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5.1.09

E così si è concluso il 2008. Tutti a dire anno bisesto anno funesto, ma a me a dirla tutta non è parso così brutto. Sarà che cambiar lavoro e sottrarmi alla dinamiche malate del vecchio ufficio mi ha fatto tirare un grosso sospiro di sollievo, sarà la presenza pelosa e dispettosa che è venuta ad animare la nostra casa. Il 2008 nel complesso è stato un buon anno.
Il 2009 invece è iniziato maluccio. Le ferie troppo brevi per tutte le energie che dovevo recuperare, il classico viaggio di inizio anno che non è stato fatto a causa di problemi logistici (e non per colpa della crisi), una semi-influenza che mi ha precluso anche quelle gitarelle di svago che mi ero ripromessa di fare per riposare anche la testa oltre il fisico.
Per consolarmi sono andata al cinema (un bel musical Mamma mia per iniziare l'anno senza pensieri), ho approfittato dell'inizio dei saldi (un paio di scarpe, una giacca in lana cotta ed un maglioncino nero da skinhead) e sono andata a vedere la mostra di Magritte (bella, ma con riserva).
Ora medito di darmi alla macrobiotica e come sempre di perdere i chili di troppo.

10.7.08

All'Università la divisa del fisico da laboratorio erano jeans scarpe da ginnastica, t shirt bianca e mazzo enorme di chiavi appeso ad un passante con il moschettone da montagna.
Quando ho iniziato a lavorare, dopo un primo periodo passato nella sede di rappresentanza in cui sono stata costretta a comprare pantaloni ed abiti da persona "seria", sono stata spedita a lavorare in ambito tecnico dove per definizione un abito troppo elegante corrisponde ad un colloquio di lavoro, quindi meglio tenere un profilo casual. Da cui 7 anni di abbigliamento sportivo, giustificato anche dall'utilizzo della moto e dalla difficoltà di cambiare le marce con scarpe col tacco.
Nel mio ufficio di adesso l'ambiente è piuttosto variegato. Il responsabile con cui ho fatto il colloquio era in jeans e camicia sportiva, capello lungo e occhiali da sole come cerchietto. Il supercapo indossava jeans e polo. Ed anche la PM era abbastanza sportiva.
Mi son detta che potevo continuare ad utilizzare i miei pantaloni di lino e le mie magliette a maniche corte senza preoccuparmi troppo anche se ci sono diverse ragazze molto curate, con sandali con tacco 10 e un tailleur diverso ogni giorno.
Ieri avevo pantaloni di lino blu larghi ed una camicia senza maniche sempre di lino color ecrù con una piccola rouche vicino ai bottoncini, scarpe kickers blu. Ero truccata e l'orologio era in tinta con i pantaloni e le scarpe. A pranzo, mentre scendevo dalla moto, un passante in bermuda e t shirt mi ha squadrato dicendo "Ma che bello una signora che va in moto, non ce ne sono molte". E al mio schernirmi dicendo che la moto è comoda, ma se ci si deve mettere il tailleur e i tacchi per andare al lavoro non lo è più tanto mi ha guardato allibito dicendo "Ah ma perchè lei in ufficio vestita così?". Ed io pacificamente "eh sì sono fortunata" salvo poi farmi venire un milione di dubbi sulla mia trasandatezza.
Stamattina mentre salivo in ascensore con un collega, mi lamentavo del caldo. E lui squadrandomi "eh magari è perchè oggi hai una maglietta più attillata e spessa di quella di ieri" (si noti che indosso una polo blu, con una fantasia delicata e non un top in vinile sadomaso).
Di qui ho iniziato a pormi dei dubbi esistenziali: "da quando gli uomini sono così attenti a come una si veste, tanto da ricordarsi da un giorno all'altro cosa indossava?", "sarò mica che sono inappropriata e non me ne rendo conto?", "sarei dovuta andare alla notte dei saldi ieri sera invece di mangiare gelato seduta sul divano con il gatto che tentava di infilarmi il muso nella coppetta?", "si stava meglio quando si stava peggio?".