coda che partiva dal duomo e arrivava fino al'ingresso della piazza mentre io il Marito e un gruppo di amici ferraresi bivaccavamo sotto la statua di Savonarola per poi entrare dalla vuotissima entrata secondaria. E della poliziotta che mi domadava se avevo lattine o bottiglie in borsa e ad una mia risposta negativa mi lasciava passare, quando avrei potuto avere coltelli e bombe a mano (la macchina fotografica è definitivamente sdoganata puoi entrare tenendola al collo e nessuno ti dice niente).
Vi dirò che avevano messo giù transenne di burro e che a metà concerto c'è stata una interruzione e qualcuno dello staff è salito sul palco chiedendo a 5000 persone di fare un passo più indietro, come se una volta ripresa la musica, la gente non si sarebbe spostata di nuovo avanti.
Vi dirò che Dave Lovering con quella magliettina bianca a righe blu sottili, la barba e gli occhiali mi ricordava insistemente il mio vicino di casa e come questo un po' mi abbia rovinato la poesia. Che poi non lo ricordavo o non l'avevo notato nel 2004, che cavolo di macchina da guerra è quell'uomo? Pesta come un fabbro e tiene il ritmo come un metronomo anche lanciando bacchette a Joey Santiago e facendosele rilanciare indietro.
Vi dirò che Kim Deal si è scolata tipo trecento birre da sola, infatti era bella allegra rideva sempre e nei momenti di pausa faceva esercizio d'italiano dicendo "questa è la prima volta a Ferrara".
Vi dirò che Frank Black sembra un po' autistico e non dice mai un cavolo al pubblico e in controluce a fine concerto aveva una certa somiglianza con il colonnello Kurtz di Apocalypse Now.
Vi dirò che Joey Santiago secondo me è un alieno, da quando non ha più i capelli non starebbe bene sull'astronave dei Visitors?
Vi dirò anche del giovane punk con la cresta e il giubbino di jeans con la toppa dei clash sotto il palco al centro che non ha retto e a metà concerto s'è spostao in zone più tranquille e della giovane sosia bionda di Arisa che invece ha resistito tutto il tempo, di due energumeni della mafia russa che cercavano biglietti per entrare e facevano un po' paura e dell'idolo della serata, un giovane nerd con una maglietta bianca e la scritta con l'uniposca nero "I want to kiss Kim Deal".
Poi ritorno nel mio mondo ovattato:
Where is my Mind? Where is my mind? Where is my Mind....
5.5.10
il 23 maggio a Baggio IV edizione della festa di quartiere A MAGGIO A BAGGIO, BELLI DIVERSIQuest'anno la festa avrà un'ospite d'eccezione, NICCOLO' FABI. Il concerto -gratuito- si terrà in serata nel parchetto antistante la Biblioteca di Baggio.
Ad apertura del concerto di Fabi, suoneranno alcuni gruppi emergenti della zona 7.
In mattinata, torneo di street basket multietnico e gara podistica per i bambini delle elementari.
Al pomeriggio animazione, laboratori creatvi e giochi per i bambini, mostra lavori alunni della scuola Zima Garibaldi, incontro in biblioteca per gli adulti.
Etichette:
a maggio a baggio,
concerti,
niccolo' fabi,
spazio aperto multietnico,
UnAltroMondo
28.2.10
Circolo Arci all'estrema periferia dell'impero, ad un concerto.
Scena 1 - La Bibita
Il Marito va in missione bibita e torna con la mia birra ed un bicchiere contenente un liquido scuro.
Io - Cosa hai preso ?
IlM - Coca cola
Io - Coca normale?
IlM - Pura e semplice coca cola
Io - Come mai?
IlM - Mi andava la coca
Io - Ma stai male?
IlM - No
Io - Allora forse devi dirmi qualche cosa?
IlM - ...
[a mia discolpa, in cinque anni che stiamo assieme era la prima volta in assoluto che il Marito decideva di prendere una bevanda analcolica]
Scena 2 La Cantante
Il Marito perplesso commenta l'esibizione del primo gruppo, rock italiano con cantante donna.
IlM - è che lei proprio non c'entra niente con il gruppo
Io - in che senso?
IlM - boh sono perplesso, cioè capisco che vogliano giocarsi la carta bella figa, però non mi convincono
Io(un po' seccata dell'attributo rivolto ad un'altra donna) - bella figa parliamone
IlM - Beh dai rispetto al cimitero di belini che c'è di solito
Io - ah beh in quel caso
Scena 1 - La Bibita
Il Marito va in missione bibita e torna con la mia birra ed un bicchiere contenente un liquido scuro.
Io - Cosa hai preso ?
IlM - Coca cola
Io - Coca normale?
IlM - Pura e semplice coca cola
Io - Come mai?
IlM - Mi andava la coca
Io - Ma stai male?
IlM - No
Io - Allora forse devi dirmi qualche cosa?
IlM - ...
[a mia discolpa, in cinque anni che stiamo assieme era la prima volta in assoluto che il Marito decideva di prendere una bevanda analcolica]
Scena 2 La Cantante
Il Marito perplesso commenta l'esibizione del primo gruppo, rock italiano con cantante donna.
IlM - è che lei proprio non c'entra niente con il gruppo
Io - in che senso?
IlM - boh sono perplesso, cioè capisco che vogliano giocarsi la carta bella figa, però non mi convincono
Io(un po' seccata dell'attributo rivolto ad un'altra donna) - bella figa parliamone
IlM - Beh dai rispetto al cimitero di belini che c'è di solito
Io - ah beh in quel caso
15.12.08
Sarà che eravamo a Settimo Milanese e non a Milano, sarà che l'ansia e la fretta riguardano solo ed esclusivamente l'ambito lavorativo, fatto sta che per un concerto nominalmente in partenza alle 22, alle 21.50 il locale era ancora chiuso. Una coppia di amici ancora dispersa ed una che invece era già rientrata a casa.
Così abbiamo fatto un giro turistico del paese che offre una chiesa, un bel municipio e una coopertaiva del popolo che sembra direttamente uscita da un film sulla provincia di 20 anni fa.
Quando finalmente siamo riusciti ad entrare nel locale e a prenderci una birra, seduta sul divano ho potuto osservare una folla alquanto variopinta.
Soprattutto ho potuto vedere una specie con cui non ero mai entrata in contatto visivo: i nostalgici dei sixties. Cuban heels, pantaloni attillati e capelli tagliati con la scodella o impomatati all'inverosimile per gli uomini, abiti leopardati e cofane alla Sarah Palin per le donne.
Una fauna che improvvisamente mi ha fatto rivalutare in blocco i metallari, con i jeans attillati, le scarpe da basket e i giubbini di jeans senza maniche coperti di toppette.
Il giudizio probabilmente rimane profondamente alterato dal fatto che il gruppo sixties che si esibiva sul palco aveva come frontman un tristo figuro che si rotolava sul palco rovesciando birra ed emettendo suoni gutturali non meglio specificabili. Ebbene sì mi accanisco col personaggio giacchè sono più che convinta che anche lui o i suoi fan volessero inseguirmi e giustiziarmi, conciati a quel modo, con quelle scarpe, non ce la farebbero mai a raggiungermi.
Sul secondo gruppo, in stile ramones, non mi pronuncio che i suoni eran fatti da cani e si sentiva solo la batteria. Sul terzo poi siamo crollati e ce ne siamo tornati a casa, che l'indomani mi toccava la levataccia per andare a fare fotografie, ma questa è un' altra storia.
Così abbiamo fatto un giro turistico del paese che offre una chiesa, un bel municipio e una coopertaiva del popolo che sembra direttamente uscita da un film sulla provincia di 20 anni fa.
Quando finalmente siamo riusciti ad entrare nel locale e a prenderci una birra, seduta sul divano ho potuto osservare una folla alquanto variopinta.
Soprattutto ho potuto vedere una specie con cui non ero mai entrata in contatto visivo: i nostalgici dei sixties. Cuban heels, pantaloni attillati e capelli tagliati con la scodella o impomatati all'inverosimile per gli uomini, abiti leopardati e cofane alla Sarah Palin per le donne.
Una fauna che improvvisamente mi ha fatto rivalutare in blocco i metallari, con i jeans attillati, le scarpe da basket e i giubbini di jeans senza maniche coperti di toppette.
Il giudizio probabilmente rimane profondamente alterato dal fatto che il gruppo sixties che si esibiva sul palco aveva come frontman un tristo figuro che si rotolava sul palco rovesciando birra ed emettendo suoni gutturali non meglio specificabili. Ebbene sì mi accanisco col personaggio giacchè sono più che convinta che anche lui o i suoi fan volessero inseguirmi e giustiziarmi, conciati a quel modo, con quelle scarpe, non ce la farebbero mai a raggiungermi.
Sul secondo gruppo, in stile ramones, non mi pronuncio che i suoni eran fatti da cani e si sentiva solo la batteria. Sul terzo poi siamo crollati e ce ne siamo tornati a casa, che l'indomani mi toccava la levataccia per andare a fare fotografie, ma questa è un' altra storia.
3.3.08
Rivalutare l'indossare in scioltezza un tacco dodici, quando ci si rende conto che la lega basket ha deciso di andare in massa a vedere il tuo stesso concerto e. sono. tutti. davanti. a. te.
Comprare a prezzo folle una maglietta così brutta, ma così brutta, ma così brutta e così assurdamente cara, da diventare immediatamente un oggetto di culto.
Applaudire il gruppo di supporto quando finalmente si decidono a dire "Goodnight Enjoy the Cure"
Urlare come una dodicenne quando sul palco appare il fungo atomico sulla testa di Robertone Smith.
Domandarsi come fa quello davanti a riprendere ininterrottamente tutto il concerto senza riportare un danno permanente ai gomiti. Apprezzare il suo sforzo titanico, che quando la lega basket forma un muro massiccio, posso guardare cosa succede sul palco nel suo display.
Odiare il bisonte che ho alle spalle che se la mena da diggei figo e dice alla sua tipa cose tipo "ah quando mettevo su questa canzone c'era la gente che andava in delirio" e si agita scompostamente.
E poi perdersi nelle luci e nel cielo stellato sullo sfondo e nelle note che mi riportano indietro di anni.
E cazzo i Cure sono bravi nulla da fare e suonano bene e Robertone Smith ogni tanto regala qualche mossetta da antologia.
E proprio quando pensavo che mi avevano fregato e non avevano fatto Boys don't cry e Killing an arab ecco il superfinale.
Se lo son fatto pagare il biglietto, ma ne valeva la pena.
Comprare a prezzo folle una maglietta così brutta, ma così brutta, ma così brutta e così assurdamente cara, da diventare immediatamente un oggetto di culto.
Applaudire il gruppo di supporto quando finalmente si decidono a dire "Goodnight Enjoy the Cure"
Urlare come una dodicenne quando sul palco appare il fungo atomico sulla testa di Robertone Smith.
Domandarsi come fa quello davanti a riprendere ininterrottamente tutto il concerto senza riportare un danno permanente ai gomiti. Apprezzare il suo sforzo titanico, che quando la lega basket forma un muro massiccio, posso guardare cosa succede sul palco nel suo display.
Odiare il bisonte che ho alle spalle che se la mena da diggei figo e dice alla sua tipa cose tipo "ah quando mettevo su questa canzone c'era la gente che andava in delirio" e si agita scompostamente.
E poi perdersi nelle luci e nel cielo stellato sullo sfondo e nelle note che mi riportano indietro di anni.
E cazzo i Cure sono bravi nulla da fare e suonano bene e Robertone Smith ogni tanto regala qualche mossetta da antologia.
E proprio quando pensavo che mi avevano fregato e non avevano fatto Boys don't cry e Killing an arab ecco il superfinale.
Se lo son fatto pagare il biglietto, ma ne valeva la pena.
Iscriviti a:
Post (Atom)