Esco prima dall'ufficio, ma schivo solo in parte il traffico in uscita da Milano.
Il navigatore mi dice la strada anche se in realtà riuscirei a trovarla fino quasi alla meta senza alcun problema, l'autoradio spara i joy division e nonostante io sia da sola al volante il viaggio passa bene.
A Devero lascio l'auto nel parcheggio sotterraneo, scarico zaino e tutti i bagagli e mi avvio su per la strada. Sono le otto e trenta, ormai è notte e il termometro della yaris segnava -7 quando ho spento il motore.
Il primo lampione della strada è semi coperto da un ramo di un albero che si muove a causa del vento rendendo il paesaggio ancora più spettrale. Ci sono solo io in tutto il paese o così sembra.
Il rifugio è effettivamente la prima casa del paese e il custode è stato tanto gentile da lasciare la luce accesa sulla soglia. Le chiavi sono effettivamente nascoste sotto lo zerbino come da indicazioni ricevute via telefono poco prima della partenza.
Quando riesco finalmente ad entrare la stufa a pellet emette un piacevole calore, il rifugio è tutto a mia disposizione e posso scegliere con calma il letto che più mi piace.
Dopo un ora e trenta i primi del resto del gruppo mi raggiungono, grazie al cielo ho delle provviste altrimenti la poesia del fuoco, della stufa, della solitudine e del silenzio sarebbe guastato dalla fame.
Ceniamo alle undici di sera a gruppo finalmente riunito e sistemato, a mezzanotte come cenerentola, sprofondo nel mio sacco a pelo e mi addormento.
Il giorno successivo la sveglia avviene in modo abbastanza naturale alle sette e trenta. Il peggioramento del clima previsto per la serata però ha anticipato e il cielo è coperto. Aspettiamo che tutti si alzino e siano pronti, ma invece di migliorare inizia a nevicare abbastanza insistentemente.
Quando stiamo finalmente uscendo di casa vengo fermata da un gruppo di persone con ciaspole al seguito che stanno cercando il noleggio, quello che mi apostrofa si ferma un istante e carramba! è D. conosciuto esattamente un mese prima durante un altra ciaspolata. Dopo baci e abbracci gli indico il noleggio e gli auguro buona gita.
I propositi bellicosi a causa delle condizioni meteo vengono presto abbandonati in favore di un più tranquillo percorso Devero - Crampiolo, i più ardimentosi fanno una capatina fino al lago e poi tutti giù in paese per una meritata polenta in paese.
Alle cinque quando finalmente mi metto in marcia per tornare a casa il tempo è decisamente migliorato. La strada non è al massimo, ma superati i primi tornanti e le gallerie poi è libera.
Sosta strategica a Crodo in latteria e poi via verso casa in compagnia del fidato ipod.
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7.3.10
15.6.09
Ed eccoci ad un altro resoconto del finesettimana appena trascorso.
Sabato giornata casalinga con alcune faccende sbrigate e pisolino di recupero post pranzo. In serata pizza sul naviglio e telefilm.
Domenica gita ai laghi di Bellagarda sopra Ceresole Reale (qui), giornata splendida sole a picco sul cranio e una menzione d'onore alla crema protezione 20 che mi ha salvato da ustione certa. Peccato per il sentiero distrutto dalle valanghe perchè il paesaggio merita e poterselo gustare senza fare lo slalom fra alberi secchi abbattuti sarebbe stato meglio. Ottima la compagnia dei camminatori.
Ed oggi si comincia con un altro giro di giostra.
Sabato giornata casalinga con alcune faccende sbrigate e pisolino di recupero post pranzo. In serata pizza sul naviglio e telefilm.
Domenica gita ai laghi di Bellagarda sopra Ceresole Reale (qui), giornata splendida sole a picco sul cranio e una menzione d'onore alla crema protezione 20 che mi ha salvato da ustione certa. Peccato per il sentiero distrutto dalle valanghe perchè il paesaggio merita e poterselo gustare senza fare lo slalom fra alberi secchi abbattuti sarebbe stato meglio. Ottima la compagnia dei camminatori.
Ed oggi si comincia con un altro giro di giostra.
4.5.09
10 cose che ho imparato dal mio ultimo trekking in Corsica
1) se il meteo francese prevede pioggia, pioverà
2) se il meteo francese prevede pioggia e tu ti porti la crema solare, sei un illuso
3) se quando torna il sole poi comunque la crema solare non la usi e ti scotti, sei un pirla
4) il paracetamolo può aiutare ad eliminare i sintomi influenzali, ma il grosso del lavoro lo fa la grappa corsa
5) chiedi ad un corso di parlarti della grappa da lui prodotta e lui ti farà assaggiare tutte le qualità presenti sotto al suo bancone e poi ti manderà a casa senza farti pagare
6) quando in un piatto corso sono presenti delle verdure e fra di esse dei dischetti marroncini non sono carote bruciacchiate, ma fette di figatellu
7) quando cammini per 8 ore al giorno per tre giorni di fila i tuoi numi tutelari diventano San Birkenstock e San Crocs
8) camminando per ore si toccano diversi stadi di disperazione, dapprima si giura che le prossime vacanze saranno trascorse in emulazione di Homer Simpson sdraiati sul divano con la birra duff in mano e la panza all'aria fuori dai pantaloni, in seguito si invocano i numi tutelari di cui al punto precedente, alla fine si spera che un orso polare sfuggito dai recinti della dharma initiative si materializzi sul sentiero e ti sbrani ponendo così fine alle tue sofferenze
9) di solito l'estasi mistica non viene raggiunta a seguito della sofferenza, ma all'arrivo alla gite con una bottiglia di birra pietra in mano
10) per dimagrire facendo trekking la condizione necessaria è che non ci siano sorgenti di cibo nei paraggi e che tu non abbia portato cibi calorici nello zaino, altrimenti è tutta una illusione
1) se il meteo francese prevede pioggia, pioverà
2) se il meteo francese prevede pioggia e tu ti porti la crema solare, sei un illuso
3) se quando torna il sole poi comunque la crema solare non la usi e ti scotti, sei un pirla
4) il paracetamolo può aiutare ad eliminare i sintomi influenzali, ma il grosso del lavoro lo fa la grappa corsa
5) chiedi ad un corso di parlarti della grappa da lui prodotta e lui ti farà assaggiare tutte le qualità presenti sotto al suo bancone e poi ti manderà a casa senza farti pagare
6) quando in un piatto corso sono presenti delle verdure e fra di esse dei dischetti marroncini non sono carote bruciacchiate, ma fette di figatellu
7) quando cammini per 8 ore al giorno per tre giorni di fila i tuoi numi tutelari diventano San Birkenstock e San Crocs
8) camminando per ore si toccano diversi stadi di disperazione, dapprima si giura che le prossime vacanze saranno trascorse in emulazione di Homer Simpson sdraiati sul divano con la birra duff in mano e la panza all'aria fuori dai pantaloni, in seguito si invocano i numi tutelari di cui al punto precedente, alla fine si spera che un orso polare sfuggito dai recinti della dharma initiative si materializzi sul sentiero e ti sbrani ponendo così fine alle tue sofferenze
9) di solito l'estasi mistica non viene raggiunta a seguito della sofferenza, ma all'arrivo alla gite con una bottiglia di birra pietra in mano
10) per dimagrire facendo trekking la condizione necessaria è che non ci siano sorgenti di cibo nei paraggi e che tu non abbia portato cibi calorici nello zaino, altrimenti è tutta una illusione
23.2.09
Suona la sveglia e visto che si tratta di montagna e non di ufficio in men che non si dica sono in piedi. Apro il frigo e, orrore, è finito il latte, abbandono la ciotola di cornflakes e addento una banana, ancora non so che sarà una pessima scelta.
Al punto di incontro arrivo con largo anticipo ed ho modo di studiare le persone che si aggirano per piazzale Lotto prima dell'alba. Quando vedo scendere da un taxi due ragazze con abbigliamento da montagna, zaino e ciaspole capisco che è arrivato qualcuno del gruppo e vado a fare conoscenza.
Alle sette precise, a presentazioni fatte Fabrizio, che ci ha distribuito tutte le indicazioni, dice "Pronti, partite, VIA!" e batte le mani. I lampioni di piazzale lotto si spengono in quell'istante con un notevole effetto coreografico.
Arrivare a Quincinetto è semplice, lì troviamo Giovanni, la guida, e altri due membri del gruppo. Il tempo per un caffè e ci dirigiamo all'attacco della gita. La strada che sale è sgombra ma un po' ghiacciata, nonostante tutto si arriva in cima senza grossi problemi. Il tempo di vestirsi agganciarsi l'arva e siamo già sul sentiero.
Il tratto iniziale è contiguo all'anello di fondo, a ciascuno il suo tratto di strada. Usciti dal tratto nel bosco facciamo la prima sosta per la svestizione. Proseguiamo tagliando qualche curva della strada e saggiando la neve non battuta. Ancora qualche passo ed è ora di abbandonare definitivamente il sentiero battuto, Fin qui tutto bene, la salita prosegue, il sole è alto e l'aria tersa, il paesaggio eccezionale. La seconda sosta è a 1700 m di altitudine, presso una baita. Quando arrivo, per ultima, i nefandi effetti della banana hanno cominciato a farsi sentire. Qualche foto in giro ed è già ora di ripartire.
Dopo poco le mie gambe e il mio stomaco entrano in conflitto e faccio veramente fatica a proseguire. Tutti sono mlto gentili e solidali e così finisco in testa al gruppo dietro le code degli sci di Giovanni a fare l'andatura. Arriviamo finalmente alla meta. Paesaggio eccezionale.
Gio dice "andiamo a mangiare vicino alla baita, là dietro". Io guardo e vedo solo neve. Capirò di lì a breve che della baita si vede solo il comignolo perchè è completamente sepolta. Qualche ardimentoso si è spalato la via fino all'ingresso e adesso si gode il fuoco all'interno.
I zainoinspallisti in forma decidono di salire ancora un po' sulla montagna, io resto giù a guardare e a scattare qualche foto del serpentone. Dopo pranzo Gio ci impartisce qualche lezione sull'utilizzo dell'ARVA poi ci rimettiamo in cammino.
La discesa è per un'altra strada. Scopro che nelle discese ripide il metodo "Cul e man" risulta sempre valido. Comunque sperimento anche la tecnica pelle di leopardo e gatto silvestro.
Al rientro c'è ancora tempo per un the caldo e quattro chiacchere al bar e per scoprire la strana storia delle Isole Svalbard.
Banana a parte che desiderare di più dalla vita, gente simpatica, giornata splendida, corso sull'utilizzo dell'arva e lezione di geografia?
6.5.08
1/2 sentiero degli alpini
Che avrei affondato i piedi nella neve non l'avrei mai detto tantomeno avrei creduto che pur indossando maniche corte avrei sudato come se scaricassi cassette di frutta al mercato.
Invece il sentiero degli alpini si è rivelato una piacevole sorpresa, sia per la neve, sia per i bellissimi paesaggi, sia per i crocus intrepidi che fiorivano ai piedi degli alberi nel bosco.
Il rifugio Allavena (1580 m) è proprio sul passo della Melosa, che si raggiunge per una strada tutta tornanti che parte da Molini di Triora. Dal rifugio partono diversi itinerari, tra cui il sentiero degli alpini e la salita al rifugio Monte Grai.
Il gestore è un tipo simpatico e preparato che dispensa informazioni precise sulle gite nei paraggi. Oltre a lui nel rifugio lavorano la moglie sudamericana in dolce attesa, una ragazza toscana ed una ragazza slava che fa fatica ad esprimersi e a comprendere, ma in compenso sorride sempre. Il rifugio è comodo e pulito e per fortuna, visto quel che si fanno pagare la mezza pensione dai non soci CAI (38 €). Il cibo è buono ed abbondante, così se si aveva qualche speranza di perdere degli etti con la camminata, il dessert castagne bollite ricoperte di cioccolato vi farà ricredere immediatamente.
Dal rifugio all'attacco del sentiero degli alpini ci sono 20 minuti buoni di cammino su strada sterrata, noi li affrontiamo a piedi da orgoglioni, constatando poi in seguito che tutti gli altri hanno preferito abbandonare la macchina alla fontana italo risparmiando tempo ed energie.
Il sentiero è impressionante ed offre vedute sui monti verdi e sul mare in lontananza, peccato per la foschia che appanna lievemente i colori. Ci sono tratti in cui è letteralmente scolpito nella roccia , in cui si intravedono resti di parapetti in muratura. Non ci sono fortificazioni, per cui viene spontaneo domandarsi come mai tanta fatica per arrangiare un sentiero a prova di mulo.
Il tratto più faticoso è la risalita al colle dell'Incisa (1684 m), dove con 16 tornanti si recupera velocemente tutto il dislivello perso nei primi tratti in discesa.
In vetta al colle si può decidere se accerchiare il monte Torraggio con attraversamento di un piccolo tratto franato o intraprendere la via del ritorno accerchiando il Monte Pietravecchia.
Nell'indecisione fra frana e 40 cm di neve abbiamo optato per la seconda soluzione, considerando anche la necessità di non pedere troppo tempo e di partire verso casa prima che il bollino traffico diventi rosso lampeggiante.
Il giro è faticoso ma bello. Per pranzo decidiamo di risalire al rifugio grai che è a soli 10 minuti dalla fine del nostro giro. Di lì ci accorgiamo che dietro al passo della Melosa c'è un grosso lago blu artificiale che il giorno prima non avevamo visto.
Purtroppo al nostro arrivo in autostrada il traffico è ormai impazzito e ci becchiamo 30 Km di coda, nonostante tutto però ne valeva la pena.
Che avrei affondato i piedi nella neve non l'avrei mai detto tantomeno avrei creduto che pur indossando maniche corte avrei sudato come se scaricassi cassette di frutta al mercato.
Invece il sentiero degli alpini si è rivelato una piacevole sorpresa, sia per la neve, sia per i bellissimi paesaggi, sia per i crocus intrepidi che fiorivano ai piedi degli alberi nel bosco.
Il rifugio Allavena (1580 m) è proprio sul passo della Melosa, che si raggiunge per una strada tutta tornanti che parte da Molini di Triora. Dal rifugio partono diversi itinerari, tra cui il sentiero degli alpini e la salita al rifugio Monte Grai.
Il gestore è un tipo simpatico e preparato che dispensa informazioni precise sulle gite nei paraggi. Oltre a lui nel rifugio lavorano la moglie sudamericana in dolce attesa, una ragazza toscana ed una ragazza slava che fa fatica ad esprimersi e a comprendere, ma in compenso sorride sempre. Il rifugio è comodo e pulito e per fortuna, visto quel che si fanno pagare la mezza pensione dai non soci CAI (38 €). Il cibo è buono ed abbondante, così se si aveva qualche speranza di perdere degli etti con la camminata, il dessert castagne bollite ricoperte di cioccolato vi farà ricredere immediatamente.
Dal rifugio all'attacco del sentiero degli alpini ci sono 20 minuti buoni di cammino su strada sterrata, noi li affrontiamo a piedi da orgoglioni, constatando poi in seguito che tutti gli altri hanno preferito abbandonare la macchina alla fontana italo risparmiando tempo ed energie.
Il sentiero è impressionante ed offre vedute sui monti verdi e sul mare in lontananza, peccato per la foschia che appanna lievemente i colori. Ci sono tratti in cui è letteralmente scolpito nella roccia , in cui si intravedono resti di parapetti in muratura. Non ci sono fortificazioni, per cui viene spontaneo domandarsi come mai tanta fatica per arrangiare un sentiero a prova di mulo.
Il tratto più faticoso è la risalita al colle dell'Incisa (1684 m), dove con 16 tornanti si recupera velocemente tutto il dislivello perso nei primi tratti in discesa.
In vetta al colle si può decidere se accerchiare il monte Torraggio con attraversamento di un piccolo tratto franato o intraprendere la via del ritorno accerchiando il Monte Pietravecchia.
Nell'indecisione fra frana e 40 cm di neve abbiamo optato per la seconda soluzione, considerando anche la necessità di non pedere troppo tempo e di partire verso casa prima che il bollino traffico diventi rosso lampeggiante.
Il giro è faticoso ma bello. Per pranzo decidiamo di risalire al rifugio grai che è a soli 10 minuti dalla fine del nostro giro. Di lì ci accorgiamo che dietro al passo della Melosa c'è un grosso lago blu artificiale che il giorno prima non avevamo visto.
Purtroppo al nostro arrivo in autostrada il traffico è ormai impazzito e ci becchiamo 30 Km di coda, nonostante tutto però ne valeva la pena.
30.7.07
E ieri finalmente eccomi con indosso un paio di scarponcini da montagna a calcare un sentiero, grazie al presidente sempre solerte nell'organizzazione di gite montane.
La meta, i laghi del Paione in Val Bognanco, quella dall'acqua naturale.
Si parte da S. Bernardo di Bognanco inizialmente su di una strada asfaltata in forte pendenza, un po' noiosa, un po' faticosa, ma poi ne vale la pena.
Per arrivare al primo lago è data un'ora e venti, ma anche io col mio debito d'ossigeno ci ho messo dieci minuti di meno. Da lago a lago poi sono previsti altri venti minuti.
Il terzo lago è il classico lago di montagna immerso in un paesaggio lunare di roccia e detriti, il primo è un bel lago circondato da prati verdi luogo adatto a pic nic e relax. Il secondo è una via di mezzo, quindi meno affascinante, anche se il colore azzurro delle sue acque non ha nulla da invidiare agli altri due.
A breve qualche foto su flickr, ancora scattate con la pentax. Spero a breve di vincere lo sgomento ed iniziare ad usare proficuamente il mio regalo di compleanno, ritirato sabato mattina.
Si parte da S. Bernardo di Bognanco inizialmente su di una strada asfaltata in forte pendenza, un po' noiosa, un po' faticosa, ma poi ne vale la pena.
Per arrivare al primo lago è data un'ora e venti, ma anche io col mio debito d'ossigeno ci ho messo dieci minuti di meno. Da lago a lago poi sono previsti altri venti minuti.
Il terzo lago è il classico lago di montagna immerso in un paesaggio lunare di roccia e detriti, il primo è un bel lago circondato da prati verdi luogo adatto a pic nic e relax. Il secondo è una via di mezzo, quindi meno affascinante, anche se il colore azzurro delle sue acque non ha nulla da invidiare agli altri due.
A breve qualche foto su flickr, ancora scattate con la pentax. Spero a breve di vincere lo sgomento ed iniziare ad usare proficuamente il mio regalo di compleanno, ritirato sabato mattina.
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