Route 66
La strada va da Chicago a Santa Monica ed è definita la Madre di tutte le strade o la Strada Madre, in caso di dubbio osservare la dicitura sul portatarga di un qualsiasi harleysta che si trovi a passare in zona. In moltissimi posti è stata sostituita da altre interstate o come a Santa Monica è battezzata come strada cittadina, ma ci sono ancora punti in cui corre libera e selvaggia ed è un mondo a sè stante. In Arizona il tratto fra Seligman e Kingman è uno di questi. Noi avventurieri on the road con il culo pesante l'abbiamo percorsa a bordo della nostra tamarrissima Pontiac G5 bianca con spoilerone posteriore, ma con i finestrini abbassati per poter almeno godere del vento caldo fra i capelli e fingere di essere due biker.
La strada è dritta e corre nel mezzo del caldo nulla dell'Arizona, a tratti si può incrociare una harley o un chopper, ci sono dei cartelli pubblicitari in rima in sequenza, un cartello un pezzo di poesia, probabilmente leciti in quanto schiantarsi fuori da una strada dritta è veramente difficile anche leggendo il giornale mentre si guida.
A Seligman ci sono diversi bar agghindati in route 66 style, qualunque cosa questo voglia dire. Noi seguiamo il consiglio della routard e prendiamo un hamburger da Delgadillo Cafè riconoscibile per una Impala bianca con un albero di Natale piantato nel bagagliaio parcheggiata lì di fronte. Il posto è caratteristico e l'hamburger buono.
Più avanti la strada entra nel territorio indiano, ci fermiamo alla ricerca di una bibitona ghiacciata, ma tutto quel che troviamo è un supermercato in stile socialista nel mezzo di un paese che più che altro sembra un campeggio.
A Kingman invece non ci fermiamo anche se ci sarebbe stato da vedere il museo sulla route 66 perchè ormai siamo in trance agonistica e vogliamo avvicinarci ulteriormente a Los Angeles.
Passiamo il confine fra Arizona e California (segnato dal Colorado) e arriviamo fino a Needles dove usciamo dalla interstate e ci troviamo davanti un supermercato ed un motel e poi il nulla, tanto che per mangiare dobbiamo poi riprendere la interstate ed arrivare fino all'uscita successiva.
Il giorno successivo torniamo a Los Angeles con sosta all'outlet di Barstow, alla ricerca di un paio di jeans che rispettino le specifiche fornitemi dall'amico T.
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26.8.09
20.8.09
Yosemite
Chiariamo, l'orso Yoghi sta a Yellowstone, il parco naturale in cui è andato in visita Obama e non è in California.
Questo però nulla toglie allo Yosemite, ricco di scorci meravigliosi. Di sicuro lo si sarebbe apprezzato maggiormente pernottando all'interno e facendo qualche escursione di quelle serie, ma io ormai ero sulla strada della zoppitudine e A. non ama troppo le salite, così ci siamo accontentati di visitarlo in maniera molto tranquilla.
Cascate, pareti di roccia a picco, scoiattoli e uccellacci impertinenti.
Dovessi ritornare, mi piacerebbe salire sull'Half Dome.
Death Valley
Ah il deserto, che meraviglia. Sconfinato, arido, schiacciante, pericoloso. Dormiamo a Panamint Springs l'ultimo avamposo della civilità prima della Death Valley, ma già in pieno deserto. Una pompa di benzia, un motel, un ristorante, uno spiazzo cespuglioso che funge da campeggio. Il cartello recita Panamint Springs, motorcyclists are welcome.
E sembra di stare in un film, con i cactus, il vento caldo che tira polvere ovunque, gli harleysti parcheggiati, il gattone nero che circola fra i tavoli del porticato mentre noi prendiamo una birra cullati dal vento caldo.
Poi il tramonto e io che mi avventuro svampita con vestitino svolazzino e sandali verso i margini dell'abitato alla ricerca di inquadrature perfette e il custode del campeggio che mi dice "Madame, stia attenta la sera abbiamo serpenti a sonagli e scorpioni, non si allontani".
E poi il risveglio nella notte, i bagagli caricati in macchina e la corsa nella valle. L'alba ci coglie in prossimità di stove pipe wells, nei pressi delle sand dunes. Poi una corsa fino a Zabriskie Point dove arriviamo col sole ancora basso che forma ombre suggestive.
Infine la salita (rigorosamente in macchina) fino alla Dante's view che offre il panorama su tutta la vallata e un ventino freddo che ci spinge a metter su la felpa. Alle 9.30 siamo già fuori dalla valle e non abbiamo nemmeno sudato troppo, nè abbiamo rischiato fusione del motore. Tutto questo allarmismo per nulla. Di certo attraversare la valle a mezzogiorno deve essere tutta un'altra storia.
Chiariamo, l'orso Yoghi sta a Yellowstone, il parco naturale in cui è andato in visita Obama e non è in California.
Questo però nulla toglie allo Yosemite, ricco di scorci meravigliosi. Di sicuro lo si sarebbe apprezzato maggiormente pernottando all'interno e facendo qualche escursione di quelle serie, ma io ormai ero sulla strada della zoppitudine e A. non ama troppo le salite, così ci siamo accontentati di visitarlo in maniera molto tranquilla.
Cascate, pareti di roccia a picco, scoiattoli e uccellacci impertinenti.
Dovessi ritornare, mi piacerebbe salire sull'Half Dome.
Death Valley
Ah il deserto, che meraviglia. Sconfinato, arido, schiacciante, pericoloso. Dormiamo a Panamint Springs l'ultimo avamposo della civilità prima della Death Valley, ma già in pieno deserto. Una pompa di benzia, un motel, un ristorante, uno spiazzo cespuglioso che funge da campeggio. Il cartello recita Panamint Springs, motorcyclists are welcome.
E sembra di stare in un film, con i cactus, il vento caldo che tira polvere ovunque, gli harleysti parcheggiati, il gattone nero che circola fra i tavoli del porticato mentre noi prendiamo una birra cullati dal vento caldo.
Poi il tramonto e io che mi avventuro svampita con vestitino svolazzino e sandali verso i margini dell'abitato alla ricerca di inquadrature perfette e il custode del campeggio che mi dice "Madame, stia attenta la sera abbiamo serpenti a sonagli e scorpioni, non si allontani".
E poi il risveglio nella notte, i bagagli caricati in macchina e la corsa nella valle. L'alba ci coglie in prossimità di stove pipe wells, nei pressi delle sand dunes. Poi una corsa fino a Zabriskie Point dove arriviamo col sole ancora basso che forma ombre suggestive.
Infine la salita (rigorosamente in macchina) fino alla Dante's view che offre il panorama su tutta la vallata e un ventino freddo che ci spinge a metter su la felpa. Alle 9.30 siamo già fuori dalla valle e non abbiamo nemmeno sudato troppo, nè abbiamo rischiato fusione del motore. Tutto questo allarmismo per nulla. Di certo attraversare la valle a mezzogiorno deve essere tutta un'altra storia.
19.8.09
San Francisco
Purtroppo questa città che aveva tutti i presupporti per farci innamorare, l'abbiamo visitata sotto emergenza medica.
A. con tutti i sintomi dell'influenza gastrica pur senza febbre, io che durante la notte mi risveglio con la gamba sinistra bloccata e un dolore lancinante alla schiena e dopo due aulin che non spostano una virgola, decido di andare a sperimentare la sanità americana.
North Beach.
Ci andiamo appena arrivati in città quando ancora siamo interi e non in emergenza geriatrica. Scopriamo passeggiando che è una sorta di Little Italy, visto che pare impossibile fare due passi senza incappare in un ristorante italiano.
La nostra meta è inevitabilmente la City Lights Bookstore, la mitica libreria fondata da Ferlinghetti. Calda accogliente affollatissima di libri e di persone. Una fra le librerie più belle che ho visitato, anche se il mio cuore è in una libreria di Parigi.
Chinatown.
Già che siamo in zona, facciamo quattro passi a Chinatown, dove è in corso una qualche festa a contrade per cui in ogni via si vedono persone con costumi che probabilmente poco prima hanno finito di comporre dragoni cinesi e in sottofondo si sentono i tamburi rullare, per noi turisti però lo spettacolo o è finito o non c'è stato.
Il quartere cinese è cinese come te lo aspetti, pieno di bazar che vendono merci di tutti i tipi. Grazie alla guida scoviamo in una viuzza laterale un laboratorio artigianale di biscottini della fortuna dove provvediamo a comprarne un sacchetto. Le predizioni non si rivelano azzeccate ma i biscottini sono buonissimi.
Fisherman's wharf
Questo molo è un orgia di trappole per turisti, negozi di cazzate e ristoranti ad ogni passo, una vera e propria babilonia dove si riversano tutti i turisti della città e noi non facciamo eccezione. Ne approffittiamo per cenare ad un buffet di pizza e poi ce ne ritorniamo al motel.
Union square
Il cuore della città o almeno così lo definisce la guida. Ci passiamo mentre siamo diretti all'ufficio turistico per far manbassa di cartine e per comprare il pass per i mezzi pubblici. E' una piazza rettangolare circondata da grattacieli, su cui si affacciano negozi alla moda e da cui partono tour in autobus per le varie zone della città. Nulla di che.
Haight - Ashbury
Cuore della cultura hippie negli anni sessanta, è un quartiere frikkettone con negozi di abiti usati, smoke shops, una libreria anarchica, una sede di amoeba record's, murales e tutto il repertorio del caso. Ci sono anche graziose case in stile vittoriano. Ci passiamo una mattina a girellare fra i vari negozi.
Golden Gate
Subito dopo pranzo, quando il sole finalmente è sbucato da dietro le nubi e prima che la sera riporti la nebbia consueta, ci precipitiamo a Marina, una spianata sulla baia da cui si vede il Golden Gate. Ce lo guardiamo da lontano senza andarci fino a sotto, rimandando la visita al giorno successivo.
Seven sisters
Sono 7 case vittoriane colorate allineate lungo una strada, le case più famose e fotografate della città anche se a dirla tutta non è che mi dicano un granchè. In compenso dal parco vicino alla via si ha una bellissima visuale dello skyline della città.
Finanacial district
E' inutile, per quanto mi piaccia l'architettura moderna, il quartiere dei grattacieli anche in questo caso non mi dice granchè. Facciamo comunque una passeggiata alla vecchia stazione dei ferry, restaurata da dove partono i traghetti per sausalito. Un ottima visuale sul ponte di Oakland.
Mancano all'appello Lombard street, la strada più tortuosa del mondo, Castro e Mission, saltati a causa degli acciacchi. Nonchè un giro sul Golden Gate e ad Alcatraz di cui però non mi dispiaccio troppo.
Berkeley
Solo una visita lampo per seguire il consiglio di F. che ci ha vissuto qualche tempo e andare da Moe's libreria fornitissima, anche di libri usati e di libri da collezionismo.
Io mi sono fiondata sui libri di fotografia, una meraviglia. Mi sarei portata via due scaffalate di roba. Poi mi sono ricondotta a più miti consigli comprando solo quattro libri.
Anche A. al reparto musica ha trovato pane per i suoi denti.
Purtroppo questa città che aveva tutti i presupporti per farci innamorare, l'abbiamo visitata sotto emergenza medica.
A. con tutti i sintomi dell'influenza gastrica pur senza febbre, io che durante la notte mi risveglio con la gamba sinistra bloccata e un dolore lancinante alla schiena e dopo due aulin che non spostano una virgola, decido di andare a sperimentare la sanità americana.
North Beach.
Ci andiamo appena arrivati in città quando ancora siamo interi e non in emergenza geriatrica. Scopriamo passeggiando che è una sorta di Little Italy, visto che pare impossibile fare due passi senza incappare in un ristorante italiano.
La nostra meta è inevitabilmente la City Lights Bookstore, la mitica libreria fondata da Ferlinghetti. Calda accogliente affollatissima di libri e di persone. Una fra le librerie più belle che ho visitato, anche se il mio cuore è in una libreria di Parigi.
Chinatown.
Già che siamo in zona, facciamo quattro passi a Chinatown, dove è in corso una qualche festa a contrade per cui in ogni via si vedono persone con costumi che probabilmente poco prima hanno finito di comporre dragoni cinesi e in sottofondo si sentono i tamburi rullare, per noi turisti però lo spettacolo o è finito o non c'è stato.
Il quartere cinese è cinese come te lo aspetti, pieno di bazar che vendono merci di tutti i tipi. Grazie alla guida scoviamo in una viuzza laterale un laboratorio artigianale di biscottini della fortuna dove provvediamo a comprarne un sacchetto. Le predizioni non si rivelano azzeccate ma i biscottini sono buonissimi.
Fisherman's wharf
Questo molo è un orgia di trappole per turisti, negozi di cazzate e ristoranti ad ogni passo, una vera e propria babilonia dove si riversano tutti i turisti della città e noi non facciamo eccezione. Ne approffittiamo per cenare ad un buffet di pizza e poi ce ne ritorniamo al motel.
Union square
Il cuore della città o almeno così lo definisce la guida. Ci passiamo mentre siamo diretti all'ufficio turistico per far manbassa di cartine e per comprare il pass per i mezzi pubblici. E' una piazza rettangolare circondata da grattacieli, su cui si affacciano negozi alla moda e da cui partono tour in autobus per le varie zone della città. Nulla di che.
Haight - Ashbury
Cuore della cultura hippie negli anni sessanta, è un quartiere frikkettone con negozi di abiti usati, smoke shops, una libreria anarchica, una sede di amoeba record's, murales e tutto il repertorio del caso. Ci sono anche graziose case in stile vittoriano. Ci passiamo una mattina a girellare fra i vari negozi.
Golden Gate
Subito dopo pranzo, quando il sole finalmente è sbucato da dietro le nubi e prima che la sera riporti la nebbia consueta, ci precipitiamo a Marina, una spianata sulla baia da cui si vede il Golden Gate. Ce lo guardiamo da lontano senza andarci fino a sotto, rimandando la visita al giorno successivo.
Seven sisters
Sono 7 case vittoriane colorate allineate lungo una strada, le case più famose e fotografate della città anche se a dirla tutta non è che mi dicano un granchè. In compenso dal parco vicino alla via si ha una bellissima visuale dello skyline della città.
Finanacial district
E' inutile, per quanto mi piaccia l'architettura moderna, il quartiere dei grattacieli anche in questo caso non mi dice granchè. Facciamo comunque una passeggiata alla vecchia stazione dei ferry, restaurata da dove partono i traghetti per sausalito. Un ottima visuale sul ponte di Oakland.
Mancano all'appello Lombard street, la strada più tortuosa del mondo, Castro e Mission, saltati a causa degli acciacchi. Nonchè un giro sul Golden Gate e ad Alcatraz di cui però non mi dispiaccio troppo.
Berkeley
Solo una visita lampo per seguire il consiglio di F. che ci ha vissuto qualche tempo e andare da Moe's libreria fornitissima, anche di libri usati e di libri da collezionismo.
Io mi sono fiondata sui libri di fotografia, una meraviglia. Mi sarei portata via due scaffalate di roba. Poi mi sono ricondotta a più miti consigli comprando solo quattro libri.
Anche A. al reparto musica ha trovato pane per i suoi denti.
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18.8.09
San Luis Obispo
Questa sosta è stata pianificata più o meno a caso puntando un dito sulla cartina, in modo da consentirci l'avvicinamento al tratto interessante della Pacific Coast Highway numero 1.
E' un paesone senza particolari attrattive, se non che siamo capitati il giorno del Farmer's Market, quando la via principale della città è chiusa e invasa dai banchetti dei famer e delle varie associazioni. Quindi frutta e vedurra bellissimi in vendita, ma anche pannocchie arrostite, BBQ a volontà, banchetti dei waffles e chi più ne ha più ne metta.
A. ha commentato che gli sembrava di essere alla festa di quartiere a Corsico e non aveva tutti i torti, il farmer's market a San Luis Obispo però lo fanno tutti i giovedì.
Pacific Coast Highway 1
La mattina il tempo non prometteva nulla di buono, nubi basse o nebbia alta che dir si voglia, visibilità ridotta, pioggerella e colori malmostosi.
Il mio esordio alla guida della BatMobile avviene sulla PCH1, la strada costiera, stretta e serpeggiante che corre in mezzo a lande selvaggie e, nel nostro caso, tempestose.
La strada ormai è percorsa solo dai turisti e in molte zone sono organizzati spiazzi panoramici per godersi il panorama. Il più affollato è quello della colonia degli elefanti marini, animaloni enormi e puzzolenti che sembrano non facciano altro che dormire ammassati gli uni sugli altri tirandosi "manate" di sabbia sula schiena. Chiamali scemi.
Dopo il primo momento di delusione iniziale e dopo aver estratto dalla borsa giaccavento e sciarpina, mi godo il paesaggio tempestoso. Le nubi basse sull'orizzonte creano atmosfera.
Quando entriamo l'area di Big Sur e ci fermiamo a vedere la famosa cascata che si getta sulla spiaggia, il tempo è ancora grigio, ma nelle miglia che ci separano dalla Big Sur Bakery, il cielo diventa terso e il sole splende alto.
Dopo aver gustato due piatti al ristorante di cui sopra, riprendiamo la strada verso nord, fermandoci per una passeggiata nella macchia mditerranea che porta ad una spiaggia che la guida descrive come bianchissima. Pur essendo la spiaggia grigetta, questo non sminuisce il suo fascino e la passeggiata si rivela un ottimo digestivo. La sera arriviamo a Monterey dove facciamo un giro al fisherman's wharf. Il molo è superturistico pieno di ristoranti che fanno a gara per convincerti a mangiare da loro offrendo assaggini di clam chowder, io me ne mangio cinque o sei senza capire esattamente cosa sto mangiando, ma apprezzando moltissimo.
Questa sosta è stata pianificata più o meno a caso puntando un dito sulla cartina, in modo da consentirci l'avvicinamento al tratto interessante della Pacific Coast Highway numero 1.
E' un paesone senza particolari attrattive, se non che siamo capitati il giorno del Farmer's Market, quando la via principale della città è chiusa e invasa dai banchetti dei famer e delle varie associazioni. Quindi frutta e vedurra bellissimi in vendita, ma anche pannocchie arrostite, BBQ a volontà, banchetti dei waffles e chi più ne ha più ne metta.
A. ha commentato che gli sembrava di essere alla festa di quartiere a Corsico e non aveva tutti i torti, il farmer's market a San Luis Obispo però lo fanno tutti i giovedì.
Pacific Coast Highway 1
La mattina il tempo non prometteva nulla di buono, nubi basse o nebbia alta che dir si voglia, visibilità ridotta, pioggerella e colori malmostosi.
Il mio esordio alla guida della BatMobile avviene sulla PCH1, la strada costiera, stretta e serpeggiante che corre in mezzo a lande selvaggie e, nel nostro caso, tempestose.
La strada ormai è percorsa solo dai turisti e in molte zone sono organizzati spiazzi panoramici per godersi il panorama. Il più affollato è quello della colonia degli elefanti marini, animaloni enormi e puzzolenti che sembrano non facciano altro che dormire ammassati gli uni sugli altri tirandosi "manate" di sabbia sula schiena. Chiamali scemi.
Dopo il primo momento di delusione iniziale e dopo aver estratto dalla borsa giaccavento e sciarpina, mi godo il paesaggio tempestoso. Le nubi basse sull'orizzonte creano atmosfera.
Quando entriamo l'area di Big Sur e ci fermiamo a vedere la famosa cascata che si getta sulla spiaggia, il tempo è ancora grigio, ma nelle miglia che ci separano dalla Big Sur Bakery, il cielo diventa terso e il sole splende alto.
Dopo aver gustato due piatti al ristorante di cui sopra, riprendiamo la strada verso nord, fermandoci per una passeggiata nella macchia mditerranea che porta ad una spiaggia che la guida descrive come bianchissima. Pur essendo la spiaggia grigetta, questo non sminuisce il suo fascino e la passeggiata si rivela un ottimo digestivo. La sera arriviamo a Monterey dove facciamo un giro al fisherman's wharf. Il molo è superturistico pieno di ristoranti che fanno a gara per convincerti a mangiare da loro offrendo assaggini di clam chowder, io me ne mangio cinque o sei senza capire esattamente cosa sto mangiando, ma apprezzando moltissimo.
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17.8.09
La fine e l'inizio, Los Angeles.
Non riesco a decidermi, tendenzialmente le distanze infinite, le freeway trafficate, la difficoltà di parcheggio e la mancanza di un centro città nel senso europeo del termine, hanno reso difficile l'approccio con Los Angeles. Che il mio metro nella misura di quanto una città mi sia piaciuta è il quanto mi ci sento a casa e di conseguenza il se mi piacerebbe viverci.
A conclusione del giro siamo tornati ed abbiamo visto Santa Monica, Beverly Hills, Melrose Avenue e di nuovo Venice.
Santa Monica è una linda cittadina di mare, con una via pedonale piena di negozi, un lumgomare romantico, con un molo pieno di luci. Un po' spiazzante la quantità di homeless presente anche qui ad ogni angolo di strada che reagiscono con una risata o con un insulto alla mancanza di reazione quando ti chiedono una moneta. La sede di barnes and Nobles è splendida molto più fornita delle altre visitate.
Il cafè vegetariano dove ceniamo ha un look new age un po' freddo ma il cibo è ottimo.
Beverly Hills è strana, premesso che abbiamo visitato solo la parte bassa, è una distesa di ville con giardini curatissimi che però sembrano disabitate se non per gli sporadici giardinieri messicani che innaffiano le piante. Dov'è la gente? E se c'è cosa mangia? Ci andranno al gabinetto, se sì dove la compreranno la carta igienica? Perchè in Rodeo Drive, la mitica via di Pretty Woman, vendono diamanti, borse, scarpe, abiti (di stilisti prevalemtemente italiani).
Fuggiti dalla patinatura senz'anima di Beverly Hills siamo passati a Merlrose Avenue in un inconscio omaggio ai telefilm della mia adolescenza. A Melrose però mi aspettava una sopresa, è una via molto alternative rock frikkettona. Negozi di tattoo, magliette vintage, negozi di dischi, abiti strampalati. Niente a che vedere con il condominio con piscina e le facce patinate della serie tv. Che peraltro ho scoperto che anche questa serie ha un remake nuovo di pacca.
Non riesco a decidermi, tendenzialmente le distanze infinite, le freeway trafficate, la difficoltà di parcheggio e la mancanza di un centro città nel senso europeo del termine, hanno reso difficile l'approccio con Los Angeles. Che il mio metro nella misura di quanto una città mi sia piaciuta è il quanto mi ci sento a casa e di conseguenza il se mi piacerebbe viverci.
A conclusione del giro siamo tornati ed abbiamo visto Santa Monica, Beverly Hills, Melrose Avenue e di nuovo Venice.
Santa Monica è una linda cittadina di mare, con una via pedonale piena di negozi, un lumgomare romantico, con un molo pieno di luci. Un po' spiazzante la quantità di homeless presente anche qui ad ogni angolo di strada che reagiscono con una risata o con un insulto alla mancanza di reazione quando ti chiedono una moneta. La sede di barnes and Nobles è splendida molto più fornita delle altre visitate.
Il cafè vegetariano dove ceniamo ha un look new age un po' freddo ma il cibo è ottimo.
Beverly Hills è strana, premesso che abbiamo visitato solo la parte bassa, è una distesa di ville con giardini curatissimi che però sembrano disabitate se non per gli sporadici giardinieri messicani che innaffiano le piante. Dov'è la gente? E se c'è cosa mangia? Ci andranno al gabinetto, se sì dove la compreranno la carta igienica? Perchè in Rodeo Drive, la mitica via di Pretty Woman, vendono diamanti, borse, scarpe, abiti (di stilisti prevalemtemente italiani).
Fuggiti dalla patinatura senz'anima di Beverly Hills siamo passati a Merlrose Avenue in un inconscio omaggio ai telefilm della mia adolescenza. A Melrose però mi aspettava una sopresa, è una via molto alternative rock frikkettona. Negozi di tattoo, magliette vintage, negozi di dischi, abiti strampalati. Niente a che vedere con il condominio con piscina e le facce patinate della serie tv. Che peraltro ho scoperto che anche questa serie ha un remake nuovo di pacca.
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30.7.09
California - Los Angeles
Il primo impatto con la citta' non e' stato dei piu' favorevoli.
Questa mattina passeggiando per Hollywood Boulevard alle dieci del mattino sembrava tutto triste sporco e disordinato, oltre che, ovviamente, gigantesco.
La walk of fame non aveva nulla di famoso o di glamour e il chinese teather lasciava un po' iterdetti.
La gita a Downtown ci ha fatto un po' penare per via dei parcheggi costosissimi, cosi' l'abbiamo visitata a tempo di record cercando un posto dove cambiare soldi per poi rassgnarci a prelevare col bancomat.
Little Tokyo e' un isola fuori dal tempo con negozi pieni di cazzate giapponesi e ristoranti ch fanno pollo teryaki.
Il Pueblo de Los Angeles e' affollato di banchetti che vendono cianfrusaglie d gusto messicano e non ha quell';aura da nucle della citta' da cui tutto ha avuto inizio.
Per fortuna c'e' Venice Beach, con Muscle Beach, la spiaggia lunga l'oceano i bay watch i negozi di magliette e tuta una popolazione di personaggi incredibili.
Venice e' stato l'unica parte della citt' in cui ho pensato, pero' una casetta qui, niente male.
Il primo impatto con la citta' non e' stato dei piu' favorevoli.
Questa mattina passeggiando per Hollywood Boulevard alle dieci del mattino sembrava tutto triste sporco e disordinato, oltre che, ovviamente, gigantesco.
La walk of fame non aveva nulla di famoso o di glamour e il chinese teather lasciava un po' iterdetti.
La gita a Downtown ci ha fatto un po' penare per via dei parcheggi costosissimi, cosi' l'abbiamo visitata a tempo di record cercando un posto dove cambiare soldi per poi rassgnarci a prelevare col bancomat.
Little Tokyo e' un isola fuori dal tempo con negozi pieni di cazzate giapponesi e ristoranti ch fanno pollo teryaki.
Il Pueblo de Los Angeles e' affollato di banchetti che vendono cianfrusaglie d gusto messicano e non ha quell';aura da nucle della citta' da cui tutto ha avuto inizio.
Per fortuna c'e' Venice Beach, con Muscle Beach, la spiaggia lunga l'oceano i bay watch i negozi di magliette e tuta una popolazione di personaggi incredibili.
Venice e' stato l'unica parte della citt' in cui ho pensato, pero' una casetta qui, niente male.
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