Corso di fotografia, lezione sull'utilizzo dei flash.
La classe - finalmente riunita quasi al completo - ascolta la spiegazione di S. sui flash.
Integrati, esterni, lampade flash, numeri guida, potenza, raggio d'azione e sincro con la tendina.
Ogni tanto il telefono di S. squilla è il modello disperso nei meandri della città che non trova la via della scuola, nonostante ci sia stato già diverse volte.
S. ci racconta che lui e R. si sono conosciuti da diciannovenni e poi si sono persi di vista. Ai tempi R. era alto magro e allampanato, quando l'ha rivisto dopo quindici anni era diventato una montagna di muscoli. Ci raccomanda di non farlo arrabbiare che con una sola sberla è in grado di mischiarci le ossa.
Nonostante la presentazione quando finalmente il modello fa il suo ingresso, non siamo comunque pronti. Un armadio deambulante con trolley al seguito e uno spolverino di pelle di pecora, oscura la porta di ingresso. Io e P. evitiamo di guardarci per non scoppiare in risate fragorose.
R. a dispetto della stazza che incute timore e del look che lascia un poco perlessi è comunque molto disponibile e calato nel ruolo. Il trolley contiene le varie mise che si è portato dietro.
Per cominciare si presenta con un completino gessato vagamente brillante alla Al Capone indossato però in stile California Dream Man, ossia con camicia sbottonata sul petto a mostrare tatuaggio su pettorale e cravatta slacciata ciondoloni.
Il problema nel fotografarlo è che data la mole delle spalle e delle braccia, la testa inevitabilmente tende a sparire.
Col senno di poi rivedendo le foto ho capito che più che sul viso avrei dovuto concentrarmi sui pettorali.
La seconda mise adottata, un po' da gangsta rapper con canotta pantaloni della tuta e berrettino in lana calato sulla fronte probabilmente lo rappresentava meglio, peccato che il mio turno fosse passato e che nel mio portfolio adesso ci sia solo Al Capone con gli occhi da bue.
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22.1.10
29.12.09
Restituiamo a questo blog la sua funzione di raccoglitore di appunti sparsi con una recenzione dulla mostra di Cartier Bresson a Palazzo Ducale.
Russia
Cartier Bresson
Palazzo Ducale
Loggia degli Abati
4 dicembre 2009 - 14 febbraio 2010
Genova
La mostra, allestita nella suggestiva loggia degli Abati di Palazzo Ducale, è composta da una quarantina di fotografie, scattate in URSS in parte negli anni cinquanta in parte negli anni settanta.
Nel suo libro "L'immaginario dal vero" HCB racconta di come nel 1954 quando gli venne finalmente accordato il visto per l'URSS richiesto otto mesi prima, rimase spiazzato e addirittura un po' spaventato, quasi che con l'attesa il desiderio di conoscere quella realtà si fosse affievolito. Non conoscendo una sola parola di russo si affidò ad un interprete a cui spiegò la sua intenzione di ritrarre la gente comune, scelta dettata anche dal desiderio di non impantanarsi in lungaggini burocratiche eccessive. Si faceva portare a spasso e si mescolava alla folla, quando qualcuno incuriosito dalla sua attrezzatura si faceva avanti e gli domadava cosa stesse facendo, pronunciava l'unica frase che aveva imparato "il compagno interprete è là" e attendeva che l'attenzione si spostasse lontano da lui prima di ricominciare il suo lavoro.
Sono principalmente immagini di persone che lavorano, manifestano, si divertono, in poche parole vivono.
Immagini in bianco e nero a tratti sgranate o lievemente fuori fuoco, fedeli alla poetica di Bresson che si fa spettatore invisibile, coglitore di attimi fuggenti. Quando si muove nella folla, la sua è quasi una danza.
Bresson sa che l'osservazione modifica lo stato di un sistema e nel suo lavoro cerca sempre di riprodurre quanto più fedelmente possibile la realtà che lo circonda. Non ama il flash e preferisce una immagine poco nitida all'irrigidimento derivante dal suo utilizzo.
La maggior parte delle foto sono state scattate a Mosca, ma la città fa solo da sfondo alla gente, la piazza rossa la si intravede solo in una immagine che ritrae cittadini comuni in coda per una visita al mausoleo di Lenin. La parata militare, con i marinai schierati in linea è solo una cornice per il volto della bambina che fra quei corspi si insinua per dare una sbirciata.
Ci sono foto poi foto scattate in Uzbekistan e in altre repubbliche, i paesaggi sono rare eccezioni e comunque sempre connotati dalla presenza umana.
Nel complesso una mostra molto interessante, peccato, per gli amanti dei libri fotografici, che il libro pubblicato nel 1973 contente la maggior parte delle foto della mostra non sia in vendita (da una breve ricerca su ebay una prima edizione viaggia come offerta base sui 100 euro).
Russia
Cartier Bresson
Palazzo Ducale
Loggia degli Abati
4 dicembre 2009 - 14 febbraio 2010
Genova
La mostra, allestita nella suggestiva loggia degli Abati di Palazzo Ducale, è composta da una quarantina di fotografie, scattate in URSS in parte negli anni cinquanta in parte negli anni settanta.
Nel suo libro "L'immaginario dal vero" HCB racconta di come nel 1954 quando gli venne finalmente accordato il visto per l'URSS richiesto otto mesi prima, rimase spiazzato e addirittura un po' spaventato, quasi che con l'attesa il desiderio di conoscere quella realtà si fosse affievolito. Non conoscendo una sola parola di russo si affidò ad un interprete a cui spiegò la sua intenzione di ritrarre la gente comune, scelta dettata anche dal desiderio di non impantanarsi in lungaggini burocratiche eccessive. Si faceva portare a spasso e si mescolava alla folla, quando qualcuno incuriosito dalla sua attrezzatura si faceva avanti e gli domadava cosa stesse facendo, pronunciava l'unica frase che aveva imparato "il compagno interprete è là" e attendeva che l'attenzione si spostasse lontano da lui prima di ricominciare il suo lavoro.
Sono principalmente immagini di persone che lavorano, manifestano, si divertono, in poche parole vivono.
Immagini in bianco e nero a tratti sgranate o lievemente fuori fuoco, fedeli alla poetica di Bresson che si fa spettatore invisibile, coglitore di attimi fuggenti. Quando si muove nella folla, la sua è quasi una danza.
Bresson sa che l'osservazione modifica lo stato di un sistema e nel suo lavoro cerca sempre di riprodurre quanto più fedelmente possibile la realtà che lo circonda. Non ama il flash e preferisce una immagine poco nitida all'irrigidimento derivante dal suo utilizzo.
La maggior parte delle foto sono state scattate a Mosca, ma la città fa solo da sfondo alla gente, la piazza rossa la si intravede solo in una immagine che ritrae cittadini comuni in coda per una visita al mausoleo di Lenin. La parata militare, con i marinai schierati in linea è solo una cornice per il volto della bambina che fra quei corspi si insinua per dare una sbirciata.
Ci sono foto poi foto scattate in Uzbekistan e in altre repubbliche, i paesaggi sono rare eccezioni e comunque sempre connotati dalla presenza umana.
Nel complesso una mostra molto interessante, peccato, per gli amanti dei libri fotografici, che il libro pubblicato nel 1973 contente la maggior parte delle foto della mostra non sia in vendita (da una breve ricerca su ebay una prima edizione viaggia come offerta base sui 100 euro).
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17.9.09
Per un momento sulla metro guardandomi attorno e vedendo altre due ragazze ipdod nano munite in jeans e ballerine una delle quali con il programma del Milano Film Festival, mi sono domandata a che punto fosse arrivato il mio processo di frangettizzazione. Il pensiero poi si è involto nella corsa alla coincidenza e al posto nella sala della scatola magica.
In programma il film/documentario su Basilico e a seguire un incontro con Basilico stesso per una chiaccherata su architettura e fotografia.
Il concetto di infinito rivelatosi durante degli scatti nei porti della Normandia, la mancanza di infinito in Milano che è una città che fa da sfondo a se stessa, città auoreferenziale. La difficoltà di fare foto di architettura in una Beirut devastata post guerra e come vederla con gli occhi di uno dei suoi abitanti gli abbia fatto capire che non era una città morta, ma solo ferita.
San Francisco e la Silicon Valley, Mosca da una prospettiva inconsueta e poi Genova e il suo porto.
Nonostante qualcuno lo definisca divo o celebrità, Basilico è una persona molto disponibile e umile ed è definitivamente assurto nell'olimpo dei miei idoli personali quando ha detto: "Alle volte qualcuno mi domanda cose tipo qual'è la città che mi è piaciuto di più fotografare. Allora ci ho pensato ed ho deciso che è Genova...perchè Genova non è mai stata una città propriamente turistica e i turisti li ha sempre un po' trascurati, ma poi ho scoperto che hanno costruito questa passerella che porta alla lanterna e si affaccia sul porto ed è stato meraviglioso".
In programma il film/documentario su Basilico e a seguire un incontro con Basilico stesso per una chiaccherata su architettura e fotografia.
Il concetto di infinito rivelatosi durante degli scatti nei porti della Normandia, la mancanza di infinito in Milano che è una città che fa da sfondo a se stessa, città auoreferenziale. La difficoltà di fare foto di architettura in una Beirut devastata post guerra e come vederla con gli occhi di uno dei suoi abitanti gli abbia fatto capire che non era una città morta, ma solo ferita.
San Francisco e la Silicon Valley, Mosca da una prospettiva inconsueta e poi Genova e il suo porto.
Nonostante qualcuno lo definisca divo o celebrità, Basilico è una persona molto disponibile e umile ed è definitivamente assurto nell'olimpo dei miei idoli personali quando ha detto: "Alle volte qualcuno mi domanda cose tipo qual'è la città che mi è piaciuto di più fotografare. Allora ci ho pensato ed ho deciso che è Genova...perchè Genova non è mai stata una città propriamente turistica e i turisti li ha sempre un po' trascurati, ma poi ho scoperto che hanno costruito questa passerella che porta alla lanterna e si affaccia sul porto ed è stato meraviglioso".
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6.4.09
Dopo una SDM (settimana di martirio o alternativamente settimana di m.) da non confondere con la SPM (nota sindrome di cui probabilmente sono vittima gli uomini più che le donne), il weekend è iniziato venerdì sera con me che investo denari in cibi con cui curare l'anima (nello specifico sushi e gelato artigianale).
Sabato c'è stata l'ultima lezione del workshop di fotografia e nonostante la stanchezza è stato bello ancora una volta vagare fra immagini e storie. Il gruppo era affiatato e l'insegnate veramente bravo e disponibile tanto che, sebbene il corso sia finito, ci incontreremo ancora una volta per produrre un piccolo book che raccolga parte delle immagini scattate.
Domenica invece il Marito mi ha accompagnato all'inaugurazione della mostra fotografica di una mia ex insegnante poco distante da casa nostra. Delle foto gli interessava poco, ma si è fatto quattro risate vedendo l'intellighenzia di paese ed ascoltando le farneticazioni del primo cittadino. A dire il vero delle foto sembrava interessare pochissimo a tutti i convenuti che si sono asserragliati davanti al buffet e poi si sono messi allegramente a biascicare schiena al muro, precludendo al deambulazione a coloro che non erano interessati alle tartine.
Abbiamo anche fatto un salto al centro commerciale dove come due disadattati ci siamo comprati un hd esterno portatile da 320 GB a testa. La gamma cromatica era varia, ma noi imperterriti abbiamo scelto quello nero.
Nel pomeriggio quindi è stato tutto un passare file da hd esterno a pc e viceversa, salvo poi interrompermi per guardare il Cielo sopra Berlino mentre stiravo magliette.
E siamo a lunedì e per cominciare bene la settimana, il dentista mi attende.
Sabato c'è stata l'ultima lezione del workshop di fotografia e nonostante la stanchezza è stato bello ancora una volta vagare fra immagini e storie. Il gruppo era affiatato e l'insegnate veramente bravo e disponibile tanto che, sebbene il corso sia finito, ci incontreremo ancora una volta per produrre un piccolo book che raccolga parte delle immagini scattate.
Domenica invece il Marito mi ha accompagnato all'inaugurazione della mostra fotografica di una mia ex insegnante poco distante da casa nostra. Delle foto gli interessava poco, ma si è fatto quattro risate vedendo l'intellighenzia di paese ed ascoltando le farneticazioni del primo cittadino. A dire il vero delle foto sembrava interessare pochissimo a tutti i convenuti che si sono asserragliati davanti al buffet e poi si sono messi allegramente a biascicare schiena al muro, precludendo al deambulazione a coloro che non erano interessati alle tartine.
Abbiamo anche fatto un salto al centro commerciale dove come due disadattati ci siamo comprati un hd esterno portatile da 320 GB a testa. La gamma cromatica era varia, ma noi imperterriti abbiamo scelto quello nero.
Nel pomeriggio quindi è stato tutto un passare file da hd esterno a pc e viceversa, salvo poi interrompermi per guardare il Cielo sopra Berlino mentre stiravo magliette.
E siamo a lunedì e per cominciare bene la settimana, il dentista mi attende.
19.12.08
Anche questo corso di fotografia è arrivato al termine. Ieri abbiamo sistemato le foto e creato il portfolio della classe. A. era malato, ma da gentiluomo qual'è è riuscito comunque a farci avere le sue foto ed ha anche fatto un regalo a tutti. Noi per ringraziarlo, gli abbiamo telefonato e lo abbiamo messo in viva voce per condividere un pezzo di lezione assieme a lui. Tutto sembrava essersi concluso per il meglio e dopo esserci salutati e augurati buone feste ci siamo lasciati con il proposito di rivederci nel nuovo anno.
Oggi la prof, una tipa un po' particolare, ha mandato a tutti una mail di saluti in cui ci dava indicazioni sulla strada da intraprendere per il nostro futuro futografico. Peccato che si sia mossa con la delicatezza di un panzer, lasciando tutti a mezzo fra il basito e l'imbufalito.
Io ho la tendenza a lasciar perdere e non entrare in discussioni, soprattutto nell'ambito privato, soprattutto quando si parla di passatempi, ma capisco anche che alle persone con cui è andata giù più pesantemente siano girate le scatole vorticosamente.
Il tutto mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Che un ambito in cui ci si dovrebbe divertire e rilassare, un ambito in cui per fortuna non c'era nessun tipo di competizione, ma solo la voglia di condividere una passione comune, sia stato calpestato malamente mi lascia un po' triste.
Oggi la prof, una tipa un po' particolare, ha mandato a tutti una mail di saluti in cui ci dava indicazioni sulla strada da intraprendere per il nostro futuro futografico. Peccato che si sia mossa con la delicatezza di un panzer, lasciando tutti a mezzo fra il basito e l'imbufalito.
Io ho la tendenza a lasciar perdere e non entrare in discussioni, soprattutto nell'ambito privato, soprattutto quando si parla di passatempi, ma capisco anche che alle persone con cui è andata giù più pesantemente siano girate le scatole vorticosamente.
Il tutto mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Che un ambito in cui ci si dovrebbe divertire e rilassare, un ambito in cui per fortuna non c'era nessun tipo di competizione, ma solo la voglia di condividere una passione comune, sia stato calpestato malamente mi lascia un po' triste.
2.12.08
Nel finesettimana ho vinto il freddo la pigrizia e la voglia di ciabatte e scialetto di lana per andare a seguire fotografic@, il mega incontro organizzato dalla C@non. Sabato ho sottoposto le foto ad una fotoeditor la quale mi ha detto che sì le foto non erano male, ma che lo scopo di una lettura portfolio è presentare un progetto e farsi aiutare nella selezione. Quindi deve esser stata la lettura portfolio più veloce del mondo, per il prossimo anno sarò più preparata.
Nel pomeriggio sono andata al mega spot pubblicitario che mostrava tutta la potenza e la beltà dei prodotti. Ora vorrei una macchina fotografica in grado di fare 10 scatti al secondo con una sensibilità ISO stratosferica, oltre ad un obiettivo TS e ad un flash strobo. Sebbene possa sembrarlo questa non è una lista per Babbo Natale, che c'è crisi e il materiale fotografico costa parecchio. Nel mezzo sono andata a mangiare sushi, che è sempre una bella attività.
Domenica invece me la sono presa comoda così sono riuscita (con grande difficoltà e sgomitando) a seguire solo un corso nel pomeriggio sulla camera chiara e a vedermi le mostre allestite allo spazio forma. Ok erano mostre gratuite, però mi domando e dico, che bisogno c'era di occupare dello spazio con le foto delle vacanze di Camila la vj?
Nel pomeriggio sono andata al mega spot pubblicitario che mostrava tutta la potenza e la beltà dei prodotti. Ora vorrei una macchina fotografica in grado di fare 10 scatti al secondo con una sensibilità ISO stratosferica, oltre ad un obiettivo TS e ad un flash strobo. Sebbene possa sembrarlo questa non è una lista per Babbo Natale, che c'è crisi e il materiale fotografico costa parecchio. Nel mezzo sono andata a mangiare sushi, che è sempre una bella attività.
Domenica invece me la sono presa comoda così sono riuscita (con grande difficoltà e sgomitando) a seguire solo un corso nel pomeriggio sulla camera chiara e a vedermi le mostre allestite allo spazio forma. Ok erano mostre gratuite, però mi domando e dico, che bisogno c'era di occupare dello spazio con le foto delle vacanze di Camila la vj?
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