24 25 giugno 2010 – giorni 5 e 6
I cacciatori di albe
A parte la quotidiana immersione nel mondo dell'asilo e il contatto coi pargoli ieri della classe dei piccolini oggi della classe dei grandi e la fatica delle riprese, il leit motif dei due giorni è stata la caccia all'alba.
Ieri, rigorosamente nel primo pomeriggio con il sole allo zenit ed un tasso di umidità imbarazzante, ci siamo dedicati all'esplorazione dei tetti di Medina per scovare un luogo adatto a riprendere il sole che sorge.
Sotto la guida di Adama, che abita nel quartiere e che ha interpellato un paio di amici che abitano in palazzi dotati di terrazza sul tetto, siamo andati alla ricerca della giusta location.
Il primo palazzo era situato esattamente di fronte al palazzone piramidale della Banca centrale dell'Africa dell'ovest, che ovviamente era posizionata direttamente sulla linea su cui sorge il sole e quindi è stato prontamente scartato.
Il secondo sembrava posizionato meglio, il ragazzo che ci abitava però era al lavoro e quindi abbiamo dovuto contrattare con il guardiano per avere il permesso di andare sul tetto. Alla fine dopo una telefonata al suo responsabile il permesso è stato accordato e così in piena afa ci siamo trovati ad arrampicarci per cinque piani di scale ripidissime.
L'unica consolazione dal mio punto di vista era la speranza che l'esercizio fisico fosse propedeutico al raggiungimento di una tonicità del lato B se non proprio di livello senegalese che quantomeno ci si avvicinasse.
Il tetto aveva una visuale abbastanza sgombra eccezion fatta per l'est dove c'era un palazzo di altezza simile che ostruiva parzialmente la visuale. Quindi dopo aver provato con entrambe le bussole - non si sa mai che una delle due non funzionasse – che l'est era proprio da quel lato, siamo scesi scartando anche questa soluzione.
In preda a trance agonistica siamo quindi andati dal guardiano del palazzo che ostruiva la vista a chiedere di salire sul tetto, il tipo è stato molto gentile quindi altri cinque piani di scale ripidissime e in più per completare l'opera una scala a pioli alta e rugginosa (che un po' mi ricordava le scalette di Lost) per raggiungere il punto più alto del tetto.
Qui mentre Fabbra verificava la visuale mi sono sdraiata in prossimità del cornicione per scattare qualche foto alla città dall'alto. Le foto le ho scattate, sdraiarsi su di un tetto senegalese disabitato però non è stata un ottima idea dal punto di vista dell'igiene personale.
Infine siamo andati in missione all'orribile monumento del Rinascimento Africano. Quest'opera di incredibile bruttezza che svetta su di una collina nel quartiere di Ouakam, fortemente voluta dal presidente Wade e inaugurata ai primi di aprile, è un colosso di metallo color bronzo raffigurante una famiglia senegalese. Per un singolare mistero, non dissimile da quelli italiani, i soldi per la costruzione – appaltata ai nordcoreani che a quanto pare sono più economici dei senegalesi – sono stati attinti dai fondi pubblici, ma gli incassi delle visite alla statua finiranno tutti nelle tasche di Monsieur Le President.
La statua si trova su di una collina e per raggiungerne la base c'è una simpatica scalinata di millemilioni di scalini che abbiamo affrontato con sprezzo del pericolo sempre sotto il sole cocente, che a noi ci piace soffrire.
Fabbra ha decretato che la cima della collina era il luogo adatto per filmare l'alba e per un eccesso di scrupolo ci siamo anche fermati a chiedere ad un poliziotto se era sempre accessibile anche alle sei del mattino. Il poliziotto estremante buontempone e rilassato in sostanza ci ha detto “Trenci raga, non c'è probblema, potete venire quando volete” il che sul momento ci ha rincuorato.
Tornati a casa abbiamo controllato l'ora a cui inizia il chiarore e l'ora esatta dell'alba su internet, scoprendo che le previsioni non promettevano nulla di buono : tipo cielo coperto temporali e umidità all'80%.
Stamattina Fabbra incaricato di scrutare il cielo per capire se dare inizio o meno alla spedizione ha però decretato che le nuvole non erano molte e che quindi si poteva andare, forse il fatto che le nostre ore di sonno le avessimo passate a boccheggiare per l'umidità insopportabile avrebbe dovuto farci scattare un campanello d'allarme.
Comunque sia lavati vestiti e caffettizzati siamo arrivati in avenue charles de gaulle, siamo saltati su di un taxi e ci siamo fatti portare a Ouakam nelle tenebre più oscure.
Non appena poggiato piede sul primo gradino della scalinata i soldati di guardia però ci hanno intimato lo stop spiegandoci che l'accesso era possibile unicamente dalle 7 alle 22.30 e che quindi niente cazzi dovevamo girare i tacchi ed andarcene. Gli occhioni da cerbiatto e la richiesta di Mao se proprio non ci fosse modo di sistemare la faccenda, sono state ignorate.
Allora ci siamo trasferiti sulla strada sottostante da cui comunque si gode ancora una buona vista della città, abbiamo piazzato camera e cavalletto e ci siamo messi ad aspettare.
Cinque e cinquanta, sei, sei e dieci.... ma siamo proprio sicuri che l'est è di là se il sole deve sorgere lì com'è che c'è più chiarore più a sinistra.
Sei e venti sei e trenta... cazzo cazzo stai a vedere che abbiamo sbagliato l'inquadrazia, sposto la videocamera, no dai abbi fede, no dai guarda la bussola.
Sei e quaranta i primi curiosi che passano e si fermano a fare domande e domandare sigarette.
Sei e quarantacinque... ma il sole a che ora deve sorgere? Tipo adesso? Dov'è il sole? Non ti sembra di vedere un alone nel display? Sì, ma in cielo no.
Sei e cinquanta... ma il sito internet sarà stato attendibile? Ma il sole sorge ad est?
Sette … ma quanto tempo ancora aspettiamo prima di rassegnarci all'evidenza che il sole stamattina ha deciso di non sorgere?
Sette e cinque, un auto arriva a gran velocità e inchioda, scendono tre energumeni che cominciano a domandare “ma ce l'avete l'autorizzazione del sindaco? Avete parlato con il capo villaggio? ” Proviamo la tecnica degli gnorri “Non sapevamo che fosse necessaria l'autorizzazione, stiamo solo riprendendo il sole che sorge”. Ma l'energumeno capo “E' profanazione questa non avete rispetto, non vedete che lì sotto c'è un cimitero? Non avete rispetto per i morti” e gli assistenti energumeni “Profanazione profanazione”. E io ad uno degli energumeni “ Siamo desolati comunque guarda che non c'è il cimitero nell'inquadratura, stiamo solo riprendendo il sole che sorge” (sole quale sole?) .
E l'energumeno capo a Mao “Profanazione, qui c'è mio padre il padre di mio padre, bisogna avere rispetto per i morti, se la gente vi vede qui che riprendete viene su con i bastoni e vi mena”.
Nel frattempo Fabbra smontava tutto domandando scusa. Riposta la videocamera e chiusa l'ultima gamba del manfrotto improvvisamente uno squarcio nel cielo, il sole finalmente s'è mostrato ovviamente già alto in cielo.
Per concludere con gloria la mattinata sulla via del ritorno fermi nell'embouttillage del mattino per entrare in città, il taxista viene fermato dalla polizia per un controllo e non avendo la licenza regolare gli viene estorta una mazzetta.
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25.6.10
23.6.10
22-23 / 07 / 2010
giorni 3 e 4
Ieri è stata la giornata dei sopralluoghi. Abbiamo iniziato andando a trovare le donne del miglio alla baraccopoli.
Senabou ci ha accolto all'ingresso della baraccopoli e ci ha portato chez Ndiouck. Come sempre gentilissime ci hanno fatto accomodare sui letti e ci hanno domandato come andavano le cose, poi hanno raccontato della grande festa che hanno fatto l'11 o 12 giugno. La conversazione si svolgeva con loro che parlavano in wolof, Amadi che traduceva in francese ed io che traducevo in italiano per Fabbra.
Pensavamo che la questione delo video fosse più semplice e che dopo la giustificatissima ed iniziale riluttanza avrebbero accettato, non sapevamo però di uno spiacevole episodio successo qualche tempo fa in merito ad un video. Dei francesi sono andati alla baraccopoli e hanno chiesto di fare delle riprese per uso personale del posto e dei suoi abitanti.
Invece hanno realizzato una specie di documentario dal taglio molto pietistico e come se non bastasse l'hanno anche venduto alla tv senegalese, così una mattina tutte le donne si sono ritrovate in onda dipinte come delle povere derelitte.
Alla fine però ci conoscono ed hanno capito le nostre motivazioni così ci hanno accordato il permesso di effettuare le riprese.
Stamattina siamo tornati all'alba per filmare il risveglio dei pargoli, la loro preparazione e il percorso fino a scuola.
In teoria l'alba erano le sette e ci saremmo dovuti svegliare alle sei, peccato che la sottoscritta ha puntato la sveglia sul cellulare con l'orario italiano quindi di fatto ha svegliato tutti con due ore di anticipo.
Ovviamente muovendosi come automi in preda al sonno ci siamo resi conto dell'errore solo quando eravamo già tutti vestiti e con una tazza di caffè in mano e Mao ha pensato di buttare un occhio all'orologio. Grazie al cielo erano tutti troppo assonnati per arrabbiarsi seriamente e quindi con molta nonchalance ci siamo ributtati in branda per un' altra ora e mezza.
Non è facile parlare del posto in cui vivono le donne del miglio, che sono persone sempre allegre vitali disponibili, ma vivono in condizioni di estrema povertà. Non è facile parlare di loro senza sentirsi una merda - termine tecnico - perchè per quanto uno lo faccia con le migliori intenzioni si sente un po' rapace come i francesi del video.
Per cui parlerò dei bambocci che mentre aspettavamo che Fabbra riprendesse i preparativi di altri mi hanno cirrcondato ed assalito ed hanno deciso che dovevano studiare questo strano essere bianco. E mi tiravano la maglia, mi salivano in braccio, mi pastrugnavano i capelli, si stupivano dei miei nei e controllavano che la mia anatomia non fosse dissimile da quella delle loro mamme. Con i bambini è più facile perchè sono bellissimi e affettuosissimi e quando sei con loro puoi anche dimenticarti
per un attimo di cosa ti circonda. Finite le riprese a casa dei bimbi li abbiamo accompagnati a scuola, io Amadi e Mao per mano con due bambini ciascuno e altri che si tenevano per mano fra loro, tutti in fila indiana a sfidare il traffico della rotonda di centenaire e l'attraversamento di avenue charles de Gaulle e Fabbra che correva qui e lì per trovare la giusta angolazione della ripresa.
Più avanti nella mattinata abbiamo anche ripreso l'intervista di Maimuna, la cuoca, anche la sua è una storia interessante, ma sarà per la prossima puntata.
Ieri è stata la giornata dei sopralluoghi. Abbiamo iniziato andando a trovare le donne del miglio alla baraccopoli.
Senabou ci ha accolto all'ingresso della baraccopoli e ci ha portato chez Ndiouck. Come sempre gentilissime ci hanno fatto accomodare sui letti e ci hanno domandato come andavano le cose, poi hanno raccontato della grande festa che hanno fatto l'11 o 12 giugno. La conversazione si svolgeva con loro che parlavano in wolof, Amadi che traduceva in francese ed io che traducevo in italiano per Fabbra.
Pensavamo che la questione delo video fosse più semplice e che dopo la giustificatissima ed iniziale riluttanza avrebbero accettato, non sapevamo però di uno spiacevole episodio successo qualche tempo fa in merito ad un video. Dei francesi sono andati alla baraccopoli e hanno chiesto di fare delle riprese per uso personale del posto e dei suoi abitanti.
Invece hanno realizzato una specie di documentario dal taglio molto pietistico e come se non bastasse l'hanno anche venduto alla tv senegalese, così una mattina tutte le donne si sono ritrovate in onda dipinte come delle povere derelitte.
Alla fine però ci conoscono ed hanno capito le nostre motivazioni così ci hanno accordato il permesso di effettuare le riprese.
Stamattina siamo tornati all'alba per filmare il risveglio dei pargoli, la loro preparazione e il percorso fino a scuola.
In teoria l'alba erano le sette e ci saremmo dovuti svegliare alle sei, peccato che la sottoscritta ha puntato la sveglia sul cellulare con l'orario italiano quindi di fatto ha svegliato tutti con due ore di anticipo.
Ovviamente muovendosi come automi in preda al sonno ci siamo resi conto dell'errore solo quando eravamo già tutti vestiti e con una tazza di caffè in mano e Mao ha pensato di buttare un occhio all'orologio. Grazie al cielo erano tutti troppo assonnati per arrabbiarsi seriamente e quindi con molta nonchalance ci siamo ributtati in branda per un' altra ora e mezza.
Non è facile parlare del posto in cui vivono le donne del miglio, che sono persone sempre allegre vitali disponibili, ma vivono in condizioni di estrema povertà. Non è facile parlare di loro senza sentirsi una merda - termine tecnico - perchè per quanto uno lo faccia con le migliori intenzioni si sente un po' rapace come i francesi del video.
Per cui parlerò dei bambocci che mentre aspettavamo che Fabbra riprendesse i preparativi di altri mi hanno cirrcondato ed assalito ed hanno deciso che dovevano studiare questo strano essere bianco. E mi tiravano la maglia, mi salivano in braccio, mi pastrugnavano i capelli, si stupivano dei miei nei e controllavano che la mia anatomia non fosse dissimile da quella delle loro mamme. Con i bambini è più facile perchè sono bellissimi e affettuosissimi e quando sei con loro puoi anche dimenticarti
per un attimo di cosa ti circonda. Finite le riprese a casa dei bimbi li abbiamo accompagnati a scuola, io Amadi e Mao per mano con due bambini ciascuno e altri che si tenevano per mano fra loro, tutti in fila indiana a sfidare il traffico della rotonda di centenaire e l'attraversamento di avenue charles de Gaulle e Fabbra che correva qui e lì per trovare la giusta angolazione della ripresa.
Più avanti nella mattinata abbiamo anche ripreso l'intervista di Maimuna, la cuoca, anche la sua è una storia interessante, ma sarà per la prossima puntata.
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5.5.10
il 23 maggio a Baggio IV edizione della festa di quartiere A MAGGIO A BAGGIO, BELLI DIVERSIQuest'anno la festa avrà un'ospite d'eccezione, NICCOLO' FABI. Il concerto -gratuito- si terrà in serata nel parchetto antistante la Biblioteca di Baggio.
Ad apertura del concerto di Fabi, suoneranno alcuni gruppi emergenti della zona 7.
In mattinata, torneo di street basket multietnico e gara podistica per i bambini delle elementari.
Al pomeriggio animazione, laboratori creatvi e giochi per i bambini, mostra lavori alunni della scuola Zima Garibaldi, incontro in biblioteca per gli adulti.
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21.9.09
29.10.08
Ebbene sì, l'ho fatto anche io, ho creato un gruppo sul faccialibro. L'ho creato per pubblicizzare le attività di un altro mondo in Senegal, in particolare i progetti di sostegno scolastico seguiti dal mio gruppo. Ed ho fatto un po' di spam fra i miei contatti, che spero non me ne vogliano troppo a male.
Ieri sera quando il mio neurone ha avuto l'ultimo barlume di attività ed ha partorito questa trovata le reazioni sono variate da "che cazz è faceb..k?" a "io odio faceb..k".
Se la prima è assolutamente comprensibile, che non tutti si interessano di social network blog e web 2.0, la seconda mi è sembrata fuori luogo.
Ci sta il faccialibro può essere invasivo, noioso, una inutile perdita di tempo. Il faccialibro può essere una fiera della finzione, in cui tutti mostrano i momenti felici della propria vita, tralasciando gli aspetti poco piacevoli. Il faccialibro ti mette in contatto con persone che hai perso di vista e che forse avevi ottime ragioni per aver perso di vista e non sentivi la necessità di incontrare nuovamente. Ognuno lo vive o non lo vive nel modo che preferisce.
Mi sembra però stupido se si sta parlando di fare conoscere le attività di una associazione di volontariato piccola come la nostra, bisognosa del sostegno economico, materiale o semplicemente dell'appoggio morale della gente, liquidare questa possibilità per una antipatia (in questo caso temo aprioristica) per il mezzo.
Non è la prima volta che succede una cosa del genere quando propongo una alternativa che ha a che vedere con il web. Qualche settimana fa mentre stavamo organizzando la performance teatrale interattiva, si discuteva di come concludere il percorso. Una video intervista in cui si domandano le opinioni ai partecipanti? Un quaderno delle firme? Io mente malata ho proposto un computer in rete (del resto la cosa pareva perfettamente plausibile visto che ci trovavamo in Università), un account su twitter dedicato all'evento e la possibilità per le persone di scrivere un pensierino. L'idea è stata bocciata senza appello. Poi com'è finita? Che chi doveva portare la videocamera non l'ha portata, chi doveva portare il quaderno se n'è dimenticato e i pensierini sono stati scritti su foglietti di carta volanti che molto probabilmente sono andati pesi mezz'ora dopo la fine dell'evento. Grazie al cielo almeno le penne c'erano.
Sono io che sono eccessivamente geek o sono loro che non vogliono evolversi?
Ieri sera quando il mio neurone ha avuto l'ultimo barlume di attività ed ha partorito questa trovata le reazioni sono variate da "che cazz è faceb..k?" a "io odio faceb..k".
Se la prima è assolutamente comprensibile, che non tutti si interessano di social network blog e web 2.0, la seconda mi è sembrata fuori luogo.
Ci sta il faccialibro può essere invasivo, noioso, una inutile perdita di tempo. Il faccialibro può essere una fiera della finzione, in cui tutti mostrano i momenti felici della propria vita, tralasciando gli aspetti poco piacevoli. Il faccialibro ti mette in contatto con persone che hai perso di vista e che forse avevi ottime ragioni per aver perso di vista e non sentivi la necessità di incontrare nuovamente. Ognuno lo vive o non lo vive nel modo che preferisce.
Mi sembra però stupido se si sta parlando di fare conoscere le attività di una associazione di volontariato piccola come la nostra, bisognosa del sostegno economico, materiale o semplicemente dell'appoggio morale della gente, liquidare questa possibilità per una antipatia (in questo caso temo aprioristica) per il mezzo.
Non è la prima volta che succede una cosa del genere quando propongo una alternativa che ha a che vedere con il web. Qualche settimana fa mentre stavamo organizzando la performance teatrale interattiva, si discuteva di come concludere il percorso. Una video intervista in cui si domandano le opinioni ai partecipanti? Un quaderno delle firme? Io mente malata ho proposto un computer in rete (del resto la cosa pareva perfettamente plausibile visto che ci trovavamo in Università), un account su twitter dedicato all'evento e la possibilità per le persone di scrivere un pensierino. L'idea è stata bocciata senza appello. Poi com'è finita? Che chi doveva portare la videocamera non l'ha portata, chi doveva portare il quaderno se n'è dimenticato e i pensierini sono stati scritti su foglietti di carta volanti che molto probabilmente sono andati pesi mezz'ora dopo la fine dell'evento. Grazie al cielo almeno le penne c'erano.
Sono io che sono eccessivamente geek o sono loro che non vogliono evolversi?
13.8.07
Visto che ne avevo parlato, mi sembra giusto accennare a come la faccenda si sia conclusa. A volte puntare i piedi ed alzare la voce serve.
Il 9 agosto è arrivata questa mail:
cinque minuti fa mi chiama amadi da dakar e in perfetto italiano mi urla all'orecchio "OPERAZIONE TUTTO BENE"....
lamine è stato operato stamattina, un intervento durato oltre 6 ore.
appena possibile vi girerò una foto
grazie a tutti per l'aiuto ma soprattutto per aver incluso in questi ultimi mesi lamine nel vostro cuore
mao
Il 9 agosto è arrivata questa mail:
cinque minuti fa mi chiama amadi da dakar e in perfetto italiano mi urla all'orecchio "OPERAZIONE TUTTO BENE"....
lamine è stato operato stamattina, un intervento durato oltre 6 ore.
appena possibile vi girerò una foto
grazie a tutti per l'aiuto ma soprattutto per aver incluso in questi ultimi mesi lamine nel vostro cuore
mao
1.8.07
Riporto qui sotto la mail che un amico ha scritto sulla vicenda di Lamine, un bimbo senegalese con una malformazione alla faccia, e la odissea per farlo operare.
Un solo chirurgo, per una sola giornata in una sola sala operatoria a Dakar…
L’operazione chirurgica di Lamine, un ragazzo senegalese affetto da una malformazione al viso, è stata ancora rimandata.
All’inizio di giugno, dopo una visita di controllo all’ospedale Dentec di Dakar, il chirurgo maxilo facciale Remond, comunicava ad Amadi e Aminata, i due responsabili del progetto di appoggio all’associazione di handicappati di Thiaroye, la necessità urgente di eseguire un intervento per rimuovere l’escrescenza di Lamine, dato che negli ultimi mesi era aumentata di volume sia esterno che interno, minacciando di compromettere il funzionamento del cervello.
La salute, si sa, è un diritto di tutti.
Ma tutti i giorni ci stiamo abituando a prendere atto che di questi tempi i diritti hanno soprattutto dei costi.
Il diritto di Lamine ha un costo fra esami, operazione e degenza ospedaliera di circa 500.000 franchi senegalesi (770 euro) che abbiamo raccolto in poco meno di una settimana con una colletta di amici, sostenitori e colleghi di lavoro in Italia.
I soldi vengono inviati a Dakar il 17 giugno. In un primo tempo sembra che il professore Remond voglia operare Lamine a fine giugno, poi, per imperscrutabili calendari ospedalieri serrati, l’operazione viene spostata lunedì 30 luglio nell’ospedale di Grand Yoff CTEO.
Il 18 luglio scorso, insieme a Luca, un altro volontario italiano, voliamo a Dakar, dove quattro giorni dopo inauguriamo il centro umanista polifunzionale di Thiaroye insieme ad Amadi, Aminata e a Lamine. Il suo viso è davvero messo male, ma in compenso è tutto contento dell’imminente operazione.
Venerdì 27 luglio, di mattina presto, Lamine e suo padre attraversando cinque quartieri con uno sgangherato car-rapid (folcloristici e instabili pulmini di trasporto collettivo senegalese) si recano all’ospedale per incontrare Baba Traoré, il responsabile della gestione della sala operatoria, per espletare le ultime formalità burocratiche e per dare inizio al ricovero in modo da fare gli ultimi esami prima dell’operazione.
Baba Traorè comunica che il professor Remond, lunedì 30 ha un altro impegno quindi l’operazione è rimandata.
Timidamente il padre di Lamine cerca di capire in quale data sarà fissata l’operazione, ma Baba Traorè taglia corto e li spesa senza nessuna informazione.
Il padre di Lamine chiama Amadi per avvisarlo e nel pomeriggio insieme ad Aminata ci presentiamo di nuovo da Baba Traorè per vedere di risolvere la situazione.
Baba Traorè è un giovanetto magrolino e bassetto, dall’aria assolutamente tronfia e antipatica che indossa un bubu (vestito tipico senegalese) blu più grande di due taglie.
Qui al CTEO è una specie di capo, o almeno questo è quello che vuole far credere, quindi ci fa fare anticamera per un po’ e poi ci ammette nel suo ufficio con una faccia tipo “il re misericordioso da udienza anche ai miserabili”.
Amadi chiede spiegazioni e Baba Traorè guardando verso la porta ci informa che il professor Remond ha un altro impegno lunedì, quindi niente operazione. Aminata con un sorrisone chiede se è possibile fissare un’altra data, ma il re ripete spazientito che al momento non lo sa, prima o poi verremo informati.
E’ il mio turno e bruscamente chiedo al signor Baba quando ha saputo che il dottor Remond non poteva più effettuare l’operazione.
“Mercoledì” risponde Baba.
“E perché mercoledì non avete avvisato la famiglia di Lamine, Aminata o Amadi?” ribatto io e continuo “Perché non avete già fissato con il professor Remond un’altra data?”
Baba Traorè indossa l’espressione più annoiata del mondo e guardando fisso il muro mi risponde “noi non dobbiamo avvertire nessuno e non siamo tenuti a fissare date”.
La mia calma inizia ad incrinarsi. Respiro a fondo appoggio una mano sulla scrivania catturando i suoi occhi e parlando lentamente dico al sempre meno signore Baba Traorè
“Immagina per un attimo, che Lamine, quel ragazzo che è venuto qui stamattina, non sia un povero handicappato sconosciuto che sopravvive nella povera Thiaroye con la faccia deturpata da quando è piccolo. Immagina che sia tuo figlio. Riesci ad immaginarlo? Ora immagina che con tuo figlio Lamine vieni qui stamattina e ti senti dire da un funzionario che l’operazione è rimandata senza una data… tu dico a te signor Baba Traorè, come ti sentiresti e soprattutto cosa faresti?”
Baba Traorè, che mai e poi mai ha immaginato una cosa simile, è visibilmente scosso e la sua faccia assume un’espressione inedita, debole e disarmata.
Ma non può permettersi di assumersi le sue responsabilità e quindi, cercando di recuperare il ruolo di re della sala operatoria, con voce malsicura mi dice:” E’ inutile che continui a parlare, tanto le tue parole mi entrano da un’orecchio e mi escono dall’altro”.
“Forse perché sto parlando con un’imbecille?” rispondo sorridendo. E li scatta il casino. Baba Traorè perde tutto il suo ruolo, e inizia ad urlare isterico. Arriva un’infermiera gigantesca che cerca di spingermi via mentre Baba Traore minaccia di chiamare la polizia per il gravissimo insulto.
Arriva un altro infermiere e mi spingono fuori dall’ufficio.
Dopo trenta minuti Amadi e Aminata escono riferendomi che il signor Baba Traorè forse ha trovato una soluzione. E mi spiegano che il dottor Remond è l’unico chirurgo in tutto il Senegal in grado di operare Lamine e altri pazienti affetti dalle stesse deformazioni. Ma per fare questo tipo di interventi in tutto il Senegal c’è una sola sala operatoria attrezzata per un solo giorno alla settimana in un solo ospedale, il CTEO. Dato che Remond non ci sarà lunedì e dato che i prossimi lunedì sono già pieni, Baba Traorè si è impegnato a chiedere ad un altro chirurgo di cedergli la sala operatoria giovedì 9 agosto per operare Lamine.
Insieme andiamo a bere una bibita fuori dall’ospedale. Amadi è tutto contento. Per lui ho fatto bene, soprattutto quando ho chiestoa baba di identificarsi con il padre di Lamine. Solo mi dice di fare attenzione a dare dell’imbecille a qualcuno. Qui in Senegal pare sia un’offesa gravissima. Difficile dire come mi sento. So solo una cosa.
Se il 9 agosto lamine non verrà operato metteremo in moto una campagna mediatica sia in Senegal che in Italia attraverso le ambasciate, i consolati e il ministero della Sanità Senegalese.
In questa malaugurata ma non troppo remota eventualità, avremo bisogno di tante voci.
Sono sicuro che vorrai aggiungere anche la tua.
Abbracci
Mao
Un solo chirurgo, per una sola giornata in una sola sala operatoria a Dakar…
L’operazione chirurgica di Lamine, un ragazzo senegalese affetto da una malformazione al viso, è stata ancora rimandata.
All’inizio di giugno, dopo una visita di controllo all’ospedale Dentec di Dakar, il chirurgo maxilo facciale Remond, comunicava ad Amadi e Aminata, i due responsabili del progetto di appoggio all’associazione di handicappati di Thiaroye, la necessità urgente di eseguire un intervento per rimuovere l’escrescenza di Lamine, dato che negli ultimi mesi era aumentata di volume sia esterno che interno, minacciando di compromettere il funzionamento del cervello.
La salute, si sa, è un diritto di tutti.
Ma tutti i giorni ci stiamo abituando a prendere atto che di questi tempi i diritti hanno soprattutto dei costi.
Il diritto di Lamine ha un costo fra esami, operazione e degenza ospedaliera di circa 500.000 franchi senegalesi (770 euro) che abbiamo raccolto in poco meno di una settimana con una colletta di amici, sostenitori e colleghi di lavoro in Italia.
I soldi vengono inviati a Dakar il 17 giugno. In un primo tempo sembra che il professore Remond voglia operare Lamine a fine giugno, poi, per imperscrutabili calendari ospedalieri serrati, l’operazione viene spostata lunedì 30 luglio nell’ospedale di Grand Yoff CTEO.
Il 18 luglio scorso, insieme a Luca, un altro volontario italiano, voliamo a Dakar, dove quattro giorni dopo inauguriamo il centro umanista polifunzionale di Thiaroye insieme ad Amadi, Aminata e a Lamine. Il suo viso è davvero messo male, ma in compenso è tutto contento dell’imminente operazione.
Venerdì 27 luglio, di mattina presto, Lamine e suo padre attraversando cinque quartieri con uno sgangherato car-rapid (folcloristici e instabili pulmini di trasporto collettivo senegalese) si recano all’ospedale per incontrare Baba Traoré, il responsabile della gestione della sala operatoria, per espletare le ultime formalità burocratiche e per dare inizio al ricovero in modo da fare gli ultimi esami prima dell’operazione.
Baba Traorè comunica che il professor Remond, lunedì 30 ha un altro impegno quindi l’operazione è rimandata.
Timidamente il padre di Lamine cerca di capire in quale data sarà fissata l’operazione, ma Baba Traorè taglia corto e li spesa senza nessuna informazione.
Il padre di Lamine chiama Amadi per avvisarlo e nel pomeriggio insieme ad Aminata ci presentiamo di nuovo da Baba Traorè per vedere di risolvere la situazione.
Baba Traorè è un giovanetto magrolino e bassetto, dall’aria assolutamente tronfia e antipatica che indossa un bubu (vestito tipico senegalese) blu più grande di due taglie.
Qui al CTEO è una specie di capo, o almeno questo è quello che vuole far credere, quindi ci fa fare anticamera per un po’ e poi ci ammette nel suo ufficio con una faccia tipo “il re misericordioso da udienza anche ai miserabili”.
Amadi chiede spiegazioni e Baba Traorè guardando verso la porta ci informa che il professor Remond ha un altro impegno lunedì, quindi niente operazione. Aminata con un sorrisone chiede se è possibile fissare un’altra data, ma il re ripete spazientito che al momento non lo sa, prima o poi verremo informati.
E’ il mio turno e bruscamente chiedo al signor Baba quando ha saputo che il dottor Remond non poteva più effettuare l’operazione.
“Mercoledì” risponde Baba.
“E perché mercoledì non avete avvisato la famiglia di Lamine, Aminata o Amadi?” ribatto io e continuo “Perché non avete già fissato con il professor Remond un’altra data?”
Baba Traorè indossa l’espressione più annoiata del mondo e guardando fisso il muro mi risponde “noi non dobbiamo avvertire nessuno e non siamo tenuti a fissare date”.
La mia calma inizia ad incrinarsi. Respiro a fondo appoggio una mano sulla scrivania catturando i suoi occhi e parlando lentamente dico al sempre meno signore Baba Traorè
“Immagina per un attimo, che Lamine, quel ragazzo che è venuto qui stamattina, non sia un povero handicappato sconosciuto che sopravvive nella povera Thiaroye con la faccia deturpata da quando è piccolo. Immagina che sia tuo figlio. Riesci ad immaginarlo? Ora immagina che con tuo figlio Lamine vieni qui stamattina e ti senti dire da un funzionario che l’operazione è rimandata senza una data… tu dico a te signor Baba Traorè, come ti sentiresti e soprattutto cosa faresti?”
Baba Traorè, che mai e poi mai ha immaginato una cosa simile, è visibilmente scosso e la sua faccia assume un’espressione inedita, debole e disarmata.
Ma non può permettersi di assumersi le sue responsabilità e quindi, cercando di recuperare il ruolo di re della sala operatoria, con voce malsicura mi dice:” E’ inutile che continui a parlare, tanto le tue parole mi entrano da un’orecchio e mi escono dall’altro”.
“Forse perché sto parlando con un’imbecille?” rispondo sorridendo. E li scatta il casino. Baba Traorè perde tutto il suo ruolo, e inizia ad urlare isterico. Arriva un’infermiera gigantesca che cerca di spingermi via mentre Baba Traore minaccia di chiamare la polizia per il gravissimo insulto.
Arriva un altro infermiere e mi spingono fuori dall’ufficio.
Dopo trenta minuti Amadi e Aminata escono riferendomi che il signor Baba Traorè forse ha trovato una soluzione. E mi spiegano che il dottor Remond è l’unico chirurgo in tutto il Senegal in grado di operare Lamine e altri pazienti affetti dalle stesse deformazioni. Ma per fare questo tipo di interventi in tutto il Senegal c’è una sola sala operatoria attrezzata per un solo giorno alla settimana in un solo ospedale, il CTEO. Dato che Remond non ci sarà lunedì e dato che i prossimi lunedì sono già pieni, Baba Traorè si è impegnato a chiedere ad un altro chirurgo di cedergli la sala operatoria giovedì 9 agosto per operare Lamine.
Insieme andiamo a bere una bibita fuori dall’ospedale. Amadi è tutto contento. Per lui ho fatto bene, soprattutto quando ho chiestoa baba di identificarsi con il padre di Lamine. Solo mi dice di fare attenzione a dare dell’imbecille a qualcuno. Qui in Senegal pare sia un’offesa gravissima. Difficile dire come mi sento. So solo una cosa.
Se il 9 agosto lamine non verrà operato metteremo in moto una campagna mediatica sia in Senegal che in Italia attraverso le ambasciate, i consolati e il ministero della Sanità Senegalese.
In questa malaugurata ma non troppo remota eventualità, avremo bisogno di tante voci.
Sono sicuro che vorrai aggiungere anche la tua.
Abbracci
Mao
11.7.07
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